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Andrea Fabozzi

 

Potere al Popolo. Intervista alla portavoce Viola Carofalo: «CasaPound e Forza Nuova vanno sciolte. La risposta ai neofascisti non può essere solo repressiva ma li hanno lasciati crescere e ora c’è da preoccuparsi della violenza su donne e immigrati»

 

Viola Carofalo, portavoce di Potere al Popolo, due vostri militanti sono stati feriti a Perugia e CasaPound sostiene di essere la vittima.

È un classico, fanno sempre così, ci hanno tentato anche a Napoli quando l’aggressione ai nostri attivisti è stata fatta con mazze e bastoni della X Mas. Quello che è successo a Perugia è inequivocabile, il nostro militante è stato colpito con un coltello e non credo che quelli di CasaPound fossero andati in giro per funghi.

È il primo episodio ai vostri danni?

Niente affatto, sono già una decina negli ultimi due mesi. Un caso quasi analogo è accaduto a Genova durante la raccolta delle firme, un nostro attivista è stato accoltellato. A Torino alcuni ragazzi dei collettivi studenteschi sono stati massacrati di botte dal Blocco studentesco. C’è un clima orribile.

Potere al Popolo condanna la violenza di Palermo ai danni di un esponente di Forza Nuova?

Sottoscrivo quello che ha detto il sindaco Orlando: il fascismo non si combatte con lo squadrismo ma con la cultura e la resistenza. Purtroppo i fascisti sono spesso difesi dallo stato. Dopo un episodio gravissimo come quello di Macerata la preoccupazione del ministro dell’interno è stata cercare spiegazioni al gesto di Traini, ostacolare il corteo antifascista e consentire ai fascisti di fare comizi e iniziative.

Glielo si può impedire? Sono candidati alle elezioni?

Il problema è quello, dovrebbero essere fuori legge altro che candidati. Evidentemente fanno gioco.

CasaPound e Forza Nuova andrebbero sciolte? E come?

Assolutamente sì, andrebbero sciolte. Le leggi ci sono. Di Stefano è venuto a Napoli a ribadire che è un fascista erede della repubblica di Salò. Mi rendo conto che si tratta di quattro cretini e che il vero problema non sono loro ma i partiti del 20%. Incluso il Pd di Minniti per il quale Traini si spiega con il fatto che arrivano troppi immigrati. Però a questi quattro cretini si è dato spazio, visibilità e sono cresciuti. Ieri ho registrato l’intervista con Bruno Vespa – gentile – e subito dopo di me hanno montato quella di Fiore che rivendicava di aver detto «non faremo prigionieri». Una frase stupida, ma anche pericolosa.

 

Avete un programma molto avanzato sulla giustizia, tra le altre cose chiedete una depenalizzazione per i reati politici. Però volete combattere le organizzazioni neofasciste con lo strumento giuridicamente complicato e politicamente discutibile dello scioglimento. Una contraddizione in seno a Potere al Popolo?

Condivido che la risposta non possa essere solo di carattere repressivo, e noi dell’ex opg a Napoli lo sappiamo bene. La risposta è costruire un tessuto solidale, intervenire nei quartieri, togliere spazio alla guerra tra poveri che altrimenti fa prosperare egoismo e razzismo. Al punto in cui siamo però ho anche paure più immediate. Non per le aggressioni ai militanti, quelle purtroppo ci sono sempre state, ma ho paura delle violenze fasciste sui migranti, sugli omosessuali, sulle donne.

Perché non avete aderito alla manifestazione di sabato a Roma?

Molti di noi parteciperanno in ogni caso. Ma Macerata è stata una grande occasione sprecata per gli antifascisti, grandi organizzazioni come Anpi e Arci hanno fatto un errore a ritirare l’adesione. Quello era il tempo e quello era il luogo per dare una risposta alla tentata strage razzista. Dopo di che ogni piazza antifascista è una piazza buona.

