Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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E così, dopo oltre 60 anni di lavoro, anche la “Ferramenta Bianchini” di Bagnore ha dovuto alzare bandiera bianca.
Un’altra attività si aggiunge alla lunga lista di imprese commerciali, edili, professionali travolte da questa immane crisi economica che imperversa nel paese ma che, nel nostro Comune, sembra ora produrre conseguenze ancor più devastanti.
In effetti, dentro il gorgo della crisi, ci siamo entrati più tardi rispetto ad altre realtà territoriali (si pensi alle grandi aree industriali del Nord-Est) ma ora, mentre al di fuori si intravedono timidi segnali di ripresa (?), noi sprofondiamo ancora di più, senza alcuna speranza di riscatto.
Tutto ciò è dovuto indubbiamente alla estrema fragilità del tessuto economico locale, ma non possiamo tacere le responsabilità di chi svolge un ruolo dirigente, anche a livello amministrativo.
In questi anni abbiamo preso più volte posizione contro la superficialità ed i ritardi con cui il nostro Comune ha trattato la questione degli strumenti urbanistici, non ancora operativi dopo l’approvazione del Piano Strutturale che risale ormai all’inizio del 2011, dal momento che in realtà come le nostre il blocco dell’edilizia rappresenta un freno assoluto per tutta un’altra serie di attività economiche.
Anche la chiusura dello stabilimento di Fornacina, cui l’Amministrazione comunale si è docilmente adeguata, ha assestato un altro colpo micidiale al tessuto economico, per non parlare dei tanto sbandierati investimenti dell’ENEL nel settore geotermico che, una volta terminata la costruzione della centrale, si sono trasformati in un pugno di mosche.
E’ chiaro che in un quadro così composto le piccole imprese commerciali si trovino ad essere le più esposte, in quanto direttamente a contatto con la disponibilità economica dei cittadini e per di più sottoposte ad adempimenti burocratici e scadenze fiscali spesso non commisurate al livello economico.
In questo senso un intervento dell’Amministrazione, indirizzato alla fornitura di consulenze ed agevolazioni, rappresenterebbe sicuramente un sostegno al mantenimento in vita di imprese che l’impietosa legge del mercato tenderebbe a spazzare via dal contesto locale.

Ferrero:«ITALIA RITIRI AMBASCIATORE IN EGITTO»

Basta manfrine: il governo deve prendere una posizione di dignità di fronte al fatto che l’Egitto non fornisce spiegazioni nemmeno lontanamente verosimili sull’atroce delitto di Giulio Regeni.
Il governo deve ritirare immediatamente l’ambasciatore italiano al Cairo. Non solo la famiglia del ricercatore ma tutto il Paese chiede verità e giustizia per quell’omicidio, i depistaggi, le continue bugie e l’ignavia del governo italiano non fanno che infangare la sua memoria.

Siamo vicini, profondamente, ai parenti e agli amici di Giulio Regeni.

Tra il ponte sullo Stretto e la Salerno-Reggio non si sa se Renzi faccia ridere o piangere…»
di Paolo Ferrero Pubblicato il 3 mar 2016

Renzi dice che vuole fare il Ponte sullo Stretto e che il 22 dicembre “inaugura” la Salerno-Reggio Calabria: non si sa se ridere o piangere di fronte alle sue quotidiane boutade.
In confronto Berlusconi sembra uno serio!
Al di là delle battute che sorgono purtroppo spontanee, a Renzi diciamo che l’Italia ha bisogno di una sola grande opera: il riassetto idrogeologico del territorio. Quanto alla Salerno-Reggio, i cittadini di tutto il Sud la aspettano da troppi anni, tra ruberie e quant’altro, perciò noi siamo con loro e speriamo si avveri questo miracolo.
Dubitiamo che sia “Babbo Natale” Renzi a farlo il 22 dicembre ma non vediamo l’ora di assistere alla nuova, mirabolante, supercazzola che non si realizzerà.

