Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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Raul Mordenti 

23/05/2019

 

Caro (cara) come sai esiste per ciascuno di noi un fatto, magari minore, che funziona però come la fatidica goccia che fa traboccare il vaso, cioè che rende impossibile fare finta di niente, che rende impossibile non fare niente. E siccome ci hanno tagliato la lingua (cioè l’accesso ai mass media e a qualsivoglia giornale) posso solo scriverti personalmente, caro amico, così mi distraggo un po’.

 

Per me il fatto che mi ha portato a dire che la misura è colma è stato che i bambini leucemici venezuelani non potranno più essere curati in Italia (e ben 600 avevano ricevuto da noi cure decisive per la loro vita), e questo per obbedienza all’embargo deciso da Trump e condiviso dall’Europa. Così d’ora in poi quei bambini moriranno, mentre avrebbero potuto essere curati e salvati.

 

Un orrore senza precedenti, una vergogna, un crimine, che i giornali “indipendenti”, radio e tv si sono ben guardati di riferire. Tu, che leggi “Repubblica” o “Il Corriere della sera” tutti i giorni e guardi i TG, lo sapevi? A volte io penso che questi giornalisti servi, anzi servi dei servi, sono i più colpevoli di tutti, perché sono convinto che in questo caso – come in tanti altri casi – se la gente comune sapesse, allora si solleverebbe un’ondata di indignazione tale da spazzare via Trump e chi gli obbedisce in Europa e in Italia; per questo la gente comune non deve sapere e l’intero apparato informativo serve a garantire proprio questo, che la gente non sappia (ma su questo ritornerò in conclusione).

 

Per esempio non si deve sapere che in Venezuela si sono svolte ben 20 libere elezioni negli ultimi 25 anni, che il movimento bolivariano ha vinto sia le ultime regionali sia le elezioni per la Costituente e sia le presidenziali, che Maduro è stato rieletto Presidente (contro altri tre candidati) con 6.244.016 voti pari al 67,84%, staccando il candidato della destra Falcòn. con 1.927.174 voti, pari al 20,93%, che l’ex presidente USA Carter, chiamato a controllare la regolarità del voto, ha definito quello venezuelano “il sistema elettorale migliore del mondo”, che lo spagnolo Zapatero ha svolto lo stesso ruolo nelle ultime elezioni presidenziali garantendone la assoluta regolarità.

 

Ma il Venezuela è colpevole, colpevole di aver restituito il suo petrolio al suo popolo, togliendolo alle compagnie nord-americane, e con quei soldi ha costruito dal nulla il sistema sanitario nazionale che non esisteva, ha cancellato del tutto l’analfabetismo, ha costruito due milioni di alloggi popolari, etc. E dunque il Venezuela bolivariano deve essere punito, con una crisi economica provocata artificialmente, con un feroce e illegale embargo, con una guerra mediatica fatta di bugie e di silenzi, con il terrorismo e gli attentati della destra fascista, e ora con un tentativo di golpe, un tizio creato dalla CIA che si “autoproclama” presidente, foraggiato e appoggiato dagli USA e dall’Europa. Vogliono ripetere il Cile di Pinochet e l’Argentina di Videla.

 

Tu mi dirai: ma che c’entra il PD con questo? C’entra eccome. Il PD ha appoggiato il golpista-CIA Guaidò, ha votato compattamente per lui anche al Parlamento europeo, e l’incaricata esteri dell’Europa Mogherini (del PD) si è affrettata a sostenere Trump anche per il Venezuela.

 

E già che parliamo di politica estera: si tratta dello stesso partito che fece ciò che neppure la DC aveva mai osato fare, cioè la guerra in Jugoslavia contro l’art 11 della Costituzione, che poi ha sempre appoggiato e votato, in Italia come in Europa, tutte le guerre decise dagli USA: l’Irak, l’Afganistan, etc. fino all’ultima aggressione in Libia.

 

Restiamo a parlare dell’Europa: tutte le leggi e i trattati capestro contro la classe operaia e i popoli europei (da Maastricht in poi) sono state sempre votati, oltre che da Berlusconi (e da Salvini), anche dal PD, un partito che (questo non lo ricorda nessuno!) fa parte dell’attuale maggioranza al Parlamento europeo, con il Partito Popolare europeo e l’ALDE (i liberali): insomma il PD e Mogherini (e gli europarlamentari PD uscenti, Buonafede, e Sassoli, e Gualtieri, etc.) stanno in maggioranza con Juncker, con Tajani, e con Moscovici (il quale non per caso partecipa ora alla iniziative elettorali del PD). E quando la troika e la BCE aggredirono la Grecia di Tsipras (in sostanza per trasferire al popolo greco i debiti delle banche franco-tedesche), il PD e i social-liberisti furono in prima fila a stringere il laccio al collo del popolo greco: così in Grecia sono state soppresse pensioni, chiuse scuole, chiusi ospedali, e addirittura la mortalità infantile è aumentata spaventosamente. Tutto ciò grazie a Juncker e Merkel, Hollande e Renzi.

 

D’altra parte il social-liberisti e il PD non sono forse il più fedele partito del capitale finanziario? Ti ricordi lo scandalo della Banca Etruria e del Monte dei Paschi di Siena? Ti ricordi l’alleanza di Governo del PD con Verdini, assieme al quale hanno tentato perfino di stravolgere la Costituzione? Ti ricordi l’insopportabile “odore di massoneria” denunciato da quel noto bolscevico che risponde al nome di Ferruccio De Bortoli? (era il direttore del “Corriere della sera”: non lo è più). E ti ricordi del jobs act? E la “buona scuola”? Se non bastassero a convincerti del rapporto fra PD e capitale finanziario le politiche che hanno portato avanti, rifletti sul fatto che a tessera n. 1 del PD fu data al finanziere Carlo Debenedetti, il padrone di “Repubblica”. E il capogruppo del PD al Senato, nominato proprio ora tesoriere del PD dal sorridente Zingaretti, è Luigi Zanda. Chi era costui? Fu il segretario-portavoce di Cossiga al Ministero dell’Interno (1976-78: ti ricorda qualcosa?) e poi ancora con Cossiga alla Presidenza del Consiglio e dopo, esperto di servizi segreti, presidente di Lottomatica e dell’agenzia di Rutelli per il Giubileo del 2000, poi senatore della Margherita e del PD, di cui è ora la vera eminenza grigia.

