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In evidenza

POLITICA NAZIONALE | POLITICA ITALIANA

 

11/12/2022

da Contropiano

 

A Bruxelles i parlamentari sono in vendita. Ma no, davvero?

Gli scandali e la corruzione, in regime capitalistico (ossia di prevalenza degli interessi privati su quelli collettivi) non sono certo una novità. Dunque non destano in noi sorpresa. Semmai c’è da restare (fintamente) sorpresi per l’indignazione che esplode a comando ogni volta. Per poi rientrare senza effetto alcuno.

 

In questa vicenda di dimensione internazionale – con parlamentari europei o ex sotto inchiesta o già in stato di fermo per essersi fatti comprare dal Qatar, dove si stanno giocando i mondiali di calcio –  è solo un business minore, una specie di “pubblicità”, per un paese produttore di petrolio e gas, ma viene fuori la realtà miserabile di un “sistema” che tutti i giorni pretende di vestire i panni del moralizzatore… degli altri.

 

L’Occidente neoliberista ama infatti dare lezioni sui “diritti umani” e sulla “libertà di espressione” mentre li va riducendo a quasi nulla al proprio interno (si possono prendere ad esempio i Twitter files, oppure la “congiura del silenzio” condotta dai media mainstream contro le opposizioni sociali e politiche, nascondendone mobilitazioni e presenza elettorale).

 

Si inventa una neolingua in cui la guerra ha questo nome se la fanno “gli altri”, altrimenti è “operazione di polizia internazionale” se decisa da Washington o Parigi (“impegnatissima nell’”antiterrorismo” nell’Africa subsahariana) o “operazione militare speciale”. Ma poi, guarda un po’, i nazisti si chiamano così se agiscono in Germania, ma diventano “democratici” se comandano in Ucraina.

 

Non ci stupisce, dunque, se in questa vicenda di corrotti a Bruxelles (altra sede di tutte le virtù, secondo la vulgata mainstream), molti degli indagati sono di “area democratica” (Panzeri risulta addirittura presidente di un’associazione che “lotta contro le violòazioni dei diritti umani”).

 

Qualcuno di loro è stato perfino “sindacalista” (ovviamente del tipo, e delle sigle, che hanno collaborato attivamente nelle distruzione dei diritti e del salario dei lavoratori).

 

Non abbiamo mai creduto, infatti, che il ceto politico travestito con quei panni fosse diverso dalla destra, visto che serve gli stessi padroni cercando – in questo “lavoro” – di incrementare il proprio individuale conto in banca.

 

Ci fanno invece ridere i “moralisti di destra” che stanno in queste ore cavalcando a loro modo questo ultimo scandalo. Gli stessi “politici” o “giornalisti” che difendono a spada tratta, magari nella stessa dichiarazione o articolo, l’evasione fiscale o il “garantismo a geometria variabile” (per se stessi, insomma), strepitano per la ricca corruzione dei propri “competitor” democratici.

 

Ci sembra di cogliere, in questo clamore, anche qualche pizzico di invidia. Le cifre e i corruttori dei “democratici europei” sono indubbiamente di grandi dimensioni e altissimo livello.

 

Mentre a destra, di solito, ci si vende anche per quattro spicci e a personaggi sotto ogni soglia

 

Qui di seguito i dettagli della notizia, nel resoconto dell’agenzia Agi. Perché spendere il nostro tempo per certe cose scontate, capirete bene, ci sembra uno spreco…

*****

Terremoto al Parlamento europeo: la vice presidente greca, la socialista Eva Kaili, in serata è stata fermata dalla polizia belga nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione legata al Qatar. Prima di lei nella mattinata erano stati fermati quattro italiani, tra cui l’ex eurodeputato di Articolo 1 (eletto con il Pd), Antonio Panzeri, e il segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati, Luca Visentini, già segretario generale dei sindacati europei.

 

Inoltre, nella lista dei fermati anche un assistente parlamentare che lavorava al servizio di Panzeri (ora nell’ufficio di un altro eurodeputato italiano di S&d) nonché compagno di Kaili. La quarta persona fermata è invece direttore di un’Ong che opera a Bruxelles.

 

I primi a dare la notizia dell’inchiesta che ha innescato la valanga che rischia di travolgere tutto il gruppo dei Socialisti e democratici sono stati i giornali belgi Le Soir e Knack. L’indagine, ora nelle mani del Gip Michel Claise che nelle prossime 48 ore dovrà decidere se convalidare i fermi, è per un presunto caso di corruzione, organizzazione criminale e riciclaggio di denaro.

 

Mezzo milione in contanti a casa di Panzeri

 

Da diversi mesi gli investigatori della polizia giudiziaria sospettano che uno Stato del Golfo abbia cercato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo“, ha confermato la procura federale di Bruxelles senza fornire tuttavia né il nome del Paese né tantomeno le identità delle persone coinvolte.

 

La corruzione sarebbe avvenuta “versando ingenti somme di denaro e offrendo regali importanti a terzi con una posizione politica o strategica importante all’interno del Parlamento europeo“, ha spiegato la Procura.

 

Nell’ambito dell’operazione, condotta dalla Squadra anticorruzione della polizia giudiziaria, sono state perquisite sedici abitazioni (tra cui quella della vice presidente Kaili) e sono stati sequestrati circa 600 mila euro in contanti, di cui 500 mila trovati – sempre secondo i media citati – in casa di Panzeri, oggi presidente dell’associazione Fight Impunity, dedita alla lotta all’impunità per gravi violazioni dei diritti umani o crimini contro l’umanità.

 

I legami coi Mondiali

 

Secondo fonti informate, le indagini si focalizzano sul Qatar e in particolare sull’organizzazione dei Mondiali in corso. Nel frattempo si sono innescate le prime reazioni politiche. Il partito socialista greco ha espluso l’eurodeputata Kaili. Il Gruppo S&d al Parlamento europeo ha preso le distanze, richiamando alla “tolleranza zero nei confronti della corruzione” e promesso “la massima collaborazione con le autorità“.

