Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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Il Manifesto

Pubblicato il 28 feb 2016
di Elena Sirianni

Rivolto alle forze progressiste europee: «Contro i muri della vergogna e dell’intolleranza innalziamo il muro dell’umanesimo e della solidarietà»

I nostri Tg lo accennano appena ma in Grecia è emergenza umanitaria. Austria, Macedonia, Slovenia, Serbia, Croazia hanno chiuso le frontiere. Il flusso dei profughi in arrivo dalla Turchia nelle isole greche che finora defluiva dalla Grecia verso i paesi del centro Europa, ora non ha più uno sbocco. Migliaia e migliaia di profughi restano bloccati nelle isole, altre migliaia sono accampati al Pireo e nelle piazze di Atene, altre migliaia ancora stanno risalendo a piedi l’autostrada in direzione nord nella speranza di riuscire comunque a trovare un varco per passare la frontiera, 5.500 sono bloccati ad Idomeni, zona di confine con la Macedonia.Sono uomini, donne, bambini, tanti bambini. Ci sono anziani, donne incinte, invalidi in carrozzella ο trasportati a spalla dai più giovani. La Grecia fa quello che può, ma non è attrezzata per accogliere ed assistere questa enorme marea umana.
Le strutture di accoglienze sono strapiene ed inoltre molti profughi si rifiutano di ricorrervi per non essere registrati e costretti poi a restare in Grecia in base a quanto prevede il trattato di Dublino. Per questo preferiscono proseguire la loro marcia a piedi oppure accamparsi all’aperto. Tutto il paese si sta mobilitando per dare una mano, sindaci, forze dell’ordine, strutture sanitarie, organizzazioni umanitarie, gente comune. I rifugiati hanno bisogno di tutto, nella disperata fuga molti hanno perso o consumato scarpe, vestiti, soldi. Molti si sono ammalati, specialmente anziani e bambini.
I medici che li visitano riferiscono, oltre a stati influenzali e malattie da raffreddamento, anche infezioni alla pelle e problemi agli arti inferiori dovuti alle decine di chilometri percorsi a piedi.
I Greci, dice il primo ministro Alexis Tsipras, stanno salvando la dignità dell’Europa. Il loro slancio generoso ha una valenza ancora più grande se si considera che la Grecia è un paese impoverito e piagato da una profonda crisi economica e quello che offre ai rifugiati proviene dalle sue “privazioni”. Sul web sono stati segnalati però anche alcuni isolati casi di speculazione a danno dei profughi . L’associazione “Iniziativa Antirazzista di Larisas” denuncia che un posto di ristoro nella zona di Tebe e’ arrivato a vendere le bottigliette d’acqua da mezzo litro a 2 euro (in Grecia per legge non possono essere vendute a più di 50 centesimi) e a chiedere 8 euro per l’uso del bagno. Luben TV riferisce che il consigliere regionale della Tessaglia del Partito Ecologista, Nikos Poutsakas, è stato addirittura aggredito dai proprietari del suddetto negozio mentre insieme ad un gruppo di volontari distribuiva acqua e cibo ai profughi. Comunque si tratta di qualche caso isolato, perchè sia le autorità sia i volontari si stanno facendo in quattro per non far mancare ai profughi i beni di prima necessità.
Il notiziario serale dell’ERT ha lanciato ieri l’allarme: l’emergenza umanitaria è gravissima e rischia di diventare incontrollabile se non vengono prese misure immediate dalla Commissione Europea. A Berlino si teme che nei prossimi giorni in Grecia, insieme alla crisi umanitaria, scoppi anche un’emergenza sicurezza.
Il flusso dei profughi dalla Turchia verso la Grecia non si è mai fermato, neanche durante i mesi invernali e le brutte condizioni climatiche. La situazione è però precipitata ed è divenuta emergenza umanitaria da due giorni, dopo la decisione unilaterale dell’Austria e dei paesi balcanici occidentali di chiudere le frontiere. Su iniziativa dell’Austria è stato inoltre convocato un vertice balcanico (a cui sono stati invitati anche paesi extracomunitari) con esclusione della Grecia, colpevole di non controllare adeguatamente le sue frontiere. Dopo le proteste della Grecia e la sua decisione di ritirare l’ambasciatore da Vienna, la ministra degli Esteri austriaca, Johanna Mikl-Leitner (del Partito popolare), ha chiesto di andare ad Atene per spiegare la posizione austriaca in materia di migranti. Richiesta respinta dal governo greco che ha risposto che non ci sarà nessun incontro fra i due paesi finché l’Austria continuerà a prendere misure unilaterali.
La mossa della ministra degli Esteri austriaca ha colto di sorpresa lo stesso presidente dell’Austria, il socialdemocratico Heinz Fischer, che in passato è più volte intervenuto in sostegno della Grecia e per il taglio del suo debito pubblico. Fischer ha dichiarato in televisione di non essere stato informato che dal vertice balcanico era stata esclusa la Grecia. Forse anche questo è da leggere come una conferma di quanto ha affermato ieri Tsipras, che sulle politiche immigratorie (ma anche su altri temi) in Europa ormai c’è uno scontro politico più che fra nazioni.
