Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

Clicca Qui per ricevere Rosso di Sera per e-mail


Ogni mese riceverai Rosso di Sera per posta elettronica, niente carta, niente inchiostro.... Se vuoi inviare le tue riflessioni, suggerimenti, o quanto ritieni utile, a Rifondazione di Santa Fiora,usa questo stesso indirizzo info@rifondazionesantafiora.it

Direzione Nazionale

FACEBOOK SI TOSCANA A SINISTRA

Il coro dei Minatori di Santa Fiora Sito ufficiale

Italia - Cuba

Museo delle Miniere


Santa Fiora: la Piazza e la Peschiera online

Rifondazione su Facebook

STOP TTIP


"Campagna Stop TTIP"

In evidenza

21.01.2018

Bia Sarasini

da Il Manifesto

 

Gap salariale. Furto e sfruttamento sono i pilastri che tengono in piedi e anzi alimentano un sistema di potere pervasivo, il volto patriarcale del neocapitalismo, che sottrae alle donne il valore del loro lavoro.

 

Rapina continuata e aggravata, mai parola fu usata più a proposito, per definire quello che capita alle donne che lavorano. Per via di quel gap del 23% che esiste nel mondo tra il salario medio di una donna e quello di un uomo. Questo ha sostenuto Anuradha Seth, consigliera economica del Programma di sviluppo della Nazioni Unite (Undp). Un divario che non sarà facile colmare. Al ritmo attuale, avverte l’Onu, ci vorranno almeno 70 anni. Secondo dati dell’Oil, l’organizzazione internazionale del lavoro, le donne che lavorano sono il 49.6%, mentre gli uomini il 76.1%.

 

La notizia è forte, e conferma quello che si vive nell’esperienza quotidiana, che le donne sono più povere, guadagnano di meno. È incisivo soprattutto definire il gap come furto, rapina. Mette a fuoco che alle donne viene sottratto qualcosa di proprio, che appartiene solo a loro.

 

Che non consiste in una proprietà, in un bene acquisito, in un’eredità, insomma una qualche forma di ricchezza. Alle donne viene tolto quello che appartiene anche a chi non possiede nulla: il frutto della propria capacità di lavoro. Un fatto odioso. Non sarebbe fuori luogo neppure l’uso di una parola come sfruttamento.

 

Bisogna poi fare attenzione a non perdersi tra i dati. Secondo rilevazioni recenti Eurostat in Italia la di differenza salariale a svantaggio delle donne si è ridotta al 5.5%. Ma la statistica europea si basa sulla paga oraria, non prende in considerazione l’insieme della situazione lavorativa. Tra l’altro c’è da chiedersi come possano rientrare in questa statistica i tanti rapporti di lavoro non contrattualizzati, e a basso orario. In ogni caso l’osservatorio JobPricing, che prende in esame la retribuzione lorda annua nel settore privato, valuta la differenza salariale tra uomini e donne di circa 3000 euro l’anno, con in proporzione differenze maggiori tra operai e operaie che tra manager.

 

La stessa Anuradha Seth precisa che il calcolo è complesso. Include la sottovalutazione del lavoro delle donne, la gratuità del lavoro domestico, la minore partecipazione al mercato del lavoro. Le donne guadagnano meno perché lavorano meno ore retribuite, operano in settori a basso reddito, o perché a parità di lavoro sono retribuite di meno. In generale, l’Onu stima che per ogni dollaro guadagnato da un uomo, la donna guadagna 77 centesimi.

 

Le differenze tra paesi sono notevoli e sorprendenti. Tra i paesi membri dell’Ocse si va dal meno 5% del Lussemburgo al 36% della Corea del Sud. Ma anche il 18.9% degli Usa e il 17.1% del Regno Unito. Del resto, è proprio dal Regno Unito che viene uno delle più recenti e clamorose denunce di disparità salariale. La giornalista Carrie Grace, inviata della Bbc in Cina, si è licenziata quando ha scoperto di essere pagata di meno di colleghi con lo stesso ruolo. Le discriminazioni avvengono a tutti i livelli.

 

La disparità aumenta con l’età e con la nascita di figli. Si calcola che una donna perde in media il 4% dello stipendio rispetto a un uomo ogni volta che mette al mondo un figlio. Mentre al contrario per il padre a ogni figlio il reddito aumenta in media del 6%.