Vi tiene lontano un antifascismo di tipo elettorale?

C’è anche questo, sì. I segni li vediamo benissimo. Ci vogliono mettere all’angolo invitando a votare per la stabilità, per quei partiti iper moderati che garantirebbero la tenuta democratica. Ma sono gli stessi partiti che quando si tratta di impedire il diritto democratico di manifestare l’antifascismo si muovono in modo tutt’altro che moderato.

L’ultima domanda è fuori tema: che effetto fa vedere Corbyn con Grasso?


Secondo me Corbyn si è confuso, era distratto. Noi di Potere al Popolo non possiamo dire di ispirarci direttamente a lui. Ha fatto la sua battaglia all’interno del Labour mentre noi abbiamo lanciato un movimento nuovo. Però sicuramente è un riferimento per il tipo di campagna che ha fatto, Momentum, i giovani, l’utilizzo della rete e del porta a porta. LeU che è il prolungamento del Pd di tutto questo non fa nulla. Corbyn si ricrederà.

 


Introduzione di un reddito di 850 euro per combattere la povertà, riduzione dell'orario lavorativo a parità di salario, recupero dell'evasione fiscale e dei miliardi spesi per guerre e Nato per investimenti in sanità, istruzione, messa in sicurezza di territori e ambiente. Ecco le proposte concrete da cui vogliamo ripartire!
Possiamo costruire un paese diverso, in cui non si è preda della rassegnazione o dell'odio, in cui la solidarietà vince sull'egoismo.

 

 

21.02.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

«Tutta la nostra solidarietà ai due compagni di Potere al popolo accoltellati a Perugia mentre facevano affissione – dichiarano Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, candidato di Potere al popolo e Andrea Ferroni, portavoce dei Giovani comunisti e candidato di Potere al popolo, capolista in Umbria -. Le modalità dell’aggressione sono inequivocabilmente quelle che caratterizzano i gruppi di estrema destra, da anni, nel silenzio e nella distrazione della politica e delle istituzioni. Dopo la assai strana aggressione al militante di Forza Nuova a Palermo, diventa sempre più evidente che qualcuno stia gettando benzina sul fuoco, per creare un clima che giustifichi un governo di “larghe intese”. L’aggressione di Palermo ha i tratti della messinscena e della provocazione, come d’altronde le dichiarazioni di Fiore. Di sicuro non ha una matrice antifascista. Troppi apprendisti stregoni stanno da tempo dando spazio all‘estrema destra dopo aver legittimato la finta “emergenza immigrazione”, al fine di chiamare a raccolta le forze “responsabili” e “moderate”. Il ministro Minniti, invece di reprimere a suon di manganellate le manifestazioni antifasciste, avrebbe dovuto operare per lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e impedire la loro presentazione alle elezioni.

 

La lotta al fascismo per questi signori serve solo in campagna elettorale per invocare il voto utile. Forza Nuova e Casa Pound servono per portare ai seggi elettorato deluso mettendogli paura? Non accettiamo di farci ingabbiare nella spirale degli opposti estremismi.
Restiamo umani.
Questa violenza serve a far dimenticare che le politiche di centrodestra e centrosinistra hanno reso più poveri e senza futuro milioni di italiani. Cominciamo a sentire la puzza delle peggiori stagioni della storia italiana.
Chiediamo alla Prefettura un intervento risoluto per individuare i colpevoli del grave fatto di Perugia».

21 febbraio 2018

 

Il caso Embraco per il quale sono previsti 497 licenziamenti (senza dimenticare quelli Asset, Kflex, Alstom, tanto per restare alla stretta attualità) ha riportato in primo piano il tema...

 

l caso Embraco per il quale sono previsti 497 licenziamenti (senza dimenticare quelli Asset, Kflex, Alstom, tanto per restare alla stretta attualità) ha riportato in primo piano il tema delle delocalizzazioni selvagge.

Inutile spiegare il meccanismo ben noto a tutti, drammaticamente.

