Attività del Partito della Rifondazione Comunista Circolo "Raniero Amarugi" di Santa Fiora Visita la nostra pagina Facebook


Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

Clicca Qui per ricevere Rosso di Sera per e-mail


Ogni mese riceverai Rosso di Sera per posta elettronica, niente carta, niente inchiostro.... Se vuoi inviare le tue riflessioni, suggerimenti, o quanto ritieni utile, a Rifondazione di Santa Fiora,usa questo stesso indirizzo info@rifondazionesantafiora.it

Direzione Nazionale

FACEBOOK SI TOSCANA A SINISTRA

Il coro dei Minatori di Santa Fiora Sito ufficiale

Italia - Cuba

Museo delle Miniere


Santa Fiora: la Piazza e la Peschiera online

Rifondazione su Facebook

STOP TTIP


"Campagna Stop TTIP"

In evidenza

POLITICA NAZIONALE  |  POLITICA ITALIANA

 

05/08/2022

da Left

Di Simona Maggiorelli

 

Giustizia climatica e sociale. Diritti sociali e civili. Beni comuni. Bisogni e benessere non solo materiale delle persone. Fratellanza e solidarietà fra i popoli. Europa delle culture e delle differenze. L’ex magistrato e sindaco di Napoli presenta il programma della formazione che riunisce Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, il gruppo parlamentare ManifestA e molte realtà sociali e intellettuali

 

Ex magistrato, già sindaco di Napoli, Luigi De Magistris chi glielo ha fatto fare di metterci la faccia, di correre alle elezioni del 25 settembre con l’Unione popolare, nuova formazione di sinistra che sta raccogliendo le firme sotto l’ombrellone? Cosa ha fatto scattare la motivazione nonostante la corsa contro il tempo?
Io sono molto motivato anche se il progetto politico al quale stavamo lavorando, ovviamente, guardava alle elezioni della primavera. Con la caduta del governo Draghi c’è stata questa accelerazione estiva con raccolta di firme a 40 gradi, mentre il personale pubblico al quale dobbiamo chiedere i certificati è in ferie. E’ una corsa ad ostacoli. Ma è anche qualcosa di molto più grosso. C’è una forte motivazione perché siamo l’unica proposta alternativa alle destre.

 

Rispetto all’accordo Letta-Calenda?
Rispetto a quel patto assistiamo a un quadretto tragicomico da saltimbanchi della politica. Vediamo presunti leader di partito che saltellano da una parte all’altra non per costruire programmi nell’interesse del popolo italiano ma per trovare le poltrone a loro più confacenti.

 

In cosa si distingue la vostra Unione popolare (che evoca La nuova unione popolare di Mélenchon in Francia) e che riunisce Potere al Popolo, Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, il gruppo parlamentare ManifestA e personalità di spicco della realtà intellettuale?
Questa è l’unica proposta fin dall’origine pacifista. Fin dal primo momento siamo stati su questo fronte. E’ una proposta ambientalista, costituzionalmente orientata, per la giustizia sociale. E’ sostanziata da percorsi e da persone credibili. C’è la mia storia di garanzia nella lotta alle mafie, di lotta alle corruzioni (di cui nel Paese non si parla più). Dietro all’Unione popolare c’è una squadra di storie individuali e collettive. Ed è l’unica notizia, mentre sui media domina la sceneggiata degli uni apparentemente contro gli altri, mentre sono tutti quanti insieme come ministri del governo Draghi.

 

Nel patto Letta-Calenda, che va da Fratoianni di Sinistra italiana a Gelmini, ex ministra di Forza Italia, ora passata ad Azione, indubbiamente qualche contraddizione c’è. Fratoianni si è battuto per la scuola pubblica, Gelmini ha tagliato i fondi alla scuola e sostiene l’autonomia differenziata. Come possono stare insieme?
Da tempo stavano lavorando a un grande centro. Lo scenario è chiaro: Da una parte le destre (più che centrodestra direi destra con un pizzico di centro, con Meloni, Salvini e quel che rimane di Forza Italia di Berlusconi), dall’altra un grande centro. Vedo che i giornalisti nei pastoni continuano a chiamarlo “sinistra”, “centrosinistra”. Ma ormai è definitiva la collocazione al centro di Letta, principale azionista del governo Draghi, protagonista del fronte bellicista, regista del grande centro che va da Mastella a Gelmini, Carfagna, Brunetta Calenda, Di Maio, Renzi, Fratoianni Bonelli. Ribadisco: rispetto a questo grande centro l’unica opzione nuova siamo noi.

 

In che modo?
Avevamo proposto di formare un terzo polo. Se Fratoianni avesse ascoltato la base del suo partito, che si è espressa in modo chiaro in proposito, se Conte avesse davvero voluto rompere con Draghi… ma forse il suo è stato un riposizionamento, una furberia, non so. Il suo silenzio mi fa pensare che non guardi alla costruzione di un campo in cui finalmente si possa realizzare ciò che il M5s ha detto ma evidentemente non vuole realizzare: acqua pubblica, no agli inceneritori…

 

Quella di Conte dal suo punto di vista è solo una politica degli annunci?
Parliamoci chiaro, io credo che gli italiani debbano cominciare a valutare chi le cose le ha fatte e chi le dice ma non le ha realizzate. Tornando alla sua domanda, chi glielo h fatto fare di metterci la faccia: porto l’esperienza di chi ha fatto l’acqua pubblica, di chi non ha privatizzato un servizio di rilevanza istituzionale, di chi realizzato politiche dei beni comuni, di chi si è speso per la democrazia partecipativa, di chi ha buttato fuori la camorra e i politicanti dal palazzo. Il silenzio di Conte lo interpretiamo come una non volontà di venire su un campo alternativo di rottura rispetto al sistema. Questo fin qui. Poi le cose in politica possono cambiare, fino all’ultimo minuto.