Rapina, sfruttamento sono i pilastri che tengono in piedi e anzi alimentano un sistema di potere pervasivo, il volto patriarcale del neocapitalismo, che sottrae alle donne il valore del loro lavoro. Riconoscerlo, averne consapevolezza, è il primo passo. Anche attraverso le denunce delle molestie sessuali, una pesante forma di intimidazione usata contro le donne. Molestie che non sono una prerogativa del mondo dello spettacolo, anzi. Denunciare, non subire i ricatti, lottare insieme è la strada per valorizzare il proprio lavoro e quello di tutte.

 

da Potere al popolo

 

L'ultimo rapporto dell'ONU ci conferma quello che sapevamo già: la disuguaglianza tra uomo e donna è ancora un enorme problema anche nei paesi che si ritengono sviluppati. Già perché le donne sono tendenzialmente impiegate con contratti precari e sono le prime ad essere espulse dal mondo del lavoro. Sempre che riescano ad entrarci perché col "rischio" che diventino madri molte aziende preferiscono evitare. E certo il taglio dei servizi pubblici (scuola, welfare, assistenza e cura dei bambini) non agevola in tal senso.

 

E allora ci vengono in mente le parole di Lupi che pochi giorni fa ad Agorà rispondeva alla nostra portavoce nazionale, Viola Carofalo, dicendo che "La parità di genere è nella nostra cultura. Nei paesi occidentali non c'è differenza tra uomo e donna perché sono considerati persone in quanto tali, non vengono distinti, non c'è subordinazione: questa è la nostra tradizione". Sì, certo, poi ritorni nella realtà e scopri che il differenziale salariale è del 23% e che l'Italia, paese occidentale, è quart'ultimo tra i paesi avanzati per percentuale di donne occupate.

Daniela Preziosi

da Il Manifesto

 

La lotta "Potere al popolo!". La portavoce Viola Carofalo: «Popolari ma non populisti, uniamoci contro chi ci vuole divisi»

 

«Superare il 3 per cento non è un problema». Sorriso. «La sfida vera è unire quello che il potere vuole dividere, attivare un processo di mobilitazione che faccia conoscere i milioni di italiani che si battono contro lo stesso sfruttamento». Viola Carofalo, a capo della lista «Potere al popolo!» fa il suo primo ingresso alla camera (nella sala stampa) smontando tutti i luoghi comuni da centro sociale. È «un onore» presentare la lista a palazzo, la introduce Matteo Giardiello, Viola è tutto un programma, «donna, meridionale e ricercatrice precaria», di filosofia morale all’Orientale di Napoli. 37 anni, fornita di eleganza e intelligenza ironica che già buca il video, siamo «popolari ma non populisti», spiega così un linguaggio «semplice per arrivare a tutti» ma contenuti che non si puntano «alla pancia del paese». E per spiegarsi parla di carceri: no «al giustizialismo forcaiolo», «il carcere serve alla riabilitazione, le pene alternative riducono la recidiva, la pena deve essere giusta ma il detenuto non deve essere vessato, dall’inizio dell’anno abbiamo già avuto troppi suicidi». È solo un esempio, ma è coraggioso di questi tempi. A sinistra e non solo. La signora ha grazia e fegato e cultura: un vero delitto che abbia deciso di non candidarsi nelle liste.

 

«Potere al popolo!» nasce da un appello del centro sociale Ex Opg Je so’ pazz di Napoli ed è una rete che riunisce 150 assemblee in giro per l’Italia, ciascuna ha scelto «candidati espressione diretta dei territorio». «Nasciamo dal basso, da chi in questi anni ha costruito una risposta sui territori alla crisi provando a rispondere ai bisogni della maggioranza». Nel programma il diritto alla casa, allo studio, alla salute, al lavoro stabile e svolto in sicurezza (Viola prende parola ricordando Marco Santamaria, Giuseppe Settzu, Arrigo Barbieri, gli operai della Lamina di Milano morti lunedì, e facendo gli auguri a Giancarlo Barbieri, che lotta in ospedale), la difesa dei diritti dei migranti (alla conferenza stampa ne parla Hanne Souleymane Amadou, rifugiato, che la sicurezza di Montecitorio fa entrare un po’ in ritardo: «Pare ci sia Minniti all’ingresso», scherza lei). Parla Carmela Petrone, cuoca di una rete di solidarietà popolare (in parannanza, «è così che faccio politica»), Lina Montanari, comitato Torbellamonaca, Federico Giglio, comitato lotte per la casa San Basilio, Peppe, ex operaio senza fissa dimora, Stefania, ex operaia Almaviva. «Il nostro programma è fatto anche di vertenze sociali», «i nostri candidati sono combattenti sul territorio, petto in fuori e tutti alla lotta».