Il ministro Calenda (già molto cauto circa la risoluzione della vicenda Alcoa) è sbottato parlando di “gentaglia” con riferimento ai padroni e ha invocato l’intervento dell’Europa e proposto la costituzione di un fondo statale da utilizzarsi per affrontare, appunto, il fenomeno.

Fenomeno che da decenni devasta il nostro panorama industriale, reso sempre più debole dalla progressiva assenza nei settori strategici, dall’incapacità di affrontare il tema del rapporto tra ambiente e industria, dal processo di dismissione dell’IRI e di privatizzazioni avviato fin dal pentapartito negli anni ’80, con Prodi Commissario della stessa IRI (1982 – 1989, con cessione di 29 aziende e liquidazione di Italsider, Italstat, Finsider) e, in precedenza, ministro dell’Industria con Andreotti presidente del consiglio (governo Andreotti IV, VII legislatura). Questo per la verità storica.

Ciò ricordato appare indispensabile per la sinistra d’opposizione portare nel dibattito politico almeno tre punti fondamentali:

  1. Non si tratta di invocare l’Europa ma di rompere la gabbia che l’Europa ha costruito intorno alle ragioni della produzione;
  2. il “fondo” invocato dal ministro appare come un semplice palliativo. Il punto sta nella possibilità di programmazione pubblica dell’economia e di intervento diretto dello Stato all’interno di un processo complessivo di reindustrializzazione del Paese: processo di ammodernamento tecnologico, recupero dei siti industriali uscendo dalla logica speculativa, ambientalizzazione delle produzioni. Insomma: un grande sforzo di investimenti programmati e finalizzati in luogo della miriade di bonus, incentivi, sgravi, ecc;
  3. la gestione pubblica di utilities energetiche e infrastrutture in funzione appunto di un piano industriale.

Ovviamente siamo di fronte ad ostacoli molto difficili da superare per attuare un piano del genere (attenzione, però: la globalizzazione sta cambiando verso, almeno nella forma considerata fin dagli anni’80) ma la sinistra d’opposizione ha l’obbligo di impadronirsi di questi temi, farne oggetto di proposta politica in una logica di concreta alternativa di sistema.

FRANCO ASTENGO

 

Tommaso Di Francesco

da il Manifesto

18.02.2018

 

Lidia Menapace. Partigiana sempre, oggi candidata con Potere al popolo, «gli unici a sperimentare pratiche di democrazia diretta», mette in guardia: «L’estrema destra oggi è più pericolosa perché la crisi strutturale globale del capitalismo offre un enorme spazio di azione»

 

Lidia Brisca Menapace, 94 anni – «Ma per favore non compatitemi» ripete divertita con capriccio – partigiana sempre, dalla lotta di Liberazione fino alla manifestazione di Macerata di sabato 10. Sull’esperienza partigiana ha scritto due libri molto belli, Io partigiana. La mia Resistenza e Canta il merlo sul frumento (ed Manni). È stata impegnata nei movimenti cattolici progressisti e ha vissuto il fermento del Sessantotto; è stata docente all’Università Cattolica di Milano, dove per un documento «per una scelta marxista» non le fu rinnovato l’incarico universitario. Ha collaborato alla rivista Il Manifesto, partecipando alla nascita del gruppo politico e poi del quotidiano il manifesto, sul quale ha scritto a lungo; nel 2006 è stata eletta senatrice con Rifondazione Comunista (fu indicata come presidente della Commissione Difesa, ma non fu eletta per le sue posizioni pacifiste: definì le Frecce tricolori «uno spreco, fanno baccano, inquinano e vanno abolite. Meglio il vino Tocai»). Sui contenuti di scuola, femminismo, non violenza, pacifismo, autonomia dei movimenti è considerata politicamente una «anticipatrice». A Lei che ha deciso di candidarsi nelle liste di Potere al popolo abbiamo voluto rivolgere alcune domande.