 

Cosa risponde a chi accusa la sinistra radicale di nihilismo? C’è il rischio concreto che la destra meno presentabile vinca le elezioni. Dopo cinque anni di loro governo cambiare le cose sarebbe difficile tornare indietro. Potrebbero cambiare la Costituzione in senso presenzialista. Rischiamo che l’Italia diventi come l’Ungheria di Orban?
Questa argomentazione non regge più, Il Pd è già al governo con la destra. Non è credibile il segretario Letta quando dice non dobbiamo andare con Salvini e con Berlusconi, mentre fa parte di un governo con ministri che sono espressione proprio di quella parte. Questo è il primo fatto. Il secondo- e non mi fa per nulla piacere dirlo – è che le peggiori riforme negli ultimi anni le ha fatte il centrosinistra: dalla cancellazione dell’articolo 18, al Jobs act di Renzi, ad alcune controriforme costituzionali, per non dire del progetto di autonomia differenziata. Ci troviamo di fronte ad una totale inaffidabilità democratica dei partiti di centro al governo.

 

Resta la questione del voto utile contro la destra destra.
E’ inutile agitare lo spauracchio della destra quando ci sei pappa e ciccia ogni giorno. Addirittura Letta è andato a fare il dibattito con la Meloni dove si sono scambiati fiori e carezze. Ora Letta mi viene a dire tutti contro le destre? Suvvia, oggi dobbiamo costruire proposte credibili, portare proposte ambientaliste, di sinistra, basate sulla Costituzione, questo è il tema. Io penso che una volta entrati in Parlamento con la forza della nostra proposta potremmo essere determinanti. Anche perché la destra non ha un numero di voti tale da essere autosufficiente.

 

Fin qui la pars destruens ma quali sono le vostre proposte riguardo all’agenda sociale? Parlate di giustizia ambientale legata a sociale, in che modo? Vogliamo essere coraggiosi, visionari, lei dice. E allora come immagina l’Italia da qui a trent’anni? Quali politiche per esempio per i giovani?
I segnali immediati che bisogna dare da subito sono sul tema economico, sociale, dei giovani e dell’ambiente. In primis, banalmente, bisogna contrastare le povertà, penso a un reddito domestico a quello di cittadinanza per chi è senza introiti. Questo però non deve essere un alibi per non attivare politiche per il lavoro. Il nostro obiettivo è crearlo. Perché solo con il lavoro c’è emancipazione. Il secondo segnale netto e immediato da dare è il varo del salario minimo. E’ necessario un adeguamento del potere di acquisto delle famiglie al costo della vita. Gli stipendi, pensioni o salari che siano, devono essere adeguati al caro vita. Per trovare le risorse necessarie dobbiamo tassare le grandi rendite finanziarie, quelle degli oligarchi e gli extra profitti delle multinazionali.

 

Basta?
No. Dobbiamo pensare a un nuovo modo di essere sinistra, non parlando solo ai dipendenti pubblici e agli operai ma anche al vasto mondo dei professionisti, delle partite Iva, dei lavoratori autonomi. Dobbiamo pensare anche alle piccole e medie imprese. Vanno sostenute. Meno burocrazia e più incentivi se creano lavoro e rigenerazione urbana, riqualificazione. Poi c’è il tema importantissimo della giustizia ambientale, a cui lei accennava: noi siamo in condizione – come dimostra la mia esperienza a Napoli – di risolvere l’emergenza rifiuti senza fare nuovi inceneritori. Dobbiamo sottrarre i beni comuni a chi li sfrutta per fare profitto privato. L’energia, l’acqua, le foreste, i mari sono una straordinaria ricchezza del nostro Paese, è un patrimonio enorme che deve essere e restare pubblico.

 

Quanto alle rinnovabili e alla non più rinviabile transizione ecologica?
Dobbiamo dire no all’ implementazione del fossile, al nucleare, agli inceneritori. La vera politica ambientalista non emerge dall’accordo con Brunetta, Calenda e gli altri. Emerge dal dire no alle loro politiche, dicendo sì all’economia circolare, all’autosufficienza energetica, all’implementazione del solare, dell’eolico, del geotermico, di tutte le fonti non inquinanti. Questo solo per citare solo alcune priorità, ovviamente il programma è molto più ampio. Ma mi permetta di dire solo una cosa in più riguardo ai giovani.

 

Prego.
Secondo i nostri calcoli c’è bisogno di almeno un milione di posti di lavoro nella pubblica amministrazione perché ormai abbiamo solo pensionamenti. Per far ripartire il Paese deve ripartire anche il settore pubblico, il che significa far funzionare bene la pubblica amministrazione e snellire la burocrazia.