 

Che c’entri tu con costoro, amico mio? Come puoi anche solo pensare di votarli?

 

So, caro amico e compagno mio, che in te agiscono due argomenti, che ti spingono a pensare di poter votare PD, anche contro le tue convinzioni; mi provo a discuterli con te.

 

Il primo è “Ma sennò viene Salvini!”, il secondo è “Ma votare per “La Sinistra” rischia di disperdere il voto, perché c’è lo sbarramento al 4%!”.

 

Permettimi di dire che il “sennò viene Salvini!” è una bugia e una truffa. Anzitutto: non si vota per un Governo, ma per un Parlamento, e non funziona il “chi arriva primo prende tutto” ma si vota con la proporzionale (anche se violentata da un assurdo sbarramento), e lo schieramento di Salvini-Le Pen-Orban non ha proprio nessuna possibilità di avere una maggioranza in Europa (dovrebbe moltiplicare per dieci volte i propri voti).

 

Ma poi anche Salvini al Governo coi 5 Stelle è un bel regaletto di cui dobbiamo ringraziare il PD che dopo le elezioni si rifiutò perfino di incontrare i 5 Stelle per aprire una trattativa e preferì dedicarsi ai… pop corn (secondo la indimenticabile espressione di Renzi). Adesso gridano a Salvini bau bau di turno, ma se era così allora sarebbe stato necessario fare di tutto per impedire che si saldasse un fronte Salvini-5 Stelle (comincia a dirlo anche qualche isolato esponente del PD, ma è troppo tardi).

 

E c’è di più: il bau bau Salvini ora viene agitato per ricattare l’elettorato antifascista, ma quello stesso Salvini è stato esplicitamente invocato dal PD Chiamparino per fare insieme un’alleanza pro-TAV; si tratta, come sai, di fare un bel buco nella montagna di alcune decine di chilometri per far risparmiare 15 minuti ai treni merci fra Torino e Lione, a cominciare dal 2038: ma la Confindustria ci tiene tanto, dunque tutti in piazza insieme, PD, Lega, Forza Italia e “madamine” per fare il TAV, costi quel che costi.

 

Per non dire delle politiche contro i migranti: l’infamia del respingimento in mare e della restituzione dei fuggiaschi ai lager libici è stato inaugurata da Minniti, e Salvini si limita a proseguire su quella strada. Così come la persecuzione contro il sindaco di Riace Mimmo Lucano è stata cominciata dal Governo PD, e poi proseguita dall’attuale; sarà per questo che Lucano ha invitato a votare “La Sinistra”? (anche se i giornali non lo dicono. E tu lo sapevi?). La verità è che, purtroppo Salvini e il PD la pensano uguale su tante cose: dal diritto di uccidere i ladri (Salvini ha ripreso la proposta di legge del PD) fino al Venezuela.

 

Solo il voto a “La Sinistra” dice davvero no a Salvini, cioè alle politiche razziste, parafasciste, xenofobe, e puoi stare sicuro che gli europarlamentari della ”Sinistra” sono una garanzia assoluta su questi temi, come lo sono stati nella Legislatura europea precedente.

 

“Ma – e questo è il tuo secondo dubbio – voi della “Sinistra” siete pochi e divisi e la lista rischia di non superare lo sbarramento del 4%”. Permettimi di discutere serenamente con te anche di questo secondo argomento.

 

Intanto credo che converrai con me che questo sbarramento è una vera mascalzonata, di cui dobbiamo ringraziare (ancora una volta!) la maggioranza uscente Partito popolare (Forza Italia)-Partito socialdemocratico europeo (PD). Perché mai un ipotetico 3,99% degli elettori, che corrisponde ad alcuni milioni di voti, dovrebbe restare senza rappresentanza in Parlamento?

 

Ma lasciamo perdere, e concentriamoci su questo benedetto 4%. La nostra lista (che si chiamava allora “L’altra Europa per Tsipras”) raggiunse quel quorum alle scorse elezioni europee, perché mai non dovrebbe raggiungerlo questa volta? In questi anni c’è stato anche il bellissimo lavoro fatto a Bruxelles dalle nostre europarlamentari Eleonora Forenza e Barbara Spinelli e lo schieramento unitario che sostiene la lista adesso si è ulteriormente allargato, oltre a Rifondazione comunista e a Sinistra Italiana ci sono ora dei compagni socialisti, esponenti di spicco dei movimenti e delle lotte, del mondo GLBTQ, della intellettualità e dell’arte, del volontariato sociale, dell’antifascismo (guarda nel sito le firme all’appello per il voto a “La Sinistra”, prima firmataria Rossana Rossanda).

 

Tuttavia il vero punto politico è un altro, e su questo vorrei richiamare la tua attenzione per concludere questa mia troppo lunga lettera. I “poli” politici ormai consolidati in Europa non sono due soltanto ma sono almeno sei o sette: ci sono i parafascisti “sovranisti” e razzisti più o meno mascherati (peraltro divisi fra loro, Meloni e Salvini ad esempio hanno referenti europei diversi); ci sono i “liberali”, sfegatati sostenitori del capitalismo e della banca come Macron (in Italia Bonino e …Calenda); ci sono i social-liberisti (Moscovici e il PD); ci sono i “popolari” della Merkel e di Berlusconi (con cui i socialdemocatici e il PD hanno fatto finora maggioranza); ci sono i Verdi (ma in Italia, in lista con loro ci sono anche ex fascisti di Fare Verde, già organizzazione del MSI); e poi ci siamo noi che siamo parte del GUE-“Sinistra europea/European Left”.