 

Nel parterre c’è Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, Giovanni Russo Spena, e l’ex segretario ed ex ministro Paolo Ferrero, che però non si candida. Si candida Paolo Petrangeli, «sì, quello di Contessa» dice rassegnato alla pigrizia del cronista. La lista è una mezza reunion del vecchio Prc: c’è anche Franco Turigliatto, trozkista e leader di Sinistra anticapitalista, uno dei no al Prodi II del 2008 e ormai fra gli sfascia-governi (di centrosinistra) per antonomiasia. E pure il Pci (ex Pdci di Cossutta e poi di Diliberto, poi Pcdi) oggi di Mauro Alboresi.

 

Il problema delle alleanze non c’è: se andranno in parlamento non ne faranno. «Non ci sono convergenze possibili. Che ora è? Non so a quest’ora Di Maio cosa pensa sull’immigrazione. Non è chiaro sull’Europa e sul razzismo». Ce n’è anche per Leu: «Faccio un appello al Pd, risponda a D’Alema, e mesi che chiama. Quella fra D’Alema e il Pd è una coppia che non riesce a separarsi, certi amori sono così». Avevano guardato con simpatia agli autoconvocati del Brancaccio, «ma la sua evoluzione ha tradito gli scopi iniziali. Sono state prese decisioni tra quattro mura, passando sulla testa di chi quel percorso lo aveva costruito». Nessuna alleanza neanche alle regionali, «non siamo schizofrenici». Non si presentano in Lombardia (ma Rifondazione lo farà), nelle altre regioni «ci stiamo lavorando». Sull’Europa: «ci ispiriamo a Mèlénchon, i trattati sono inaccettabili». Sull’euro nessuna scivolata: «Ne stiamo discutendo».

18.01.2018

Ds SOS Geotermia 

 

Montemaggi, Amministratore di Enel Green Power, indagato per le emissioni delle centrali geotermiche in Amiata. Il GUP ammette l’incidente probatorio sulle emissioni; al Parlamento europeo si prende atto che la geotermia non sempre è pulita e rinnovabile.

 

 

Massimo Montemaggi, legale rappresentante di Enel Green Power è indagato per ipotesi di reato, in relazione alle emissioni fuori norma delle centrali geotermiche di Bagnore sul monte Amiata.

Il GIP di Grosseto dr. Mezzaluna ha ammesso l’incidente probatorio affidando l’incarico al perito. Oggetto della perizia sono la conformità o meno alla normativa di settore delle emissioni relative agli inquinanti Ammoniaca e Mercurio e l’adozione di ENEL delle migliori tecnologie disponibili per contenere l’attività inquinante. Il GIP ha quindi convalidato l’indagine della Procura, attivata da un esposto, dopo che gli attuali amministratori dei Comuni dell’Amiata, con fare arrogante e di sfida, avevano invitato i militanti di SOS Geotermia a rivolgersi in Procura avendo questi divulgato documenti scritti da tecnici nelle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, mai smentitii.

 

Pertanto rammentiamo oggi tali documenti:


1- gli studi dell’autorevole prof. Riccardo Basosi dell’Università di Siena sulla illegalità degli inquinanti emessi dalle centrali di Santa Fiora. Il prof. Basosi e il dott. Bravi concludono “Riteniamo quindi anomalo che il nuovo impianto realizzato a Bagnore da 40 MW, inaugurato a fine 2014, non rispetti i limiti previsti dalla stessa Regione nella DGRT 344, dato che la tecnologia utilizzata (flash + abbattitore) non è quanto di più tecnologicamente avanzato disponibile oggi dal punto di vista ambientale, ma probabilmente solo la scelta più conveniente dal punto di vista economico-finanziario”.