Per la prima volta sul problema dei rifugiati in Europa è intervenuto anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che ha sollecitato l’Austria e i paesi balcanici ad aprire le frontiere e ad agire con responsabilità e solidarietà, sottolineando che stanno contravvenendo alla convenzione internazionale per i rifugiati del 1951.
Da parte della Commissione Europea è intervenuto invece il commissario per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos che ha detto che “restano solo dieci giorni” per evitare che il sistema Schengen “collassi”.
Il governo greco intanto cerca di rompere l’isolamento in cui di fatto si è trovato il paese dopo la chiusura delle frontiere. Direttamente dal parlamento europeo ieri è giunto ad Atene il capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) al Parlamento Europeo Gianni Pittella che si è recato a visitare il centro di accoglienza di Schistò, alle porte di Atene. Nella conferenza stampa congiunta con il primo ministro Alexis Tsipras, ha espresso solidarietà alla Grecia, riconoscendo gli sforzi enormi che sta facendo e l’impossibilità che possa da sola gestire questa crisi umanitaria. « Ci fa piacere che Polonia , Slovacchia, Ungheria, Cechia facciano parte dell’Unione Europea, ma non è possibile che le regole debbano essere rispettate solo da alcuni membri di questa famiglia. Altrimenti non c’è nessuna famiglia » ha detto Pittella.
Nella stessa conferenza stampa Tsipras ha detto che ci troviamo di fronte al più grande flusso migratorio dopo la fine della seconda guerra mondiale e non è pensabile che il problema riguardi solo i paesi che accolgono i rifugiati. La Grecia ha fatto e farà la sua parte e rispetterà gli impegni presi ma non accetterà le critiche di paesi che finora non hanno accolto un solo rifugiato. Al prossimo incontro di vertice dei paesi UE, previsto per il 7 marzo, la Grecia pretenderà che le responsabilità siano suddivise fra i paesi membri in maniera equa e proporzionale.
Ma anche la Turchia, paese da dove si imbarcano i profughi, dovrà fare la sua parte per intercettare e bloccare la rete dei trafficanti che alimenta i flussi verso la Grecia.
«I profughi vedono un’Europa in preda a una crisi di nervi che chiude le frontiere, una retorica intollerante dalle forze di estrema destra. Per questo è necessario che le forze progressiste europee innalzino il loro muro di fronte ai muri della vergogna che vengono innalzati dalle forze influenzate dalla retorica di estrema destra. Il motivo per cui la retorica estremista di destra trova terreno fertile sono le politiche di austerità adottate negli ultimi anni in Europa che hanno generato povertà ed emarginazione. Oggi più che mai è necessario che l’Europa cambi rotta e perchè questo avvenga bisogna che cambino i rapporti di forza politica. Non è uno scontro fra nazioni, ma uno scontro politico fra le idee, fra forze progressiste e forze della conservazione, fra destra e sinistra…Syriza e le altre forze progressiste europee di ogni provenienza devono iniziare un dialogo politico sulla necessità che l’Europa ritrovi i principi e i valori su cui è stata fondata. E’ necessario che rifondiamo l’Europa sulla base dei principi dell’umanesimo, della democrazia, della solidarietà, della giustizia e della coesione sociale. E naturalmente sulla base della parità fra i paesi membri dell’Unione Europea. Credo profondamente che non può esistere una Europa unita senza il rispetto assoluto delle regole comuni, delle responsabilità comuni e degli impegni comuni. La solidarietà in Europa non può finire perchè iniziano i sondaggi e le consultazioni elettorali. Non può essere un discorso retorico che interrompiamo in prossimità di un importante test elettorale. Le forze progressiste e democrariche hanno solo da perdere nell’adottare le retorica dell’estrema destra nel tentativo di impedire l’avanzata dell’estrema destra. Quando adotti l’agenda della estrema destra gli fai il più grande regalo. Credo che le forze progressiste europee possono ritrovare un passo comune, un terreno comune per un obiettivo comune. Come ho detto prima, dobbiamo ergere muri contro le forze che innalzano muri e dividono l’Europa »
Tsipras ha sottolineato che le iniziative unilaterali e le violazioni del diritto europeo corrodono le fondamenta e le procedure di unificazione.
Ha detto che in questo momento l’Europa deve affrontare contemporaneamnte tre crisi, quella economica, quella dei rifugiati e quella sulla sicurezza. Negli anni passati, quando la crisi da affrontare era solo economica, non si è dimostrata all’altezza. Come spera di riuscire oggi a dare soluzioni se non unendo le forze? «Non andremo avanti se ogni stato membro viene abbandonato a sè stesso. L’Europa avrà futuro solo se si suddividono in modo equo e proporzionale i pesi e le responsabilità nei momenti buoni ma anche in quelli difficili. Quello di oggi è un momento difficile. O lo superiamo tutti insieme o falliamo tutti insieme».