 

Ufficialmente il Parlamento europeo “non si esprime su un’indagine in corso” ma politicamente l’opposizione è gia’ all’attacco: Ppe e Lega chiedono di fare chiarezza; il M5s vuole le dimissioni da vice presidente di Kaili: a questo punto passo scontato.

POLITICA ESTERA 

 

10/12/2022

da La Notizia

Lello Marino


 

Macron non vuole vederla. E la Meloni si dà malata


A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina. Senza voler essere eccessivamente maligni l’influenza che ha costretto a Roma la premier Giorgia Meloni, e ha portato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ad atterrare ad Alicante al posto suo per partecipare al tavolo che ha messo assieme i nove paesi del Mediterraneo, è caduta proprio a fagiolo.

 

Tajani in Spagna prova a smorzare le polemiche con Parigi e nega che Roma non sia solidale

 

Il giorno prima del vertice in Spagna tra Italia e Francia era andato in scena infatti un nuovo incidente diplomatico, con Parigi che aveva rimarcato le distanze da Roma sul terreno dell’immigrazione. Meloni così, grazie a una sindrome influenzale di cui non si aveva avuto notizia nelle ore precedenti, ha evitato di incontrare il presidente francese Emmanuel Macron.

 

Al vertice “non si è parlato di migranti, ma noi abbiamo posto e continueremo a porre in tutte le sedi un problema che è globale, non è una questione di Italia-Francia o Italia-Germania, noi vogliamo che si affronti un tema che può essere risolto soltanto a livello europeo”, dice Tajani. E ancora: in un “rinnovato parternariato” con l’Africa, da sostenere attraverso un nuovo “piano Mattei”, “dovrà trovare spazio un impegno rafforzato volto a fermare i flussi di immigrazione irregolare e a stroncare il traffico di esseri umani, ripristinando canali legali compatibili con la capacità di accoglienza e integrazione dei nostri paesi”.

 

Il numero uno della Farnesina nega che l’Italia dell’esecutivo di destra-centro manchi di solidarietà. “Ogni nave rappresenta un caso a sé, oggi (ieri, ndr) sono attraccate due navi, non manca dall’Italia una risposta solidale, basta che si rispettino le regole”. All’origine della tensione tra Roma e Parigi c’è, com’è noto, lo scontro sui migranti dei mesi scorsi e la decisione italiana di mantenere il blocco sulle navi Ong.

 

Per quanto riguarda il capitolo migrazione, il comunicato finale fa riferimento a “solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità come principio guida delle politiche dell’Ue”. E invita a “rafforzare il dialogo sulle questioni migratorie con i nostri partner e rafforzare una cooperazione preventiva e operativa attraverso partenariati globali, su misura e reciprocamente vantaggiosi, garantendo titolarità di tutte le parti, utilizzando in modo coordinato tutti gli strumenti e le politiche disponibili dell’Ue e degli Stati membri, compresa la garanzia di finanziamenti adeguati e il rafforzamento della capacità dei nostri partner di combattere la tratta di esseri umani e la migrazione irregolare. Sottolineiamo – dicono i 9 Paesi – la necessità di sviluppare percorsi legali sostenibili per la migrazione”.

 

Dai migranti al gas. “Chiediamo la rapida attuazione di un limite di prezzo del gas basato sul mercato in modo temporaneo ed efficace, che garantisca la prevenzione dei prezzi eccessivi dell’energia”. Dall’energia all’Ucraina. “Ribadiamo la nostra determinazione a continuare a fornire un forte sostegno alla resilienza economica, militare, sociale e finanziaria complessiva dell’Ucraina, compresi gli aiuti umanitari”.

 

Il testo del comunicato finale invita poi, alla luce della diversa situazione economica negli Stati membri, a fare in modo che le nuove regole di bilancio siano “più semplici, favorevoli agli investimenti e basate sulla titolarità nazionale, al fine di rafforzare la sostenibilità di bilancio in modo più efficiente ed efficace”. Ad Alicante infine viene battezzato il primo grande corridoio dell’idrogeno verde, targato Portogallo, Spagna e Francia.

ECONOMIA E FINANZA

 

09/12/2022

Da il Corriere

 

Patrimoni, il taglio delle tasse: aliquota ridotta al 14% sui redditi da capitale

 

L’affannosa ricerca di risorse imprime un cambiamento di fondo, in Italia, alla tassazione dei redditi da capitale. Pur di ottenere entrate sul 2023, la legge di Bilancio offre a risparmiatori e detentori di patrimoni un’occasione che molti coglieranno al volo: pagare subito tasse quasi dimezzate sui redditi da capitale e mettersi a posto una volta per tutte. Così la manovra apre varie finestre per una riduzione strutturale del prelievo sulle plusvalenze finanziarie, quasi di ogni tipo, purché il contribuente versi fra giugno e settembre dell’anno prossimo ancora prima di liquidare i suoi averi. Se poi su quelli l’investitore guadagnerà ancora di più in seguito, non dovrà versare nulla: lo Stato cerca gettito all’insegna del «pochi, maledetti e subito».

 

 

Tassazione dal 26 al 14%

 

Le novità sono agli articoli 26 e 27 del disegno di legge ora in Parlamento. All’articolo 26 si allarga a una platea molto più vasta l’opzione di rivalutare la consistenza del proprio patrimonio, pagandovi un’aliquota ridotta al 14%. Non potrà farlo più solo chi possiede società non quotate o terreni edificabili — come fino ad oggi — ma anche chi ha azioni, obbligazioni o altri titoli sui mercati finanziari. In sostanza, entro giugno si aggiusta ciò che si possiede al valore attuale più alto. E non si dovrà più pagare il 26% sui redditi da capitale, quando in seguito l’investimento verrà venduto.