2- gli studi del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Firenze sulle diverse tecnologie alternative applicabili alle centrali di Bagnore, che conclude: “I risultati dimostrano che è possibile ottenere sostanziali benefici dal punto di vista della sostenibilità dei sistemi geotermici applicando diverse soluzioni tecnologiche; tuttavia, questo è inevitabilmente ottenuto al prezzo della prestazione termodinamica cioè, una riduzione della potenza dal 10% al 20% che dovrebbe essere accettata”.


A questi abbiamo aggiunto una lettera con cui l’Enel ammetteva che con gli impianti progettati in Amiata non stava nei nuovi limiti di legge e chiedeva alla Regione Toscana di modificarli (pensando evidentemente che la sua nota rimanesse riservata, scarica il pdf).

Tuttavia la Regione non ha potuto assecondare le richieste di ENEL, perché le sole emissioni di Ammoniaca sono il 43% di tutte le emissioni regionali (vedi tabella ) e sarebbero intervenute le Autorità Europee. Infatti in Amiata la quantità di Ammoniaca emessa è nell’ordine di diverse migliaia di tonnellate all’anno, quando la stessa UE nel Report CAFE, afferma che tali emissioni contribuiscono in maniera significativa alla formazione di particolato di origine secondaria (PM10 e PM2,5), il cui costo sanitario medio è di euro 20,5 al Kg di Ammoniaca emessa, il che significa che per il solo 2010 il costo per le emissioni in Amiata è stimato in oltre 90 milioni di euro.


Per valutare il valore etico e morale delle scelte dei Sindaci dell’Amiata, di seguito si riporta l’andamento, per il comune di Arcidosso, il più esposto ai vapori in uscita dalle centrali di Bagnore, i dati sanitari oggi scaricabili dal sito dell’Agenzia Regionale di Sanità, che denunciano un eccesso di mortalità  per tumori nei maschi di circa il + 30%, rispetto ai dati regionali (vedi tabella  in basso).

 

Nel rispetto della autonomia delle giurisdizioni, spetterà quindi al Giudice Penale stabilire, in contraddittorio tra le parti, la verità sulla pericolosità delle emissioni.

 

Rileviamo inoltre che proprio ieri, 17 gennaio, al Parlamento europeo è caduto il tabu della “geotermia rinnovabile sempre e comunque” e, su iniziativa dell’on. Tamburrano, è stato approvato “l’impegno della Commissione, entro il dicembre 2018, di valutare la necessità di una proposta legislativa intesa a regolamentare le emissioni, da parte delle centrali geotermiche, di tutte le sostanze, tra cui il CO 2 , che sono nocive per la salute e ambiente, sia nelle fasi esplorative che in quelle operative, sulla base della considerazione che, a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra e altre sostanze dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo e che gli investimenti dovrebbero essere mirati esclusivamente alla produzione di energia geotermica a basso impatto ambientale, con conseguente risparmio di gas a effetto serra rispetto alle fonti tradizionali”.

 

 

,

17.01.2018

Da Il foglio quotidiano

Tre operai morti e tre intossicati per un incidente nell’azienda metalmeccanica Lamina, a Milano. Hanno perso la vita gli operai Marco Santamaria di 43 anni, Giuseppe Setzu, di 49, Arrigo Barbieri di 58. L’unico sopravvissuto è Giancarlo Barbieri, di 62 anni, attualmente in condizioni gravissime all’ospedale Santa Rita. I soccorritori dell’Areu parlano di intossicazione per inalazione di sostanze tossiche, probabilmente fumi di metano. Sono ricoverati alla clinica Città Studi, e ritenuti fuori pericolo, gli altri due colleghi Alfonso Giocondo di 48 anni e Costantino Giampiero di 45.  Ricoverato in codice giallo al Niguarda anche il capo dei vigili del fuoco, uno dei primi a intervenire sul posto.

 

I sei dipendenti sono stati trovati incoscienti sul fondo di un forno interrato che stavano pulendo: sono campane larghe due metri e alte circa quattro. L’azienda “Lamina” ha infatti un forno che si trova a due metri sotto il livello stradale, è utilizzato per la fusione di materiale ad altissime temperature. Martedì pomeriggio i quattro operai avevano il compito di pulirlo dai residui di lavorazione, ma poco dopo aver iniziato il lavoro, intorno alle 16.50, sono stati avvolti dalle esalazioni tossiche. Altri due dipendenti di 45 e 48 anni si sono accorti di cosa stava accadendo e hanno dato l’allarme dopo aver tentato di aiutare i colleghi. Sono i due ricoverati in condizioni meno gravi alla clinica Città Studi.