 

Questo “noi” comprende Podemos in Spagna, la Linke in Germania, Mélenchon in Francia, Tsipras in Grecia, i partiti della sinistra anticapitalista scandinava, etc. Sono tutti partiti o liste fra il 10 e il 20% dei voti e che in alcuni paesi sono anche al Governo. Perché non dovremmo riuscire a fare qualcosa di simile anche in Italia?
“La Sinistra” in Italia è parte integrante di questo schieramento europeo, che in tutti questi anni in Europa si è battuto sempre per la pace e per il lavoro, contro i diktat delle banche e le politiche antipopolari e di austerity.

È esattamente questo – amico mio – il fatto politico nuovo che è stato censurato accuratamente dai media durante la campagna elettorale, che ora in Italia una simile sinistra esiste, che insomma esiste in Italia ciò che è Podemos in Spagna, la Linke in Germania, Mélenchon in Francia, Tsipras in Grecia, etc. È molto importante che la lista “La Sinistra” inverta anche la tendenza alla scissione e al settarismo mettendo insieme forze diverse che ora invece di scindersi finalmente si ricompongono, nel rispetto delle diversità. Io credo che una buona affermazione della “Sinistra” rafforzerebbe questa tendenza all’unità e – in ultima analisi, – rafforzerebbe anche chi ancora dentro il PD cerca di contrastare la modificazione genetica avvenuta in quel partito.

 

Dacci una mano, caro amico e compagno mio: unisciti a chi si è unito e si sta unendo a sinistra. Ridiamo senso alla politica (ne abbiamo bisogno!): quelli di sinistra come te votino per “La Sinistra”, i social-liberisti se li votino quelli che sono social-liberisti.

 

Ti ringrazio, amico mio, per la pazienza che hai dimostrato arrivando fino alla fine di questa mia, e ti abbraccio.

Postaitaliana sempre più a rotoli

Ma, dopo l'ubriacatura degli utili 2018,

arriva il conto: il 3 giugno è sciopero.

 

21/05/2019

Cobas Poste

C'è chi ha ottenuto molte soddisfazioni, con la privatizzazione di Poste Italiane (1,4 miliardi di utili nel 2018, il 30% spartito agli azionisti privati), ma i normali cittadini e i lavoratori non sono inclusi. Lo dimostra il tracollo del servizio postale italiano, con l'incivile sistema di recapito della posta “a giorni alterni e rarefatti,che ha generato abnormi disfunzioni, disservizi e danni, in tutta Italia, con cittadini rimasti a non ricevere posta anche per settimane o mesi.

 

E, ad aprile, nel Centro di smistamento di Milano-Borromeo, sono state trovate lettere non ancora recapitate, anche prioritarie, spedite, addirittura, nel 2018, e altre inviate nelle prime settimane del 2019. Vittime illustri, di questo “buco” postale, anche il quotidiano La Repubblica, la ditta di spedizioni UPS, l'Ospedale Oftalmico Fratebene Fratelli, di Milano, oltre che avvocati, aziende e cittadini. A questo si aggiunga il già noto problema dell'omessa timbratura delle lettere, che causa un danno milionario al servizio universale, perché i francobolli non timbrati sono riutilizzabili, e ai cittadini, che, senza timbro, non possono dimostrare la tempistica reale delle lettere o delle bollette

 

. In tale caos si scoprono anche gli avvisi dei pacchi in giacenza, da mandare al destinatario, che circolano anche dopo la scadenza del tempo di giacenza. Così, se il destinatario li riceve dopo il termine della giacenza, perde il diritto al ritiro del pacco. E, chi spedisce il pacco, se non ha pagato prima, per riaverlo indietro, lo perde. In questo caso, il pacco, resterà in mano a Poste Italiane, che ne può fare ciò che vuole.

 

Il servizio postale, dunque, da quando le Poste sono privatizzate, è in una condizione di voraginosa rovina. Purtroppo, Poste Italiane è una società per azioni, e una spa deve pensare alla ricerca del profitto economico, da spartire agli assetati azionisti, prima che a svolgere il servizio pubblico universale.

 

Infatti, dal 1994 (anno dell'inizio dell'era della privatizzazione), non ha fatto che aumentare tariffe e tagliare personale, in modo sproporzionato, a tutto discapito del servizio pubblico, ovviamente. E con 150mila pensionamenti incentivati è stato eroso l'organico, ben oltre l'osso, fino al midollo.

 

Dopo, per mascherare questi vuoti abissali, sono stati assunti migliaia di precari, con contratti a tempo determinato, sfruttati per un periodo e poi buttati fuori, quando già sapevano bene il lavoro. Attualmente, vi è ancora una carenza sostanziale di 50mila unità, che si deve coprire seriamente, per garantire un servizio pubblico funzionale e di livello europeo. 

 

Inoltre, la ricerca del profitto economico über alles, oltre che togliere ai cittadini il diritto a un servizio pubblico sacrosanto si è riversata con una gravità inaudita anche sui dipendenti, vittime dell'organizzazione speculativa del lavoro, con aumento dello stress, delle malattie e degli infortuni (anche mortali).

 

Perciò, per difendere il diritto alla salute e alla dignità dei lavoratori e il servizio pubblico alla collettività, il 3 giugno ci sarà sciopero nazionale dei sindacati della Base dei lavoratori (Cobas Poste, Slg-Cub Poste, SI Cobas Poste e Cub Poste). Anche i consumatori dell'ACU (con il presidente Gianni Cavinato, per il ripristino del recapito giornaliero e la riapertura di migliaia di uffici postali soppressi) e i rappresentanti delle comunità locali, sindaci in primis, sono coinvolti, con una manifestazione nazionale che si terrà a Roma, alle 11, davanti alla sede centrale di Poste Italiane, in viale Europa.

 

Dunque, dopo i bagordi degli utili da capogiro, si chiamerà alle proprie responsabilità il “conducente” di questo treno impazzito, che sta travolgendo tutto e tutti.

18/05/2019

Ansa

 

Il Palazzo di Vetro chiede a Roma di respingere il provvedimento

Il Ministro degli Affari Esteri Enzo Moavero ha confermato di aver ricevuto dalla Rappresentanza Permanente presso le Nazioni Unite a Ginevra una lettera con richieste di chiarimentie "rilievi di preoccupazione con riguardo alla bozza del cosiddetto "decreto sicurezza bis non ancora discusso dal Consiglio dei Ministri. La lettera è stata trasmessa anche al Ministero dell'Interno e, naturalmente, riceverà da parte del Governo la dovuta attenzione, in coerenza con il tradizionale rispetto degli impegni internazionali e dell'assoluta tutela dei diritti umani".