Fantozzi e Ferrero:.«Primo risultato delle proteste contro l’arroganza del governo».
Roberta Fantozzi, Paolo Ferrero
Pubblicato il 3 mar 2016
L’indignazione sollevata dal decreto del governo sui mutui ha ottenuto il risultato di modificarne alcune parti, smentendo di fatto la motivazione per cui il provvedimento sarebbe stato obbligato dal recepimento della direttiva UE.
Andrà visto il testo ma l’allungamento da 7 a 18 rate di mutuo non pagato prima che le banche possano entrare in possesso delle case e l’eliminazione della possibilità di inserire la clausola per i mutui già stipulati, se confermate, sono frutto del clamore e del contrasto al provvedimento vergognoso che il governo si disponeva ad applicare.
Resta tuttavia il potere di ricatto della banca per la possibilità di inserire alla stipula del mutuo la clausola in una situazione in cui è evidente l’asimmetria di poteri tra le banche e i cittadini, con l’eliminazione del ruolo di garanzia dei tribunali. Un pasticciaccio in cui il governo fa una parziale retromarcia e su cui è necessario che si mantenga la massima attenzione e iniziativa

Aggiorniamo la situazione sugli incentivi statali alle centrali geotermiche amiatine alla fine 2015, con qualche riflessione sulla situazione occupazionale dell’Amiata.
Ricapitoliamo i tipi di incentivi statali per la produzione di energia elettrica mediante fonte geotermica:
1)Certificati verdi per le centrali costruite fino al 2012 (nel nostro caso PC3-PC4-PC5 e Bagnore 3).
2)Tariffe incentivanti definite dal D.M. 6 luglio 2012 per le nuove centrali (nel nostro caso Bagnore 4).
Gli incentivi sono erogati in base alla produzione di energia elettrica di queste centrali; il loro valore viene definito di anno in anno secondo parametri che fanno riferimento al prezzo medio di cessione dell’energia elettrica.
I certificati verdi (CV) sono erogati per la produzione di 1 MWh di energia elettrica; il prezzo di ritiro, definito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, è stato di 89,28 €/CV per il 2013, di 97,42 €/CV per il 2014 e di 100,08 €/CV per il 2015.
Le tariffe incentivanti hanno un meccanismo di calcolo diverso dai certificati verdi (vedi D.M. 6 luglio 2012); per quanto riguarda Bagnore 4, secondo i dati del 2015, l’incentivo è pari a 48,31 €/MWh.

Vediamo di calcolare quanti incentivi statali, (scaricati sulle bollette dei cittadini), sono stati erogati nel 2013, nel 2014 e nel 2015 alle centrali Enel dell’Amiata.
La produzione di energia elettrica delle centrali amiatine, secondo dati Enel, è stata nel 2013 di 521GWh, per l’anno 2014 la produzione è stata 661 GWh . Nel 2015 si devono aggiungere i 300 GWh prodotti dalla nuova centrale Bagnore 4.

Anno 2013
Produzione: 521 GWh (PC3, PC4,PC5 e Bagnore 3)
Incentivi (Certificati verdi): 521.000 MWh x 89,28 €/CV = 46.514.880 €

Anno 2014
Produzione : 661 GWh (PC3, PC4,PC5 e Bagnore 3)
Incentivi (Certificati verdi): 661.000 MWh x 97,42 €/CV = 64.394.620 €

Anno 2015
Produzione : 663 GWh (PC3, PC4,PC5 e Bagnore 3) + 300GWh (Bagnore 4)
Incentivi (Certificati verdi): 663.000 MWh x 100,08 €/CV = 66.353.040 €
Incentivi (Tariffa incentivante): 300.000 MWh x 48,31 €/MWh = 14.493.000 €

Quindi l’Enel ha incassato come incentivi statali più di 46,5 milioni di € nel 2013, circa 64,4 milioni di € per il 2014 e 80,8 milioni di € nel 2015.
Praticamente in 3 (tre!)anni ENEL “Green Power”, con i soli incentivi statali della geotermia si è più che ripagata la centrale Bagnore 4, che è costata circa 130 milioni di €.