Quando i paramedici del 118 sono arrivati sul posto la situazione era già al limite. Tutti e quattro gli operai erano in arresto cardiaco e così sono stati trasportati d’urgenza in diversi ospedali tra Milano e Monza. Per tre di loro (non è stato ancora precisato quali) non c’è stato nulla da fare: l’esposizione al gas nocivo è stata troppo prolungata, sono morti poco dopo l’arrivo al San Gerardo di Monza e al Sacco di Milano. Un capo squadra dei pompieri, tra i primi a prestare soccorso, è stato accompagnato al Niguarda per una forma lieve di intossicazione ma il quadro clinico non è preoccupante.

Le cause dell’incidente sono ancora in via di accertamento, chi era lì parla di “un’operazione di routine” e non riesce a spiegarsi cosa sia andato storto. “Due operai sono entrati e non uscivano – spiega un collega fuori dalla fabbrica di via Rho – e a quel punto altri due sono scesi per vedere che cosa stava succedendo”. L’emergenza è scattata attorno alle 17 e nello stabilimento sono arrivati diversi mezzi di vigili del fuoco, carabinieri e polizia locale che hanno isolato la zona. “Un mio collega ha gridatoperché ha visto un uomo a terra. Io, seguendo la procedura, sono uscito fuori per aspettare i soccorsi. I primi sono arrivati dopo tanto tempo, almeno mezz’ora“, racconta Pasquale Arcamone, altro operaio della Lamina.

“Sono in questa azienda da 28 anni e non è mai successo nulla”, dice Arcamone. “L’azienda è sempre stata attenta alla salute, non capisco come sia potuto accadere – continua – un mese fa hanno fatto anche i controlli ai sensori“. “Ma oggi non è suonato nessun allarme“, rivela il testimone. L’operaio spiega che “il nostro titolare è molto attento alla sicurezza: se qualcuno non indossa le protezioni prende un euro di multa che poi va in beneficenza”.

L’azienda – La ditta Lamina si trova in via Rho, nella zona tra Greco e viale Monza. Attiva dal 1949, Lamina è specializzata nella produzione di nastri di alta precisione in acciaio e titanio. Nel corso degli anni ha poi orientato la sua produzione al settore dei nastri inossidabili impiegati nella costruzione di molle industriali e il suo mercato è per metà orientato all’Europa e al resto del mondo.

Il premier e il ministro del Lavoro – Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in un tweet: “Terribile l’incidente sul lavoro di Milano. Un pensiero commosso alle vittime, ai feriti e alle loro famiglie”. Un commento arriva anche dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ospite a DiMartedì su La7: “In Italia c’è una buona legislazione, ma abbiamo sempre incidenti di questo tipo. C’è bisogno di controllo, e noi controlliamo 200mila aziende, ma c’è bisogno anche di una grandissima responsabilità degli imprenditori a gestire al meglio la sicurezza perché non deve accadere che un lavoratore rischi la propria vita o la propria salute”.

I sindacati – “Esprimiamo profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie degli operai”, si legge in una nota della Cgil e della FiomNazionale. ”Ci auguriamo – aggiunge la nota – che gli organi competenti possano, nel più breve tempo possibile, ricostruire la dinamica di quanto accaduto e individuare eventuali responsabilità, ma è indubbio che la tragicità dell’evento non possa non porre grandi interrogativi sul rispetto delle misure di sicurezzapreviste per il tipo di lavorazione”.  “Il grave incidente sul lavoro alla Lamina di Milano addolora la Cisl e tutti i lavoratori italiani. Le autorità facciano piena luce”, scrive su twitter la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan.

15.01.2018

Giorgio Cremaschi

 

 

Le compagne e i compagni di Bologna e di Napoli mi hanno proposto di candidarmi nei loro collegi territoriali.
A settant’anni faccio una scelta a cui non avevo mai pensato negli oltre cinquantanni di mio impegno militante. 
Chi mi ha convinto? Loro, le meravigliose compagne e i meravigliosi compagni di Je so’ pazzo, che hanno avuto l’intelligenza e la determinazione di promuovere un fatto politico che in Italia non era mai avvenuto: una autoconvocazione popolare e di classe per partecipare alle elezioni.