 

Perché, tu che pure hai già avuto una lunga esperienza politica e anche un po’ parlamentare, hai deciso di candidarti di nuovo e, immagino, con il tuo tradizionale appassionato impegno personale?

 

In Parlamento veramente ho fatto solo meno di mezza legislatura, poi è stata interrotta, ma non importa molto la mia vicenda elettorale, in genere, cui ho sempre dato solo una utilità strumentale, cioè come a un luogo dal quale si può fare politica più efficacemente, mi è stata chiesta una opinione su Potere al popolo: mi sono espressa con entusiasmo favorevolmente, e mi è stata offerta la candidatura che ho volentieri accettato, mi riprometto di fare il possibile: può ripresentarsi un altro 4 dicembre (la vittoria del No al referendum costituzionale del 2016), dato che ironia e autoironia che considero essenziali sono coltivate pure dalla «capa» di Potere al popolo, Viola Carofalo.

 

Perché con Potere al popolo (Pap)? Che cosa rappresenta questa esperienza, mentre la sinistra che abbiamo conosciuto è scomparsa e quella nuova è già divisa? Che cosa la distingue da LeU?

 

Pap mi si è presentata come una forma politica (unica in questa tornata) che cerca di sperimentare pratiche di democrazia diretta, fuori dalle strettoie e confusioni che ormai pervadono le varie forze politiche, anche se chiamarle forze e per di più politiche sembra uno scherzo di cattivo gusto: chi vi potrebbe riconoscere la straordinaria invenzione che il partito politico di massa fu? LeU, pur con tutto il rispetto che i suoi rappresentanti meritano, non è attrattivo, personalmente poi ero favorevole a un altro candidato, quando fu messo a capo dell’antimafia, ero per Caselli. Può darsi che un risultato inatteso, come fu quello del 4 dicembre 2016 sia possibile e sarebbe segno che chi legge la realtà dei grandi e piccoli strumenti di informazione non sappia più leggere o – peggio – sappia il potere che ha per non far leggere la realtà complessa in cui viviamo.

 

Che Italia ci lascia l’esperienza di governo del Pd, e in particolare il premierato di Matteo Renzi?

 

Mi sembra che la risposta migliore sia stata data dallo slogan gridato a Macerata: «E se ci sono così tanti disoccupati, la colpa è del governo, e non degli immigrati».

 

Torna la destra estrema fascista sull’onda della xenofobia e di un razzismo che si alimenta della campagna contro l’«invasione» dei migranti. Perché non si parla mai delle responsabilità delle guerre e della nostra economia di rapina, all’origine della fuga epocale di milioni di esseri umani?

 

Le migrazioni di popoli (così si dovrebbero chiamare) non sono un fenomeno emergenziale, ma una costante della storia umana fin dai Longobardi, da Attila e non aver saputo dare una risposta è segno di una assoluta incapacità di individuare la responsabilità degli imperialismi (dei vari imperialismi da Roma in qua) per ideologizzare e conquistare i popoli sottomessi. Non esistono razze umane, ma solo razze animali e persino in quelle le razze pure non sono le migliori: una quota di bastardaggine giova, Hitler aveva torto persino a proposito di razze pure.

 

L’estrema destra fascista in Italia era già forte negli anni Settanta e Ottanta, dalla violenza squadrista ai moti di Reggio Calabria, alle stragi, fino ad influenzare i governi Dc. Che cosa la fa ora più pericolosa? Forse la svolta di Salvini: dal leghismo secessionista alla guida del risentimento xenofobo etnico-nazionale?