 

Lotta alle disuguaglianze, lavorare per la soddisfazione dei bisogni, ma la sinistra deve anche saper rispondere alle esigenze di realizzazione di se delle persone, preoccuparsi del loro benessere non solo materiale. Riflettere su ciò che fa star bene, la socialità, la cultura. Su questo lei a Napoli ha lavorato molto, cosa può dirci in base alla sua esperienza di cui racconta anche nel suo nuovo libro?
E’ vero investire sulla cultura è stato un punto importante per Napoli. Importante è anche contrastare la desertificazione di luoghi che vengono abbandonati, puntare sulla rigenerazione dei borghi, delle aree interne. Noi abbiamo inteso il turismo e la cultura non come gentrificazione e turistizzazione ma come valorizzazione culturale dei territori. La cultura è stata la principale arma di riscatto della nostra comunità. Puntare molto sulla nuova coesione sociale, lavorare sulla partecipazione, sui diritti e sulle libertà civili è il nostro obiettivo anche a livello nazionale. Noi non avremo nessun problema ad attuare i diritti civili. Così come non avremo problemi ad attuare una politica estera basta sulla fratellanza, sulla solidarietà con i popoli, come quella già avviate a Napoli con i curdi e i palestinesi, per arrivare all’Europa unita nelle sue diversità, rifiutando cortine di ferro e logiche da guerra fredda. Il nostro è un programma radicale ma di governo, non è astrattamente utopistico. A Napoli ho dimostrato che si può essere visionari e concreti allo stesso tempo.

04/08/2022

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

 

È stato presentato, in un’affollata conferenza stampa, oggi 4 luglio, a Napoli il simbolo con cui l’Unione Popolare, si presenterà alle imminenti elezioni politiche.

 

Insieme al suo capo politico Luigi de Magistris, alle parlamentari uscenti di ManifestA, a DeMa, a PaP e al Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea si stanno unendo centinaia di personalità, di uomini e donne che cercano un’alternativa per questo Paese.

 

Un’alternativa pacifista, internazionalista, ambientalista e femminista che vuole dare voce a chi è priva/o di rappresentanza da troppi anni, a chi si vede ogni giorno sottrarre spazi di democrazia, chi perde diritti, chi non ha la prospettiva di immaginarsi un futuro perché ha un lavoro precario, o un salario insufficiente o proprio non ce l’ha un lavoro.

 

Un’alternativa realmente antifascista e antirazzista, radicalmente diversa dalle forze che oggi chiamano al voto utile e che fino a ieri con le destre hanno governato.

 

Il disprezzo totale per le regole democratiche impone al nostro progetto politico, appena iniziato, di dover raccogliere 40 mila firme in pochi giorni, sotto il sole d’agosto, per poter semplicemente partecipare alla competizione elettorale. Siamo certi di farcela grazie alla generosità e all’impegno di tante e tanti che non si rassegnano. Sono queste donne, questi uomini a dimostrare quotidianamente che esiste un Paese diverso e migliore della classe politica che oggi lo rappresenta e lo governa.

In allegato il simbolo di Unione Popolare

       

 

LAVORO E DIRITTI 

 

03/08/2022

Unione popolare Genova

 

Ieri mattina, dopo l’annuncio dell’amministratore delegato secondo cui l’azienda si trova in una situazione di pre-fallimento, si è tenuta un’assemblea davanti ai cancelli della fabbrica. Al termine il corteo dei lavoratori Ansaldo, dopo aver attraversato Sampierdarena, ha deviato il suo percorso andando verso il casello autostradale di Genova Ovest di fatto bloccandolo. Il blocco stradale è stato tolto solo in tarda mattinata.

 

Qui di seguito il comunicato dell’Unione Popolare di Genova a sostegno dei lavoratori dell’Ansaldo

 

“Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori di Ansaldo Energia.Blocco stradale sull'autostrada

 

L’Unione Popolare esprime incondizionata solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori di Ansaldo Energia a cui è stata comunicato il pre-fallimento dall’amministratore delegato Giuseppe Marino, intenzionato a portare i libri in tribunale, per supposta mancanza di commesse additando la guerra come principale motivo della crisi. I 2400 lavoratori diretti, e circa 400 in subappalto, sono sotto vergognoso attacco di un sistema di politiche industriali fallimentari

 

che in una fase di crisi socioeconomica inedita per il nostro paese rischia di portare alla chiusura l’azienda e al disastro di migliaia di lavoratori e famiglie, ed un ulteriore impoverimento del tessuto manufatturiero. Giustamente i lavoratori chiedono le dimissioni dell’amministratore delegato Giuseppe Marino ed un incontro con la Cassa Depositi e Prestiti, e soluzioni concrete a livello occupazionale per il mantenimento della continuità produttiva. La lotta dei lavoratori dell’Ansaldo è una lotta di tutti e tutte!

 

Noi stiamo con chi lotta: Lavoro diritti dignità per le classi popolari!

L'Ansaldo non deve chiudere !   

POLITICA NAZIONALE  |  POLITICA ITALIANA   

 

02/08/2022

da Left

di Saverio Ferrari

 

Bologna, 2 agosto 1980: la strage nera finanziata dalla P2

 

La regia della loggia segreta di Gelli, i numerosi depistaggi, il ruolo dell’eversione di estrema destra. E quell’autobomba a Milano, due giorni prima dell’attentato terroristico alla stazione del capoluogo felsineo. Ripercorriamo la tortuosa vicenda giudiziaria con cui si è cercato di fare luce su uno dei più intricati “misteri” italiani

 

In poco più di due anni, considerando le lentezze della giustizia italiana, si sono conclusi i processi di primo grado nei confronti di altri due imputati per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, la più grave e sanguinosa nella storia della Repubblica: 85 morti e 200 feriti. Prima, il 9 gennaio 2020, dopo 52 udienze è arrivata dalla Corte d’assise di Bologna la condanna all’ergastolo per l’ex Nar (Nuclei armati rivoluzionari) Gilberto Cavallini, per concorso in strage con Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, già sentenziati in via definitiva. Poi, il 6 aprile scorso, dopo 76 udienze, sempre la Corte d’assise di Bologna ha condannato all’ergastolo Paolo Bellini, anche lui accusato di essere un esecutore della strage, ex terrorista di Avanguardia nazionale, killer di ‘ndrangheta e per un periodo collaboratore di giustizia. Con lui sono stati anche condannati a sei anni per depistaggio l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, e a quattro Domenico Catracchia (la richiesta era stata di tre anni e sei mesi), amministratore per conto del Sisde di immobili in via Gradoli a Roma, dove al n. 96 si era installata, tra il settembre e il novembre del 1981, una base segreta dei Nar. Catracchia avrebbe detto il falso negando di aver dato l’appartamento in affitto a un prestanome dell’organizzazione terroristica.