ECONOMIA E FINANZA

 

08/11/2022

da Il Fatto Quotidiano

 

 

Italia prima in Europa per mancata riscossione dell’Iva: 26 miliardi nel 2020. L’Ue lancia la fatturazione elettronica per le imprese

 

L’Italia è prima in Unione europea in termini assoluti per la mancata riscossione dell’Iva: nel 2020 il divario è stato di 26,2 miliardi (20,8%). Seguono la Francia con 14 miliardi in valore assoluto (8%) e la Germania con 11,1 miliardi, pari al 4,8%. In termini percentuali l’Italia è preceduta da Malta (24,1%) e dalla Romania (35,7%). Emerge dal rapporto sull’Iva pubblicato dalla Commissione europea. Nel 2019 lo scarto tra Iva riscossa e Iva attesa in Italia era stato di 31,08 miliardi (in termini assoluti il valore più alto) pari al 21,8%.

 

Anche da questi dati nasce l’iniziativa della Commissione Ue che lancia la fatturazione elettronica per le imprese che operano oltre i confini dei Paesi europei. Il nuovo sistema di rendicontazione introduce la comunicazione digitale in tempo reale ai fini dell’Iva per intensificare la lotta contro le frodi, in particolare quelle cosiddette “carosello“. Il passaggio alla fatturazione elettronica, stando alle stime Ue, contribuirà a ridurre le frodi Iva fino a 11 miliardi di euro all’anno e ad abbattere i costi amministrativi e di conformità per le aziende europee di oltre 4,1 miliardi di euro all’anno nei prossimi dieci anni.

 

Nel 2020, secondo le stime del governo dell’Unione, i Paesi Ue hanno perso 93 miliardi di euro di gettito Iva, un quarto dei quali può essere attribuito direttamente alla frode. “Queste perdite sono chiaramente dannose per le finanze pubbliche”, evidenzia Bruxelles, indicando che le azioni proposte oggi, come la fatturazione elettronica, “aiuteranno gli Stati membri a raccogliere fino a 18 miliardi in più di gettito Iva all’anno”. “La fatturazione elettronica è un processo in avanzamento in diversi singoli Paesi, tra cui l’Italia – dice il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni – Bisognerà da qui al 2028 lavorare per armonizzare i sistemi interni con quello transfrontaliero e certamente bisognerà continuare nella direzione di continuare e incrementare la fatturazione elettronica nei singoli Paesi. Le differenza sul gap dell’Iva tra gli Stati membri sono notevoli”. Il commissario sottolinea che “in tempi economici difficili come questi le finanze pubbliche hanno bisogno di entrate fiscali solide per sostenere sia i nostri servizi pubblici sia la montagna di investimenti per la transizione verde e digitale e la sicurezza energetica. Allo stesso tempo, i cittadini chiedono equità fiscale e un’azione forte contro la frode e l’evasione fiscale“.

 

Tra le novità vengono aggiornate le norme sull’Iva per le piattaforme online di trasporto passeggeri e di alloggio a breve termine, che saranno responsabili della riscossione e del versamento dell’Iva quando i fornitori dei servizi non lo fanno, ad esempio perché sono una piccola impresa o singoli. Prevista anche l’introduzione di un portale unico di registrazione in tutta l’Ue, che potrebbe far risparmiare alle imprese, in particolare le Pmi, circa 8,7 miliardi di euro in costi di registrazione e amministrativi in dieci anni.

POLITICA NAZIONALE | POLITICA ITALIANA

 

07/12/2022

Da LaNotizia 

Giulio Cavalli

 

Il problema di Giorgia Meloni di cui nessuno parla in questi giorni sono anche i suoi elettori.


Dice Giorgia Meloni di essere “stufa” degli attacchi al suo governo. Avrebbe un senso se non fosse la stessa Meloni che solo con gli attacchi, solo con quelli, è riuscita a racimolare voti stando da sola seduta all’opposizione. Con Giorgia Meloni non è d’accordo nessuno, il suo governo è riuscito nell’improba impresa di mettere d’accordo Confindustria e sindacati, oltre all’Ocse, a Bankitalia e tutto il resto.

Chi sperava nella rivoluzione sovranista si è ritrovato un governo fotocopia di Draghi

Così Meloni ha deciso di mandare in avanscoperta il suo sottosegretario Giovanbattista Fazzolari per dire quello che avrebbe detto in prima persona se non fosse a Palazzo Chigi, dove un minimo di compostezza istituzionale è richiesta per stare a galla. Ma il problema di Giorgia Meloni di cui nessuno parla in questi giorni sono anche i suoi elettori.

 

Sì, gli elettori che continuano a crescere nei sondaggi l’hanno votata per avere ”una svolta” cha non è nemmeno all’orizzonte. Gli ex elettori di Salvini che hanno deciso di traslocare in Fratelli d’Italia, ad esempio, l’hanno fatto in gran parte perché ritenevano il leader leghista troppo morbido con la linea Draghi e con i diktat dell’Ue e finora hanno dovuto sorbirsi dalla presidente del Consiglio una linea economica fatta di lacrime e sangue come il suo predecessore alla presidenza del Consiglio e una linea diplomatica appiattita sui desiderata di Bruxelles.

 

Che gli elettori non sprizzino felicità si scorge tra i commenti sui social della presidente, quando non sono prontamente moderati. Stesso discorso per la guerra in Ucraina: a destra c’è un folto gruppo di italiani convinti che nella Russia di Putin ci siano i valori che andrebbero ripristinati in Occidente. Delusi anche loro.

 

Poi ci sono gli evasori, quelli che Meloni e i suoi ministri stanno accarezzando fin dalla prima ora dell’insediamento. La tarantella sul Pos si concluderà con una cifra ben inferiore ai 60 euro promessi in questi giorni. Nelle stanze di Palazzo Chigi si sussurra che la leader di Fratelli d’Italia vorrebbe chiudere a 30 euro ma non c’è troppo ottimismo. E se è vero che nei 60 euro rientra la stragrande maggioranza dei pagamenti elettronici dei piccoli commercianti con una cifra molto inferiore il numero delle operazioni possibili si riduce drasticamente. E non saranno contenti, no.