Con loro mi hanno convinto le compagne e i compagni di Eurostop, che in gran parte si sono buttati con entusiasmo e coraggio nell’impresa, concorrendo a definire un programma che non ha tutte le nostre proposte di rottura, ma che ne ha molte e soprattutto ne ha lo spirito. Rottura con UE e NATO, stop alle privatizzazioni e ai tagli alla spesa pubblica sociale. Basta guerre, bombe e spese militari. Nazionalizzazioni a partire dalle grandi banche e ripudio della servitù usuraia del debito.

Chi lo dice oltre a Potere al Popolo?


Mi hanno convinto le assemblee, tutte senza precedenti e diffuse ovunque. In particolare ricordo da ultime quelle enormi di Bologna e Napoli, cui ho avuto la fortuna di essere invitato. In tutte le assemblee è emerso un popolo sommerso e resistente, che fa attività e lotta sociale tutti i giorni, senza quei riflettori che l’informazione di regime dedica alle dame di San Vincenzo fasciste di Casapound. E quel popolo e quei giovani hanno accolto i, e si sono uniti a, militanti e organizzazioni comuniste e socialiste che hanno, finalmente, deciso di mettere le loro forze a disposizione di un progetto diverso dai soliti, noiosi e dannosi, cartelli delle sinistre più o meno radicali.

 

Certo che abbiamo nel cuore e nelle menti le idee ed i progetti maturati nella lunga marcia della sinistra di popolo e di classe contro il capitalismo. Ma come disse alla Camera Andrea Costa, quando alla fine dell’800 fu eletto primo deputato socialista dai braccianti di Imola: “Io con voi, destra e sinistra qui sedute, non c’entro nulla”.

 

E poi mi hanno convinto le lavoratrici ed i lavoratori che non si arrendono, che da Almaviva a Ilva a Alitalia a tanti altri luoghi lottano contro i licenziamenti concordati tra governo e multinazionali , spesso con il consenso di CgilCislUil. Chi rifiuta l’alternanza scuola-lavoro gratis. Chi denuncia e combatte lo sfruttamento e l’oppressione del lavoro, imposti da leggi e complicità vergognose. Chi vuol togliere ogni fiducia a chi ha fatto o permesso leggi infami come il Jobsact, la Fornero, La Buona Scuola. Chi riesce a ribellarsi alla schiavitù del lavoro è oggi una colonna portante di Potere al Popolo. L’avanguardia di quella ripresa diffusa della lotta di classe, che è uno obiettivi necessari per non lasciare la Costituzione nella carta straccia. 


Mi ha convinto la mia amica e compagna Nicoletta Dosio, una vita con i NOTAV, che ha risposto colpo su colpo a tutte le angherie della repressione e che ad un certo punto mi ha detto: se si condivide un progetto così coraggioso come questo, bisogna metterci la faccia. E si è candidata in Valle. 
Tante cose assieme mi hanno convinto e poi all’assemblea di Napoli ho visto la commozione con cui il capo politico della lista, Viola Carofalo, seguiva i tanti interventi appassionati e le presentazioni di Francesca Fornario. Ho pensato agli altri capi politici delle altre liste e ho misurato tutta la diversità di Potere al Popolo. Ora però, come la stessa Viola ha concluso, basta piangere. Ora sotto con le firme e… Potere al Popolo.

 

 15.01.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ha dichiarato:

«Parlare di razza bianca non può essere liquidato come un lapsus. Non si può neanche definire di centrodestra un candidato che si esprime come questo Fontana.

 

La Lega di Salvini da anni alimenta in maniera criminale razzismo e xenofobia per raccattare voti. Questi camerieri di Berlusconi hanno bisogno di questa demagogia nazista per far dimenticare tutti gli scandali in cui sono coinvolti insieme ai loro alleati.

 

La Lega ormai parla la lingua delle formazioni neonaziste. E purtroppo il più bieco razzismo viene sdoganato e cavalcato un giorno sì e l’altro pure sui media.

 

E’ evidente che parlare di “razza bianca” è segno di ignoranza e della miseria culturale di questi politicanti da quattro soldi ma è estremamente rivelatorio che al fondo della propaganda leghista c’è il razzismo».

13.01.2018

 

RILANCIAMO LA DENUNCIA CHE VIENE DA GENOVA!