 

Nell’ambito di questo secondo procedimento giudiziario, fatto assai rilevante, la Procura generale di Bologna ha individuato come mandanti e finanziatori della strage: Licio Gelli, Umberto Ortolani, Umberto Federico D’Amato (per 20 anni al vertice dell’Ufficio affari riservati) e Mario Tedeschi (ex senatore missino e direttore de Il Borghese), tutti iscritti alla P2, non più perseguibili in quanto ormai defunti.

 

 

Va dato merito all’Associazione dei familiari delle vittime di essere stata all’origine di queste due nuove inchieste, avendo avviato negli anni precedenti un approfondito lavoro di ricerca, incrociando migliaia e migliaia di pagine di atti giudiziari, sempre analizzati separatamente e mai prima correlati fra loro, non solo relativi a Bologna, ma anche ai tanti processi per fatti di strage e terrorismo dal 1974 in avanti. Da questo lavoro è scaturito un dossier inoltrato alla magistratura nel luglio 2015 sul ruolo svolto nella strage da Gilberto Cavallini, ma anche sulle strutture clandestine che avevano operato, sui presunti mandanti e finanziatori degli stragisti.

 

Il filmato in Super 8 che inchioda Bellini


Paolo Bellini, 69 anni, era arrivato a questo processo vantando una lunghissima e quasi incredibile carriera criminale. Dopo aver assassinato il militante di Lotta continua Alceste Campanile, il 12 giugno 1975, ed essersi reso latitante all’estero dal 1976 per vari reati a suo carico, era tornato in Italia dal Brasile sotto falsa identità. Divenuto amico nel 1978 del procuratore di Bologna Ugo Sisti, che sarà poi titolare delle indagini sulla strage, proseguì la sua carriera come killer della ‘ndrangheta compiendo almeno dieci delitti, per poi collaborare con i carabinieri, ed in questa veste interloquire con la mafia siciliana, quella delle bombe del 1993 e degli attentati mortali a Falcone e Borsellino.

 

Decisiva per la sua condanna è stato un filmato amatoriale in Super 8, girato dal turista svizzero Harald Polzer pochi istanti dopo l’esplosione della bomba collocata nella sala d’aspetto, in cui il volto di Bellini era rimasto impresso. Si trovava lì. A riconoscerlo nelle immagini anche l’ex moglie che ha così fatto cadere l’alibi che alle 10.25, l’ora dello scoppio, lo collocava lontano dalla stazione.

 

Cavallini e quel legame coi carabinieri


Su Gilberto Cavallini erano stati invece riscontrati alcuni fatti di estrema rilevanza. Tra questi, i rapporti intercorsi fra le nuove leve del terrorismo nero, segnatamente i Nar, e i vecchi dirigenti di Ordine nuovo (fra cui Carlo Maria Maggi, condannato per la strage di piazza della Loggia del 1974 a Brescia) e di Avanguardia nazionale, ma soprattutto il possesso da parte dei Nar di decine di tesserini ufficiali dei carabinieri forniti dal colonnello Giuseppe Montanaro appartenente alla P2, nonché la disponibilità da parte di Cavallini, incredibile ma accertato, di numeri telefonici in uso all’ufficio Nato presso la sede della Sip (la società telefonica) di Milano.

 

Il conto corrente di Gelli


Ora, dalla documentazione raccolta dalla Procura generale di Bologna, che ha gestito l’atto di accusa nei confronti di Bellini e degli altri ex appartenenti ai carabinieri e ai servizi, si sarebbe arrivati alle prove dell’avvenuta regia da parte della P2 nell’organizzare la strage e gli innumerevoli successivi depistaggi, architettando false piste soprattutto internazionali per proteggere i Nar. In questo ambito sono stati acquisiti i riscontri dei finanziamenti dell’intera operazione, prima e dopo il 2 agosto 1980, elargiti a più riprese a partire dal febbraio 1979. Milioni di dollari (quasi 15) che, scandagliando gli atti del processo per il crac del Banco ambrosiano, la Guardia di finanza ha provato essere provenienti da conti correnti svizzeri di Licio Gelli.

 

Solo da uno di questi, presso la Banca Ubs di Ginevra (conto 525779-X.S.), rintracciato grazie a un manoscritto sequestrato allo stesso Gelli al momento del suo arresto in Svizzera, il 13 settembre del 1982, e significativamente denominato “Bologna”, sarebbero usciti cinque milioni di dollari. Uno di questi sarebbe stato addirittura consegnato in contanti dallo stesso Gelli in persona, pochi giorni prima della strage, ai neofascisti. I soldi sono quelli del Banco ambrosiano di Roberto Calvi, la “cassa” della P2, che sarebbero dunque serviti a finanziare anche i fascisti che eseguirono la strage, un commando più numeroso del solo gruppo di Fioravanti e Mambro, composto da elementi provenienti anche da Terza posizione e Avanguardia nazionale, tra loro Paolo Bellini.