 

L' Onu ha chiesto al governo italiano di respingere il decreto sicurezza bis in quando, a suo giudizio, "è potenzialmente in grado di compromettere i diritti umani dei migranti, inclusi richiedenti asilo e le vittime o potenziali vittime di detenzione arbitraria, tortura, traffico di esseri umani e altre gravi violazioni dei diritti umani".
 

17/05/2019

Dante Barontini 

da Contropiano

 

Un delirio nazista in piena regola. Il “decreto sicurezza 2” che Salvini vorrebbe far approvare dal governo farebbe vergognare persino i gerarchi del Ventennio.

 

Esageriamo? Nemmeno un po’, ma andiamo con ordine.

 

I primi tre articoli del provvedimento sono dedicati al tema principale della retorica salviniana: l’immigrazione, e dunque il “contrasto” al questo fenomeno epocale. Il delirio si concretizza in pochi fotogrammi. Il primo articolo aggiunge un solo comma al dl 286 del 1998, teso a impedire il salvataggio in mare di naufraghi, ma solo se “migranti”. In pratica, gli armatori delle navi che dovessero in futuro prestare soccorso verranno multati con una cifra variabile da 3.500 5.500 euro a testa, per ogni persona tratta in salvo. In caso di “reiterazione” del reato (chessò, due salvataggi a distanza di tempo) potrebbe essere sospesa la licenza di navigazione.

 

Già nell’immaginare che il soccorso in mare possa diventare un “reato” – è un obbligo previsto dagli accordi internazionali e dalla cosiddetta “legge del mare”, in vigore da millenni – c’è qualcosa di profondamente malato. Naturalmente l’aspirante “legislatore” prova a nascondere questa follia dietro frasi in aperta contraddizione tra loro: le imbarcazioni, infatti, “sono tenute ad attenersi a quanto stabilito dalle convezioni internazionali in materia (che impongono il salvataggio, ndred alle istruzioni operative emesse dalle autorità responsabili dell’area in cui ha luogo l’operazione”.

 

Istruzioni operative che, nel caso ad esempio dei tagliagole rinominati “guardia costiera libica”, consistono nella pura e semplice negazione del dovere di soccorrere i barconi in difficoltà…

 

E’ l’antico sotterfugio dell’azzeccagarbugli italico: non tocco la regola generale (non era neanche possibile, visto che è internazionale), ma ne rendo impossibile l’applicazione.

 

Salvini prova – con l’articolo 2 – un piccolo golpe rispetto alle competenze dei ministeri, attribuendo a se stesso (al ministro dell’Interno) il potere di “limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili o unità da diporto o da pesca nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica”. L’incompetenza attuale in materia, ricordiamo, è alla base della inefficacia dei suoi ordini (“chiudere i porti!”). Tocca infatti al ministro delle infrastrutture, ovvero all’impalpabile Toninelli (che, invece di mandare a quel paese l’invasivo “collega”, si limita fin qui a dire che “se ne parla dopo le europee”).

 

Ma il delirio nazista si precisa con gli articoli successivi, dedicati tutti al contrasto delle manifestazioni dell’opposizione sociale e politica. Ovunque e in qualsiasi forma.

 

L’articolo 4 prevede il “potenziamento delle operazioni di polizia sotto copertura”, ovvero un maggiore uso di infiltrati e provocatori nei comitati, organismi, partiti, movimenti che i futuri ministri dell’interno riterranno di dover distruggere o invalidare.

 

Il top viene raggiunto però con l’art. 5, che aggrava e peggiora addirittura il “regio decreto n. 773 del 18 giugno 1931”, ovvero una legge del regime fascista. Va infatti a colpire nientemeno che il diritto di riunione.

 

Il comma a prevede infatti la reclusione “fino a un anno” coloro che partecipino a riunioni “in cui vengano commessi i reati di devastazione e saccheggio” (peraltro ridefiniti in modo particolarmente “elastico”, cosicché possano essere contestati anche per episodi risibili…). La cosa grave è che il riferimento va a peggiorare una norma (fascista, appunto) per cui “E’ considerata pubblica anche una riunione, che, sebbene indetta in forma privata, tuttavia per il luogo in cui sarà tenuta, o per il numero delle persone che dovranno intervenirvi, o per lo scopo o l’oggetto di essa”. Prevedendo infatti che “Con le stesse pene sono puniti coloro che nelle riunioni predette prendono la parola”!

 

Al punto che “Il Questore, nel caso di omesso avviso ovvero per ragioni di ordine pubblico, di moralità o di sanità pubblica, può impedire che la riunione abbia luogo e può, per le stesse ragioni, prescrivere modalità di tempo e di luogo alla riunione”.

 

Ripetiamo: stiamo parlando di riunioni, anche private (in una casa o in una sede, in un teatro), che per il numero dei partecipanti o il tema potrebbe venir vietate o comunque limitate (nell’orario, per esempio) dagli organi di polizia…

 

Non è finita. Viene peggiorata anche la mortifera Legge Reale del 1975, quella che provocò – tra l’altro – centinaia di morti uccisi dalle varie polizie ai posti blocco, tra automobilisti che se ne accorgevano in ritardo. L’articolo che prevede il divieto di indossare “caschi protettivi” o di “travisamento” trasforma infatti quella che fin qui è una “contravvenzione” in un “reato punibile con la reclusione da uno a due anni”.

 

Di più. La stessa misura viene applicata a chi “utilizza scudi o altri oggetti di protezione passiva”. Insomma: vi dovete far manganellare senza resistenza o attenuazione dei danni, da qualsiasi poliziotto voglia farlo.

 

E, visto che c’era, il “legislatore” si preoccupa pure di trasformare in “pericolosi reati” l’uso di “razzi, bengala, fuochi artificali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile”, oltre alle più ovvie “mazze, bastoni, oggetti contundenti”. Con pena da uno a quattro anni!