Oltre a questi incentivi annuali ci sono gli incassi derivanti dalla vendita dell’energia elettrica prodotta; il prezzo di vendita è variabile e, con buona approssimazione, può essere compreso nella fascia tra 50 e 65 €/MWh.
Una prima considerazione che si può fare è quanti salari annuali, con attività produttive più rispettose del territorio amiatino, si sarebbero potuti garantire con questi incentivi statali.Ipotizzando un costo lordo annuale di 40.000 € per ogni posto di lavoro si sarebbero potuti garantire 1163 occupati nel 2013 , 1610 occupati nel 2014 e 2021 occupati nel 2015. Altro che qualche decina di occupati all’Enel!!
Mentre l’Amiata si dibatte in una crisi occupazionale drammatica, i nostri amministratori si baloccano con la piscina geotermica gentilmente promessa dall’Enel e la piccola riduzione del prezzo dell’energia a qualche azienda, il tutto però a carico delle bollette elettriche pagate da tutte le famiglie italiane: il costo degli incentivi rappresenta circa 24% delle tariffe elettriche. Per le famiglie dell’Amiata oltre al danno economico vi è la beffa delle emissioni di Ammoniaca, Mercurio, Acido Solfidrico, Arsenico, Boro, Metano, Radon, ecc. che devono sorbirsi quotidianamente dalle torri di raffreddamento delle centrali amiatine.
Circolo PRC “Raniero Amarugi” di S.Fiora /Amiata
Santa Fiora, 1 marzo 2016

Rifugiati, Ferrero: «Governo finanzi subito corridoi umanitari. 1 marzo in piazza per i diritti dei migranti»
Pubblicato il 29 feb 2016
di Paolo Ferrero -

Oggi sono arrivate in Italia dalla Siria decine di persone attraverso un corridoio umanitario realizzato anche grazie alla cooperazione delle comunità valdesi. Questo progetto pilota dimostra che i corridoi umanitari per le persone che fuggono dalla guerra sono possibili e che le chiese e le associazioni riescono là dove falliscono i governi. Vergognoso che nelle stesse ore lo “spettacolo” di Calais e al confine macedone ci consegna un’Europa canaglia che non fa altro che stendere filo spinato e prendersela con i profughi, completando l’azione dell’ISIS. I soldi per fare corridoi umanitari per i profughi ci sono: basterebbe ritirare i militari dall’Afghanistan e smetterla di progettare guerre su tutto il bacino del Mediterraneo. Cosa aspetta il governo Renzi a dar vita ad i corridoi umanitari? Domani, 1 marzo ,in tutta Italia ci saranno mobilitazioni perla giornata internazionale per i diritti dei migranti: Rifondazione aderisce e invita a partecipare, contro questa barbarie non possiamo tacere.

Pubblicato il 28 feb 2016
di Elena Sirianni

Rivolto alle forze progressiste europee: «Contro i muri della vergogna e dell’intolleranza innalziamo il muro dell’umanesimo e della solidarietà»

