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13.01.2018

 

RILANCIAMO LA DENUNCIA CHE VIENE DA GENOVA!


Ieri notte un gruppo di compagni sono stati aggrediti, durante un attacchinaggio, da una trentina di neofascisti, probabilmente riconducibili a Casapound.
La foto parla chiaro, una coltellata.
A queste forze si da visibilità sui media nazionali, su questi fascisti del terzo millennio è necessario fare chiarezza e lavorare per costruire un'alternativa forte e convinta!

 

da Il Secolo XI

 

Genova - Un gruppo di antifascisti riferisce di aver subito, la scorsa notte intorno alle 23, un’aggressione da parte di una trentina di militanti di Casapound. Il gruppo di antifascisti stava attaccando manifesti per le elezioni che da due giorni è impegnato a raccogliere firme nella sede di via Montevideo in vista delle elezioni.

 

La denuncia è arrivata dagli antifascisti in un comunicato stampa con una foto che mostra una ferita sulla schiena di un militante. Secondo quanto appreso mentre gli antifascisti attaccavano i manifesti i militanti di Casapound sarebbero usciti dalla sede urlando e correndo verso gli `avversari´ politici e lanciando loro bottiglie di vetro: «Brandivano bottiglie, cinture e coltelli - si legge nella nota sulla pagina Genova antifascista - nel breve scontro un compagno è stato circondato e colpito due volte: il coltello ha causato una ferita alla schiena».

Sull’episodio indaga la Digos, che al momento non conferma l’episodio, ma analizza le telecamere dell’area.

12.01.2018

 

Stamattina ad Agorà un'ottima, come sempre, Francesca Fornario! Giornalista sempre in prima linea per un'informazione vera, completa, senza padrini di sorta. Nemmeno due anni fa RadioRai le chiese di fermare "la satira" su Renzi, di fatto operando una censura indecente...
In 2 minuti ha spiegato alle telecamere cos'è Potere al Popolo, perchè non c'è da fidarsi di chi, fino a qualche giorno fa era nel PD e ha votato i provvedimenti che hanno portato il paese ad avere 10 milioni di persone in condizione di povertà relativa! 


" Sono contenta perchè io che sono un'elettrice di sinistra e ho sempre votato, sarei stata altrimenti in grande difficoltà e non avrei potuto votare..."


Una novità in una televisione spesso e volentieri blindata per i soliti noti, facciamola vedere a tutti!

 

Stamattina ad Agorà un'ottima, come sempre,... - Potere al Popolo

Maurizio Pagliassotti

da Il Manifesto

 

Licenziati. Il gruppo degli elettrodomestici conferma i pesanti tagli a Riva di Chieri, in Piemonte. A nulla sono valsi gli appelli e le manifestazioni

 

Arriva da Chieri, in provincia di Torino, la rappresentazione plastica e insieme tragica dell’involuzione qualitativa, e quantitativa, del lavoro in Italia. La Embraco, gigantesca fabbrica che produce da decenni componenti meccaniche per frigoriferi e lavastoviglie, ha annunciato 497 esuberi.

La decisione è stata presa negli Stati Uniti, la Embraco fa parte del gruppo Whirlpool: con un nota la multinazionale ha avvertito nei giorni scorsi la Securities and Exchange Commission (Commissione per i Titoli e gli Scambi) ovvero l’ente federale preposto alla vigilanza della borsa valori, analogo all’italiana Consob. I dirigenti Usa hanno avallato la decisione riguardante la controllata azienda italiana specializzata nella produzione di compressori il 4 gennaio scorso.

 

L’AZIENDA HA SPIEGATO che la produzione e l’assemblaggio di compressori verranno concentrate in altri centri produttivi di Embraco. La produzione italiana verrà probabilmente spostata in Slovacchia o in Brasile. Nell’ultimo anno Whirlpool ha perso l’8,4% contro un rialzo del 21% dello Standard and Poor’s 500, l’indice borsistico di New York.

 

Scattano quindi da domani settantacinque giorni durante i quali la proprietà dovrà contrattare con i sindacati una via d’uscita più equilibrata. Questo sul piano teorico, perché l’azienda ha espresso la sua volontà di cessare la produzione. Rimarrà solamente una qualche rappresentanza del settore marketing.

 

NON HA FATTO PARTICOLARE impressione la suggestione, che in linea teorica doveva essere minacciosa, del vescovo di Torino Cesare Nosiglia, che solo ieri ha sostenuto di voler coinvolgere nella vertenza papa Francesco. E men che meno hanno avuto effetto gli inviti alla moderazione di tutte le istituzioni locali.