Oggi è più pericolosa perché la crisi strutturale globale e – spero – finale del capitalismo offre politicamente un enorme e pericoloso spazio di azione. Torna ad essere vera l’alternativa detta da Rosa Luxemburg: la crisi capitalistica lasciata alla sua spontaneità, non produce il superamento del capitalismo, bensì barbarie. Per questo è stupido litigare sul riformismo, esso non è più possibile, arriva la barbarie, se non si incomincia a pensare ad agire l’alternativa, detta socialismo o come altro si deciderà. La crisi consiste soprattutto nell’incapacità del capitalismo di costruire una sua classe dirigente decente, basta passare in rassegna da Trump, Hollande, Sarkozy, il re di Spagna (aggiungerei quanto a impresentabilità perfino il nemico necessario, il nordcoreano Kim). Lascio i nostri per carità di patria. Agli estremi questo capitalismo incapace potrebbe ricorrere alla sua arma assoluta che è la guerra, ma oggi la guerra atomica è certo la fine del capitalismo, ma insieme la fine del mondo civile.

 

Che cosa pensi del Movimento 5 Stelle?

 

Che sono una riedizione aggiornata del qualunquismo. Sono qualunquisti.

 

Quanto fa paura il ritorno di Berlusconi, che pure non riesce a mettere insieme la compagine di governo della Destra, se non nelle liste elettorali e forse nemmeno in quelle?

 

Berlusconi non è meno o più ridicolo di altri, come non vederne la levatura e l’incapacità di dire qualcosa di razionale, a parte che è un personaggio colpito dalla giustizia per cause affatto eroiche.

 

Molti, a sinistra, sono tentati dall’astensione…

Astenersi significa semplicemente far sì che Renzi abbia una facilità in più, essere il 45% del 30% è ben diverso che essere il 40% dell’80%.

 

E in tanti non vedono l’ora che le elezioni finiscano. Non credi che il giorno dopo le elezioni, oltre coalizioni e schieramenti in campo e dopo la rottura dell’esperienza positiva del Brancaccio, a sinistra bisognerà pure tornare a lavorare, tutti, alla nascita di una nuova forza di sinistra alternativa? C’è spazio ancora per l’unità a sinistra?

 

Sì, bisognerà continuare a parlare ed agire in tante e tanti, ad agire nello spazio e nel tempo perché il popolo trovi coscienza e usi il suo potere: la democrazia significa Potere al popolo, che ne ha esercizio diretto.

16.02.2018

 

Ci pensate? Potremmo eleggere persone che vengono dal basso, che potrete controllare, che sanno lottare, che conoscono le questioni. daranno voce e forza alle lotte e ai diritti, saranno vicino agli ultimi, finalmente sentiremo in tv e sui giornali un'altra voce...

Bisogna votare Potere al Popolo per produrre l'unico effetto nuovo di queste elezioni, perché darebbe una scossa e un segnale a tutto il sistema.

 

Mancano due settimane, non possiamo permetterci di perdere nemmeno un voto. Diamoci da fare. 
Fate una lista di 100 persone (parenti, amici, contatti fb) che non voterebbero o non voterebbero per noi. Chiamateli.
Chiedetegli cosa pensano di votare e perché. 


Poi informateli sul fatto che esiste questa possibilità, che è concreta, che non è un voto buttato perché serve a costruire il futuro.


Spiegategli perché siamo diversi: il nostro protagonismo femminile, il fatto che siamo lavoratori e proletari, l'attivismo sulle questioni ambientali, le attività solidali che già facciamo.

 

Non dovete chiedergli qualcosa, ma dargli qualcosa. Un'informazione, una visione, la credibilità.

Siamo gli unici che ce l'hanno.

Riprendiamoci la nostra esistenza, smettiamo di aspettare che arrivi qualcuno a salvarci!

Ieri mattina (15.02.2018) su Coffee Break La7 abbiamo spiegato a Damiano (PD) e Nappi (Forza Italia) una verità elementare: nessuna ripartenza è possibile se non mettiamo al centro i lavoratori, se non gli restituiamo quanto in questi anni gli è stato rubato da leggi che hanno legalizzato la precarietà e lo sfruttamento, che hanno tutelato solo i grossi investitori e le banche. Abbiamo portato la voce degli insegnanti precari, dei lavoratori dei call center, di quelli che hanno subito più di tutti le decisioni che centrodestra e centrosinistra hanno portato avanti...e oggi hanno il coraggio di fare promesse e impartire lezioni in TV! Potere al Popolo è l'unica lista che propone la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, per un'occupazione piena, stabile e sicura!