 

Stesso discorso per il condono: in campagna elettorale Meloni e Salvini lasciavano intuire di voler predisporre una “pace fiscale” (da quelle parti il condono lo chiamano così) che risolvesse le sofferenze della pandemia. Nulla di fatto. Si parla di cartelle esattoriali dal 2010 al 2015 sotto i mille euro.

 

Troppo distanti dai 10mila euro ventilati in campagna elettorale, troppo lontani negli anni. Troppo lontani i tempi del condono tombale di Berlusconi che con pochi spicci azzerava tutte le posizioni con il fisco. “Non ce lo permette l’Europa”, dicono i parlamentari eletti nei loro territori. E così si ricomincia: “Schiavi dell’Europa” e così via.

 

Stesso discorso per chi con Giorgia Meloni sperava nelle frontiere chiuse e nei colpi di cannone contro i migranti. Dopo lo sprint iniziale del ministro Piantedosi (bacchettato dall’Europa e soprattutto dal diritto internazionale) anche l’immigrazione diventerà solo una questione di narrazione.

 

C’è poi la flat tax molto più sfumata del previsto, le accise della benzina sono addirittura aumentate, ci sono gli odiati tedeschi e francesi che avrebbero dovuto essere “rimessi a posto” e invece sono lì a dettare le condizioni. Il bramato attacco all’aborto si è ridotto a un paio di slogan durati per qualche giorno.

 

Poi ci sono i no vax, che nella Meloni vedevano l’occasione della loro seconda Norimberga e che, anche nel loro caso, si devono accontentare di risparmiare qualche euro di multa. Doveva essere un rivoluzione e invece è solo una furba presa del potere. Finché dura.

POLITICA NAZIONALE | POLITICA ITALIANA

 

05/12/2022

da Left

Luigi De Magistri

 

Nell'assemblea del movimento politico che si è svolta a Roma il 4 dicembre è stato costituito un coordinamento che porterà all'approvazione dello statuto e al congresso a marzo. Con un percorso organizzativo a livello territoriale

Domenica 4 dicembre a Roma si è tenuta l’assemblea di Unione popolare, con la partecipazione di centinaia di militanti in presenza e in streaming, che ha dato inizio alla fase costituente che si concluderà entro marzo con un congresso. Up è nata il 9 luglio con l’idea di unire per la pace e la giustizia sociale. Bisognava radicarsi nei territori e costruire connessioni con individualità e collettivi, ma le elezioni anticipate ci hanno costretto a decidere se provare ad esserci in un contesto improbo o rinunciare, tenuto conto del pochissimo tempo a disposizione. Abbiamo deciso di tentarci, in pochi giorni abbiamo costruito una lista con candidati con storie belle e credibili in tutti i collegi, raccolto 60mila firme per poterci presentare e realizzato un bellissimo programma in pochissimi giorni con il contributo di tanti giovani ed intellettuali. È iniziata una entusiasmante campagna elettorale, senza risorse economiche, provando, in piena estate e in pochi giorni a farci conoscere.

 

Tanti appelli in nostro sostegno, dal mondo della cultura a quello della ricerca, dagli intellettuali per finire alla venuta in Italia per sostenere il nostro progetto di Mélenchon e Iglesias. Abbiamo visto crescere simpatia, entusiasmo, finalmente una risposta politica che mancava da tempo ad una voglia di sinistra. Di pari passo però i sondaggi non ci tracciavano, i telegiornali ci oscuravano, il tempo era poco per farci conoscere e non giocava a nostro favore. Alla fine il combinato disposto tra l’oblio nel quale il circo politico-mediatico ci voleva collocare in quanto unica forza antisistema, una legge elettorale incostituzionale ed antidemocratica che ha spinto verso il voto utile, il non essere arrivati fisicamente in tutti i territori, insomma il combinato disposto di questi ed altri fattori similari non ci hanno fatto raggiungere la soglia per poter entrare in Parlamento.

 

A risultato elettorale ancora caldo, però, elettrici ed elettori, militanti e simpatizzanti, ci hanno con voce unanime chiesto di non mollare ed andare avanti nel progetto politico. In questi due mesi abbiamo ascoltato e discusso, ora è il momento di cominciare la fase costituente. È necessario unire le italiane e gli italiani su lotte per le quali la nostra storia racconta di persone coerenti e credibili: dalla pace, siamo l’unica forza da sempre pacifista contro l’invio delle armi e per la soluzione diplomatica in Ucraina, alla giustizia economica, sociale ed ambientale. Up è per l’attuazione piena della Costituzione senza più ambiguità e tradimenti. Dal diritto al lavoro all’unità del Paese contro il disegno eversivo dell’autonomia differenziata, dall’uguaglianza formale e sostanziale al ripudio della guerra, dalla sanità ed istruzione e ricerca pubblica al diritto all’ambiente. In prima linea nella lotta per i diritti e le libertà civili, contro corruzione e mafie, per la costruzione di un modello economico alternativo al neoliberismo, tutti elementi fondanti dell’azione di Unione popolare.

 

Bisogna, come abbiamo fatto a Napoli per le elezioni rivoluzionarie a sindaco e in Calabria alle regionali con un risultato ottimo, unire associazioni, comitati, movimenti, reti civiche, centri sociali, amministratori e consiglieri locali, la sinistra quella vera, per rompere il sistema  consociativo e costruire l’alternativa di governo. Unione popolare si radicherà sui territori sempre di più coinvolgendo persone in un percorso democratico e partecipativo e vuole essere forza oggi extraparlamentare di opposizione sociale al Governo delle destre. Abbiamo costituito un coordinamento costituente provvisorio di 60 persone per lavorare in particolare sul modello organizzativo del soggetto politico da realizzare insieme. Si formeranno nei prossimi giorni gruppi di lavoro tematici che vanno dall’organizzazione territoriale alle campagne di finanziamento e adesione, dalla comunicazione a tutti i temi per cui combattere e costruire alternative. Necessario alla fine del percorso costituente sarà l’approvazione di uno statuto.