 

 

L’assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero, ha espresso «enorme sconcerto per l’annuncio da parte di Embraco del licenziamento collettivo di 497 lavoratori nello stabilimento di Riva di Chieri, che equivale, nei fatti, a dismettere del tutto l’attività produttiva». Si tratta, secondo l’assessora, di una «decisione inaccettabile, così come inaccettabile è il modo in cui è stata condotta l’intera trattativa, lasciando per mesi i dipendenti e le loro famiglie nella totale incertezza, senza interloquire in modo positivo con le istituzioni».

 

«LO SCENARIO CHE CI VIENE presentato – commenta Federico Bellono, segretario generale della Fiom di Torino – è di gran lunga il peggiore tra quelli che si potevano prefigurare: dalla riduzione dei volumi annunciata nelle scorse settimane si passa al loro azzeramento, e quindi alla chiusura dell’attività produttiva». «La totale assenza di responsabilità sociale da parte della Embraco – prosegue Bellono – è inaccettabile per le istituzioni, oltre che per i lavoratori. Andremo a manifestare sotto la sede di Whirlpool Italia».

 

Bellono commenta il licenziamento collettivo Embraco mettendolo in relazione con i recenti dati sul lavoro che vasto entusiasmo governativo hanno creato: «L’involuzione qualitativa del lavoro è evidente. Ma si deve anche sottolineare che è l’intero monte ore nazionale che diminuisce. Non è quindi un problema di qualità, ma anche di quantità».

 

DARIO BASSO, SEGRETARIO generale della Uilm di Torino aggiunge: «L’Embraco continua sulla linea intransigente. È urgente aprire un tavolo di trattativa e servirà un incontro al ministero dello Sviluppo».

 

Ma il tavolo nascerebbe senza basi solide perché l’idea della proprietà non ha mezze misure, e per far sopravvivere la fabbrica è necessaria la produzione di oltre un milione di pezzi all’anno: condizione che l’azienda esclude. Ed è ancor meno probabile che si possa andare verso una riconversione produttiva, mentre soluzioni di ricollocazione in altre attività potrebbero interessare solo poche persone.

 

LA PROPRIETÀ IN QUESTI mesi di non trattativa ha manifestato scarso interesse per ogni forma di mediazione: ora che la comunicazione ufficiale è stata fatta agli azionisti, e alla Sec statunitense, non si torna indietro.

 

L’azienda ha confermato l’intenzione di avviare la procedura sindacale riguardante la cessazione della produzione dicendosi «pienamente consapevole delle sue responsabilità nei confronti dei propri dipendenti». Infine, sottolinea Embraco, «si lavorerà in stretta collaborazione con i rappresentanti sindacali, le autorità pubbliche e i funzionari locali per cercare soluzioni perseguibili e su misura per il personale coinvolto».

 

CON UN NOTA AMARA e bizzarra, il gruppo degli elettrodomestici ha comunque rassicurato i suoi clienti:  «L’Italia rimane un Paese importante per Embraco che manterrà qui una presenza con un ufficio commerciale al fine di continuare ad assistere la propria clientela».

10 gen 2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

«Se vince la destra non sarà abolita la legge Fornero. Lo dice Berlusconi smentendo Salvini.

 

Se il primo si muove con lo stile dell’imbroglione, il secondo sta facendo la figura del buffone – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – . Berlusconi si diverte a far fare la figura del ciarlatano anche a Renzi annunciando che abolirà jobs act e dichiarando che produce solo contratti precari. Ovviamente il cavaliere, nemico storico dell’articolo18, non combatterà la precarietà che è il prodotto anche della legge 30 e di altri provvedimenti berlusconiani.

 

Ma certo può divertirsi a far notare che l’allievo Renzi ha superato il maestro Silvio.

 

Vale stessa cosa per legge Fornero che il centrodestra ha votato. Escono con le ossa rotta i due giovani ambiziosi che passano per quelli che sono. Salvini nel 2013 attaccava il condannato Berlusconi, ora si fa le foto di gruppo col condannato che rimane tale. Solo la nostra lista “Potere al popolo” si batte senza se e senza ma per l’abolizione di legge Fornero e Jobs Act. E’ la lista di quelli che quando si approvavano quelle porcherie sono scesi in piazza».

 

09.01.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

 

«In un anno, gli occupati a termine aumentano del 18,3% ma  ’permanenti’ solo lo 0,3%. Su 497 mila dipendenti in più 450 mila, cioè il 91%, è a termine e a breve. Inoltre il tasso di occupazione è al di sotto del livello pre crisi.
Ci vuole la faccia tosta di Renzi e Gentiloni per vantarsene.