 

Che l’ossessione sia quella di impedire manifestazioni, presidi, contestazioni varie – quelle che stanno distruggendo l’icona del “ministro forzuto amato dalle folle” (e “dalle donne”, come da patetico ma fascistissimo libercolo edito con Casapound) – è confermato dall’articolo 8, che si preoccupa di aggravare misure e condanne previste dal codice penale fascista del 1930 (il “Codice Rocco”, mai abrogato dalla Resistenza in poi).

 

Non c’è molto da commentare… Una lista di pensate naziste, e dunque manifestamente incostituzionali, che in tempi normali non sarebbe stata neppure immaginabile presentare alla discussione pubblica. Ma che invece – complice l’ottusità o l’indifferenza grillina per le libertà politiche – rischia addirittura di iniziare l’iter parlamentare.

 

Per fortuna, vien da pensare, che la crisi di governo è alle porte. Anche se c’è da essere sicuri che un eventuale “governo tecnico ultra-europeista” – con un programma “lacrime e sangue” di titpo greco – potrebbe tranquillamente apprezzare un po’ di norme naziste “a difesa dell’ordine pubblico”.

 

C’è l’esempio di Macron, del resto, di che vi lamentate?

 

P.s. Per chi non riesce a credere che tutto ciò sia vero, ecco la bozza di decreto attualmente in circolazione: SCHEMA DI DECRETO LEGGE sicurezza pubblica-bis.13.5.19

Adriana Pollice

 

Mediterraneo. Il soccorso al largo della Libia. Salvini intima alla nave della ong tedesca di non avvicinarsi ai porti italiani

 

Undici donne e 15 bambini (tra i quali due neonati e otto minori non accompagnati) sono parte del gruppo di 65 migranti salvati ieri dalla Ong tedesca Sea Watch al largo della Libia, 34 miglia a nord di Zuara. Viaggiavano su un gommone in difficoltà individuato grazie all’elicottero di ricognizione Colibrì, dell’Ong francese Pilotes volontaires.
Al momento del soccorso erano «esausti, disidratati e con il mal di mare». Tra loro anche un disabile. «Libia, Malta, Italia, Olanda (stato di bandiera della nave Sea Watch 3) sono state informate: nessuna risposta – spiegano da bordo -. Restiamo in attesa di un porto sicuro che non può essere la Libia. Nel Mediterraneo stanno diminuendo i testimoni, non le partenze». Ma dal Viminale è arrivata una direttiva, la quarta, inviata a tutte le forze armate che bolla il passaggio dell’imbarcazione come «non inoffensivo», ne consegue «un pregiudizio alla sicurezza dello stato» e si chiede quindi di «vigilare affinché il comandante e la proprietà si attengano alle vigenti normative» visto «il rischio di ingresso di soggetti coinvolti in attività terroristiche».

 

L’intervento dissuasivo andrà fatto «in caso di avvicinamento in acque di responsabilità italiana». Salvini quindi mette in campo le motovedette, in sintonia con Giorgia Meloni e la sua richiesta di blocco navale.

 

Da mesi è cessata qualsiasi cooperazione nelle operazioni di ricerca e soccorso tra i Centri di coordinamento degli stati e le Ong. Philipp Hahn, capo missione Sea Watch, commenta: «Devi fare tutto da solo, nel fine settimana abbiamo visto cosa succede quando lasci il Mediterraneo all’Ue e ai suoi alleati: il numero di partenze dalla Libia è aumentato drasticamente. Settanta persone sono morte (annegate al largo della Tunisia, ndr), altre 240 sono state riportate forzatamente dai libici per conto dell’Europa. Siamo tornati in mare per contrastare questa barbarie e per difendere i valori europei, invece di ripeterli solo sui manifesti elettorali».

 

La nave dell’Ong tedesca aveva lasciato Marsiglia sabato scorso, dopo aver vinto il ricorso contro il ministero dei Trasporti olandese, che l’aveva bloccata dopo aver modificato la legislazione in materia di navigazione. Gli attivisti, però, si sono visti riconoscere il diritto a proseguire il servizio per un periodo di transizione, prima che entri in vigore la nuova normativa.

 

Modifica, è il sospetto, fatta di proposito per bloccare l’attività umanitaria. Dall’Italia, si è fatto sentire subito il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: «Ho appena firmato una diffida ad avvicinarsi alle acque territoriali. I nostri porti sono, e rimangono, chiusi». Un copione già visto, l’unica variante è il nuovo corso 5S, che prevede di lasciare l’alleato leghista da solo su posizioni di destra, in vista delle europee. Il vicepremier Luigi Di Maio ieri ha sfoderato il repertorio da moderato: «Sulle migrazioni c’è bisogno di collaborazione a lungo termine, di un testimone che i vari governi si passano tra di loro. Siamo impegnati a destinare più fondi del prossimo bilancio pluriennale alle politiche esterne dell’Unione e a una nuova cooperazione internazionale».

 

Mentre Sea Watch resta in attesa dell’ennesimo braccio di ferro, da Berlino ieri è arrivata la bocciatura della linea dei porti chiusi di Malta e Italia: «Il governo tedesco è contrario a una criminalizzazione generalizzata del salvataggio di migranti da parte di privati. Più volte abbiamo offerto disponibilità ad accogliere migranti a bordo di navi che non riuscivano ad approdare perché gli stati responsabili avevano chiuso i porti» ha spiegato il portavoce del Ministero dell’Interno. Il commento era riferito anche alla multa da 10mila euro inflitta da Malta all’Ong tedesca Mission Lifeline, che aveva salvato lo scorso giugno 234 migranti poi sbarcati a La Valletta. Motivo della sanzione: violazione delle norme del registro nautico.