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Pubblichiamo la dichiarazione finale della tre giorni di Madrid.
Al meeting di Madrid hanno partecipato le compagne Eleonora Forenza e Roberta Fantozzi della segreteria nazionale PRC-SE

Fin dall’inizio della crisi economica mondiale un nuovo movimento si è sviluppato in tutto il mondo.
Si tratta di un movimento per una democrazia reale, per la partecipazione e per il diritto delle persone di decidere di loro stesse, e perché i loro bisogni e la loro sovranità siano rispettati e possano incidere sulle decisioni politiche. Un movimento che si scontra con un sistema che favorisce una minoranza di privilegiati sulle spalle delle maggioranza. Un movimento che cerca di porre i diritti umani, civili, politici, economici, sociali, culturali e democratici nel cuore del progetto europeo, come elementi intrinsechi della democrazia.
Fin dal 2011, le piazze, le strade, i luoghi di lavoro di tutta Europa si sono trasformati nella culla di lotte democratiche per i diritti, lotte che hanno scosso il panorama politico e sociale e che continuano a farne parte.
Questi movimenti europei si sono scontrati frontalmente con l’insieme delle istituzioni e delle scelte politiche che costituiscono oggi l’Unione europea. La natura profondamente antidemocratica di queste istituzioni riflette la loro origine e il loro attuale obiettivo: servire gli interessi del settore industriale e finanziario e le diverse élite, diventate vere e proprie oligarchie.
Le istituzioni operano in modo oscuro e non trasparente, lontano dallo sguardo dei cittadini europei. Sono al servizio delle corporazioni e delle imprese finanziarie che dispiegano eserciti di lobbisti. Negoziano nuovi trattati a nome dei popoli dell’Europa, ma contro gli interessi di questi.
Vogliamo trasparenza e che sia fatta luce sulle modalità con cui si si prendono decisioni che riguardano la nostra vita.
Ci opponiamo alla affermazione irreale e irrazionale secondo cui l’Europa può pagare i suoi debiti pubblici e privati. Esigiamo audit civici sui debiti pubblici e riaffermiamo il diritto sovrano del popolo ad esaminare questi debiti e a rifiutarsi di pagare i debiti illegittimi e illegali.
La classe dirigente europea, le istituzioni di Bruxelles e Francoforte predicano l’austerità per la maggioranza mentre spendono miliardi per pochi.Non è solo la “austerità”: in Europa c’è una guerra, una lotta di classe, con il saccheggio dei diritti di cittadinanza e dei beni comuni che praticano le élite di governo, decise a consegnare i redditi e le ricchezze della maggioranza della società e gli stati stessi ai ricchi.
Il loro modello è quello della disoccupazione di massa e della precarietà, della povertà, dell’aumento delle diseguaglianze, facendo contrapporre i lavoratori tra di loro, perpetuando la violenza contro le donne, strangolando l’ambiente e distruggendo il tessuto sociale. E’ un modello contro il benessere e la giustizia sociale.
La cosiddetta “Europa senza frontiere” sta erigendo muri e reticolati elettrificati dappertutto. Da Evros e Lesbo a Lampedusa, da Presevo a Calais. Esigiamo che lascino entrare i rifugiati e le rifugiate! Quando le gente fugge per salvare la propria vita, l’Europa deve semplicemente aprire le braccia, rifiutando con fermezza la xenofobia e il razzismo. La questione dei rifugiati è una questione umanitaria, rifiutiamo la militarizzazione, diciamo no alla NATO.
L’Europa deve ridurre drasticamente le spese per gli armamenti e per la difesa, che si sono dimostrati intimamente legati alla corruzione e all’indebitamento illegale, e deve aumentare le spese pubbliche per la sanità, la scuola, la sicurezza sociale, la giustizia e la cultura.
Il degrado delle condizioni di vita delle persone è anch’esso strettamente legato alla distruzione della natura e alla guerra per le risorse in tutto il mondo. Non possiamo non affrontare la crisi ecologica e energetica se vogliamo la giustizia sociale per tutti.
Di fronte all’attuale situazione europea, facciamo appello alla disobbedienza civile alle istituzioni europee, alle loro regole tossiche, alla loro politica, ai trattati e a tutti i loro diktat antidemocratici, alle mistificazioni delle élite governative.
Abbiamo bisogno di nuovi processi costituenti e del diritto all’autodeterminazione attraverso referendum vincolanti.
E affermiamo di dover disobbedire ai diktat antidemocratici anche quando si è al governo, come obbligo democratico minimale verso i popoli.
La Conferenza di Madrid ha costituito un passo avanti verso la unione dei differenti movimenti e nell’elaborazione di proposte di lotta per la democrazia in Europa. Invitiamo a leggere, diffondere e dibattere sulle conclusioni raggiunte sui differenti assi di discussione e a riprenderli nelle altre conferenze che si organizzeranno in giro per l’Europa.
I popoli europei sanno come ribellarsi alla tirannia. Nel corso della storia l’abbiamo fatto in molteplici occasioni per conquistare la democrazia, dare corpo alla uguaglianza, difendere le nostre vite, i diritti e la dignità.
La Conferenza Plan B di Madrid fa appello ad organizzare una Giornata europea di azione per il 28 maggio.
25 Febbraio 2016

Il voto del parlamento europeo che consente di alzare di oltre il doppio i limiti previsti per le emissioni di ossidi di azoto (NOx), è un regalo all'industria dell'auto. Che le emissioni dei veicoli diesel fossero ben diverse da quelle dichiarate lo si sa da tempo, ma il caso Volkswagen ha reso la farsa visibile a livello mondiale. Ma ora siamo passati dalla farsa all'autorizzazione legale di inquinare.
Invece di introdurre regole più severe e restrittive la maggioranza degli europarlamentari ha fatto il gioco dell’industria dell’automobile, con buona pace della salute dei cittadini che dovranno subire livelli di inquinamento dei centri urbani sempre più alti e pericolosi. Anche molti europarlamentari italiani hanno deciso di innalzare le quantità di PM10 e NOx da far inalare ai cittadini.
Un vero e proprio regalo alle case automobilistiche, che a partire dalla Volkswagen erano sotto procedura di infrazione per aver imbrogliato sul livello delle emissioni. Davvero un voto che non fa onore a quel Parlamento a pochi mesi dalla conferenza sul clima: tanta ipocrisia verso i popoli europei, tanta concretezza nella salvaguardia degli interessi del mercato.
E la decisione è ancora più grave se riflettiamo sulle attività antinquinamento messe a punto dai Comuni. Il sistema di limitazione del traffico, infatti, si basa sul sistema di classificazione europeo degli autoveicoli fissato nel regolamento del 2007 che a questo punto non ha nessun valore, mentre i Comuni stessi vengono sanzionati dall’Europa per gli sforamenti circa l’inquinamento dell’aria. Insomma, un capolavoro.
DBA