15.02.2018

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, candidato di Potere al popolo, dichiara:

 

«Nella strage in Florida il 19nne ha usato un fucile d’assalto semi-automatico AR-15. Un 18enne può acquistare queste armi anche in Italia con licenza di tiro sportivo. Erano le più ricercate a Hit Show, la fiera delle armi di Vicenza. Anche Luca Traini aveva un porto d’armi per uso sportivo. La psicosi di massa sulla sicurezza e la facilità con cui si possono acquistare armi del genere è assai pericolosa. Bisogna vietare le armi, per evitare le stragi: meno armi, più sicurezza. Non deve essere consentita la vendita di armi del genere. La vita delle persone viene prima degli affari». 

 15 feb 2018

di Roberta Fantozzi 

 

In una campagna elettorale in cui le fake news sono la regola – dal milione di posti di lavoro in più alla crescita che sancirebbe l’uscita dalla crisi – si è inserito Tito Boeri con “l’impossibile” abrogazione della legge Fornero. Un’affermazione pesante, per il ruolo apparentemente “tecnico” del presidente dell’Inps. Un’affermazione inoltre del tutto esorbitante i propri compiti, giacché non è certo a lui che spetta decidere la politica economica e sociale!

Dunque per Boeri la legge Fornero è un “must”, un “there is no alternative”, secondo la consueta logica per cui le politiche neoliberiste sono naturali, immodificabili ed eterne.

Il motivo risiederebbe dei costi dell’intervento “inizialmente 14 miliardi l’anno e a regime 20 miliardi”, e nel fatto che il “debito implicito previdenziale” salirebbe  a circa 85 miliardi di euro.

Boeri in realtà non fornisce solo numeri, ma con la prima affermazione dà l’idea di una spesa crescente nel tempo, con la seconda quella dell’insostenibilità intrinseca del sistema pensionistico preesistente alla Fornero.

Sono affermazioni radicalmente contestabili, sulla base di altrettanti dati relativi sia al sistema previdenziale che al bilancio complessivo dello stato, e certamente sulla base del bilancio sociale di quella legge, degli effetti generali prodotti nella società.

Vediamoli in ordine.

 

1. Il grafico che segue è la proiezione al 2050 della spesa pensionistica (fondi lavoratori dipendenti e autonomi) in rapporto al Pil, tratta dal X congresso degli Attuari dell’Inps,  che confronta la situazione esistente nel 2007 (legge 247), con gli interventi successivi del 2010 e del 2011 e poi con la legge Fornero. Il medesimo rapporto stima i “risparmi” della legge Fornero in 80 miliardi complessivi nel decennio 2012-2021. Come si può facilmente vedere i “risparmi” hanno un andamento variabile, con un massimo intorno al 2020 per poi descrescere fino ad annullarsi intorno al 2045.

 

Alle stesse conclusioni giunge un altro rapporto più recente, quello della Ragioneria Generale dello Stato dello scorso agosto, peraltro contrario a ipotesi di interventi persino di mitigazione della Fornero (che motiva però in nome del “peggioramento della valutazione del rischio paese”), che scrive: “L’effetto di contenimento (della L.Fornero), che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo, è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi.”

Va  rilevato, nel rapporto degli attuari, che le previsioni di “risparmio” sono sensibilmente inferiori a quelle di Boeri e della Ragioneria:  un punto di Pil di differenza e qualcosa in più, lo si raggiunge, nei punti massimi, solo nel rapporto con la normativa del 2007 – che prevedeva 60 anni per le donne e 65 per gli uomini come età per la pensione di vecchiaia, 40 anni per l’anzianità e quota 95 come somma di età anagrafica e anzianità contributiva che successivamente diventava 96 e 97 – e non per la sola differenza prodotta dalla Fornero!

