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STOP TTIP


"Campagna Stop TTIP"

Il Manifesto

Pubblicato il 20 giu 2017
Giovanni Russo Spena

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Una delle disposizioni più odiose e repressive prevista dal regime fascista, quella delle misure personali preventive, sta, non a caso, in una fase di stretta autoritaria della democrazia, come l’attuale, conoscendo un utilizzo preoccupante e ricorrente contro dissenzienti e attivisti politici ( penso ai NO TAV, ai compagni di Bologna, ai compagni colpiti in occasione dell’anti G7 , all'odioso giudizio di Roma contro Di Vetta e Fagiano e tanti casi di repressione quotidiana ).
Si tratta di provvedimenti odiosi e subdoli, che ledono fortemente le libertà personali. Viene di fatto abrogato il diritto di riunione , di espressione, di manifestazione del pensiero. Viene persino limitata la libertà di movimento, con effetti gravissimi sul vissuto stesso delle persone.
Queste misure hanno un fondamento del tutto incostituzionale che nega lo Stato di diritto , con una concezione emergenziale ( da” stato di eccezione ” )del diritto pubblico alla prevenzione.. Esso subisce una torsione, diventa diritto punitivo verso il sospettato. Non esistono più , di conseguenza, né garanzie sostanziali né garanzie processuali. Sono particolarmente evidenti e gravi profili di incostituzionalità delle norme che prevedono il cosiddetto “avviso orale “. Esso viene dal potere utilizzato come uno stigma di pericolosità sociale permanente che colpisce una persona per tutta la vita. Viene prefigurata , come scrive Cesare Antetomaso , esponente nazionale dei Giuristi Democratici , ” la sorveglianza speciale per fattispecie di pericolosità generica , che contrastano con i principi della riserva di legge , della tassatività , della non colpevolezza e dell’eguaglianza , a seguito della recentissima pubblicazione della sentenza De Tommaso della Corte Europea dei Diritti Umani che condanna l’Italia per mancanza di qualità della legge. ” Il terreno di lotta democratica contro questa misure , che colpiscono molti attivisti sociali ma non sono ancora tema di campagna di massa, va aperto con determinazione e scientificità .
Si tratta , infatti, di misure poliziesche e, a volte, giurisdizionali, che diventano , sempre più spesso, strumenti di controllo del dissenso e del conflitto sociale. Inizieremo l’approfondimento con un convegno che si terrà il 22 giugno a Roma alla Fondazione Basso alle 16,30 , con la presenza di attivisti sociali, sindacali, di giuristi democratici, di eminenti e coerenti docenti garantisti.
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Resp. Area Democrazia e Diritti, PRC S.E.

Roma
17.06.2017
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La Cgil, sfilando per le vie della capitale in due cortei con lavoratrici e lavoratori provenienti da tutto il Paese,in 80 mila, ha chiesto “rispetto per il lavoro e la Costituzione”, attaccati dal Governo con la reintroduzione dei voucher. La Confederazione, infatti, ha raccolto milioni di firme per chiederne l’abolizione, ma, con uno schiaffo alla democrazia, il referendum abrogativo indetto non si è mai tenuto: una legge ha impedito agli italiani di esprimersi e ha fatto rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta. E “quando si violano le regole democratiche del Paese ci preoccupiamo – ha dichiarato dal palco Camusso – perché certi precedenti sono pericolosi”.
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“La politica non ha avuto il coraggio di fare una battaglia a viso aperto, ha usato furbizie”, ma, ha annunciato il segretario generale della Cgil, “la nostra battaglia non finisce qui. Ricorreremo alla Corte, abbiamo già raccolto più di 150mila firme. Con tutto il rispetto – ha sottolineato – faremo presente al Presidente Mattarella che siamo di fronte a un’esplicita violazione della Costituzione”.

Leo Lancari
Da il Manifesto
16.06.2017

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Giovedì nero. Bagarre al Senato per l’avvio dei lavori sulla legge. Ferita la ministra dell’Istruzione Fedeli
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Alle 13,21 vola anche un «Vaffa» all’indirizzo del presidente del Senato Pietro Grasso, solo che questa volta il tradizionale insulto grillino non arriva dai banchi del Movimento 5 stelle bensì da un senatore leghista, Raffaele Volpi, che per questo si becca una sospensione – seppure temporanea – dal destinatario delle sue attenzioni. Nel frattempo parte la carica del Carroccio ai banchi del governo, con il capogruppo Gianmarco Centinaio letteralmente incollato agli scranni più alti tanto che ci vogliono ben sette-commessi-sette per riuscire a schiodarlo. E mentre le camice verdi scatenano la bagarre all’interno dell’aula fuori, per strada, le camice nere di Casapound e Forza Nuova si scontrano con la polizia: braccia tese e cartelli truculenti da una parte, manganelli e idranti dall’altra (62 i militanti di Forza nuova denunciati).