Si terrà il prossimo 15 aprile l'asta per la vendita di Floramiata dichiarata fallita, sono queste le novità emerse dal punto di vista procedurale. Ma è la situazione dei lavoratori che sta particolarmente a cuore. Con il 31 marzo scade la cassa in deroga ai lavoratori rimasti fuori dal ciclo produttivo. Per quella data la risoluzione ai problemi societari di Floramiata non potrà esserci, occorre pensare a come sostenere i lavoratori, e i lavoratori stagionali molti dei quali monoreddito. Il Job act di Renzi è disastroso,oltre a ridurre gli ammortizzatori sociali, accorcia la cassa in deroga a soli tre mesi, penalizzante per i lavoratori che dopo tale periodo diventerebbero disoccupati. Proprio per la mancanza di ammortizzatori sociali e di imprenditori disposti ad investire, il governo non si rende conto che alla fine del 2016 avremo un'Italia di disoccupati senza reddito. Su Floramiata, la Regione si è impegnata a verificare la possibilità di far ricorso a contratti di solidarietà di tipo B, ma ha anche ventilato l'ipotesi di un part time verticale tra gli oltre 130 lavoratori, così da dividere i sacrifici in attesa di un esito positivo della procedura di vendita. La situazione di Floramiata ha anche dell'incredibile: un'azienda privata che ha mantenuto vantaggi che farebbero l'invidia di qualsiasi imprenditore e invece si trova nella realtà che sappiamo. Da 11 anni di proprietà della famiglia Montanari, Floramiata ha goduto da sempre di importanti sgravi fiscali, ha il grande vantaggio di utilizzare la geotermia per il riscaldamento degli impianti per la floricultura , usufruendo di un notevole sconto sul costo calore. Tali vantaggi non hanno impedito alla gestione attuale (privata) di accumulare negli anni un debito ragguardevole di circa 20 milioni di euro, così come non ha mai impedito un uso della cassa integrazione esagerato per i dipendenti a tempo indeterminato; discorso che non vale per gli avventizi, i quali, circa ottanta, furono in pratica messi alla porta nel 2012. Ma centrare la colpa su un unico soggetto è limitativo: la storia di questa azienda inizia negli seconda parte degli anni '70 dalla chiusura delle miniere di mercurio gestite dall'Egam (un ente pubblico minerario), con la conseguente perdita del lavoro per 1100 lavoratori. Il progetto Floramiata nasce nel 1982 sponsorizzato Eni, nasce sul modello della grande impresa a partecipazione statale, negli anni novanta Eni cede l'attività ad un gruppo privato ma sempre affiancato da soci pubblici minori, e da ultimo il ciclo si chiude con la gestione Montanari. La storia è lunga come si può vedere: Floramiata ha in pratica compiuto tutta quella parabola industriale italiana che va dal dopo crisi petrolifera iniziata nel 1973 fino ai giorni nostri, con il fallimento e l'asta del 15 aprile prossimo. Questa parabola ci deve far riflettere, Floramiata è la sintesi locale del ciclo politico industriale italiano: la crisi petrolifera anni '70, porta profonde ristrutturazioni del sistema produttivo, con chiusure e licenziamenti; l'intervento pubblico degli anni 70 e 80 mitiga le conseguenze del la ristrutturazione di molte imprese in Italia in crisi, addirittura facendo pensare all'Italia come ad un paese dominato da un "capitalismo di Stato" (da sottolineare, comunque, che dalla crisi petrolifera del 73 non ci siamo più ripresi, e la crisi iniziata nel 2007 è un effetto più amplificato delle precedenti crisi, degli anni '80 e '90, avviate anch'esse dall'originaria, appunto la crisi petrolifera del '73). La risposta che il capitalismo di allora, pubblico e privato, diede per affrontare e uscire da quella crisi è la stessa che si è prolungata fino ai giorni nostri, che continua negli anni a ripetersi. La risposta del capitale e del padronato, che come logica del profitto vuole si rivolge e si ripercuote sulle grandi masse lavoratrici attraverso il ricatto del lavoro che manca, è andata a delinearsi sempre meglio dalla fine anni 80 inizio degli anni 90, attraverso privatizzazioni, svendita di beni pubblici, taglio di posti di lavoro, di fabbriche, di tagli sempre più ampi ai salari, fino alla precarizzazione totale: questo accanimento terapeutico serve solo a mantenere il saggio di profitto all'interno di un modello economico sempre più impazzito e accelerato che non fa altro che ripetersi fino all'implosione. In pratica, la crisi petrolifera degli anni '70 inverte la crescita sociale e dei diritti sociali, dal dopoguerra in poi sempre in salita per le classi meno abbienti. Se esiste un minimo comune denominatore che collega i vari passaggi di Floramiata e la cultura industriale pubblica o privata, locale e nazionale che sia: è la mal gestione.
ALDO DI BENEDETTO

Sabato 30 gennaio fino a lunedì 01 febbraio 2016 Anonymous , tramite i suoi hacker ha oscurato il sito del Comune di Santa Fiora con l’immagine del sito di Anonymus qui a fianco ed il Comune sul suo sito fino ad oggi non cita Anonymous ma degli hacker che sequestrano dei file e chiedono un riscatto, ma a Santa Fiora non è successo questo.

La pagina che appariva, al digitare il sito del comune di Santa Fiora , rivelava una figura in giacca e cravatta priva di testa e con, al suo posto, una croce rossa. Ad accompagnare l’immagine, il testo che riportiamo integralmente:
1. Noi siamo AnonPlus - Anonymous e questo è il nostro manifesto
2. Ogni persona che vuole difendere la propria libertà di informazione, la libertà del popolo e l'emancipazione di quest'ultimo dalla schiavitù dei media e di chi ci governa, di chi ci usa come strumento per attuare i suoi sporchi fini, fa già parte di Anonymous. Ogni persona che ha volontà di agire è benvenuta. Noi siamo in guerra.
3. AnonPlus ha uno spazio di condivisione di idee e di reclutamento aperto a tutti: webchat.anonplus.org
4. AnonPlus diffonde idee senza censura, crea spazi per divulgare in maniera diretta, mediante defacciamento di massa, notizie che nei media gestiti ad uso e consumo di chi ci controlla non trovano spazio, al fine di ridare dignità alla funzione stessa dei media; AnonPlus mette offline siti che contribuiscono attivamente al controllo delle masse da parte dei corrotti, che manipolando informazioni e opinioni creano false realtà; AnonPlus non agisce per interessi personali o politici, non ha capi, si muove per l'interesse del popolo e per restituire al popolo la sovranità; AnonPlus e' aperta a ogni proposta del popolo, per il popolo.
5. Il giorno che tali obbiettivi saranno raggiunti AnonPlus cesserà di esistere

WE ARE LEGION. WE DON’T FORGET.WE DON’T FORGIVEEXPECT US!
ANONYMOUS
Riportiamo ciò per dovere di cronaca.