 

Unione Popolare si oppone poi duramente al disegno autoritario che si vuole imporre nel nostro Paese: dalla repubblica presidenziale allo svuotamento della centralità del Parlamento, dalla neutralizzazione della magistratura e media quali organi di controllo, alla costruzione dello stato d’eccezione permanente e la criminalizzazione del dissenso. Alle politiche liberiste dei Governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte 2 e Draghi, il governo Meloni le consolida ed imprime una robusta carica ideologica di destra: la selezione disumana dei migranti da accogliere con la restituzione aberrante in mare del “carico residuale” di persone, alla carcerazione di chi dissente, manifesta, si riunisce ed occupa, ad una manovra economica che colpisce ceti poveri, popolari e medi. Up opererà tra la gente, gli oppressi, i ceti popolari, la classe media, il mondo che produce tra mille ostacoli; ci batteremo per salario minimo e reddito di cittadinanza, lotteremo per ridurre disuguaglianze economiche e territoriali, per invertire subito la rotta sui disastri climatici. Il sistema deve dimostrare che non esistono alternative e propinano sempre la stessa cura che è veleno mortale e noi di Up risultiamo quindi pericolosi per il sistema perché con le nostre storie abbiamo dimostrato che l’alternativa è possibile ed un’altra realtà si può costruire. Facciamo paura perché non abbiamo prezzo, non siamo in vendita e non ci possono acquistare, con la nostra tenacia e il nostro coraggio, con umiltà ma ferma determinazione, unendo visione e concretezza lavoreremo per un’Italia migliore e costituzionalmente orientata.

 

L’assemblea nazionale di Unione Popolare a Roma si è chiusa con un messaggio di solidarietà con il movimento di liberazione curdo e il Pkk.

La deportazione dalla Svezia alla Turchia del compagno dell’Hdp Mahmut Tat è un palese tradimento dei principi che regolano il diritto d’asilo. I governi Nato fanno finta di non sapere che in Turchia basta chiedere la liberazione di Ocalan per essere accusati di terrorismo.

È una vergogna che l’UE e i governi europei abbiano inserito il Pkk nell’elenco delle organizzazioni terroristiche.

 

Unione Popolare condanna la complicità di Nato, UE e governi europei con il regime di Erdogan che sta da settimane bombardando il Rojava e che sta usando armi chimiche contro la resistenza curda.

 

Chiediamo la cancellazione del Pkk dall’elenco delle organizzazioni terroriste e la garanzia del diritto di asilo per i curdi esuli nei paesi dell’Unione Europea.

Coordinamento Unione Popolare

NOTIZIE DA SANTA FIORA

 

3/12/2022

Il Direttivo del Circolo “Raniero Amarugi”

 

Torniamo a parlare delle opere incompiute o fuori uso che costellano il territorio comunale, dove pure stanno per partire due nuovi progetti “di peso”, in grado di modificare significativamente l’immagine del nostro paese: stiamo parlando della ristrutturazione del vecchio Albergo Pratuccio, da trasformare in “struttura funzionale al progetto smart village”; e del restauro del Palazzo Sforza Cesarini per la realizzazione del nuovo Museo, che porterà allo stravolgimento della conformazione dell’ex sede comunale all’ingresso di Piazza Garibaldi.

 

Iniziando dalle opere di minore rilevanza, parliamo del piccolo giardino alla fine di Via Roma ed all’inizio di Via Carlo Alberto Dalla Chiesa: sono mesi ormai, da ben prima dell’estate, che è ridotto in condizioni disastrose, con la fontana non funzionante, l’erba incolta e monti di foglie accumulate negli anfratti più inaccessibili; in una parola, in completo abbandono, nonostante il grande traffico, sia pedonale che meccanizzato diretto verso il supermercato COOP, che lo espone alla visione ed alle considerazioni dei cittadini.

Come era qualche anno fa 

 

Due parole vogliamo dedicarle anche al “Mulino di Melampo” sotto al Ponte Viadotto. Già ci occupammo della questione negli anni passati (vedi il n. 187 di Rosso di Sera del 20/04/2013 e il n. 265 del 29/10/2019), dato che l’intervento di ristrutturazione per la realizzazione nel fabbricato di un “Info-point e ostello per la gioventù” risale a diversi anni fa, intorno al 2005. All’epoca il nostro Consigliere Comunale Sergio Bovicelli presentò un’interrogazione in cui descriveva in maniera puntuale e documentata il degrado della struttura che, finanziata con fondi della Comunità Europea all’interno del Progetto per la realizzazione del Parco Fluviale, già appariva spogliata degli arredi e rovinata in diversi punti. Oggettivamente non si capisce cosa l’Amministrazione Comunale intenda fare di questa struttura che invece, nell’ottica di potenziamento e riqualificazione dell’offerta turistica perseguita con grande impegno dal nostro Sindaco, potrebbe rappresentare un punto di riferimento significativo, soprattutto se inserita nel contesto del “parco fluviale”, anch’esso da recuperare e valorizzare.

 

A tal proposito vogliamo estendere l’attenzione anche alla Chiesa di Sant’Antonio, alla fine della Via Lunga, ed agli annessi spazi per rappresentazioni musicali e teatrali: è assolutamente angosciante la situazione di degrado e di rovina in cui sono lasciati deperire, dopo anni di pressochè nulla utilizzazione; certo che l’inagibilità di un tratto della Via Sant’Antonio, a seguito dell’alluvione del Luglio 2018, ha sfavorito la loro riattivazione, ma abbiamo l’impressione che si tratti piuttosto di un alibi per nascondere le proprie inadempienze.

 

E veniamo alla questione della nuova scuola media che, a norma del Contratto di Appalto stipulato in data 24 Ottobre 2018, avrebbe dovuto essere completata entro il 2019 e quindi essere in funzione da circa 3 anni.