Che l’avvio della discussione sullo Ius soli temperato non sarebbe stata una passeggiata si sapeva. Così come si sapeva che il Carroccio avrebbe dato spettacolo sia con le solite urla che con una valanga di emendamenti al testo: 48.408 proposte di modifica destinate molto probabilmente a essere «cangurate», e quindi cancellate, nel giro di qualche giorno. La giornata però finisce anche con il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli costretta a ricorrere alle cure dell’infermeria dopo una brutta caduta («spinta dai leghisti», accusa il Pd, ma il Carroccio nega) e lo stesso Centinaio che a sua volta deve far ricorso al ghiaccio fornito dalla bouvette per tamponare almeno un po’ il dolore a una mano.

Se non fosse per l’ennesimo insulto al parlamento e perché in ballo ci sono le vite di un milione di ragazzi figli di immigrati, non varrebbe quasi la pena di parlare di quanto accaduto ieri, tanto le sceneggiate razziste dentro e fuori il Senato si assomigliano tutte. Ad accendere il cerino questa volta ci pensa il M5S, altro gruppo che non digerisce la riforma specie dopo l’ordine di scuderia impartito due giorni fa da Grillo. I senatori pentastellati chiedono di votare prima le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto sui vaccini e poi, ma solo poi, lo Ius soli. È un modo per prendere tempo, magari anche facendo mancare il numero legale riuscendo così a impedire che la riforma venga incardinata in aula.

A questo punto però, interviene la senatrice Loredana De Petris. La capogruppo di Sinistra italiana parte al contrattacco e chiede di mettere ai voti l’inversione dell’ordine del giorno: prima l’avvio della discussione sulla cittadinanza e poi i vaccini. Proposta approvata dall’aula con il voto contrario di Lega, centrodestra e M5S (con l’eccezione però della senatrice Paola Taverna che non partecipa alla votazione). L’esito del voto è il gong che dà il via alla bagarre. Insieme alle urla leghiste spuntano cartelli con scritto «No allo Ius soli», «Prima gli italiani», «Stop all’invasione», mentre il presidente Grasso prova senza successo a imporre un po’ di ordine.

Il senatore Salvatore Torrisi, presidente della Commissione Affari costituzionali dove il provvedimento è rimasta ferma per quasi due anni, per un po’ ci prova pure a illustrare la legge ma poi – sommerso dalle urla – ci rinuncia e allega il testo scritto al disegno di legge. E’ a questo punto più o meno che, viste ignorate tutte le sue proteste, il leghista Volpi fa partire il suo «Vaffa» contro Grasso. Che reagisce espellendolo dall’aula. Ma a questo punto a insorgere è il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che spiega a Grasso come il regolamento preveda che in caso di espulsione i lavori dell’aula vengano interrotti. Ora, a Calderoli si può dire tutto tranne che non conosca a perfezione il regolamento, quindi Grasso ci ripensa e, a sorpresa, decide di sospendere la sospensione. Cosa che fa sbottare Calderoli: «Un precedente così manco l’arbitro Moreno», dice il leghista.

Tra urla e spintoni alla fine però la riforma della cittadinanza viene incardinata, riuscendo così a mettere un primo importante paletto al suo iter. Difficile però che si possa arrivare a un voto prima dei ballottaggi, mentre appare ormai scontato che il governo blinderà la legge con il voto di fiducia, forte anche della tenuta della maggioranza. Riuscendo così a mettere finalmente in salvo una riforma attesa da anni.