Referendum riforme, Anpi: "Nei comitati referendari sosterremo con intransigenza la difesa della Costituzione". Intervento di Carlo Smuraglia*

Nella riunione del Comitato nazionale dell’ANPI, del 21 gennaio, si è ampiamente ed approfonditamente discusso circa la riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti. La discussione è stata veramente apprezzabile, per la ricchezza e la serietà delle argomentazioni e per la compostezza del confronto. Si partiva dalla proposta del Presidente di aderire ai Comitati referendari già costituiti sull’una e sull’altra legge, tutta fondata sul tema della coerenza nella intransigente difesa della Costituzione, secondo la linea perseguita dell’ANPI negli ultimi due anni.
Sulla relazione vi sono stati molti consensi e sono state manifestate alcune perplessità e preoccupazioni, che hanno contribuito – anch’esse – alla valenza complessiva del dibattito, consentendo di arrivare, alla fine, ad un voto sostanzialmente unitario (solo tre astensioni).
In effetti, proprio per il contributo della discussione e del confronto, si è pervenuti, non solo all’esito positivo già indicato, ma anche alla definizione – ai fini della chiarezza – delle modalità e delle “condizioni” che devono caratterizzare l’ingresso dell’ANPI nella compagine referendaria. Questi aspetti, resi evidenti ed esposti nelle conclusioni del Presidente, possono essere così sintetizzati:
l’ANPI aderisce alla iniziativa referendaria in stretta coerenza con la linea seguita per due anni sul tema della riforma del Senato e sulla legge elettorale, qualificata fin dalla prima manifestazione, al Teatro Eliseo di Roma, come “una questione di democrazia”. La conseguenza logica della approvazione delle due leggi in termini poco diversi rispetto a quelli iniziali, è che la parola va data alle cittadine e ai cittadini perché si esprimano liberamente, senza pressioni e soprattutto senza “ricatti”.
nell’aderire ai Comitati referendari già costituiti, l’ANPI mantiene la sua piena autonomia e la sua piena libertà di azione e di giudizio, impegnandosi peraltro a contribuire ad un efficace svolgimento della campagna referendaria, basata, prima di ogni altra cosa, su una corretta e completa informazione delle cittadine e dei cittadini sui contenuti dei provvedimenti di cui si chiederà l’abrogazione.
l’ANPI non è interessata – nel caso particolare delle riforme – ai problemi più specificamente “politici” (il “plebiscito”, la tenuta e le sorti del Governo, etc.); per la nostra Associazione il tema è solo quello dell’intransigente difesa della Costituzione da ogni “stravolgimento” che rimetta in discussione le linee portanti (anche della seconda parte) ed i valori di fondo; considera la Riforma del Senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, un vulnus al sistema democratico di rappresentanza ed ai diritti dei cittadini, in sostanza una riduzione degli spazi di democrazia;
l’ANPI esclude la collocazione della battaglia referendaria nel recinto di un qualsiasi schieramento politico, nonché ogni altra opzione politica che non sia quella, appunto, della salvaguardia della Costituzione;
l’ANPI, che attualmente ha oltre 120.000 iscritti e un’organizzazione estesa all’intero territorio nazionale, deve godere di una rappresentatività all’interno dei Comitati referendari, adeguata a ciò che essa rappresenta, in tema di iscritti e di valori;
l’ANPI ritiene che – rispetto alle Assemblee pubbliche, pur talora necessarie – debbano essere privilegiati gli incontri e le iniziative di contatto e rapporto con i cittadini attraverso la formazione di Comitati locali, ampi ed aperti e rivolti soprattutto alla popolazione, per informare e convincere sui complessi temi in discussione;
si ritiene opportuno che i Comitati referendari, se non lo hanno già fatto, provvedano alla costituzione di esecutivi snelli e dotati di particolare autorevolezza, in grado di coordinare ed intervenire con indicazioni, suggerimenti e proposte, anche in rapporto con i comitati locali che si andranno costituendo;
l’ANPI si riserva di assumere anche iniziative autonome, ma non confliggenti con quelle dei Comitati, per informare sulla posizione assunta e sulle sue caratteristiche anche di autonomia, nonché su tutte le questioni che riguardano le due leggi in discussione.
Questi sono i connotati fondamentali e le “condizioni” dell’adesione dell’ANPI ai Comitati referendari.
Sotto il profilo interno, è evidente che questo ci impegna a dare il nostro contributo, in sede nazionale e in periferia, allo sviluppo della campagna referendaria, con iniziative, con la costituzione dei Comitati, con tutti i mezzi e gli strumenti di informazione e di convincimento.
Naturalmente, ci sono due condizioni “interne”, perché tutto questo si possa svolgere regolarmente: la prima dipende strettamente dalla concomitanza con la campagna congressuale, che culminerà nel Congresso nazionale a metà maggio. Bisogna riuscire a far bene l’una e l’altra cosa, considerando l’importanza che assume per la nostra Associazione, il Congresso, che è occasione di confronto, ma anche e soprattutto di definizione della linea che si adotterà per il futuro.
La seconda è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto dell’attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere – da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L’ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.
C’è troppo da fare per continuare a discutere all’infinito: c’è il Congresso e ci sarà la campagna referendaria. Dunque, c’è lavoro in abbondanza è c’è, soprattutto, la convinzione e la certezza che ciò che facciamo, in piena autonomia e con assoluta attenzione all’identità ed ai valori dell’ANPI, è funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all’intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione.
Non escludiamo la possibilità di iniziative anche autonome, per illustrare e chiarire la nostra posizione e per indicare positivamente (lo ripeto per l’ennesima volta, non siamo per la conservazione dell’esistente a tutti i costi) ciò che si potrebbe (e si dovrebbe) fare, semmai, per superare alcuni difetti del bicameralismo “perfetto”, senza stravolgere la Costituzione, prendendo esempio anche da esperienze già realizzate in altri Paesi.
Pertanto, è opportuno “attrezzarsi”, conoscere bene la legge di riforma del Senato, conoscere bene la legge elettorale, per poterne indicare e spiegare i difetti, i limiti e le ragioni per cui ne chiediamo la cancellazione.
È un momento delicato e complesso; ancora una volta, questo costituirà motivo e stimolo per un impegno solido e convinto.