Leo Lancari

 

Il costo della vita. I giudici del Lussemburgo contraddicono il primo decreto sicurezza Salvini: «Non cambio idea, chi ruba e spaccia torna a casa»

 

Da Lussemburgo arriva uno stop pesante al primo decreto sicurezza di Matteo Salvini. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha infatti confermato il divieto di rimpatriare un rifugiato al quale – a seguito di una condanna definitiva – sia stata revocata la protezione internazionale se nel Paese di origine esiste la possibilità che venga perseguitato. Una sentenza che conferma quanto già previsto da convenzioni internazionali ma che allo stesso tempo contraddice platealmente quanto stabilito sette mesi fa dal decreto sicurezza che, all’articolo 7, prevede invece un ampliamento dei reati per i quali è possibile la revoca o il diniego della richiesta di asilo. «Ecco perché è importante cambiare questa Europa», è stato il commento del titolare del Viminale. «Comunque io non cambio idea e non cambio la legge: i richiedenti asilo che violentano, rubano e spacciano tornano tutti a casa loro».

 

La sentenza dei giudici di Lussemburgo nasce dai casi sollevati alla corte dai colleghi del Belgio e della Repubblica Ceca in seguito ai ricorsi presentati da tre cittadini extracomunitari – un ivoriano, un congolese e un ceceno – che si sono visti revocare o rifiutare lo status di rifugiato per gravi motivi. La corte non contesta la decisione di non riconoscere o di revocare la protezione internazionale per persone che hanno commesso reati molto gravi, ma ribadisce che in nessun caso una persona che nel Paese di origine rischia di essere perseguitata può essere rimpatriata. Inoltre afferma in maniera innovativa che il diniego o la revoca dello status di rifugiato per una persona a rischio di persecuzione è possibile solo in caso di reati gravissimi, come del resto previsto dalla Carte dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Per quanto riguarda l’Italia, i casi in cui è previsto il divieto di espulsione sono inseriti nell’articolo 19 del testo unico sull’immigrazione.

 

Nulla di nuovo dunque, se non per il fatto che la sentenza lussemburghese va a intaccare proprio il decreto-manifesto del ministro leghista che invece ha voluto estendere la possibilità di revocare o rifiutare la protezione internazionale anche a chi sia stato condannato con sentenza definitiva per i reati di violenza, minaccia a pubblico ufficiale, furto aggravato, furto in abitazione o con strappo, oppure per lesioni personali a un pubblico ufficiale nel corso di manifestazioni o nel caso di mutilazione degli organi genitali femminili. Reati gravi, ma non tali da giustificare il rimpatrio di chi, nel Paese di origine, rischierebbe la tortura o la morte. «Si tratta di una sentenza importante perché ricorda alcuni principi che trovano già attuazione in Italia», sottolinea Salvatore Fachile, avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi). «Ma soprattutto perché sottolinea l’illegittimità del decreto Salvini nella parte in cui sancisce il diniego e la revoca della protezione internazionale di cittadini stranieri che hanno commesso reati non gravissimi».

 

Per il prefetto Mario Morcone, ex capo di gabinetto del Viminale oggi diretto del Consiglio italiano dei rifugiati, quella della Corte di giustizia europea è una sentenza «fondata e sacrosanta», perché «fissa in maniera definitiva un principio che si stava cercando di scardinare arrivando addirittura a dire che la Libia è un paese sicuro». Soddisfatta per la decisione dei giudici di Lussemburgo anche Riccardo Magi e Francesco Mingiardi di +Europa. «Cade un altro mattone della propaganda del governo e di Salvini, che vorrebbe governare l’immigrazione a suon di respingimenti e rimpatri e perfino multare chi salva vite» è il commento dei due esponenti di Radicali italiani. «Una politica che viola le convenzioni internazionali oltre che miope e fallimentare, come dimostra il numero di rimpatri, e che deve fare i conti con un principio fondamentale ribadito oggi dalla Corte: in nessun caso si può rimpatriare o respingere una persona se da tali provvedimenti derivi un rischio per la sua vita, la sua libertà o dignità». Sulla stessa linea Mediterranea saving humans. «Salvare vite umane – rileva la ong – non è un crimine, rimpatriarle senza tutelare la loro dignità e la loro sicurezza, sì».

14/0572019

Giansandro Merli

 

Roma. Studentesse e studenti guidano la mobilitazione antifascista e scortano Lucano fino all’Aula I di Lettere. Messaggio al governo

 

Alla fine Mimmo Lucano alla Sapienza di Roma è entrato, ha parlato e lo ha fatto davanti a una folla trepidante. Le minacce e le intimidazioni dei fascisti di Forza Nuova, che nei giorni scorsi avevano promesso di impedire la lezione dell’ex sindaco di Riace, hanno prodotto l’effetto opposto a quello desiderato.

 

Quando Lucano arriva a piazzale Aldo Moro sono circa le 15. Da alcune ore l’università più grande d’Europa è presidiata da almeno 2mila persone. La mobilitazione è guidata da studentesse e studenti, che hanno chiamato a raccolta le forze antifasciste della città di Roma e del quartiere di San Lorenzo. «Siamo tutti Mimmo Lucano» è il coro intonato forte per dare il benvenuto. Il comizio improvvisato davanti ai manifestanti è più volte interrotto dagli applausi e dalla commozione dell’ex primo cittadino. «Sono emozionato – dice Lucano – Non pensavo che un giorno avrei parlato davanti a tanta gente. Io ho fatto solo cose semplici credendo in un sogno di umanità. Siamo l’onda rossa che contrasta quella nera che sta oscurando il nostro orizzonte».

 

L’IMMAGINE PIÙ FORTE è l’ingresso fisico in università. Lucano varca i cancelli letteralmente scortato da un fiume antifascista, mentre una parte del presidio rimane a controllare la strada da cui potrebbero giungere provocazioni e una folla incontenibile riempie già la grande Aula I e tutto il piano terra della facoltà di Lettere. Per tenere i fascisti lontano dall’università studentesse e studenti si sono convocati presto. Intorno alle 11 è partito un corteo interno molto partecipato che si è andato ingrossando durante il percorso.