I nostri Tg lo accennano appena ma in Grecia è emergenza umanitaria. Austria, Macedonia, Slovenia, Serbia, Croazia hanno chiuso le frontiere. Il flusso dei profughi in arrivo dalla Turchia nelle isole greche che finora defluiva dalla Grecia verso i paesi del centro Europa, ora non ha più uno sbocco. Migliaia e migliaia di profughi restano bloccati nelle isole, altre migliaia sono accampati al Pireo e nelle piazze di Atene, altre migliaia ancora stanno risalendo a piedi l’autostrada in direzione nord nella speranza di riuscire comunque a trovare un varco per passare la frontiera, 5.500 sono bloccati ad Idomeni, zona di confine con la Macedonia.Sono uomini, donne, bambini, tanti bambini. Ci sono anziani, donne incinte, invalidi in carrozzella ο trasportati a spalla dai più giovani. La Grecia fa quello che può, ma non è attrezzata per accogliere ed assistere questa enorme marea umana.
Le strutture di accoglienze sono strapiene ed inoltre molti profughi si rifiutano di ricorrervi per non essere registrati e costretti poi a restare in Grecia in base a quanto prevede il trattato di Dublino. Per questo preferiscono proseguire la loro marcia a piedi oppure accamparsi all’aperto. Tutto il paese si sta mobilitando per dare una mano, sindaci, forze dell’ordine, strutture sanitarie, organizzazioni umanitarie, gente comune. I rifugiati hanno bisogno di tutto, nella disperata fuga molti hanno perso o consumato scarpe, vestiti, soldi. Molti si sono ammalati, specialmente anziani e bambini.
I medici che li visitano riferiscono, oltre a stati influenzali e malattie da raffreddamento, anche infezioni alla pelle e problemi agli arti inferiori dovuti alle decine di chilometri percorsi a piedi.
I Greci, dice il primo ministro Alexis Tsipras, stanno salvando la dignità dell’Europa. Il loro slancio generoso ha una valenza ancora più grande se si considera che la Grecia è un paese impoverito e piagato da una profonda crisi economica e quello che offre ai rifugiati proviene dalle sue “privazioni”. Sul web sono stati segnalati però anche alcuni isolati casi di speculazione a danno dei profughi . L’associazione “Iniziativa Antirazzista di Larisas” denuncia che un posto di ristoro nella zona di Tebe e’ arrivato a vendere le bottigliette d’acqua da mezzo litro a 2 euro (in Grecia per legge non possono essere vendute a più di 50 centesimi) e a chiedere 8 euro per l’uso del bagno. Luben TV riferisce che il consigliere regionale della Tessaglia del Partito Ecologista, Nikos Poutsakas, è stato addirittura aggredito dai proprietari del suddetto negozio mentre insieme ad un gruppo di volontari distribuiva acqua e cibo ai profughi. Comunque si tratta di qualche caso isolato, perchè sia le autorità sia i volontari si stanno facendo in quattro per non far mancare ai profughi i beni di prima necessità.
Il notiziario serale dell’ERT ha lanciato ieri l’allarme: l’emergenza umanitaria è gravissima e rischia di diventare incontrollabile se non vengono prese misure immediate dalla Commissione Europea. A Berlino si teme che nei prossimi giorni in Grecia, insieme alla crisi umanitaria, scoppi anche un’emergenza sicurezza.
Il flusso dei profughi dalla Turchia verso la Grecia non si è mai fermato, neanche durante i mesi invernali e le brutte condizioni climatiche. La situazione è però precipitata ed è divenuta emergenza umanitaria da due giorni, dopo la decisione unilaterale dell’Austria e dei paesi balcanici occidentali di chiudere le frontiere. Su iniziativa dell’Austria è stato inoltre convocato un vertice balcanico (a cui sono stati invitati anche paesi extracomunitari) con esclusione della Grecia, colpevole di non controllare adeguatamente le sue frontiere. Dopo le proteste della Grecia e la sua decisione di ritirare l’ambasciatore da Vienna, la ministra degli Esteri austriaca, Johanna Mikl-Leitner (del Partito popolare), ha chiesto di andare ad Atene per spiegare la posizione austriaca in materia di migranti. Richiesta respinta dal governo greco che ha risposto che non ci sarà nessun incontro fra i due paesi finché l’Austria continuerà a prendere misure unilaterali.
La mossa della ministra degli Esteri austriaca ha colto di sorpresa lo stesso presidente dell’Austria, il socialdemocratico Heinz Fischer, che in passato è più volte intervenuto in sostegno della Grecia e per il taglio del suo debito pubblico. Fischer ha dichiarato in televisione di non essere stato informato che dal vertice balcanico era stata esclusa la Grecia. Forse anche questo è da leggere come una conferma di quanto ha affermato ieri Tsipras, che sulle politiche immigratorie (ma anche su altri temi) in Europa ormai c’è uno scontro politico più che fra nazioni.