In realtà, come sappiamo, le cose sono andate diversamente: oltre al fermo dei cantieri dovuto al Covid-19, si è aperto un contenzioso legale con la Ditta appaltatrice (Consorzio Edili Veneti) che si è al momento sbloccato con la Relazione depositata dal Consulente Tecnico nominato dal Tribunale di Grosseto, che ha accertato le responsabilità dei vari soggetti interessati dalla questione.

 

In conseguenza di ciò ed anche in considerazione dei risultati negativi dei tentativi messi in atto allo scopo di far intervenire nella realizzazione dell’opera altre ditte che avevano partecipato alla gara iniziale a causa del forte aumento dei prezzi dei materiali, l’Amministrazione ha deciso di seguire la strada di un nuovo progetto, per la costruzione di un edificio “ad emissioni prossime allo zero” (NZEB) con la formula della “sostituzione edilizia”:

 

in pratica si spera di ottenere un finanziamento agevolato per la demolizione del vecchio edificio della scuola media e la realizzazione della nuova struttura, caratterizzata da bassissimi consumi energetici. Non sappiamo se questa procedura possa essere utilizzata per un edificio già in parte costruito ma probabilmente avranno ben studiato la questione.

 

In ogni caso si tratta di un’altra opera di cui, dopo anni, non si vede la conclusione. Da ultimo vogliamo spendere due parole sulla “piscina geotermica”, da anni anch’essa in costruzione all’interno di quello che era uno dei più bei castagneti di tutto il comune. Questa volta le responsabilità dei ritardi non possono essere attribuite direttamente all’Amministrazione, in quanto titolare dell’intervento è direttamente l’ENEL, a seguito dell’Autorizzazione rilasciata dallo Sportello Unico per le Attività Produttive dell’Unione dei Comuni in data 13/02/2018.

Fatto sta che dall’inizio dei lavori, avvenuto il 19/02/2018, sono trascorsi quasi cinque anni senza che se ne sia venuti a capo. Probabilmente sarà stata concessa una proroga rispetto ai tre anni regolamentari per portare a compimento l’opera e saremmo oltremodo curiosi di venire a conoscenza delle relative motivazioni: in ogni caso lo stato del cantiere non sembra tale da far prevedere una rapida conclusione.

 

Non vorremmo che tutto fosse rimandato alla vigilia delle nuove elezioni amministrative, che si terranno nel 2024, in cui l’opera potrebbe essere inaugurata, magari alla presenza dell’onnipresente Presidente Giani (il bisticcio di parole è chiaramente voluto) .

 

LAVORO E DIRITTI

 

01/12/2022

Unione Sindacale di Base

 

Venerdì 2 dicembre è sciopero generale contro la politica sociale ed economica del governo Meloni! Gli appuntamenti nelle piazze italiane

 

La manovra finanziaria varata nelle scorse ore conferma la necessità di scendere in lotta per cambiare la politica sociale ed economica del governo Meloni.

 

L’Unione Sindacale di Base, assieme al sindacalismo conflittuale e di base sarà nelle piazze delle maggiori città italiane venerdì 2 dicembre, durante lo sciopero generale nazionale che coinvolge tutte le categorie del pubblico impiego e del lavoro privato, dall’industria ai trasporti, dalla sanità alla scuola, e parteciperà in massa alla manifestazione nazionale di sabato 3 dicembre a Roma con appuntamento alle ore 14 in Piazza della Repubblica per chiedere di

ABBASSARE LE ARMI, ALZARE I SALARI!

Le politiche economiche messe in campo dai passati governi e in particolare dal governo Draghi stanno trovando continuità nella proposta di Legge di Bilancio presentata all’Unione Europea dal governo Meloni per averne il gradimento, e che sarà oggetto della discussione parlamentare dalla prossima settimana.

 

La grave situazione economica in cui versano le famiglie italiane, il pesante attacco ai salari e agli stipendi dei lavoratori non trovano alcuna risposta, così come non ne trova la richiesta di aumentare in modo sostanzioso le pensioni minime e di adeguare tutte le altre al reale costo della vita.

 

La politica dei bonus, inaugurata da Conte, proseguita da Draghi e fatta propria da Meloni, si è dimostrata completamente inadeguata e incapace di produrre effetti sulla condizione reale dei lavoratori e delle famiglie.

 

L’aumento delle bollette del gas e dell’energia, grazie ad una speculazione internazionale che nessuno vuole fermare, stanno mangiando buona parte delle disponibilità economiche delle famiglie, né sono state stanziate risorse per il rinnovo dei contratti dei lavoratori pubblici e le imprese fanno a gara per accaparrarsi quelle messe a disposizione dalla manovra.

 

L’inganno della riduzione del cuneo fiscale, fortemente voluto dai padroni, non porterà benefici ai lavoratori: i pochi spiccioli che entreranno in busta paga verranno tolti con gli interessi attraverso l’inevitabile aumento del costo dei servizi sociali, ticket sanitari, asili nido ecc. che vengono finanziati proprio dal cuneo fiscale.

 

La scelta di aderire alla crociata euroatlantica delle sanzioni alla Russia e le spese per gli armamenti da destinare all’Ucraina stanno producendo un fortissimo innalzamento dei prezzi delle materie prime, e quindi dei beni di prima necessità, prosciugando quanto dovrebbe essere invece destinato a spese sociali e al benessere del Paese.

 

Insomma cambiano i governi ma non cambia la direzione di marcia, stabilità dal pilota automatico dell’Unione Europea che continua ad essere il faro politico anche per il governo di chi ha vinto le elezioni proprio sventolando un antagonismo di maniera all’Europa dei 27.

 

LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA VENERDÌ 2 DICEMBRE

 

Toscana

- Grosseto, 16:30, piazza Ettore Socci

-  Firenze, ore 9:30, piazzale Montelungo (Fortezza da Basso, lato stazione)

-  Livorno, ore 9:00, Comune

-  Pisa, ore 9:00, piazza Vittorio Emanuele

LAVORO E DIRITTI

 

30/11/2022 11:25

Unione Sindacale di Base 

 

La Costituzione vale anche in Piazza di Montecitorio: appello per il diritto a manifestare davanti al Parlamento

 

La Questura di Roma ha vietato all’Unione Sindacale di Base il diritto a manifestare in Piazza di Montecitorio venerdì 2 dicembre, in occasione dello sciopero generale nazionale proclamato dal sindacalismo di base, creando così una zona extraterritoriale in cui la Costituzione Italiana non ha valore.