* Presidente dell’ANPI

Pubblicato il 14 febbraio 2016

Riceviamo e pubblichiamo
INDAGATO IL SINDACO DI SANTA FIORA
Il sindaco Federico Balocchi risulta incriminato per abuso d’ufficio, in relazione a una vicenda riguardante le sue funzioni di assessore provinciale, ruolo ricoperto dal 2009 al 2014, concernente l’affidamento da parte della Giunta Provinciale del servizio stampa a una società denominata Greymas Srl.
Sono indagati, per abuso d’ufficio e turbativa d’asta, l’allora Presidente Leonardo Marras, oggi capogruppo PD alla Regione Toscana, gli altri componenti della giunta provinciale, alcuni funzionari, tra i quali il responsabile del settore stampa, e i giornalisti stessi della Greymas srl.
Un’inchiesta uscita sulla stampa (Il Tirreno 6.1.2016) ma subito silenziata probabilmente per la pervasività di questa classe politica. A noi, di contro, ci sembra corretto che i cittadini sappiano “come e da chi” siamo amministrati in questo comune.
A questo proposito, ricordiamo un fatto particolarmente rilevante, cioè quando il Sindaco Balocchi, come uno dei suoi primi atti amministrativi, dette in affidamento diretto per cinque mesi (del.n.63 dell’1.8.2014) il servizio stampa del Comune, per circa 7.000 euro, alla Soc. Arca Srl di Grosseto, guarda caso di proprietà del responsabile dell’ufficio stampa della Provincia, oggi indagato. Inoltre, sempre per caso, quest’ultima, a sua volta, affidò l’effettivo incarico ai giornalisti della società Greymas Srl, anche loro coinvolti nella vicenda giudiziaria.
Noi su questo episodio facemmo un’interrogazione consiliare il 5.8.2014 sottolineando l’illegittimità di tale atto oltre che l’assoluta inutilità di un “servizio stampa” in un comune di 2600 abitanti. Chiedemmo anche al sindaco chi avesse curato la sua campagna elettorale per le amministrative del 25 maggio 2014, per il candidato a Sindaco Federico Balocchi e per la sua lista Progetto Santa Fiora, ipotizzando, a seguito di alcune circostanze, che quel compito fosse stato svolto proprio dall’Arca S.r.l. (ipotesi mai smentita). La nostra interrogazione fu pubblicata immediatamente dalla stampa, e il Sindaco sul Il Tirreno del 7 agosto 2014, tra altre cose dichiarò: «…La campagna elettorale nostra l’ha seguita la coop.va “il Quadrifoglio”. Non c’è nulla da nascondere». Il giorno dopo, sempre al Il Tirreno precisò: «…Balocchi già ieri ha difeso la sua scelta e oggi torna a respingere le accuse e presenta più nel dettaglio l’ufficio comunicazione. -Santa Fiora non ne ha mai avuto uno – spiega – e in campagna elettorale molti cittadini hanno lamentato la carenza di comunicazione. Per le spese sotto i 10mila euro non serve fare la gara. La mia scelta è caduta su persone di mia fiducia, Monica Moretti e Giuseppe Orfino, addetti stampa per la Provincia, che sono giornalisti, che ho conosciuto in questi anni, che, a differenza di Cipriani, non sono dipendenti della Provincia (ma della Greymas Agency, ndr) che lavoreranno per l’Arca per Santa Fiora…-».
La risposta all’interrogazione avvenne nel Consiglio Comunale del 26.9.2014 e fu molto evasiva, ma tra altre cose Balocchi affermò: «La campagna elettorale della mia lista é stata curata da me, dagli altri candidati e dagli organi delle forze politiche che ci hanno sostenuto. C’è stato un apporto di altri soggetti professionali che non menziono in questa sede in quanto con dichiarazioni già da me rese alla stampa a tal proposito ho rischiato di arrecare danno a taluni, a causa del clima artificioso che si intende creare sulla vicenda, volte a mettere alla berlina chi abbia lavorato per la lista risultata vincitrice alle elezioni» (Delib. CC n. 63/2014).
A seguito di tutto questo, ritenemmo necessario informare il Prefetto di tutta la faccenda che presentava più di un’ombra e oggi apprendiamo che il Sindaco è indagato per una vicenda molto simile, anche da ex assessore.
Detto questo ripensiamo a come il PD a livello nazionale, giudicasse Berlusconi e le varie indagini e s’indignasse chiedendone le dimissioni; oggi la partita è invertita e molti esponenti del PD sono indagati per variegate ipotesi di reato, senza che nessuno di loro si dimetta e faccia un passo indietro.
Noi valuteremo l’evolversi di questa triste vicenda e valuteremo le azioni politiche da intraprendere in futuro: il dato di fatto è che anche Santa Fiora ha un Sindaco indagato in una vicenda che è solo all’inizio e coerenza vorrebbe che se ne traessero le giuste conclusioni e si tornasse il più presto possibile a votare, poiché il rapporto di fiducia con i cittadini, già molto debole, si è rotto con questa rilevante vicenda.
Riccardo Ciaffarafà Capo Gruppo di “Un Comune per Tutti”