Per la prima volta sul problema dei rifugiati in Europa è intervenuto anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che ha sollecitato l’Austria e i paesi balcanici ad aprire le frontiere e ad agire con responsabilità e solidarietà, sottolineando che stanno contravvenendo alla convenzione internazionale per i rifugiati del 1951.
Da parte della Commissione Europea è intervenuto invece il commissario per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos che ha detto che “restano solo dieci giorni” per evitare che il sistema Schengen “collassi”.
Il governo greco intanto cerca di rompere l’isolamento in cui di fatto si è trovato il paese dopo la chiusura delle frontiere. Direttamente dal parlamento europeo ieri è giunto ad Atene il capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) al Parlamento Europeo Gianni Pittella che si è recato a visitare il centro di accoglienza di Schistò, alle porte di Atene. Nella conferenza stampa congiunta con il primo ministro Alexis Tsipras, ha espresso solidarietà alla Grecia, riconoscendo gli sforzi enormi che sta facendo e l’impossibilità che possa da sola gestire questa crisi umanitaria. « Ci fa piacere che Polonia , Slovacchia, Ungheria, Cechia facciano parte dell’Unione Europea, ma non è possibile che le regole debbano essere rispettate solo da alcuni membri di questa famiglia. Altrimenti non c’è nessuna famiglia » ha detto Pittella.
Nella stessa conferenza stampa Tsipras ha detto che ci troviamo di fronte al più grande flusso migratorio dopo la fine della seconda guerra mondiale e non è pensabile che il problema riguardi solo i paesi che accolgono i rifugiati. La Grecia ha fatto e farà la sua parte e rispetterà gli impegni presi ma non accetterà le critiche di paesi che finora non hanno accolto un solo rifugiato. Al prossimo incontro di vertice dei paesi UE, previsto per il 7 marzo, la Grecia pretenderà che le responsabilità siano suddivise fra i paesi membri in maniera equa e proporzionale.
Ma anche la Turchia, paese da dove si imbarcano i profughi, dovrà fare la sua parte per intercettare e bloccare la rete dei trafficanti che alimenta i flussi verso la Grecia.
«I profughi vedono un’Europa in preda a una crisi di nervi che chiude le frontiere, una retorica intollerante dalle forze di estrema destra. Per questo è necessario che le forze progressiste europee innalzino il loro muro di fronte ai muri della vergogna che vengono innalzati dalle forze influenzate dalla retorica di estrema destra. Il motivo per cui la retorica estremista di destra trova terreno fertile sono le politiche di austerità adottate negli ultimi anni in Europa che hanno generato povertà ed emarginazione. Oggi più che mai è necessario che l’Europa cambi rotta e perchè questo avvenga bisogna che cambino i rapporti di forza politica. Non è uno scontro fra nazioni, ma uno scontro politico fra le idee, fra forze progressiste e forze della conservazione, fra destra e sinistra…Syriza e le altre forze progressiste europee di ogni provenienza devono iniziare un dialogo politico sulla necessità che l’Europa ritrovi i principi e i valori su cui è stata fondata. E’ necessario che rifondiamo l’Europa sulla base dei principi dell’umanesimo, della democrazia, della solidarietà, della giustizia e della coesione sociale. E naturalmente sulla base della parità fra i paesi membri dell’Unione Europea. Credo profondamente che non può esistere una Europa unita senza il rispetto assoluto delle regole comuni, delle responsabilità comuni e degli impegni comuni. La solidarietà in Europa non può finire perchè iniziano i sondaggi e le consultazioni elettorali. Non può essere un discorso retorico che interrompiamo in prossimità di un importante test elettorale. Le forze progressiste e democrariche hanno solo da perdere nell’adottare le retorica dell’estrema destra nel tentativo di impedire l’avanzata dell’estrema destra. Quando adotti l’agenda della estrema destra gli fai il più grande regalo. Credo che le forze progressiste europee possono ritrovare un passo comune, un terreno comune per un obiettivo comune. Come ho detto prima, dobbiamo ergere muri contro le forze che innalzano muri e dividono l’Europa »
Tsipras ha sottolineato che le iniziative unilaterali e le violazioni del diritto europeo corrodono le fondamenta e le procedure di unificazione.
Ha detto che in questo momento l’Europa deve affrontare contemporaneamnte tre crisi, quella economica, quella dei rifugiati e quella sulla sicurezza. Negli anni passati, quando la crisi da affrontare era solo economica, non si è dimostrata all’altezza. Come spera di riuscire oggi a dare soluzioni se non unendo le forze? «Non andremo avanti se ogni stato membro viene abbandonato a sè stesso. L’Europa avrà futuro solo se si suddividono in modo equo e proporzionale i pesi e le responsabilità nei momenti buoni ma anche in quelli difficili. Quello di oggi è un momento difficile. O lo superiamo tutti insieme o falliamo tutti insieme».