Fascisti braccio armato della P2


Le nuove inchieste e le conclusioni dei processi a Cavallini e a Bellini dimostrerebbero che i Nar furono tutt’altro che un gruppo spontaneista, come solitamente descritti, ma letteralmente il braccio armato della P2, interni a quell’intreccio eversivo rappresentato dalla loggia segreta di Gelli, dai vertici dei servizi segreti e di alcuni apparati, con coperture nell’ambito dell’Alleanza atlantica. A riprova della loro natura la vicenda dei tesserini dei carabinieri, l’uso dei telefoni riservati della Nato, la vicenda del covo di via Gradoli, al civico 96, coperto dal Sisde.

 

Non solo Nar


A commettere la strage non furono solo i Nar. Quella mattina, queste le conclusioni processuali, alla stazione sarebbero stati presenti anche militanti di altre formazioni della destra eversiva come Terza posizione (Luigi Ciavardini e Sergio Picciafuoco) e Avanguardia nazionale, «cementate» da un fiume di denaro che arrivò dai conti svizzeri del Venerabile e dei suoi prestanome. Dietro di loro ancora una volta Ordine nuovo del Veneto, secondo la Procura generale «connivente», nonché «coinvolta nella fase di progettazione».

 

Due giorni prima: l’autobomba di Milano


Nella vicenda della strage di Bologna sempre in ombra e mai opportunamente approfondito è rimasto un attentato avvenuto poco più di 48 ore prima a Milano, quando mediante un’autobomba si colpì Palazzo Marino sede, del Consiglio comunale. All’1:55 del 30 luglio fu fatta saltare una Fiat 132 carica di esplosivo nelle vicinanze dell’ingresso riservato ai consiglieri. La vettura esplodeva disintegrandosi quasi completamente, causando gravi danni all’interno del palazzo con il danneggiamento di infissi e vetrate e lo scardinamento del cancello di ingresso. Davanti si formò un profondo cratere. Danneggiata fu anche la facciata della vicina chiesa di San Fedele, così alcuni stabili circostanti, nonché le vetture parcheggiate intorno. Parti della Fiat 132 vennero addirittura ritrovate sui tetti degli edifici che si affacciavano sulla piazza. Nessuna vittima.

 

Le conseguenze dell’esplosione sarebbero state anche maggiori se, oltre ai sei chili circa di polvere da mina tipo Anfo contenuti in un tubo di piombo, fossero esplosi altri due chili di esplosivo contenuti in un altro tubo e altri sei posti in una tanica, entrambi proiettati all’esterno della vettura e fortunatamente non deflagrati. Si era da poco conclusa la prima seduta del consiglio che aveva eletto la nuova giunta di sinistra, Pci-Psi. Il sindaco, Carlo Tognoli, solo da un attimo si era allontanato dal suo ufficio, al secondo piano. L’autobomba era stata collocata lì sotto a pochi metri. Una scheggia di lamiera fu ritrovata conficcata nell’apparecchio telefonico sulla sua scrivania. Solo per una manciata di minuti non si sfiorò un’ecatombe. Fu di fatto una mancata strage.

 

Furono indagati alcuni appartenenti al “Gruppo Giuliani”, una struttura eversiva di destra che si collocava in una sorta di crocevia eversivo tra i Nar, Costruiamo l’azione (erede della struttura di Ordine nuovo guidata da Paolo Signorelli) e la malavita comune. Ma non si arrivò a nulla, anche se in diverse deposizioni provenienti dall’interno degli ambienti neofascisti si confidò che l’attentato di Milano era stato «ideato» da Gilberto Cavallini. Tutti gli elementi raccolti portarono a concludere che l’attentato di Milano, con la volontà di fare strage di consiglieri comunali al varo di una giunta di sinistra, fosse parte del medesimo progetto eversivo, una prima tappa, ordita dalla P2 di Licio Gelli ed eseguita dai Nar.

 

* L’autore: Saverio Ferrari è direttore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre


* In foto: Il graffito “Muro della legalità” che commemora la strage di Bologna, nel sottopassaggio di via Triumvirato 

LAVORO E DIRITTI

 

01/08/2022

Unione Sindacale di Base

 

Oggi come allora Cgil Cisl Uil schierate contro i lavoratori e le famiglie

 

Trenta anni fa, il 31 luglio 1992, i segretari generali di Cgil Cisl e Uil siglavano con il governo Amato e la Confindustria la cancellazione della scala mobile, condizione richiesta ai sindacati e imprescindibile per evitare le dimissioni del Governo.

 

Da quel giorno i salari dei lavoratori sono arretrati fino a divenire il fanalino di coda a livello europeo, con l'Italia unico Paese in cui si registra il segno meno nella crescita salariale.

 

Si aprì allora una straordinaria stagione di lotte operaie e sindacali, la “stagione dei bulloni” venne definita, per l'accoglienza che i lavoratori riservarono ai segretari confederali che andavano nelle piazze a cercare di spiegare l'inspiegabile, cioè che avevano accettato di tagliare per sempre i salari e gli stipendi per difendere il governo dei padroni.

 

Oggi, come mai prima, l'assenza di un meccanismo di adeguamento dei salari e degli stipendi all'inflazione sta producendo un vero e proprio collasso della capacità di acquisto delle famiglie.