 

NUTRITA LA PARTECIPAZIONE di docenti, ricercatori e dottorandi. In apertura lo striscione: «Il fascismo non è un’opinione». Sulla stessa linea i cartelli tenuti in alto da ragazze e ragazzi: «La libertà di opinione inizia dove non ci sono i fascisti», «La cultura è sempre antifascista». «Siamo mobilitate da giorni per garantire la presenza di Mimmo Lucano in questa università, che è nostra ma anche sua – dice Isabella Karasz, dell’assemblea di Scienze politiche – La Sapienza deve essere un luogo aperto e solidale. Non permetteremo mai che un gruppo di fascisti metta bocca su quello che accade qua dentro».

 

Grazie alla pressione dei manifestanti, il corteo riesce a uscire dalle mura della città universitaria e si riversa in piazzale Aldo Moro, imponendo che Lucano passi per quell’entrata e non da un ingresso laterale, come avrebbe preferito la questura. Intorno alle 14 arrivano in piazza anche sindacati, associazioni e comitati di quartiere. «Qui si applica la Costituzione nata dalla Resistenza – afferma Valerio Bruni, della presidenza romana dell’Anpi – perché viene accolto Lucano, uno dei pochi ad aver reso effettivi i valori di solidarietà e accoglienza previsti dalla Carta. Questa mobilitazione fa valere la XII disposizione transitoria che prevede di non concedere alcuno spazio alle organizzazioni fasciste».

 

POCO PRIMA DELL’ARRIVO di Lucano si è diffusa la notizia che il gruppuscolo di militanti di Forza Nuova che si era ritrovato alla metro Castro Pretorio, di fronte alla Biblioteca Nazionale, è stato autorizzato a muoversi. Sono poco più di una ventina. In testa Roberto Fiore, ex membro dell’organizzazione eversiva Terza Posizione, e alcuni militanti dotati di bastoni nascosti dal tricolore. Il «corteo» percorre poche centinaia di metri, quasi sempre sul marciapiede, prima di tornare indietro al grido di «Boia chi molla». Nel frattempo, il presidio antifascista prova a muoversi in direzione degli estremisti di destra ma le camionette della polizia gli sbarrano la strada. Per proteggere i fascisti sono schierati: un idrante, più di venti tra blindati e jeep, decine di agenti in assetto antisommossa.

 

SU FACEBOOK, intanto, il vicepremier Luigi Di Maio scrive: «Vedo e sento molto nervosismo in Italia. Alla Sapienza oggi sono tornate le camionette delle Forze dell’Ordine come non accadeva da tempo. C’è una tensione sociale palpabile, non solo a Roma, come non si avvertiva da anni. Nelle piazze è tornata una divisione tra estremismi che non credo faccia bene a nessuno». «Tensione nelle piazze? L’unica novità negativa sono le decine di minacce di morte contro il ministro Salvini» rispondono dalla Lega. Minacce di morte no, ma messaggi diretti all’esecutivo e soprattutto al ministro dell’Interno ne arrivano tanti da questa piazza. Proprio il leader della Lega aprì la stagione degli attacchi all’uomo simbolo di Riace affermando: «È uno zero». Era il 3 giugno scorso, ben prima che le traballanti inchieste della magistratura costringessero Lucano a lasciare il suo paese.

 

«LA NOSTRA MOBILITAZIONE è in continuità con le contestazioni al Salone del Libro e con la risposta antifascista di Casal Bruciato – conclude Isabella – In queste settimane si inizia a vedere che opporsi a chi legittima i gruppi neofascisti e vota politiche razziste e sessiste è possibile».

11/05/2019

Stefano Galieni

da Left

 

L'llarme è arrivato di mattina presto sotto forma di un brutto e sprezzante manifesto “Lucano nemico d’Italia” lo slogan sparato e sotto i volti belli e sorridenti di Domenico Lucano, sindaco di Riace e di Ada Colau, sindaca di Barcellona. C’è concorrenza a destra fra le due piccole forze che provano a contendersi il monopolio di partner più affidabili per Salvini e se una di queste ha esibito recentemente il proprio fascismo cercando consenso nelle periferie e aizzando l’odio contro i rom, l’altra ha deciso di replicare promuovendo col proprio piccolo ducetto una manifestazione davanti all’università di Roma La Sapienza, dove nel pomeriggio di lunedì è stato invitato e parlerà Mimmo Lucano.

 

Nel loro volantino i fascisti lo definiscono “simbolo del potere immigrazionista”, dichiarano di voler bloccare la conferenza, coinvolgono ancora il fantasma di Soros accomunato agli antifascisti. Verrebbe da cavarsela con uno sberleffo. Uno degli uomini più perseguitati dal Viminale, esiliato dal suo paese senza avere neanche un rinvio a giudizio sulla base di accuse che la stessa Suprema Corte di Cassazione ha definito inconsistenti è considerato un “potere”. E da chi. Da una organizzazione guidata da un ricco pluripregiudicato, i cui militanti sono stati spesso coinvolti in pestaggi ai danni di cittadini migranti, la cui ideologia è basata sul cattolicesimo più intransigente e sul nazionalismo xenofobo di stampo puramente fascista.

 

Per gli aderenti a questo gruppo che soltanto l’ignavia di chi dovrebbe far applicare le leggi non ha ancora sciolto, ogni male del paese è rappresentato dalla diversità culturale, il disagio in cui si vive non è legato ad un fallimentare modello economico ma alla presenza di uomini e donne il cui colore della pelle è diverso e a quella di chi considera la società pluriculturale, la libertà di circolazione, l’universalità dei diritti come fondamentale per il proprio vivere. La reazione che c’è stata nel tessuto democratico e di sinistra della città è stata forte e immediata, si è diffusa sui social, in telefonate, comunicati stampa, dichiarazioni e impegni. Come ha dichiarato Maurizio Acerbo, segretario del Prc-S.E. nel chiedere che la manifestazione fascista venga vietata: «Mimmo Lucano non sarà accolto all’Università dai nipotini di Hitler e Mussolini ma da tante e tanti che vorranno abbracciarlo e ringraziarlo».