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Pubblichiamo la dichiarazione finale della tre giorni di Madrid.
Al meeting di Madrid hanno partecipato le compagne Eleonora Forenza e Roberta Fantozzi della segreteria nazionale PRC-SE

Fin dall’inizio della crisi economica mondiale un nuovo movimento si è sviluppato in tutto il mondo.
Si tratta di un movimento per una democrazia reale, per la partecipazione e per il diritto delle persone di decidere di loro stesse, e perché i loro bisogni e la loro sovranità siano rispettati e possano incidere sulle decisioni politiche. Un movimento che si scontra con un sistema che favorisce una minoranza di privilegiati sulle spalle delle maggioranza. Un movimento che cerca di porre i diritti umani, civili, politici, economici, sociali, culturali e democratici nel cuore del progetto europeo, come elementi intrinsechi della democrazia.
Fin dal 2011, le piazze, le strade, i luoghi di lavoro di tutta Europa si sono trasformati nella culla di lotte democratiche per i diritti, lotte che hanno scosso il panorama politico e sociale e che continuano a farne parte.
Questi movimenti europei si sono scontrati frontalmente con l’insieme delle istituzioni e delle scelte politiche che costituiscono oggi l’Unione europea. La natura profondamente antidemocratica di queste istituzioni riflette la loro origine e il loro attuale obiettivo: servire gli interessi del settore industriale e finanziario e le diverse élite, diventate vere e proprie oligarchie.
Le istituzioni operano in modo oscuro e non trasparente, lontano dallo sguardo dei cittadini europei. Sono al servizio delle corporazioni e delle imprese finanziarie che dispiegano eserciti di lobbisti. Negoziano nuovi trattati a nome dei popoli dell’Europa, ma contro gli interessi di questi.
Vogliamo trasparenza e che sia fatta luce sulle modalità con cui si si prendono decisioni che riguardano la nostra vita.
Ci opponiamo alla affermazione irreale e irrazionale secondo cui l’Europa può pagare i suoi debiti pubblici e privati. Esigiamo audit civici sui debiti pubblici e riaffermiamo il diritto sovrano del popolo ad esaminare questi debiti e a rifiutarsi di pagare i debiti illegittimi e illegali.
La classe dirigente europea, le istituzioni di Bruxelles e Francoforte predicano l’austerità per la maggioranza mentre spendono miliardi per pochi.Non è solo la “austerità”: in Europa c’è una guerra, una lotta di classe, con il saccheggio dei diritti di cittadinanza e dei beni comuni che praticano le élite di governo, decise a consegnare i redditi e le ricchezze della maggioranza della società e gli stati stessi ai ricchi.
Il loro modello è quello della disoccupazione di massa e della precarietà, della povertà, dell’aumento delle diseguaglianze, facendo contrapporre i lavoratori tra di loro, perpetuando la violenza contro le donne, strangolando l’ambiente e distruggendo il tessuto sociale. E’ un modello contro il benessere e la giustizia sociale.
La cosiddetta “Europa senza frontiere” sta erigendo muri e reticolati elettrificati dappertutto. Da Evros e Lesbo a Lampedusa, da Presevo a Calais. Esigiamo che lascino entrare i rifugiati e le rifugiate! Quando le gente fugge per salvare la propria vita, l’Europa deve semplicemente aprire le braccia, rifiutando con fermezza la xenofobia e il razzismo. La questione dei rifugiati è una questione umanitaria, rifiutiamo la militarizzazione, diciamo no alla NATO.
L’Europa deve ridurre drasticamente le spese per gli armamenti e per la difesa, che si sono dimostrati intimamente legati alla corruzione e all’indebitamento illegale, e deve aumentare le spese pubbliche per la sanità, la scuola, la sicurezza sociale, la giustizia e la cultura.
Il degrado delle condizioni di vita delle persone è anch’esso strettamente legato alla distruzione della natura e alla guerra per le risorse in tutto il mondo. Non possiamo non affrontare la crisi ecologica e energetica se vogliamo la giustizia sociale per tutti.
Di fronte all’attuale situazione europea, facciamo appello alla disobbedienza civile alle istituzioni europee, alle loro regole tossiche, alla loro politica, ai trattati e a tutti i loro diktat antidemocratici, alle mistificazioni delle élite governative.
Abbiamo bisogno di nuovi processi costituenti e del diritto all’autodeterminazione attraverso referendum vincolanti.
E affermiamo di dover disobbedire ai diktat antidemocratici anche quando si è al governo, come obbligo democratico minimale verso i popoli.
La Conferenza di Madrid ha costituito un passo avanti verso la unione dei differenti movimenti e nell’elaborazione di proposte di lotta per la democrazia in Europa. Invitiamo a leggere, diffondere e dibattere sulle conclusioni raggiunte sui differenti assi di discussione e a riprenderli nelle altre conferenze che si organizzeranno in giro per l’Europa.
I popoli europei sanno come ribellarsi alla tirannia. Nel corso della storia l’abbiamo fatto in molteplici occasioni per conquistare la democrazia, dare corpo alla uguaglianza, difendere le nostre vite, i diritti e la dignità.
La Conferenza Plan B di Madrid fa appello ad organizzare una Giornata europea di azione per il 28 maggio.
25 Febbraio 2016