USB ha lanciato un appello per il ripristino della legalità e contro gli abusi del potere, presentando anche ricorso al TAR. Venerdì 2 alle 12 conferenza stampa in piazza Santi Apostoli. A seguire, il testo dell’appello.

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È vietato manifestare in Piazza di Montecitorio. Non in una determinata occasione o per un periodo limitato. Non in base a circostanze straordinarie o in determinate condizioni. È vietato, punto e basta.

La direttiva dell’allora prefetto di Roma Matteo Piantedosi, che riprende gli indirizzi della ministra Lamorgese del 10 novembre 2021, lo stabilisce in modo inequivocabile, senza curarsi della Costituzione e della lunga e ricca giurisprudenza che ha accompagnato la storia del diritto a manifestare nel nostro Paese ed anche la storia del diritto a manifestare in Piazza di Montecitorio, davanti al Parlamento, almeno da quando in Italia c’è un Parlamento con sede a Roma.

Manifestare davanti al palazzo che ospita l’assemblea parlamentare, il luogo del potere legislativo e la massima espressione della volontà popolare, è un diritto non solo formalmente riconosciuto dall’articolo 17 della nostra Costituzione ma anche consolidato dalla storia dei conflitti sociali e politici e dalle migliaia e migliaia di manifestazioni che hanno attraversato tutta la storia del nostro Paese, dall’unità d’Italia in poi, e che si sono celebrate in Piazza di Montecitorio.

In tutto il mondo i cittadini manifestano davanti alle sedi dove la classe politica assume le decisioni in nome e per conto del popolo sovrano. In Italia non più.

Quella direttiva va ritirata e piazza di Montecitorio deve tornare ad ospitare le manifestazioni pubbliche e la libera espressione politica dei cittadini.

Primi firmatari:

Luigi De Magistris

Gad Lerner

Giuliano Granato

Marta Collot

Maurizio Acerbo

Giorgio Cremaschi

Paolo Ferrero

Simona Suriano

Doriana Sarli

Yana Ehm

Paola Nugnes

Silvia Benedetti

Virginia La Mura

Claudio Defiores

Francesca Borsa

Danilo Conte

Pasquale Crupi

Bartolo Mancuso

Arturo Salerni

Maria Rosaria Damizia

Franco Russo

Giovanni Russo Spena

Marina Boscaino

Guido Viale

Enzo Scandurra

Alberto Ziparo

Piero Bevilacqua

Raul Mordenti

Gianluca Schiavon

Eleonora Forenza

Paolo Favilli

Tonino Perna

Laura Stizia

Luigi Valesini

Carlo Guglielmi

Vincenzo Perticaro

Patrizia Angiari

Marco Ferrando

Franco Grisolia

Marco Bersani

David Cacchione

Fabrizio Tomaselli

Per aderire all’appello: usb@usb.it

EDITORIALI E COMMENTI 

 

29/11/2022

da Left

Di Pietro Greco

 

Ripubblichiamo un articolo di Pietro Greco, giornalista scientifico e scrittore ischitano scomparso nel 2020. Nel testo viene ricostruito il problema degli abusi edilizi, all'epoca del "decreto Morandi". Un'analisi amara della situazione dell'isola, fortemente a rischio sismico e idrogeologico

 

Ci sono tre ordini di problemi relativi all’isola d’Ischia e ai tre Comuni interessati al terremoto del 21 agosto 2017 che l’approvazione definitiva, lo scorso 15 novembre, da parte del Senato del cosiddetto “decreto Genova” emanato dal governo non affronta e se affronta, risolve male.
Il decreto convertito in legge nasce male. Perché riunisce in un unicum il crollo del ponte Morandi a Genova e la ricostruzione delle aree terremotate sull’isola d’Ischia e nel centro Italia. Sono due temi che mal si legano insieme. Per quanto riguarda, nello specifico, l’isola d’Ischia, la legge stabilisce dei criteri che consentono la ricostruzione con fondi pubblici anche delle case abusive distrutte o danneggiate. Per poter aderire al finanziamento pubblico i Comuni interessati – sono tre: Casamicciola, Lacco Ameno e Forio – hanno sei mesi di tempo per “sbrigare le pratiche” di condono edilizio ancora sospese. Qui nascono i tre ordini di problemi di cui sopra che la legge non affronta e se affronta, risolve male. Ma, prima di ricordarli quei tre nodi, è bene fare una premessa.

 

Nell’anno 2003 il Parlamento ha emanato una legge (il cosiddetto terzo condono) che, in buona sostanza, bloccava la messa in regola degli edifici abusivi costruiti dopo il 1985, anno di una legge nota come “del primo condono” e che portava la firma di Bettino Craxi e di Franco Nicolazzi. La legge approvata il 15 novembre 2018 in via definitiva riporta le lancette dell’orologio al 1985, per questo è stata definita una legge permissiva. Il primo problema è: chi riguarda la nuova norma? La risposta a questa domanda, sia da parte dei tecnici che dei media, è stata piuttosto confusa. Tutti concordano che sull’isola d’Ischia esiste un enorme e irrisolto problema di abusivismo edilizio. Sono all’incirca 27mila le domande di condono edilizio finora inevase. Nessuno sa se ci siano ed eventualmente quanti siano gli abusi non dichiarati e di cui non è stato chiesto il condono. Il che significa intanto che ci sono almeno 27mila case o comunque edifici costruiti in maniera abusiva sull’isola d’Ischia di cui non è accertata la sicurezza. Di cui nessuno ha saputo o voluto negli ultimi 33 anni accertare se sono state costruite con criteri ingegneristici, idrogeologici e sismici validati.