Il balzo è di contratti che durano poche ore o giorni. Se lavori un’ora, sei considerato occupato e Gentiloni diffonde la fake news che ci sono più occupati di 40 anni fa.

Chiunque viva in questo Paese purtroppo conosce la situazione drammatica e reale, con milioni di persone, soprattutto giovani, che non hanno alcuna prospettiva, ne’ lavoro ne’ reddito minimo garantito.

Senza contare che il tasso di disoccupazione è il doppio, dal 6% del 2007 all’11% di oggi».

 

 

8.01.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

 

«E’ una vergogna che Salvini chieda l’abolizione della legge Fornero mentre la sedicente lista di “sinistra” di Grasso non inserisce il punto nel programma. Tantomeno lo fa il PD. D’altronde è stato il PD di Bersani insieme a Berlusconi ad approvare la legge Fornero durante il governo Monti. Si tratta di uno spettacolo indecoroso, con le forze che si dicono di sinistra che sono sul piano programmatico più a destra dei vari Salvini, Berlusconi e Meloni.

 

Renzi e Grasso sono i veri sponsor della propaganda leghista con le loro politiche antipopolari. Non sarà il revival del vecchio centrosinistra di Bersani e D’Alema a restituire fiducia ai ceti popolari di questo paese.

 

Noi di Rifondazione Comunista, che parteciperemo alle elezioni con la lista “Potere al popolo”, siamo da sempre contro questa riforma che ha letteralmente massacrato i lavoratori e tolto il futuro ai giovani.

 

Uno dei motivi per cui non abbiamo voluto entrare nella lista dalemiana è proprio la mancata volontà di mettere in discussione legge Fornero e altre porcherie. Per una vera sinistra l’abolizione della legge Fornero è priorità assoluta!».

17 GENNAIO ORE 12 CONFERENZA STAMPA A ROMA!

 

La legge elettorale attuale, il Rosatellum, ci obbliga a indicare un “capo politico” per partecipare alle elezioni del prossimo 4 marzo.

Potere al Popolo non ha capi o leader, per noi fare politica è dare voce e forza a una collettività, alle resistenze, ai bisogni che attraversano il paese.
E allora, il nostro “capo politico” non può che essere un portavoce delle migliaia di storie del nostro popolo, una di noi, che condivide le nostre condizioni di vita, speranze, progetti.


GUARDATE IL VIDEO, A BREVE TUTTE LE INFORMAZIONI PER PARTECIPARE ALLA PRESENTAZIONE DEL 17 A ROMA!

 

https://poterealpopolo.org/chi-e-il-capo-politico-di-potere-al-popolo/

05.01.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

«La Rai non va privatizzata e il dibattito sul pagamento del canone è strumentale, puramente populista, l’ennesima boutade da campagna elettorale – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – . I problemi della Rai sono altri: bisognerebbe invece che la tv di Stato tornasse a fare buona informazione e a svolgere il suo ruolo di servizio pubblico, considerato che, purtroppo, a parte pochissime eccezioni ed esempi virtuosi, ha abdicato da tempo a compiere questa funzione. Con buona pace di tutti i partiti che si sono succeduti al governo…

Difendiamo la funzione del servizio pubblico, nonostante l’ostracismo che continuiamo a subire da parte della stessa Rai. Il problema non è il carattere pubblico ma gli eccessivi condizionamenti da parte del Palazzo».

 5 gen 2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

«Se sei della casta non devi raccogliere le firme. Tutti quelli che stanno nel Palazzo – ha dichiarato Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – si tengono stretto il privilegio di non dover raccogliere le firme per presentare la lista.

 

Operazione assai complicata e difficoltosa per liste che non possano avvalersi di un esercito di consiglieri comunali per le autenticazioni, soprattutto nei mesi invernali come in questo caso.

 

Ora anche la Bonino può evitarsi la fatica attraverso l’accordo con i democristiani di Tabacci  e un’operazione un tantino trasformista.

 

In Italia soltanto chi è fuori del Palazzo deve raccogliere le firme come faremo noi di Rifondazione Comunista per la lista “Potere al popolo”.

 

In questa situazione poi c’è il totale disinteresse per quanto riguarda le regioni dove non è stata prevista nessuna riduzione del numero di firme.

 

E’ paradossale che per presentarsi nelle regioni si debba raccogliere un numero di firme 3-4 volte superiore a quello per il rinnovo del parlamento nazionale.

 

Sulla questione abbiamo anche scritto al Presidente della Repubblica che non ha dato segni di vita».