Ieri notte un gruppo di compagni sono stati aggrediti, durante un attacchinaggio, da una trentina di neofascisti, probabilmente riconducibili a Casapound.
La foto parla chiaro, una coltellata.
A queste forze si da visibilità sui media nazionali, su questi fascisti del terzo millennio è necessario fare chiarezza e lavorare per costruire un'alternativa forte e convinta!

 

da Il Secolo XI

 

Genova - Un gruppo di antifascisti riferisce di aver subito, la scorsa notte intorno alle 23, un’aggressione da parte di una trentina di militanti di Casapound. Il gruppo di antifascisti stava attaccando manifesti per le elezioni che da due giorni è impegnato a raccogliere firme nella sede di via Montevideo in vista delle elezioni.

 

La denuncia è arrivata dagli antifascisti in un comunicato stampa con una foto che mostra una ferita sulla schiena di un militante. Secondo quanto appreso mentre gli antifascisti attaccavano i manifesti i militanti di Casapound sarebbero usciti dalla sede urlando e correndo verso gli `avversari´ politici e lanciando loro bottiglie di vetro: «Brandivano bottiglie, cinture e coltelli - si legge nella nota sulla pagina Genova antifascista - nel breve scontro un compagno è stato circondato e colpito due volte: il coltello ha causato una ferita alla schiena».

Sull’episodio indaga la Digos, che al momento non conferma l’episodio, ma analizza le telecamere dell’area.

12.01.2018

 

Stamattina ad Agorà un'ottima, come sempre, Francesca Fornario! Giornalista sempre in prima linea per un'informazione vera, completa, senza padrini di sorta. Nemmeno due anni fa RadioRai le chiese di fermare "la satira" su Renzi, di fatto operando una censura indecente...
In 2 minuti ha spiegato alle telecamere cos'è Potere al Popolo, perchè non c'è da fidarsi di chi, fino a qualche giorno fa era nel PD e ha votato i provvedimenti che hanno portato il paese ad avere 10 milioni di persone in condizione di povertà relativa! 


" Sono contenta perchè io che sono un'elettrice di sinistra e ho sempre votato, sarei stata altrimenti in grande difficoltà e non avrei potuto votare..."


Una novità in una televisione spesso e volentieri blindata per i soliti noti, facciamola vedere a tutti!

 

Stamattina ad Agorà un'ottima, come sempre,... - Potere al Popolo

Maurizio Pagliassotti

da Il Manifesto

 

Licenziati. Il gruppo degli elettrodomestici conferma i pesanti tagli a Riva di Chieri, in Piemonte. A nulla sono valsi gli appelli e le manifestazioni

 

Arriva da Chieri, in provincia di Torino, la rappresentazione plastica e insieme tragica dell’involuzione qualitativa, e quantitativa, del lavoro in Italia. La Embraco, gigantesca fabbrica che produce da decenni componenti meccaniche per frigoriferi e lavastoviglie, ha annunciato 497 esuberi.

La decisione è stata presa negli Stati Uniti, la Embraco fa parte del gruppo Whirlpool: con un nota la multinazionale ha avvertito nei giorni scorsi la Securities and Exchange Commission (Commissione per i Titoli e gli Scambi) ovvero l’ente federale preposto alla vigilanza della borsa valori, analogo all’italiana Consob. I dirigenti Usa hanno avallato la decisione riguardante la controllata azienda italiana specializzata nella produzione di compressori il 4 gennaio scorso.

 

L’AZIENDA HA SPIEGATO che la produzione e l’assemblaggio di compressori verranno concentrate in altri centri produttivi di Embraco. La produzione italiana verrà probabilmente spostata in Slovacchia o in Brasile. Nell’ultimo anno Whirlpool ha perso l’8,4% contro un rialzo del 21% dello Standard and Poor’s 500, l’indice borsistico di New York.

 

Scattano quindi da domani settantacinque giorni durante i quali la proprietà dovrà contrattare con i sindacati una via d’uscita più equilibrata. Questo sul piano teorico, perché l’azienda ha espresso la sua volontà di cessare la produzione. Rimarrà solamente una qualche rappresentanza del settore marketing.

 

NON HA FATTO PARTICOLARE impressione la suggestione, che in linea teorica doveva essere minacciosa, del vescovo di Torino Cesare Nosiglia, che solo ieri ha sostenuto di voler coinvolgere nella vertenza papa Francesco. E men che meno hanno avuto effetto gli inviti alla moderazione di tutte le istituzioni locali.

