Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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Facile demagogia. Non è assolutamente vero che ci troviamo di fronte ad una grande ondata migratoria che rischierebbe di “sommergerci”. Dal 1990 al 2017 lo stock d’immigrati nati all’estero e censiti nei 27 paesi che fanno parte dell’Unione europea, più la Gran Bretagna, è cresciuto di 25,2 milioni. Ma di questi solo il 35% proviene da paesi del Sud del mondo. Ciò significa che gli africani, asiatici e latino-americani, di cui si cerca di popolare i nostri “incubi”, sono stati 8,8 milioni in 27 anni: una media di 327mila all’anno. Quando i migranti lavorano, i contributi al fisco eccedono del 60% tutto ciò che lo stato spende per il welfare. Nel 2016 hanno concorso all’aumento del 9% del Pil

 

Dalla Brexit all’elezione di Trump, dall’ ondata nazionalista e xenofoba montante in un numero crescente di paesi dell’Unione europea fino al lacerante dibattito attuale al suo interno (testimoniato dalla conclusione del vertice), il punto di leva è una spregiudicata strumentalizzazione del fenomeno migratorio.

Anziché preoccuparsi di curare le vere cause della perdurante stagnazione economica, delle crescenti diseguaglianze sociali, della crisi di legittimazione politica.

Conservatori e sedicenti progressisti hanno pensato di lucrare sulla facile demagogia di attribuirne le cause ad una migrazione presentata come massiccia e squilibrante.

Si tratta di una grossolana mistificazione, basta analizzare i numeri, ma quelli giusti.

Intanto, non è assolutamente vero che ci troviamo di fronte ad una grande ondata migratoria che rischierebbe di “sommergerci”.

Dal 1990 al 2017 lo stock d’immigrati nati all’estero e censiti nei 27 paesi che fanno parte dell’Unione europea, più la Gran Bretagna, è cresciuto di 25,2 milioni.

Ma di questi solo il 35% proviene da paesi del Sud del mondo. Ciò significa che gli africani, asiatici e latino-americani, di cui si cerca di popolare i nostri “incubi”, sono stati 8,8 milioni in 27 anni: una media di 327mila all’anno.

 

Non tolgono lavoro a nessuno. Chiunque confronti gli indici della disoccupazione con quelli dell’immigrazione negli Usa e nei maggiori paesi europei vedrà che non c’è alcun rapporto tra i due andamenti.

Disoccupazione e precarietà del lavoro dipendono dalle strategie di massimizzazione dei profitti fatte dai gruppi economici dominanti (delocalizzazione produttiva, automazione spinta, finanziarizzazione del capitale).

I costi? Sono quelli voluti dai governi che detengono gli immigrati e li sottopongono a lunghe procedure per stabilire se hanno diritto a chiedere asilo o devono essere rispediti nei paesi di provenienza.

 

Se e quando si permette loro di lavorare legalmente, i contributi che versano al fisco eccedono del 60% tutto ciò che lo Stato spende per loro in materia di edilizia convenzionata, sanità, pensione, istruzione e quant’altro.

Si veda, ad esempio, il bilancio italiano del 2016; ma ciò vale anche per gli altri paesi meta.

 

Sempre nell’Italia de 2016, gli immigrati nati all’estero hanno concorso ad un aumento del Pil del 9% e altrove in misura anche maggiore.

 

L’apporto demografico degli immigrati è essenziale.

 

Se consideriamo la popolazione dei 27 paesi dell’Ue, un cittadino troppo giovane o troppo anziano per lavorare, dipende da 1,8 persone in età lavorativa, che si ridurranno a 1,5 entro 12 anni. Il che prospetta una situazione insostenibile a detta della stessa Commissione europea.

 

Per quanto riguarda le spese sociali, il mantenimento degli attuali standard di welfare dei cittadini dell’Unione richiederebbe una base contributiva garantita da un aumento della popolazione europea di 42 milioni di persone in 5 anni. Cosa concepibile solo attraverso l’accoglienza e regolarizzazione di un numero di migranti molto maggiore di quelli che bussano attualmente alle nostre porte.