Il voto del parlamento europeo che consente di alzare di oltre il doppio i limiti previsti per le emissioni di ossidi di azoto (NOx), è un regalo all'industria dell'auto. Che le emissioni dei veicoli diesel fossero ben diverse da quelle dichiarate lo si sa da tempo, ma il caso Volkswagen ha reso la farsa visibile a livello mondiale. Ma ora siamo passati dalla farsa all'autorizzazione legale di inquinare.
Invece di introdurre regole più severe e restrittive la maggioranza degli europarlamentari ha fatto il gioco dell’industria dell’automobile, con buona pace della salute dei cittadini che dovranno subire livelli di inquinamento dei centri urbani sempre più alti e pericolosi. Anche molti europarlamentari italiani hanno deciso di innalzare le quantità di PM10 e NOx da far inalare ai cittadini.
Un vero e proprio regalo alle case automobilistiche, che a partire dalla Volkswagen erano sotto procedura di infrazione per aver imbrogliato sul livello delle emissioni. Davvero un voto che non fa onore a quel Parlamento a pochi mesi dalla conferenza sul clima: tanta ipocrisia verso i popoli europei, tanta concretezza nella salvaguardia degli interessi del mercato.
E la decisione è ancora più grave se riflettiamo sulle attività antinquinamento messe a punto dai Comuni. Il sistema di limitazione del traffico, infatti, si basa sul sistema di classificazione europeo degli autoveicoli fissato nel regolamento del 2007 che a questo punto non ha nessun valore, mentre i Comuni stessi vengono sanzionati dall’Europa per gli sforamenti circa l’inquinamento dell’aria. Insomma, un capolavoro.
DBA