Si potrebbero fare molte osservazioni,  ma quel che è certo è che l’affermazione per cui l’abolizione della Fornero comporterebbe costi iniziali di 1 punto di pil per poi a “regime” pesare per 20 miliardi, è falsa. A regime “i risparmi” si annullano, perché il minor numero di pensionati è compensato dal maggior importo delle pensioni.

 

2. In merito all’affermazione sul “debito pensionistico implicito”, cioè sulla sostenibilità del sistema nel lungo periodo, sovviene un’altra fonte ufficiale. Si tratta del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, esistente fino al 2012 e soppresso dalla medesima Legge Fornero, in omaggio.. all’opacità, cioè all’assenza di trasparenza e alla manipolabilità dei dati.

Ora il NVSP aveva valutato il sistema pre-Fornero come del tutto sostenibile fino al 2060, cioè fino al momento in cui erano state fatte le proiezioni, ed analoghe valutazione erano state fatte dagli organismi europei. Persino Mario Monti, nel suo discorso di insediamento fu costretto a dire: “Negli scorsi anni la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi, che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali shock negativi (17-11-2011).

La controriforma Fornero varata subito dopo, fu decisa, in sostanza, per ammissione persino di chi la fece, non per problemi di insostenibilità intrinseca del sistema previdenziale ma per le pressioni della speculazione finanziaria e  dell’Unione Europea, e per la scelta del governo Monti di usare le pensioni come un bancomat!

 

3. Ma soprattutto Boeri non fa i conti con un dato da più parti sottolineato ed assolutamente eclatante: la necessità per una corretta stima della spesa previdenziale, sia di separare la previdenza dall’assistenza (perché la seconda deve stare a carico della fiscalità generale e come tale essere contabilizzata), sia di calcolare quanto rientra nelle casse dello stato sotto forma di tasse, che in Italia incidono per circa due punti di Pil.

Per quanto con risultati non del tutto coincidenti, gli studi più autorevoli che continuano a cimentarsi con una visione organica del sistema previdenziale, dopo la soppressione del NVSP, sottolineano tutti che i contributi versati,  al netto di assistenza e tasse, sopravanzano la spesa. Secondo il Rapporto sullo Stato Sociale 2015 patrocinato da anni dal Dipartimento di Economia Pubblica de La Sapienza, è dal 1996 che questo avviene, e quell’attivo nel 2015 è stato di 1,6 punti di Pil, cioè di quasi 26 miliardi! Perché Boeri non chiede la separazione tra assistenza e previdenza? All’opposto qualche tempo fa ha proposto che l’Inps modificasse la propria denominazione, in Istituto Nazionale della Protezione Sociale, un modo come un altro per rendere quella confusione strutturale!

 

4. Infine un’ultima considerazione sui conti. E’ indubbio che abolire la Fornero, ed anzi almeno tutte le controriforme dell’ultimo decennio avrebbe un costo, non perché il sistema previdenziale non sia in equilibrio, ma perché lo Stato dovrebbe smettere di usarlo come Bancomat, e dovrebbe prendere altrove quello che ora prende da lì. Impossibile? Non scherziamo!

In un paese in cui ci sono oltre 130 miliardi di evasione ed elusione fiscale annua (10 volte il costo annuo, secondo Boeri, della cancellazione della Fornero), in cui l’1% più ricco della popolazione ha il 22% della ricchezza (ma non c’è uno straccio di patrimoniale e si è progressivamente diminuito la progressività del sistema fiscale),  in cui si buttano via miliardi per le spese militari e le grandi opere, le alternative abbondano! Anche restando al governo Renzi, come non ricordare che solo tra Irap e Ire (cioè tassa sui profitti) si sono regalati alle imprese a regime oltre 8 miliardi l’anno? Come non citare i 20 miliardi nel triennio andati in sgravi contributivi per finanziare la “bolla” occupazionale del Jobs Act? Oppure restando in ambito previdenziale, come non dire, che un tetto a 5mila euro mensili lordi di pensioni e cumuli pensionistici, consentirebbe di liberare quasi 4 miliardi annui?