 

Va detto subito che la legge approvata lo scorso dicembre non affronta – e, quindi, non risolve – questo enorme problema. Quasi a giustificarsi, il governo ha precisato che il condono può essere concesso, rispettando i vincoli di legge, non a tutte le 27mila case abusive che hanno una domanda in giacenza ma solo a quelle abusive distrutte o danneggiate dal sisma del 21 agosto 2107. E dunque solo a una quantità limitata di edifici nei Comuni di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio.

 

Ma limitata è un aggettivo ambiguo. A Casamicciola le domande di condono pendenti sono 3.500; quasi 2mila a Lacco Ameno e circa 8mila a Forio, per un totale di potenziali interessati di 13.500 abusi. Va detto, giustamente, che non tutte le case abusive di questi tre Comuni sono state distrutte o danneggiate dal terremoto del 2017. Il sindaco di Lacco Ameno calcola che gli edifici abusivi interessati siano all’incirca 2mila, concentrati in quello che viene definito il “cratere”: ovvero l’area più interessata dal terremoto.

 

Lasciamo al lettore considerare se questo sia un numero “limitato” o meno. Sta di fatto che si tratta di duemila edifici costruiti fuori dalla legge e, dunque, dalle norme di sicurezza in un’area ad altissimo rischio sismico. Certo, nel corso di più di tre decenni i proprietari di queste case che hanno dichiarato ufficialmente di aver costruito in maniera abusiva non hanno ricevuto una risposta da parte di uno Stato (in tutte le sue articolazioni) latitante e incapace di affrontare il problema. Ma dal punto di vista della sicurezza le difficoltà esistevano ed esistono ancora.

 

Ora veniamo al secondo problema. Queste duemila abitazioni abusive sono state danneggiate o distrutte insieme ad altre legalmente costruite in un’area piuttosto ristretta. Quanto, è difficile dirlo. Perché stando alla legge approvata a novembre, quest’area è “disegnata” dalle dichiarazioni dei proprietari di case che hanno subito danni. Ecco, dunque, il secondo problema: per qualsiasi tipo di intervento occorrerebbe definire un’area a rischio circoscritta non con criteri soggettivi o casuali, ma strettamente scientifici, a opera dei tecnici dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e delle università, campane e non. Stiamo parlando di rischio sismico. Ma quelle stesse zone sono soggette anche a rischio idrogeologico. Un rischio che ha preteso anche sacrifici di vite umane, negli ultimi anni. Cosicché la mappa costruita su basi squisitamente scientifiche dovrebbe essere il combinato disposto dei due tipi di rischio, sismico e idrogeologico. Di tutto questo la legge del 15 novembre scorso non tiene debito conto.

 

Terzo problema. Quello di cui nessuno parla. Eppure è il più clamoroso. Limitiamoci al rischio sismico. Si sa che Ischia è un’isola vulcanica. E il vulcano Ischia è ancora attivo. Questa è una condizione geofisica particolare, anche da un punto di vista sismico. Perché i terremoti che si verificano sull’isola sono molto superficiali. Quello dell’agosto 2017 ha avuto un ipocentro inferiore a due chilometri. Per questo motivo anche se di magnitudo bassa (meno di quattro il 21 agosto 2017) producono grandi danni in superficie, anche se in aree estremamente ristrette. Ebbene, a Ischia c’è una particolarità. Gli ultimi otto terremoti distruttivi negli ultimi 250 anni, secondo la ricostruzione storica dell’Ingv, sono avvenuti tutti nella medesima area ristretta, quella interessata anche dall’ultimo sisma.

 

L’architetto Luigi Vanvitelli fu testimone del fenomeno sismico del 14 luglio 1762, cui sono seguiti quelli del 18 marzo 1796; del 2 febbraio 1828; del 6 marzo 1841; del 14 agosto 1867; del 4 marzo 1861 e del 28 luglio 1883. Quest’ultimo fu devastante come pochi: fece crollare totalmente 1.360 gli edifici e causò la morte di 2.333 persone, di cui, ricostruisce l’Ingv, 625 (il 27%) turisti, e 701 feriti (79, il 13%, non ischitani). Ne nacque un proverbio “è una Casamicciola” per indicare un disastro immane. In quel disastro persero la vita i genitori e la sorella di Benedetto Croce, in vacanza proprio a Casamicciola. E anche il futuro filosofo subì serie conseguenze fisiche che si trascinò per tutta la vita.

 

Questa serie storica ci dice che c’è una zona a Ischia ad altissimo rischio sismico. È una zona limitata e che coincide, alla grossa, con quella interessata dall’ultimo terremoto. Molte delle case crollate il 21 agosto 2017 furono costruite dopo il 1883. Questa condizione dovrebbe portare a riflettere su due sole opzioni possibili. La prima: ricostruire con criteri antisismici rigidi, ipercontrollati, estremamente sofisticati e costosi, che tuttavia potrebbero non essere esenti da rischi in futuro a causa delle anomalie dei terremoti in aree vulcaniche e, in particolare, in quella zona di Ischia. La seconda è quella caldeggiata da molti sismologi, come il professor Giuseppe Luongo: decongestionare la zona. Impedire la ricostruzione, tanto delle case costruite in maniera legale che di quelle abusive. E, magari, realizzare un grande parco geofisico di interesse europeo per lo studio dei terremoti in aree vulcaniche.

 

Toccherebbe poi alla politica trovare i modi per assicurare agli abitanti evacuati della zona una nuova dimora dignitosa. Ma la politica questo problema non vuole neppure trattarlo. Ignora la storia naturale dell’isola. Preferisce la soluzione facile della ricostruzione “quo ante”, in conformità di un passato tragico. Una soluzione che, per di più, contiene un messaggio implicito ma pericolosissimo: costruite abusivamente anche in aree ad altissimo rischio. Ci sarà sempre un condono.

 

Articolo pubblicato su Left del 4 gennaio 2019 e nel libro di Left n.28, La lezione di Pietro Greco. Quando la divulgazione scientifica è un’arte

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