 

03.01.2018

 

Cara Luciana,

sono Viola, portavoce nazionale di “Potere al popolo!”.

Tu non mi conoscerai, ma io sono cresciuta con i tuoi testi, apprezzando la tua apertura mentale, e ti confesso di essere rimasta delusa dal tuo breve scritto di oggi, per come liquida un’esperienza larga e finalmente entusiasmante come “Potere al popolo!”.

 

“Potere al popolo!” nasce in seguito all’appello di un gruppo di giovani del centro sociale napoletano “Je so’ pazzo”, con l’idea di sfruttare questa tornata elettorale davvero deprimente per far sentire la voce degli esclusi, per rappresentare i non-rappresentati, che in questo paese sono maggioranza. Questo appello ha emozionato al punto che in un solo mese migliaia di persone in tutta Italia hanno deciso di lanciare più di 100 assemblee che hanno rimesso insieme non solo il variegato mosaico della sinistra “partitica”, ma soprattutto associazioni, comitati, centri sociali, singoli senza partito ma con tanta voglia di attivarsi.

 

Questa partecipazione dal basso, che è solo all’inizio e che andrà ben oltre le elezioni, può diventare la culla di una nuova organizzazione delle classi popolari, e non a caso è stato subito riconosciuta da Podemos, da Momentum, da France Insoumise… La nostra strategia è chiara: ricostruire un terreno sociale tramite pratiche di lotta, mutualismo, solidarietà, controllo popolare delle istituzioni; ri-politicizzare ampi settori di masse; riportare una grossa fetta giovanile a parlare di politica, a sentirla come uno strumento, a sentirsi protagonisti del loro futuro, a ricominciare a sognare.

 

La strategia che invece tu ci proponi è di andare insieme a D’Alema, Speranza, Bersani, a coloro che sono fra i responsabili del collasso della sinistra e dell’arretramento delle nostre condizioni di vita, odiati dalle masse. Politici che, persa la lotta di potere dentro al PD, cercano di raccogliere voti per riproporci un nuovo centrosinistra. Non ci pare una grande strategia, ma la riproposizione di qualcosa che la storia ha già sconfitto. Qualcosa di triste e di corto raggio. Dubitiamo fortemente che, come tu scrivi, Lenin, Gramsci e Togliatti sarebbero stati sostenitori di D’Alema e Bersani. Poi magari li abbiamo letti male noi, eh. Di sicuro quello che ti chiediamo non è di condividere il nostro progetto, ma di informare correttamente. Di continuare a essere curiosa, anche solo portando avanti questo confronto, e soprattutto di pensare ai giovani, non soffocando nella culla ogni loro speranza di trasformare davvero questo paese.

 

Grazie e speriamo a presto!

 

Viola Carofalo
Portavoce Nazionale “Potere al Popolo!

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Qui di seguito l’articolo di Luciana Castellina su Il manifesto

 

L’errore di strategia della lista «Potere al popolo»

 

Pasquale Vozza, con il garbo che gli è proprio (ormai raro nel corrente dibattito politico) mi ha rimproverato in una lettera pubblicata ieri sul manifesto per aver osservato in un recente articolo che la proposta di Potere al popolo, sostenuta (direi capeggiata) da Rifondazione Comunista ignora la complessità del pensiero comunista. Con lo schematismo imposto dallo spazio osservo che la mera espressione di bisogni pur sacrosanti, non accompagnata da una qualsivoglia analisi della situazione in cui si opera, e da una strategia che renda quella rivendicazione praticabile, avrebbe incontrato la critica più aspra di tutti i comunisti cui vale la pena di richiamarsi: da Lenin a Gramsci a Togliatti. Per dire una sola cosa: non valutare l’importanza della esplosione del Pd, l’equivoco che ha paralizzato ogni iniziativa di sinistra e anzi discreditato l’idea stessa di sinistra in tutti questi anni, a me pare una seria sciocchezza. Quanto accaduto – che è il risultato anche delle lotte che tutti abbiamo combattuto – a cominciare da quella contro il Jobs act e contro la proposta referendaria di Renzi, non è certo risolutivo, ma apre uno spazio per ridar fiducia a un nuovo inizio. Oltre a costituire un prezioso contributo a costruire nel nuovo pericoloso parlamento un presidio democratico che impedisca non improbabili colpi di mano contro quella Costituzione che tutti abbiamo difeso. Quanto a chi predica l’astensione, spero che Pasquale non sia fra coloro che pensano sarebbe assunta come una critica di sinistra, una proposta alternativa, anziché come l’ennesima espressione della dilagante sfiducia nella possibilità di cambiare le cose.

 

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