 

Oggi come ieri i segretari di Cgil Cisl e Uil sono pronti a lanciare una ciambella di salvataggio ai padroni e alle politiche economiche dell'Unione Europea. La repressione delle lotte, l'uso delle magistratura contro le avanguardie sindacali vanno lette anche in questo quadro di evidente necessità di ripresa delle lotte contro l'austerità. Oggi come ieri non staremo a guardare.

POLITICA NAZIONALE   |   POLITICA ITALIANA

 

31/07/2022

Intervista a Maurizio Acerbo

da il Manifesto 

 

Parla Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea: «Convinto che la maggioranza degli italiani sia contrario all’invio di armi agli ucraini, con una coalizione pacifista possiamo superare il 20%»

 

Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea sabato era a San Giovanni Rotondo, alla festa del partito, sperando in fondo di incontrare Giuseppe Conte, che invece era appena ripartito dopo una breve vacanza in Puglia.

 

Se lo avesse incontrato cosa gli avrebbe detto?

 

Che il M5S dovrebbe promuovere una coalizione contro la guerra, per i diritti sociali e per l’ambiente alternativa al centrodestra e agli altri draghiani della coalizione del Pd.

 

Ci sono più cose che vi accomunano al M5S che quelle che vi dividono?

 

Dai 5 Stelle ci hanno diviso tantissime cose sul piano culturale e per un certo qualunquismo che li ha caratterizzati, oltre che per la loro esperienza di governo di questi ultimi anni. Però sicuramente il M5S è un movimento popolare e perfino loro riescono ad essere più a sinistra del Pd. Non è difficilissimo, è vero. Ma il M5S ci è riuscito più volte su questioni essenziali, a partire dal reddito di cittadinanza contro il quale il Pd si è schierato per anni. E anche sulla guerra, anche se tardivamente avendo cambiato posizione solo in un secondo momento, ma comunque non sono stati dei fanatici atlantisti e guerrafondai come Letta. Inoltre Conte è per il salario minimo, che è una nostra rivendicazione. Se l’Italia in Europa è il Paese con l’età pensionabile più alta e l’unico in cui sono diminuiti i salari, c’è una responsabilità delle politiche neoliberiste di cui alfiere è il Pd.

 

Ma dal 2018 ad oggi al governo c’è stato più il M5S che il Pd.

 

Il nostro giudizio sul M5S in questa legislatura non è positivo. Però apprezziamo la rottura che sta operando e crediamo che – ma ora tocca ai 5 Stelle dimostrarlo – questa forza, nata come movimento di contestazione che ha dato una sponda alle classi popolari, potrebbe avere un’evoluzione positiva.

 

E chi altro dovrebbe esserci secondo lei in questa coalizione?

 

Mi rivolgo anche a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Dico loro e a Conte che, se non nascerà anche in Italia una forza come Nupes in Francia con Melenchon, loro si prenderanno la responsabilità. Mi sembra che Conte invece scelga l’isolazionismo, dopo essersi alleato con tutti tranne con chi è effettivamente pacifista. Sinistra Italiana e Verdi si prendono i 3 collegi uninominali sicuri garantiti da Letta e rinunciano a fare un polo pacifista, sociale e ambientalista. A loro dico: la maggioranza degli italiani è contro l’invio di armi agli ucraini e contro l’aumento delle spese militari. Perché non facciamo come hanno fatto in Francia? Un terzo polo.

 

E una chiamata a Michele Santoro, non gliela vuole fare?

 

Santoro è sempre benvenuto, anche in «Unità popolare», la nostra lista con il sindaco di Napoli De Magistris, Potere al popolo ed altri movimenti.

 

Immagino. Comunque una coalizione con il M5S le permetterebbe di avere l’esenzione dal raccogliere le 60 mila firme necessarie. È per questo che si è unito alla protesta di Marco Cappato, insieme a Possibile e altri?

 

Con Cappato abbiamo inviato una lettera a Mattarella e a Draghi affinché, con un atto del Parlamento o meglio con un decreto del governo, permettano la raccolta delle firme anche in forma digitale, visti i tempi ristretti e la difficoltà di avere risposte celeri dai Comuni per l’autenticazione. Vanno raccolte 750 firme per ciascun collegio plurinominale (49 per la Camera, 26 per il Senato). In piena estate, con le città e gli uffici vuoti. Noi confidiamo nella nostra militanza e nella nostra lunga esperienza: ce la faremo. Ma credo che una coalizione a sinistra potrebbe portare ad un risultato molto migliore di quello attualmente prevedibile, perché si alimenterebbe di un atto politico forte. Se poi, come ho letto sul manifesto, Sinistra Italiana vuole raccontare che si tira indietro per via dello sbarramento al 10% per le coalizioni, a Fratoianni (e a Conte) rispondo che non è così: se la coalizione non supera il 10%, il più votato perde solo il recupero dei voti delle liste alleate che non raggiungono il 3%. Ma se non c’è coalizione quei voti non li avrebbero lo stesso. Quindi non perdono nulla.

 

Quale percentuale di voti vi aspettate con «Unità popolare»?

 

Non faccio previsioni, so che in Calabria con De Magistris candidato presidente della Regione abbiamo preso il 16% , e a Napoli abbiamo vinto due volte di seguito. Ma il terzo polo che sollecitiamo potrebbe superare il 20%.

POLITICA NAZIONALE   |    POLITICA ITALIANA

 

29/07/2022

 

Limati gli ultimi dettagli, dopo le due grandi assemblee di giugno e del 9 luglio, Unione Popolare parte con la raccolta delle firme e le candidature per le elezioni politiche del 25 settembre. Questa la nota ufficiale.