NON E’ CHE L’INIZIO

L’Assemblea del 4 Febbraio scorso sul teleriscaldamento ha innanzi tutto dimostrato, da una parte, il grande interesse dei cittadini nei riguardi della questione e, dall’altra, il grande lavoro compiuto dal Comitato organizzatore per illustrare i problemi connessi al rinnovo dei contratti per la fornitura del servizio, tanto che anche Amiata Energia e l’Amministrazione Comunale hanno sentito l’esigenza di far partecipare all’iniziativa propri rappresentanti, come il Dott. Attisano ed il Consigliere Alberto Balocchi.
Queste presenze, in qualche misura inattese anche se formalmente sollecitate, hanno in parte modificato l’andamento dell’Assemblea che, dopo le introduzioni dei rappresentanti del Comitato, ha in breve assunto la forma di richieste di chiarimenti direttamente indirizzate agli organi “istituzionali”.
Ma ciò non ha impedito che venissero al pettine le questioni più delicate, sulle quali sono state fornite anche indicazioni non immediatamente ricavabili dalla lettura del Regolamento di fornitura approvato dal Comune il 30 Giugno scorso.
In particolare, il Dott. Attisano è arrivato a sostenere che la validità del vecchio contratto può essere estesa anche agli anni a venire e non è tassativa l’entrata in vigore del nuovo contratto a partire dal 16 Ottobre prossimo.
Questo aspetto non è di poco conto, perché consentirebbe agli utenti di aderire al nuovo contratto nel momento in cui si saprà con certezza se la detrazione del credito di imposta indicata nelle proposte pervenute da Amiata Energia sarà effettivamente accettata dall’Agenzia delle Entrate, anche se a scapito dell’ulteriore bonus, dell’importo di circa 100-150 Euro a favore di coloro che aderiscono fin da subito al nuovo contratto.
Da parte sua, il Consigliere Balocchi ha espresso l’impegno ad aprire un confronto con il Comitato per arrivare ad una eventuale riformulazione del Regolamento.
Tuttavia l’aspetto sconcertante dell’intera questione è rappresentato dal fatto che né il Comune né Amiata Energia sembrano dar credito a quanto stabilito dal Decreto Legislativo del 4 Luglio 2014 n. 102 che, nell’ottica del contenimento dei consumi energetici, obbliga le Aziende fornitrici del teleriscaldamento ad installare contatori che misurino l’effettiva quantità di energia consumata dagli utenti, cercando in questo modo di limitare sprechi e malfunzionamenti.
E’ chiaro che la quantificazione precisa dei consumi renderebbe fuori luogo qualsiasi dubbio sulla correttezza dell’applicazione del credito di imposta: il problema si sposta allora nella determinazione di una tariffa equa da corrispondere ad Amiata Energia, che non può certamente essere quella proposta del nuovo Regolamento per i contratti a misura (cosiddetti EASY), che porta a cifre astronomiche per i consumi dei cittadini residenti.
In ogni caso è chiaro che il Regolamento di fornitura del teleriscaldamento deve essere modificato: in attesa che ciò accada, il Comitato invita tutti gli utenti, sia quelli a cui è già arrivata la Raccomandata di Amiata Energia che quelli a cui deve ancora arrivare, a recarsi presso gli uffici della Società e dichiarare la propria volontà di non sottoscrivere il nuovo contratto.
Allo scopo esercitare la necessaria pressione verso l’Amministrazione Comunale nella direzione indicata, invitiamo i cittadini a firmare la Petizione lanciata nel corso dell’Assemblea e che in questi giorni è fatta girare per il paese e per le frazioni dai membri del Comitato.

Santa Fiora, 08/02/2016

COMITATO SPONTANEO PER IL TELERISCALDAMENTO BENE COMUNE

Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste riflessioni sulla geotermia in Toscana

I giochi di prestigio della regione Toscana per favorire le lobby geotermoelettriche (ovvero la moltiplicazione dei MW)

L’11 febbraio 2015 il Consiglio Regionale Toscano approva il PAER (Piano ambientale ed energetico regionale ).
Segue un estratto della deliberazione:
Deliberazione_10_2015 del consiglio regionale (11 febbraio 2015)
…….Visto il parere obbligatorio favorevole espresso dalla Commissione di controllo nella seduta del 6 febbraio 2014;
DELIBERA
1. di approvare quali parti integranti e sostanziali della presente deliberazione:
– Allegato A “Piano ambientale ed energetico regionale” articolato nei seguenti documenti:
a.1. Disciplinare di piano e relativi allegati;
a.2 Quadro conoscitivo;
a.3. Sezione valutativa.
– Allegato B “Rapporto ambientale”, Allegato C “Sintesi non tecnica”, Allegato D “Dichiarazione di sintesi”, di cui agli articoli 24 e seguenti della l.r. 10/2010;
2. di prendere atto che il complesso delle risorse attivabili per l’attuazione delle politiche per il PAER per l’anno 2015 ammonta a 189.293.532,54 euro, meglio specificate nel quadro di riferimento finanziario pluriennale di cui al capitolo 4 “Risorse” del disciplinare di piano; ….

Cosa dice il PAER riguardo alle centrali geotermoelettriche:
PAER A.3 allegato 5
1.1.4 Geotermia
Al 2011 in toscana risultano operanti 33 impianti geotermici per la produzione di energia
elettrica con una Potenza Efficiente Lorda installata pari a 772 MW che hanno prodotto, nello stesso anno 5.654,3 GWh¹ di energia elettrica (486 ktep²), dato all’incirca costante da 10 anni a questa parte.
Supponendo, per gli impianti geotermici 7000 ore equivalenti di funzionamento, per il
raggiungimento dell’obbiettivo di 6.450 GWh (555 ktep) imposto dal Burden Sharing³
mancherebbe da installare 113,7 MW per produrre quei circa 69 ktep in più. …….

Dopo 5 giorni viene approvata la legge regionale N.17 con la quale, in campagna elettorale, si bloccavano per 6 mesi i pozzi esplorativi e i permessi di ricerca geotermica; all’articolo 2 si legge:

Legge Regionale N.17_2015 Articolo 2 (16 febbraio 2015)
2. L’obiettivo di assicurare un’attività di ricerca adeguata a raggiungere installazioni impiantistiche di potenza geotermoelettrica almeno di 150 MW entro l’anno 2020, così come previsto dal burden sharing;………….

Incredibile!!! Dopo soli 5 giorni la potenza geotermica da installare entro il 2020 è passata da 113,7 MW a 150 MW un incremento del 32%!!
Archiviate le elezioni, (che riconfermano Rossi alla presidenza della regione Toscana), scade la moratoria geotermica di 6 mesi e si ritorna alla “normalità”; il 15 dicembre la giunta approva i documenti di attuazione dell’articolo 1 della Legge Regionale N.17_2015 con la delibera N. 1229 che comprende due allegati, vediamo come si sviluppa nei due documenti la questione della potenza aggiuntiva geotermoelettrica da installare entro il 2020.