Bankitalia 15.06.2017 l'indesiderato Nuovo record per il debito pubblico: ad aprile è salito a 2.270,4 miliardi, in aumento di 10,1 miliardi rispetto al mese precedente. L’incremento, spiega il fascicolo “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” pubblicato dalla Banca d’Italia, è dovuto al fabbisogno mensile delle amministrazioni pubbliche (5,5 miliardi) e all'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (per 3,9 miliardi, a 58,5, mentre erano pari a 64,7 miliardi alla fine di aprile 2016) e all'effetto complessivo degli scarti e dei premi all'emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione del tasso di cambio (0,7 miliardi). . Il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 9,6 miliardi, quello delle amministrazioni locali è aumentato di 0,5 miliardi e il debito degli enti di previdenza è rimasto pressoché invariato. . Ad aprile le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 28,9 miliardi (valore invariato rispetto al 2016); nei primi quattro mesi del 2017 esse sono state pari a 120,9 miliardi, in crescita del 2 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2016. . La notizia mette i brividi ma è vera, ed è forse l’ultimo regalo fatto all'Italia dal risanatore Ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan dal 24 febbraio 2014, prima nel Governo Renzi e poi riconfermato in carica nel Governo Gentiloni. . Ai primi di giugno 2017 aveva detto:"Il mio compito in questa data condizione politica è di lasciare il paese con i conti pubblici in sicurezza e offrire al Paese conti sempre più in ordine e spazi di utilizzo di risorse pubbliche per il sostegno alla crescita". Se questi sono i risultati si evidenzia che questo è un ulteriore fallimento della politica renziana con il suo primo ministro Gentiloni il quale ha mantenuto i debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti dei privati ad un livello spaventoso che non ha eguali nel resto d’Europa.

Pubblicato il
11.06.2017
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Care compagne e cari compagni,
come avrete letto anche sul sito del Partito come Rifondazione Comunista ho espresso condivisione e apprezzamento per l’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari per costruire dal basso una lista unitaria della sinistra, una lista del popolo del NO che il 4 dicembre ha sconfitto Renzi nel referendum. Come sottolineano Anna e Tomaso una lista della sinistra che si riconosce nella Costituzione e si batte contro le disuguaglianze crescenti non può che darsi un programma di netta rottura con le politiche neoliberiste di destra portate avanti dal Pd.
L’appello prende atto del fatto che ormai destra e Partito Democratico sono indistinguibili e che c’è da costruire uno spazio politico nuovo riunendo partiti, movimenti, liste unitarie, esperienze territoriali.
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IL PRC da anni propone di aggregare un polo unitario della sinistra autonomo e alternativo rispetto al PD, come abbiamo ribadito nel documento conclusivo del recente Congresso di Spoleto; pertanto abbiamo accolto positivamente questo appello e condividiamo l’invito a ritrovarci il 18 giugno a Roma per una grande assemblea che dia inizio al percorso.
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La nostra impostazione e’ stata ribadita nell’ultimo CPN (documento allegato) ed è’ incompatibile con le posizioni di chi propone alleanze col PD.
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Da anni, infatti, siamo impegnati nelle vertenze locali per il lavoro e la valorizzazione dell’ ambiente, nei comitati e nelle iniziative sociali, nelle lotte per la salute ,la conoscenza e per la difesa dei diritti di inclusione sociale a costruire dal basso ed in maniera partecipata una Sinistra “che pone al centro del suo programma politico –come scrivono Anna e Tomaso – la lotta alle diseguaglianze e il ritorno alla giustizia sociale come priorità delle politiche pubbliche.”
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Abbiamo lavorato a questa prospettiva anche costruendo dal basso nei territori liste della sinistra alternativa e civica nelle elezioni comunali – anche quelle di domenica 11 giugno – creando una rete delle “città in comune” capace di dare respiro nazionale a battaglie locali per i diritti delle cittadine e dei cittadini; anche da queste esperienze è necessario partire per costruire in maniera partecipata una lista per le prossime elezioni politiche che si ponga in radicale alternativa a tutti i poli politici esistenti, a partire dal contrasto, prima e dopo le elezioni, delle scelte di austerità ed antipopolari dei governi a guida PD e valorizzando le esperienze locali costruite intorno ai comitati per il NO al referendum costituzionale, che il 4 dicembre scorso hanno contribuito enormemente a sconfiggere il disegno liberista e renziano di attacco ai diritti costituzionali delle cittadine e dei cittadini.
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Per questi motivi ritengo utile ed importante la massima partecipazione possibile, con le nostre posizioni, delle compagne e dei compagni del PRC-SE all’ assemblea, convocata sull’appello Falcone Montanari, che si terrà a Roma al TEATRO BRANCACCIO (via Merulana 244) il 18 giugno dalle ore 9.30.
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Peraltro questa partecipazione può essere legata alla presenza già prevista a Roma di molte compagne compagni per la manifestazione nazionale indetta dalla CGIL sabato 17 giugno contro l’imbroglio sui voucher ordito dal Pd e dalla maggioranza di governo (vedi anche apposita circolare delle/dei compagne/i della segreteria Fantozzi, Flamini e Locatelli, con tutte le relative indicazioni ed informazioni).
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Per ogni ulteriore indicazione ed informazione potete rivolgerVi al coordinatore della segreteria Stefano Galieni (tel. 347-1777846 stefano.galieni@rifondazione.it) o al compagno Raffaele Tecce, responsabile EELL (raffaele.tecce@rifondazione.it e tel. 334-6603135)
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Ribadendo l’invito alla presenza ed alla mobilitazione sia per la manifestazione del 17 e sia per l’incontro al teatro Brancaccio del 18, Vi invio e più affettuosi saluti
Maurizio Acerbo
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Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea

Pubblicato il 9 giu 2017
COMUNICATO STAMPA

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«La sorprendente rimonta del compagno Jeremy Corbyn – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea - ha smentito le funeste previsioni e le tesi di Tony Blair che si era persino rifiutato di fare dichiarazione di voto a favore del leader di quello che dovrebbe essere il suo partito.
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La tesi blairiana che si vince al centro e con un programma a favore del mondo degli affari si è rivelata essere la scusa infondata per giustificare l’abbandono di valori e programmi socialisti e di sinistra, la conversione al neoliberismo e la partecipazione alle guerre imperiali.

La sonora lezione di Corbyn vale anche per gli imitatori italiani di Blair, cioè l’intero gruppo dirigente del centrosinistra, da D’Alema, Veltroni e Fassino fino a Renzi.
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Le biografie contano: Corbyn conquista la fiducia dei giovani e della classe lavoratrice perché per trentanni e’ stato coerentemente schierato dalla parte giusta.
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Purtroppo nel centrosinistra italiano, dentro e intorno al PD, non c’è nessun Corbyn ma un ceto politico corresponsabile delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro, dei tagli al welfare, del ricorso alla guerra».

Pubblicato il 7 giu 2017
COMUNICATO STAMPA

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«E’ incredibile che il Pd voglia imporre il finto tedesco taroccato rifiutando il voto disgiunto – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – . E’ ancor più grave, illiberale e antidemocratico, il patto che unisce i 4 partiti in un oligopolio che si spartirà milioni di voti di chi non supera lo sbarramento del 5%.
La campagna qualunquistica contro i “partitini” in corso da anni sta giustificando una forzatura illiberale e antidemocratica. Lo sbarramento al 5% in Germania è infatti mitigato dalla garanzia democratica che il candidato che arriva primo nel suo collegio viene eletto anche se appartiene a un partito al di sotto della soglia a livello nazionale. E se una lista arriva prima in 3 collegi entra in parlamento anche se non ha superato lo sbarramento del 5.
PD e M5S sono stati finora complici in questa operazione vergognosa che dovrebbe indignare ogni sincero democratico».

Pubblicato il 6 giu 2017 di Giovanni Russo Spena Resp. Area democrazia, diritti, istituzioni . Sta per essere approvata la nuova legge elettorale. Il risultato finale non è soddisfacente. Ma un punto fermo positivo è che il prossimo Parlamento sia eletto con sistema proporzionale dopo tre Parlamenti eletti con legge maggioritaria incostituzionale. . I fautori del maggioritario, della nefasta “democrazia governante”, delle torsioni decisioniste, dell’ “uomo solo al comando” è ora che facciano un bilancio serio della pessima esperienza maggioritaria. Ma Renzi, Berlusconi, Salvini, Grillo (che ha rivoluzionato la propria impostazione senza battere ciglio, alla faccia della stessa democrazia digitale) non hanno rinunciato a manipolare il risultato finale imponendo un numero vergognoso di parlamentari “fedeli” al Capo, predeterminando, in larga parte, la composizione del Parlamento. . In secondo luogo, il meccanismo per cui, al contrario della legge tedesca, da noi preferita, il voto non è “disgiunto” tra collegio uninominale e lista bloccata breve (da 2 a 6 componenti) ma unico (il voto espresso per il collegio uninominale va, cioè, automaticamente alla lista) prefigura una perfida campagna dei partiti più grossi per il cosiddetto “voto utile”. Già Renzi, spudoratamente, lo ha detto: “non deve entrare in Parlamento chi ha solo 2 milioni di voti”. Così si pensa di affrontare la crisi della rappresentanza? Già la soglia del 5% sembra a me eccessiva ed escludente di interessi e propensioni sociali. Si vuole un Parlamento “a numero chiuso” nel quale 4 partiti si dividono i ruoli all'interno del “pensiero unico” liberista. Si pensi anche all'abnorme quantità di firme previste per la presentazione delle liste non presenti in Parlamento (mentre vi è l’esenzione per le liste già presenti in Parlamento alla data dell’1 gennaio 2014). Si gioca, insomma, con carte truccate. Rischiano di essere escluse dalla rappresentanza ben più del 5% complessivo delle elettrici e degli elettori.