 

Purtroppo la mistificazione ha fatto strada. Sicché nel giro di pochi anni abbiamo assistito ad un crescendo di proposte ingannevoli e irresponsabili.

 

Prima governi e istituzioni dell’Ue sono andati alla cerca di guardiani capaci di sbarrare la strada ai migranti. Così è avvenuto con il finanziamento alla Turchia per chiudere la rotta balcanica.

 

Più difficile è stato trovare un gendarme altrettanto agguerrito in Libia per bloccare le traversate del Canale di Sicilia. La situazione caotica determinatasi in quel paese ha incoraggiato politiche di respingimento ancor più spregiudicate ed aggressive. Si vedano gli accordi dell’ex ministro Minniti con la guardia costiera libica, con gruppi militari attivi nelle zone interne, nonché con governi di paesi di transito dei profughi. Anche questa escalation si è valsa del consenso di altri paesi dell’Ue e delle sue istituzioni centrali.

 

Ora, di fronte ai crescenti contenziosi e competizioni all’interno dell’Unione, sembra prender forma un ulteriore allargamento del raggio d’azione, fino a stabilire hotspot ai confini dei paesi di provenienza dei migranti. Il che equivale a bloccare ogni tentativo d’emigrazione sul nascere. Per non dire della guerra a chi salva i naufraghi.

 

E’ evidente che questa escalation non fa che calpestare in maniera sempre più aggressiva ogni diritto e confine di legalità stabilito da precise norme e trattati. Ed è altrettanto chiaro che una degenerazione morale e politica di questo genere si riflette inevitabilmente nelle situazioni interne dei paesi e aggrava la crisi di legittimazione della stessa Ue.

02.07.2018

 

Nella vicenda Condotte, seguito del fallimento delle trattative fra la società e il fondo Oxy Capital, risulta concreto ed imminente il rischio di uno scenario disastroso che comporterebbe lo smantellamento del terzo gruppo industriale delle costruzioni e la perdita di 3000 posti di lavoro. Condotte è un ‘azienda che un portafoglio lavori come che ammonta a circa 6 M€ e un know how tra i principali nel settore delle costruzioni sia in Italia che all’ estero. 



"In questo contesto difficile - scrivono i tre sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, ci saremmo aspettati un gesto di responsabilità da parte della proprietà con la conseguente attivazione delle procedure per l’ammissione all’ amministrazione straordinaria. Prendiamo atto invece che la proprietà in queste ore sta valutando l’attivazione di strumenti che non mirano alla salvaguardia del complesso industriale e dei livelli occupazionali che per la dimensione rappresentano interessi collettivi per l’ intero Paese".



Fillea Filca e Feneal Nazionali hanno chiesto al MISE la verifica dei requisiti per l’ accesso alla c.d. legge Marzano, e hanno scritto alla proprietà e al Tribunale di Roma chiedendo l’ attivazione urgente della relativa procedura. 
In coincidenza della convocazione degli organi societari e dell’ aggiornamento del tavolo di crisi istituito presso il MiSE, le organizzazioni sindacali hanno proclamato tre giornate di sciopero a sostegno della vertenza. Lo sciopero iè iniziato oggi e proseguirà fino a mercoledì 4, giorno in cui dalle ore 9 i lavoratori ed i sindacati saranno tutti in presidio al Mise.

Adriana Pollice

 

A porti in faccia. L’ong spagnola sulla tragedia di venerdì scorso. E ieri salva 59 migranti. Salvini le chiude i porti: «Pericolo per la sicurezza»

 

«Si scordino di arrivare in Italia», dice Matteo Salvini. Il ministro degli Interni se la prende questa volta con la ong spagnola Proactiva Open Arms che ieri, al largo della Libia, ha tratto in salvo 59 migranti, tra loro quattro bambini di cui due non accompagnati: erano «alla deriva e in pericolo di vita», spiega l’ong. Salvini nega l’approdo nei porti italiani fin dal mattino, ma a sera dal Viminale arriva una spiegazione che ha tutta l’aria del pretesto: «L’attracco può provocare rischia per la sicurezza», spiega una nota.