*****

Unione Popolare: Luigi de Magistris sarà il “capo politico” della lista contro la guerra e per la giustizia sociale ed ambientale.

 

L’Unione Popolare sarà presente alle prossime elezioni nonostante il numero enorme di firme da raccogliere nel mese di agosto. Con un sforzo straordinario di impegno volontario supereremo il tentativo palesemente antidemocratico di zittire le voci non allineate con il partito unico della guerra.

 

La pessima legge elettorale vigente prevede che ogni lista indichi il “capo politico”. Ringraziamo Luigi de Magistris per aver accettato di assumere questa responsabilità in qualità di garante del progetto di Unione Popolare.

 

La necessità di raccogliere un numero enorme di firme impone tempi ristrettissimi per la predisposizione delle liste e di partire dalla prossima settimana con la raccolta in tutta Italia.

 

Con candidate e candidati credibili daremo voce alle ragioni della pace, dei lavoratori e delle lavoratrici che vorrebbero semplicemente dignità e salari dignitosi, a chi lotta per un pianeta che reclama una vera riconversione ecologica e per un mondo più giusto e solidale, e non ci fermeremo certo dinanzi a qualsivoglia ostacolo burocratico.

 

Simona Suriano (ManifestA)- Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) – Marta Collot e Giuliano Granato (Potere al Popolo)

 

” È una grande e difficile sfida che abbiamo davanti da organizzare in poche settimane. Ma non ci mancano coraggio ed entusiasmo. Siamo fuori dal sistema e non ci siamo sporcati le mani con la guerra e la macelleria sociale ai danni del popolo italiano. Proveremo a dimostrare che la credibilità per rappresentare le istituzioni del Paese è fatta di storie di persone che hanno dimostrato nella vita da che parte stare e che non utilizzano il potere per interessi di parte ma solo come strumento per attuare la Costituzione antifascista.”

 

E’ la prima dichiarazione di Luigi de Magistris da capo politico di UNIONE POPOLARE

EDITORIALI E COMMENTI

 

28/07/2022

Alfonso Gianni

 

“O noi o Meloni” sostiene Letta. Uno dei modi più diretti per andare incontro alla sconfitta. In primo luogo perché è sempre un errore – anche in presenza di una legge elettorale dai chiari profili incostituzionali – trattare le elezioni politiche con la logica binaria di un referendum abrogativo. E viceversa. In secondo luogo perché nel frattempo il campo largo, il mantra della segreteria Letta, si è ristretto e spostato sensibilmente a destra. I 5 Stelle ne sono stati esclusi, in osservanza al programma Draghi che dovrebbe costituire il piatto forte della proposta politica del Pd. Non stupisce quindi che Giuseppe Conte abbia subito proclamato l’intenzione dei suoi di “correre da soli”, anche se è lecito ed opportuno chiedersi quanti siano coloro che lo seguiranno dopo gli scombussolamenti e le scissioni di cui quel partito è stato vittima in modo programmato e non per responsabilità del solo Di Maio.

 

Per la Costituzione , ma con una leva in più contro la guerra

 

Il tema di colmare lo spazio politico che resta aperto alla sinistra del Pd, torna in modo drammatico, sia per i tempi entro cui siamo costretti, sia soprattutto per l’assenza di una forza politica aggregante, dotata di capacità di egemonia e di massa critica adeguate. Ma piangere sul tempo perduto non serve a nulla. Sono state avanzate su queste pagine proposte che cercano di sfuggire all’imbuto del voto utile e nello stesso tempo rendere credibile la presenza di una lista autonoma di alternativa almeno nella parte proporzionale.

 

Pur essendo le intenzioni ottime, non si possono trascurare i limiti di queste proposte e tentare di vedere le possibilità di un superamento di questi ultimi. Operazioni, diciamo così, di ingegneria elettorale – a legge invariabile e invariata – sono già stati praticati ed hanno ottenuto un certo successo, relativamente all’obiettivo che si prefiggevano. Come la scelta della desistenza praticata positivamente anni addietro da Rifondazione Comunista, il cui profilo politico e programmatico alternativo però era noto, al di là del giudizio che se ne volesse dare.

 

Il punto debole delle attuali proposte è invece quello di assumere una dimensione puramente difensiva. L’obiettivo di questo ipotetico cartello elettorale, come lo definisce Antonio Floridia (il manifesto 24 luglio), un escamotage, come onestamente riconosce Gaetano Azzariti (il manifesto del 26 luglio) vuole essere quello di impedire ad una destra, data comunque per vincente, di raggiungere la soglia dei due/terzi del Parlamento che permetterebbe la modifica della Costituzione senza neppure passare il vaglio di un referendum popolare.

 

E’ certamente un obiettivo fondamentale, poiché diversi sono stati i tentativi di stravolgere la Carta costituzionale e solo il ricorso ai referendum li ha respinti, anche se non sempre. Solo che in quei casi gli elettori si trovavano davanti non a un pericolo futuro, per quanto probabile, ma ad un testo di controriforma ben noto in quanto già votato dal Parlamento. Nel caso attuale il solo richiamo alla difesa dell’integrità della Costituzione non appare sufficiente per costruire un nuovo intransigente ed efficiente arco costituzionale per via elettorale. Serve una leva in più.