06.06.2017
ORE 15,00
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"Condivido l'appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari per costruire dal basso una lista unitaria della sinistra, una lista del popolo del NO che il 4 dicembre ha sconfitto Renzi nel referendum.
Come sottolineano Anna e Tomaso una lista della sinistra che si riconosce nella Costituzione e si batte contro le disuguaglianze crescenti non può che darsi un programma di netta rottura con le politiche neoliberiste di destra portate avanti dal Pd.
L'appello prende atto del fatto che ormai destra e Partito Democratico sono indistinguibili e che c'è da costruire uno spazio politico nuovo riunendo partiti, movimenti, liste unitarie, esperienze territoriali. Chi come noi da anni propone di aggregare un polo della sinistra autonomo e alternativo rispetto al PD non può che dare il benvenuto a questo appello e condividere l'invito a ritrovarci il 18 giugno a Roma per una grande assemblea che dia inizio al percorso".

A cura dei comitati promotori
03.06.2017
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Petizione popolare. Riforme
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Come Comitato per la Democrazia Costituzionale abbiamo sempre auspicato una legge elettorale approvata da una larga maggioranza. Se si arriverà fino in fondo sarà un buon risultato. Abbiamo sempre auspicato un impianto nuovo che abbandonasse definitivamente il simil porcellum rappresentato dall’Italicum e anche questo va bene. Non possiamo tuttavia che dire con fermezza che non ci sta bene che il sistema tedesco venga cambiato togliendo la possibilità per l’elettore di dare due voti.
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Inoltre, dobbiamo purtroppo registrare il fatto che ancora una volta non si vuole in alcun modo dare la possibilità di scegliere i candidati nelle liste di partito con le preferenze. È inaccettabile che dal 2006 si eleggano parlamentari decisi dai capi partito e ora si preveda di perpetuare questo scempio per almeno un’altra legislatura. L’Italia ha bisogno di ridare ruolo e credibilità al parlamento e una delle condizioni principali è che gli elettori decidano chi eleggere. Per questo, anche se l’accordo sembra largo, noi non saremo mai d’accordo con scelte che condanneranno anche il prossimo parlamento ad essere subalterno ai capi partito. È una questione di democrazia e appare chiaro che è in campo un tentativo di fare dimenticare il referendum del 4 dicembre. La nostra autonomia ci consente di dissentire, criticare, insistere per cambiare questa norma. I parlamentari debbono essere scelti dagli elettori e a loro debbono rispondere. Inoltre, continueremo nella battaglia per dare il diritto agli elettori di scegliere un candidato nell’uninominale senza trasferire in automatico il loro voto sul partito, proprio come avviene in Germania. Altrimenti non chiamatelo sistema tedesco. I sistemi istituzionali non sono un supermercato da cui si può prendere quello che si preferisce; esiste un equilibrio complessivo, violando il quale i risultati possono essere diversi dalle previsioni.
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Come Comitato, auspichiamo che i cittadini vigilino sull’approvazione della nuova legge elettorale. Come si elegge la rappresentanza riguarda direttamente la vita delle persone. Se il parlamento li rappresenterà potrà affrontare i problemi in sintonia con il paese, altrimenti avremo tutti sorprese amare. Sia la legge elettorale che le eventuali elezioni anticipate debbono essere sotto i riflettori dell’opinione pubblica, come una sorta di secondo tempo del referendum, anche per evitare che qualcuno si rimangi il risultato del 4 dicembre. L’occasione è adesso, nel corso della prima Settimana della Costituzione: una settimana di eventi per diffondere la conoscenza della Costituzione e per dare la sveglia a chi ha una evidente repulsione a fare leggi elettorali che rispettino la sovranità e la volontà delle cittadine e dei cittadini.
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Le iniziative:
Udine: banchetti informativi sulla legge elettorale – oggi pomeriggio in gall. Bardelli; 10 mattina in v.le Vat; 24 pomeriggio gall. Bardelli.
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Padova: lunedì 5, ore 20,45, dibattito con T. Montanari – Sala L. Paladin, Palazzo Moroni, via VIII Febbraio 6.

Concorezzo: oggi, ore 10, laboratori per bambini, musica e dibattito con F. Besostri – Cortile della Corte Nuova.

Parma: domani 4, ore 15, teatro per bambini, musica, merende, prodotti agricoli a km0; alle ore 18 dibattito con M. Sentimenti – Casa Cantoniera, via Mantova 24.

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