Si terrà il prossimo 15 aprile l'asta per la vendita di Floramiata dichiarata fallita, sono queste le novità emerse dal punto di vista procedurale. Ma è la situazione dei lavoratori che sta particolarmente a cuore. Con il 31 marzo scade la cassa in deroga ai lavoratori rimasti fuori dal ciclo produttivo. Per quella data la risoluzione ai problemi societari di Floramiata non potrà esserci, occorre pensare a come sostenere i lavoratori, e i lavoratori stagionali molti dei quali monoreddito. Il Job act di Renzi è disastroso,oltre a ridurre gli ammortizzatori sociali, accorcia la cassa in deroga a soli tre mesi, penalizzante per i lavoratori che dopo tale periodo diventerebbero disoccupati. Proprio per la mancanza di ammortizzatori sociali e di imprenditori disposti ad investire, il governo non si rende conto che alla fine del 2016 avremo un'Italia di disoccupati senza reddito. Su Floramiata, la Regione si è impegnata a verificare la possibilità di far ricorso a contratti di solidarietà di tipo B, ma ha anche ventilato l'ipotesi di un part time verticale tra gli oltre 130 lavoratori, così da dividere i sacrifici in attesa di un esito positivo della procedura di vendita. La situazione di Floramiata ha anche dell'incredibile: un'azienda privata che ha mantenuto vantaggi che farebbero l'invidia di qualsiasi imprenditore e invece si trova nella realtà che sappiamo. Da 11 anni di proprietà della famiglia Montanari, Floramiata ha goduto da sempre di importanti sgravi fiscali, ha il grande vantaggio di utilizzare la geotermia per il riscaldamento degli impianti per la floricultura , usufruendo di un notevole sconto sul costo calore. Tali vantaggi non hanno impedito alla gestione attuale (privata) di accumulare negli anni un debito ragguardevole di circa 20 milioni di euro, così come non ha mai impedito un uso della cassa integrazione esagerato per i dipendenti a tempo indeterminato; discorso che non vale per gli avventizi, i quali, circa ottanta, furono in pratica messi alla porta nel 2012. Ma centrare la colpa su un unico soggetto è limitativo: la storia di questa azienda inizia negli seconda parte degli anni '70 dalla chiusura delle miniere di mercurio gestite dall'Egam (un ente pubblico minerario), con la conseguente perdita del lavoro per 1100 lavoratori. Il progetto Floramiata nasce nel 1982 sponsorizzato Eni, nasce sul modello della grande impresa a partecipazione statale, negli anni novanta Eni cede l'attività ad un gruppo privato ma sempre affiancato da soci pubblici minori, e da ultimo il ciclo si chiude con la gestione Montanari. La storia è lunga come si può vedere: Floramiata ha in pratica compiuto tutta quella parabola industriale italiana che va dal dopo crisi petrolifera iniziata nel 1973 fino ai giorni nostri, con il fallimento e l'asta del 15 aprile prossimo. Questa parabola ci deve far riflettere, Floramiata è la sintesi locale del ciclo politico industriale italiano: la crisi petrolifera anni '70, porta profonde ristrutturazioni del sistema produttivo, con chiusure e licenziamenti; l'intervento pubblico degli anni 70 e 80 mitiga le conseguenze del la ristrutturazione di molte imprese in Italia in crisi, addirittura facendo pensare all'Italia come ad un paese dominato da un "capitalismo di Stato" (da sottolineare, comunque, che dalla crisi petrolifera del 73 non ci siamo più ripresi, e la crisi iniziata nel 2007 è un effetto più amplificato delle precedenti crisi, degli anni '80 e '90, avviate anch'esse dall'originaria, appunto la crisi petrolifera del '73). La risposta che il capitalismo di allora, pubblico e privato, diede per affrontare e uscire da quella crisi è la stessa che si è prolungata fino ai giorni nostri, che continua negli anni a ripetersi. La risposta del capitale e del padronato, che come logica del profitto vuole si rivolge e si ripercuote sulle grandi masse lavoratrici attraverso il ricatto del lavoro che manca, è andata a delinearsi sempre meglio dalla fine anni 80 inizio degli anni 90, attraverso privatizzazioni, svendita di beni pubblici, taglio di posti di lavoro, di fabbriche, di tagli sempre più ampi ai salari, fino alla precarizzazione totale: questo accanimento terapeutico serve solo a mantenere il saggio di profitto all'interno di un modello economico sempre più impazzito e accelerato che non fa altro che ripetersi fino all'implosione. In pratica, la crisi petrolifera degli anni '70 inverte la crescita sociale e dei diritti sociali, dal dopoguerra in poi sempre in salita per le classi meno abbienti. Se esiste un minimo comune denominatore che collega i vari passaggi di Floramiata e la cultura industriale pubblica o privata, locale e nazionale che sia: è la mal gestione.
ALDO DI BENEDETTO

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