 

Questa non può che essere costituita che dal rifiuto dell’attuale guerra in corso. Come ha anche affermato Pablo Iglesias su queste pagine si tratta di passare da un pacifismo come senso morale, a un pacifismo concreto, ovvero all’articolazione di una politica della pace. Come lo è la non semplice richiesta del cessate il fuoco, condizione necessaria ma non sufficiente, quanto il delinearsi di un percorso che individui una forza di mediazione e che giunga ad una conferenza internazionale, come fu quella di Helsinki del 1975, che si occupi a partire dalla vicenda ucraina, degli sconvolgimenti geopolitici e geoeconomici che stravolgono i vecchi – e iniqui – equilibri mondiali, scongiurando il pericolo dell’avvento di una terza guerra globale nucleare.

 

Chi pensa di vincere la guerra sul campo ci porterà alle soglie di questo baratro se non oltre. E’ l’argomento di cui si discute in tutto il mondo e in particolare in Europa, direttamente impegnata nella guerra russo-ucraina, come riconoscono anche gli stessi che la propugnano. E’ un tema che attraversa tutto il corpo elettorale, superando agevolmente gli schieramenti partitici. Scuote il mondo cattolico, che non può essere identificato con le forze sotto l’ombrello elettorale del Pd.

 

E’ un punto su cui il movimento 5Stelle ha costruito la sua diversità nell’esperienza di governo patendo una scissione. E’, considerando anche i sondaggi, uno degli aspetti che vede lontana la maggioranza della popolazione dalle forze del perimetro Draghi e quindi può agire nel campo largo dell’astensione. Allo stesso tempo è chiaro che la guerra e il gioco delle sanzioni, sono uno dei fattori dell’incremento dell’inflazione, quindi dell’impoverimento ulteriore, rendendo prioritari l’estensione del reddito di cittadinanza, quanto l’istituzione di un salario minimo. Così come spianano la strada a chi vuole seppellire la trasformazione ecologica. E’ l’anello che trascina con sé una lunga catena di obiettivi programmatici. Andrebbe afferrato con forza

POLITICA NAZIONALE  -  POLITICA ITALIANA

 

27/07/2022

Giorgio Cremaschi

da Contropiano

 

Non so se ve ne siete accorti, ma la guerra è scomparsa dalla campagna elettorale di tutti i principali partiti e dei loro alleati.

 

Il governo Draghi e Meloni hanno portato l’Italia in guerra contro la Russia, hanno inviato armi (e continuano a farlo), hanno deciso di aumentare le spese militari, hanno proclamato sanzioni di cui paghiamo e pagheremo costi enormi. Questo contro la grande maggioranza del popolo italiano.

 

    

 

Ora, mentre la guerra continua anche con il nostro contributo, i leader politici non ne parlano più. Sì ogni tanto si punzecchiano su chi siano gli amici di Putin, ma con il tono e la serietà di una battuta da bar.

 

Poi si inventano altro e la ragione è molto semplice: sull’impegno italiano in guerra, in un modo nell’altro, sono tutti d’accordo.

 

I più guerrafondai di tutti, Enrico Letta e Giorgia Meloni, devono far finta di essere nemici acerrimi. Altrimenti risalterebbe troppo che sulla più importante decisione della politica italiana dal 1945 ad oggi, stanno convintamente assieme.

 

Salvini fin dall’inizio del conflitto ha dovuto farsi perdonare le magliette con Putin, quindi vota e si allinea alla NATO, poi parla dei cognomi a scuola. Berlusconi fa il padre nobile della destra e non ama che gli si ricordi il lettone offerto, sempre a Putin.

 

I centristi Calenda, Renzi, Di Maio, sono impegnati in non si sa cosa con grande successo mediatico, eppure essi, che si definiscono i più fedeli alla NATO, oggi preferiscono distinguersi su altro. Anche perché altrimenti si scoprirebbe che euroatlantici sono tutti, quindi la loro esistenza avrebbe ancora meno senso.

 

I ‘pacifisti’ come Fratoianni dovranno fare i cespugli con le liste dei guerrafondai, altrimenti addio poltrona, quindi per loro la guerra è finita.

 

Ed infine Conte, che avrebbe duramente rotto con Draghi mentre invece i suoi ministri sono ancora dentro il governo, già che dice Conte sulla guerra?

 

Nulla, proprio nulla di concreto. Nei 9 punti presentati a Draghi, oggi immeritatamente considerati la Bibbia di non so quale “sinistra”, la guerra non è nemmeno nominata.

 

Cosa chiedono i Cinquestelle sulla guerra, a parte essere trattati meglio ed essere considerati veri euroatlantici da tutti gli altri? Nulla.

 

Essi in realtà non si sono mai davvero pronunciati contro l’impegno bellico italiano e credo che se si votasse cento volte su questo, come la prima volta sarebbero a favore.

 

Ecco perché la guerra è scomparsa dalle elezioni, non dalla vita, in Italia. Perché sono tutti in guerra, fanatici o anche riluttanti. Mentre la maggioranza del paese non vorrebbe esserlo.

 

Il no alla guerra è una pregiudiziale, è il primo spartiacque della politica: o di qua o di là. Per questo tutti quelli che stanno di là non ne parlano, perché vogliono raccogliere voti facendo finta di essere in grande conflitto tra loro, mentre sul conflitto vero, quello dove piovono le bombe e la gente muore, sono tutti d’accordo. O vogliono mettersi d’accordo.

 

Ecco io vorrei alleanze tra coloro che vogliono dare voce a quel 55% di italiani che rifiuta la guerra, contro il 95% dei politici a favore di essa.

Pagine