 

5. Ma oltre alle cose inaccettabili dette, ci sono quelle non dette, e la loro rimozione è altrettanto inacc. Il presidente dell’Inps si interroga sui costi sociali delle controriforme previdenziali? O questo non interessa? Perché non si preoccupa della vita di chi lavora, delle donne o dei giovani?

Non ci stanchiamo di ricordare che le donne, per i percorsi contributivi discontinui determinati dal carico del lavoro di cura che ancora pesa ingiustamente su di loro (5,13 ore al giorno contro 1, 50 degli uomini secondo l’ultimo rapporto del Censis) sono sostanziamente tagliate fuori da ogni possibilità di pensione anticipata:  nel 2011, prima della controriforma, solo il 20,6% delle donne aveva anzianità contributive superiori a 35 anni sul totale dell’occupazione femminile, contro il 70,6% degli uomini sul totale maschile. Figuriamoci i 42 anni e 3 mesi previsti al 2019! Resta solo il canale della pensione di vecchiaia, la cui età di accesso è stata aumentata di 6-7 anni.

E non ci stanchiamo di ripetere che il processo in atto nel mondo del lavoro, è folle. L’ultimo bollettino dell’Istat  quantifica in 8milioni e 303mila gli occupati ultracinquantenni a dicembre 2017, 1milione e 50mila in più di 3 anni prima quando erano 7milioni e 248milaMentre contemporaneamente l’occupazione è diminuita nelle fasce centrali di oltre 400mila persone e i contratti a termine sono aumentati di circa 550mila. Sono dati in cui influisce anche la dinamica demografica, ma rispetto ai quali è decisivo l’innalzamento dell’età pensionabile, che inchioda al lavoro gli adulti/anziani e crea una ulteriore barriera all’accesso dei giovani, confinandoli nella precarietà. E’ l’esito prevedibile del più gigantesco aumento dell’orario di lavoro nell’arco della vita, quando invece l’orario di lavoro va ridotto, per redistribuire la produttività che è cresciuta e evitare che la società si spacchi sempre di più, mentre cresce una precarietà priva di diritti e di futuro.

 

In conclusione

In conclusione le affermazione del Presidente dell’Inps sull’impossibilità di abrogare la controriforma delle pensioni, non sono solo inaccettabili, perché in democrazia decidono le cittadine e i cittadini e non supposti “tecnici”, ma sono evidenti manipolazioni laddove evocano costi crescenti “a regime” determinati dall’abrogazione della Fornero, perché tutte le stime indicano invece una eliminazione delle differenze nel 2045, sovrastimano i costi rispetto ad altre previsioni della stessa Inps, descrivono il sistema pensionistico preesistente come non sostenibile, mentre invece sono almeno due decenni che i contributi versati, al netto di assistenza e tasse, sono in attivo rispetto alla spesa pensionistica, non considerano i danni sociali devastanti prodotti dal continuo innalzamento dell’età pensionabile.

Né considerano quanto abbiano contribuito le continue controriforme all’imbarbarimento complessivo della società, all’idea che non ci fosse più certezza di diritto e di futuro, nemmeno dopo molti anni di lavoro, e che non restasse altra strada che la legge della giungla, la guerra di tutti contro tutti per accaparrarsi qualche garanzia, nella crescita dell’individualismo, del risentimento e nella rottura di ogni solidarietà.

Continueremo a batterci per l’abrogazione della legge Fornero e delle controriforme che hanno aumentato follemente l’età pensionabile, contro chi vorrebbe trasformarle in leggi di natura, anche mettendo in circolo molte bufale. Comprese quelle del presidente dell’INPS.

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