E’ davvero triste e sconcertante che un Paese dotato di una civiltà millenaria come il nostro sia oggi rappresentato da una classe politica formata da personaggi di bassissimo livello sia intellettuale che morale, e non mi riferisco solo alle destre al governo.
Forzatura del Primo ministro Michel Barnier sui tagli sulle pensioni con decreto governativo, e i partiti di sinistra e di destra, decidono la sfiducia, il voto forse già domani. Contro il governo e contro Macron che lo ha voluto rompendo la tradizione costituzionale dell’incarico a chi vince le elezioni.
‘Governo Barnier con il mandato più breve nella storia’, ironizza la sinistra vincente guidata da Jean-Luc Mélenchon. Subito dopo, il Rassemblement National di Marine Le Pen, ha confermato che voterà insieme alla sinistra per far cadere il governo.
È dal 1962 che nessun governo francese è stato costretto a lasciare con un voto di sfiducia. Francia nella sua seconda crisi politica in sei mesi.
Il tanto contestato gasdotto Russia-Germania-Europa, il Nord Stream 2 fatto saltare sottacqua da mani ormai non troppo ignote, potrebbe presto finire in mani statunitensi che tanto lo contestavano. Le mani di Stephen P. Lynch, uomo d’affari legato a Donald Trump e con un’esperienza decennale di affari con la Russia. Come un tempo la Germania. Lynch cercherà di aggiudicarsi il gasdotto all’asta fallimentare e fa il patriota: “Non lo lasceremo a Mosca e Pechino”. Ma nemmeno a Berlino che se l’era costruito e pagato almeno a metà.
Il susseguirsi di urti e scossoni a cui vengono sottoposte le manifatture di Germania, Francia e Italia stanno ridifinendo il modello produttivo del Vecchio Continente. Il punto di rottura della catena si trova in Germania. Cause note: dipendenza energetica dalla Russia e dipendenza commerciale dalla Cina, con l’industria di punta, quella automobilistica, a farne per prima le spese. Strade alternative? In Italia solo litigando con Landini
Ucraina, Georgia, Siria: gli Usa fomentano guerre per difendere i propri privilegi. E qui molti li sostengono
All’ultimo vertice di Kazan del 22 e 23 ottobre scorsi, i Brics hanno annunciato che stanno lavorando per dar vita ad un sistema di scambi monetari internazionali che non utilizzi il dollaro e che quindi ne metta in discussione il monopolio e il potere.
Questa prospettiva rivoluzionaria mina la possibilità degli Stati Uniti di continuare a vivere sulle spalle del resto del mondo e di esercitare – attraverso le sanzioni – un enorme potere dispotico su quasi tutti i paesi del globo.
Ennesima ‘purga’ presidenziale ai vertici delle forze armate, seminascosta dalla fantasiosa proposta di ‘tregua subito’ con l’Ucraina nella Nato, e sui territori occupati si litiga dopo. Il generale Drapatyi promosso alla testa delle truppe di terra, mentre il comandante Apostol rimosso, è diventato ‘vice’ del comandante in capo, il generale Syrsky. Sostituire i vice, gli immediati sottoposti, per arrivare alla sostituzione del vertice, come per defenestrare il generale Valentin Zaluzhny: annota Fulvio Scaglione.