 

 

L’assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero, ha espresso «enorme sconcerto per l’annuncio da parte di Embraco del licenziamento collettivo di 497 lavoratori nello stabilimento di Riva di Chieri, che equivale, nei fatti, a dismettere del tutto l’attività produttiva». Si tratta, secondo l’assessora, di una «decisione inaccettabile, così come inaccettabile è il modo in cui è stata condotta l’intera trattativa, lasciando per mesi i dipendenti e le loro famiglie nella totale incertezza, senza interloquire in modo positivo con le istituzioni».

 

«LO SCENARIO CHE CI VIENE presentato – commenta Federico Bellono, segretario generale della Fiom di Torino – è di gran lunga il peggiore tra quelli che si potevano prefigurare: dalla riduzione dei volumi annunciata nelle scorse settimane si passa al loro azzeramento, e quindi alla chiusura dell’attività produttiva». «La totale assenza di responsabilità sociale da parte della Embraco – prosegue Bellono – è inaccettabile per le istituzioni, oltre che per i lavoratori. Andremo a manifestare sotto la sede di Whirlpool Italia».

 

Bellono commenta il licenziamento collettivo Embraco mettendolo in relazione con i recenti dati sul lavoro che vasto entusiasmo governativo hanno creato: «L’involuzione qualitativa del lavoro è evidente. Ma si deve anche sottolineare che è l’intero monte ore nazionale che diminuisce. Non è quindi un problema di qualità, ma anche di quantità».

 

DARIO BASSO, SEGRETARIO generale della Uilm di Torino aggiunge: «L’Embraco continua sulla linea intransigente. È urgente aprire un tavolo di trattativa e servirà un incontro al ministero dello Sviluppo».

 

Ma il tavolo nascerebbe senza basi solide perché l’idea della proprietà non ha mezze misure, e per far sopravvivere la fabbrica è necessaria la produzione di oltre un milione di pezzi all’anno: condizione che l’azienda esclude. Ed è ancor meno probabile che si possa andare verso una riconversione produttiva, mentre soluzioni di ricollocazione in altre attività potrebbero interessare solo poche persone.

 

LA PROPRIETÀ IN QUESTI mesi di non trattativa ha manifestato scarso interesse per ogni forma di mediazione: ora che la comunicazione ufficiale è stata fatta agli azionisti, e alla Sec statunitense, non si torna indietro.

 

L’azienda ha confermato l’intenzione di avviare la procedura sindacale riguardante la cessazione della produzione dicendosi «pienamente consapevole delle sue responsabilità nei confronti dei propri dipendenti». Infine, sottolinea Embraco, «si lavorerà in stretta collaborazione con i rappresentanti sindacali, le autorità pubbliche e i funzionari locali per cercare soluzioni perseguibili e su misura per il personale coinvolto».

 

CON UN NOTA AMARA e bizzarra, il gruppo degli elettrodomestici ha comunque rassicurato i suoi clienti:  «L’Italia rimane un Paese importante per Embraco che manterrà qui una presenza con un ufficio commerciale al fine di continuare ad assistere la propria clientela».

10 gen 2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

«Se vince la destra non sarà abolita la legge Fornero. Lo dice Berlusconi smentendo Salvini.

 

Se il primo si muove con lo stile dell’imbroglione, il secondo sta facendo la figura del buffone – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – . Berlusconi si diverte a far fare la figura del ciarlatano anche a Renzi annunciando che abolirà jobs act e dichiarando che produce solo contratti precari. Ovviamente il cavaliere, nemico storico dell’articolo18, non combatterà la precarietà che è il prodotto anche della legge 30 e di altri provvedimenti berlusconiani.

 

Ma certo può divertirsi a far notare che l’allievo Renzi ha superato il maestro Silvio.

 

Vale stessa cosa per legge Fornero che il centrodestra ha votato. Escono con le ossa rotta i due giovani ambiziosi che passano per quelli che sono. Salvini nel 2013 attaccava il condannato Berlusconi, ora si fa le foto di gruppo col condannato che rimane tale. Solo la nostra lista “Potere al popolo” si batte senza se e senza ma per l’abolizione di legge Fornero e Jobs Act. E’ la lista di quelli che quando si approvavano quelle porcherie sono scesi in piazza».

 

Pagine