Delibera giunta regionale N 1229 del 15-12-2015 allegato B
…Tenuto conto che il PAER stimava che, di qui al 2020, fossero realizzate a seguito degli esiti dei nuovi permessi di ricerca centrali per 150 MW complessivi di potenza , basandosi sul parametro di 3 MW per pozzo appena calcolato si ottiene che occorrono 50 pozzi nuovi pozzi per la produzione di energia elettrica…

Delibera giunta regionale N 1229 del 15-12-2015 allegato A
…In base a quanto sopra riportato e considerando che:
1. a fine 2014 in Toscana risultavano operanti sul territorio 34 centrali geotermoelettriche per un totale di 821 MW di Potenza efficiente Lorda (915,5 MW Potenza nominale installata) installata che hanno prodotto 5’659,2 GWh (produzione Lorda), corrispondenti a 486,7 kTEP (dato all’incirca costante da 10 anni a questa parte); (n.d.r. la produzione lorda, secondo i dati Terna, è stata nel 2014 di 5.919,3 GWh pari a 509 ktep).
2. si puo’ ipotizzare cautelativamente un funzionamento di 7000 ore equivalenti per le centrali realizzate in futuro si ricaverebbe che al raggiungimento dell’obbiettivo del 2020 mancherebbero da installare 113,7 MW.
Come è stato, pero’, già specificato, la modalità di raggiungimento dell’obiettivo in termini di singole fonti è indicativo e non vincolante:
all’interno del Piano Ambientale Energetico Regionale di recente approvazione (Del. 10/2015), infatti, si ritrova che al 2020 si stima un incremento di potenza (rispetto al 2011 anno di riferimento delle stime del PAER) per gli impianti geotermoelettrici così articolata:
1. 15 MW dalla realizzazione di impianti Pilota; (n.d.r. la regione Toscana da già per scontata la costruzione di 3 centrali pilota; Montenero, Casa del Corto e Castelnuovo sono i progetti con l’iter procedurale più avanzato; facciamolo sapere ai Sindaci!!)
2. 40 MW dalla realizzazione della Centrale di Bagnore 4 (autorizzata e già in funzione da fine 2014);
3. 20 MW dalla realizzazione della Centrale di Monterotondo 2 (per cui si è concluso il procedimento di VIA, insieme alla relativa Concessione denominata Milia);
4. 150 MW dalla realizzazione delle nuove centrali connesse ai Permessi di ricerca vigenti.
Il raggiungimento di tale stima di potenza installata (in totale 225 MW) supera abbondantemente le necessità inerenti la sola Geotermia per quanto riguarda il Burden Sharing, ma risulta necessaria in quanto andrebbe a sopperire carenze che la nostra regione ha su altre fonti energetiche. ……….

Et voilà!!
I 113, 7 MW geotermoelettrici del Paer ( Pari a 69 ktep aggiuntivi ) sono diventati 225 MW (pari a 136 ktep ). Quindi si è passati nell’arco di 10 mesi da 113,7 MW a 225MW aggiuntivi con un incremento del 98%. La potenza aggiuntiva è praticamente raddoppiata per via delle “carenze”.
Facciamo un passo indietro, torniamo al PAER e vediamo cosa prevedeva per il fotovoltaico:

PAER A.3 allegato 5
1.1.3 Fotovoltaico
Avendo subito un forte incremento nel biennio 2011-2012, a maggio 2013 la potenza
installata in Toscana ammonta a 668 MW (fonte Atlasole – GSE). Supponendo,
cautelativamente, per gli impianti 1100 ore annue di funzionamento si ipotizza una
producibilità totale di circa 735 GWh (circa 63 ktep)
Lo schema di decreto sul Burden Sharing ci chiede solo 263 GWh (23 ktep).
Se la crescita del fotovoltaico continuerà almeno in parte, si potrebbe ipotizzare al 2020 in Toscana di avere un installato complessivo di più di 80 ktep. …………
Secondo, infatti, una stima effettuata dall’ Energy & Strategy Group -PoliMi è prevedibile una crescita di 900 MW annui a livello nazionale anche in assenza di incentivi, e, quindi, tenuto conto di 1100 ore di funzionamento annue, regionalizzato in base alla percentuale di popolazione toscana si ottiene al 2020 circa 100 ktep di produzione da fonte solare. ….

Facciamo il punto: le previsioni per il fotovoltaico al 2020 sono di 100 ktep ma la regione Toscana nel PAER decide che ne servono solo 23 ktep (nel 2014 la produzione fotovoltaica era già arrivata 72,9 ktep). 77 ktep di energia fotovoltaica vengono quindi eliminati (distruggiamo i pannelli fotovoltaici !!) per lasciare spazio alle trivelle geotermiche. Che siano questi 77 ktep scomparsi le famose “carenze”?
Perché tutte queste acrobazie? Forse una spiegazione c’è: le lobby geotermiche in regione Toscana sono in grado di condizionare la politica energetica fino a far stravolgere le leggi approvate solo 10 mesi prima. Da dove derivi questo potere ( Enel Green Power, Sorgenia Geothermal, Graziella Green Power (Tosco Geo e Magma), Gesto, Renewem (exGeoenergy)) ecc.) lo si lascia alla fantasia di chi legge.

P. S. Nel 2014 in Toscana la produzione di energia elettrica dal fotovoltaico e dal geotermico è stata rispettivamente: 72,9 ktep (847,8 GWh) e 509 ktep (5919,3GWh) pari a 581,9 ktep (fonte Terna: http://www.terna.it/it-it/sistemaelettrico/statisticheeprevisioni/datist...)
Le previsioni del PAER per il 2020 erano: 23ktep di fotovoltaico e 555 ktep di geotermico pari a 578 ktep. Il re è nudo!!!

Note:
¹ 1 GWh equivale a 1 milione di KWh
² 1 ktep significa l’energia di un migliaio di tonnellate di petrolio equivalenti
1ktep = 11,63 GWh
³ Il Burden Sharing rappresenta la ripartizione regionale dell’obiettivo nazionale per raggiungere entro il 2020 la produzione del 17% di energia da fonti rinnovabili. Nel 2014 l’Italia ha già raggiunto l’obiettivo previsto dalle normative europee per il 2020 con la percentuale del 17,1%; in particolare la produzione da fonti rinnovabili elettriche FER è stata del 46% a fronte di un obiettivo vincolante previsto dall’Unione Europea nel 2020 del 29 %.
(Fonte GSE http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Pubblicato-il-Rapporto-statis... )

26gennaio2016 No copyright

La concentrazione dell’arsenico presente nell’acqua potabile di Santa Fiora è preoccupante Vedi allegato

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