 

“Sapienza Antifascista”, il Coordinamento dei collettivi dell’ateneo, Link Sapienza, e altre realtà studentesche antifasciste hanno convocato per domani sabato 11 maggio alle ore 15 una assemblea davanti alla Facoltà di Lettere e lunedì sin dalle ore 11 sarà garantita la presenza di studentesse e studenti antifascisti davanti alla statua della Minerva. L’Anpi, le forze della Sinistra e del centro sinistra, la Cgil, i sindacati di base hanno chiamato alla mobilitazione per impedire qualsiasi provocazione. La presenza di Lucano alla Sapienza, invitato dal dipartimento di Antropologia culturale a parlare in merito al tema della convivenza è un atto meritorio dell’accademia che non dovrà essere turbato da nessuna provocazione. Circola insistentemente la voce che la questura possa vietare il presidio fascista all’ingresso dell’Università. Sarebbe un atto di saggezza e di rispetto per una città che già sta vedendo in troppe occasioni deturpata la sua storia. E ci appelliamo anche noi a chi dovrebbe vigilare sul rispetto della Carta costituzionale, ivi compresa quella norma transitoria e lungimirante che vieta la ricostituzione del partito fascista. Dovrebbe occuparsene anche questo governo perennemente alla ricerca di nemici immaginari ma mai capace di assolvere alle proprie funzioni, a partire da chi, dal Viminale, si richiama continuamente al Ventennio, in maniera spudorata.

 

Domenico Lucano però non ha intenzione di desistere né di promuovere odio. «”Io nemico dell’Italia? Una assurdità» ha dichiarato il sindaco sospeso all’AdnKronos. «La loro protesta non mi spaventa, mi interessa invece parlare agli studenti, che sono il futuro della nostra società. In Italia viviamo un momento difficile in cui ci viene detto che deve prevalere la disumanità – continua Lucano – si è creato un clima d’odio, di forte contrapposizione sociale, ed è inutile girarci intorno, c’è una deriva fascista».

08/05/2019

da Left

 

Mappa cronologica e geografica delle aggressioni fasciste, con indicazione dei gruppi responsabili o presunti tali, e relative fonti. Dal 2014 ad oggi. La mappa è a cura di Info Antifa, un progetto nato all’interno del network Isole nella rete, ed è aggiornata continuamente.

 

 

 

 

 

 

 

Consulta la mappa su Google e il relativo elenco delle aggressioni e degli attentati > http://bit.ly/2GNnMKnPer segnalazioni e comunicazioni: infoantifa@ecn.org. Su Twitter: @InfoAntifa

05/05/2019

COMUNICATO STAMPA 

Partito della Rifondazione Comunista

Circolo Raniero Amarugi – Santa Fiora

 

La Lobby Geotermica ha colpito ancora sull'Amiata.Sorgenia costruirà a “Poggio Montone” a Saragiolo (tra Piancastagnaio e S. Fiora) una Centrale geotermica binaria.

 

Mentre è in corso il procedimento per definire le aree non idonee alla geotermia, la Giunta PD della Regione Toscana, con la delibera n. 567 del 23 aprile 2019 ha dato il via alla costruzione della nuova centrale geotermica Sorgenia a Saragiolo che prevede fino a 17 nuovi pozzi geotermici (8 di estrazione a Saragiolo e 9 di reiniezione tra Bagnolo e Marroneto di S.Fiora)

 

Ricordiamo brevemente le caratteristiche di questa centrale:

Potenza netta centrale binaria : 5MW

Rendimento elettrico : 6,7%

Fluido geotermico estratto : 550 – 750 tonnellate/ora ( quasi il doppio di quello estratto dalle centrali Bagnore 3 e Bagnore 4

Pozzi di produzione di 1450 m : fino a 8 (1 Km a valle di Saragiolo)

Pozzi di reiniezione di 1300 m : fino a 9 (2 Km sotto Marroneto e Bagnolo)

Area occupata dal progetto : 7,02 ettari

Acqua utilizzata per i pozzi : 14.000 metri cubi per ogni pozzo per un totale di 238.000 mc. (acqua prelevata dal Fiora e dal torrente Senna Viva)

Soda caustica per i pozzi : centinaia di tonnellate

Acido Cloridrico per i pozzi : centinaia di tonnellate

Ventilatori di raffreddamento : 56 con un emissione sonora di 106,8 dBA 24 ore su 24.

Il progetto comporta una serie di impatti negativi che elenchiamo qui di seguito:

• impatto ambientale / paesaggistico ( nelle vicinanze c’è la Riserva Naturale del Pigelleto!!);

• rischio di inquinamento per le falde acquifere dovute alla perforazione dei pozzi e alla reiniezione dei fluidi in pressione;

• rischio di sismicità indotta dall’estrazione e reiniezione dei fluidi geotermici;

• rischio di frane per i pozzi realizzati in zone di dissesto idrogeologico;

• fenomeni di subsidenza causati dall’abbassamento della pressione nei campi geotermici per l’estrazione del fluido;

• svalutazione di proprietà immobiliari e terreni in prossimità delle centrali che trasformerebbero la zona in area industriale;

• fuga del turismo;

 

Malgrado le nostre osservazioni negative e quelle di comitati e cittadini, ha prevalso la logica della Giunta Toscana orientata a trasformare l’Amiata nel secondo polo geotermico regionale; ricordiamo che, oltre alla centrale Sorgenia, sono in progetto altre 4 centrali geotermiche (2 ENEL tipo Flash denominate “PC6 “a Piancastagnaio e “Triana” a Roccalbegna e le centrali pilota “Montenero” a Castel del Piano e “Casa del Corto” a Piancastagnaio). Invitiamo la popolazione a mobilitarsi contro questa ennesima devastazione ambientale e i candidati alle elezioni amministrazioni locali a pronunciarsi contro questo e gli altri progetti.

 

Non è questo il futuro che vogliamo per l’Amiata! Lo sviluppo che noi auspichiamo per i nostri territori è quello basato sulla valorizzazione delle vere risorse strategiche dell’Amiata: la natura, il paesaggio, la storia, l’arte, i prodotti agricoli di qualità e la loro trasformazione. Lo sviluppo di fonte energetiche veramente rinnovabili e rispettose dell’ambiente (fotovoltaico su capannoni e edifici, minieolico, bassa entalpia per il riscaldamento e usi produttivi, ecc.) controllate e gestite dalle nostre comunità.

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