 

Per intervenire l’Open Arms ha deciso di non aspettare l’arrivo della Guardia costiera di Tripoli. Venerdì avevano rispettato l’ordine del Centro di coordinamento di Roma ma, accusano, dopo un ritardo nei soccorsi di un’ora e mezza, i libici hanno trovato in vita solo 16 dei 120 stipati sul barcone, affondato da ore. Ieri sono stati gli stessi attivisti catalani ad avvistare il gommone in difficoltà. Cosa è successo lo racconta l’eurodeputata Eleonora Forenza del Gue, che era a bordo della nave dell’Ong insieme a tre colleghi spagnoli: «Più volte l’Open arms ha contattato le autorità italiane segnalando il pericolo di naufragio, sentendosi rispondere di contattare la Guardia costiera libica. Il mancato soccorso in mare è un reato grave, oltre che un atto disumano. Le persone a bordo ci urlavano ‘No Libia’. A differenza di Salvini, le persone che erano su quel barcone sapevano che la Libia è spesso detenzione, tortura, stupro». Il capitano dell’Open arms ha poi spiegato: «Le autorità libiche non rispondevano né via radio né al telefono. Così Roma ci ha detto che toccava a noi decidere cosa fare». La motovedetta libica è poi arrivata quando il soccorso era già in corso, hanno fatto un’inversione della rotta e sono andati via dicendo alla nave dell’Ong ti tornarsene in Spagna. Il più piccolo dei naufraghi ha appena 9 anni: viene dalla Repubblica Centraficana, era con i genitori, l’equipaggio l’ha messo al posto di comando chiamandolo capitano.

 

Matteo Salvini ieri mattina ha twittato: «Si scordino di arrivare in Italia. Questa nave si trova in acque Sar della Libia, porto più vicino Malta» innescando così l’ennesima polemica con La Valletta che ha replicato «Basta con le bugie, il salvataggio è avvenuto tra la Libia e Lampedusa». Il direttore operativo della Proactiva, Riccardo Gatti, ha spiegato: «Continuiamo a proteggere il diritto alla vita degli invisibili. La Spagna è lo stato di bandiera della nave, spetta al governo iberico mettersi in contatto con le autorità maltesi, italiane e oltre per trovare un porto sicuro». La nave ha però chiesto di attraccare in Spagna, il Consiglio comunale di Barcellona ha dato la sua disponibilità ma ci vuole il via libera del governo, prudente dopo aver concesso lo sbarco a Valencia dell’Aquarius.

 

La Ong ha poi messo sotto accusa la gestione dei soccorsi: «Cento persone sono morte venerdì, Open Arms avrebbe potuto salvarle ma è stata ignorata dalle autorità libiche e italiane». Il presidente dell’Ong, Oscar Camps, ha commentato: «Sono affogate davanti alle coste libiche. Però tranquillo, Salvini, non erano italiane. Erano solo ‘carne umana’». Sul sito El Diario Gabriela Sanchez, che è a bordo dell’Open Arms, ricostruisce i fatti: venerdì alle 9 la nave ha sentito, tramite il canale radio 16, l’avviso informale di un aereo militare alla guardia costiera libica, c’era un barcone in pericolo nella zona di Al-Khums, vicino alla costa di Tripoli. Erano a 80 miglia dalla Open Arms ma nessuna comunicazione è giunta alla Ong dal Centro di coordinamento di Roma: «È lontano e hanno avvisato i libici» aveva commentato allora il capitano con la giornalista. Ma alle 10.30 arriva un mayday dal Centro di coordinamento di Malta. Il capo missione, Guillermo Canardo, chiama Roma ma è tardi: i libici erano sul luogo del naufragio, i migranti erano quasi tutti annegati, inclusi tre neonati. «Se ci avessero avvisato in tempo ci saremmo attivati, nonostante abbiamo poco carburante» ha spiegato Canardo. Hanno poco carburante perché Italia e Malta rifiutano l’accesso ai porti alle Ong persino per i rifornimenti.

 

Ieri i libici hanno riportato indietro 270 naufraghi, 11 i bambini. Sul naufragio di venerdì l’ammiraglio Ayoub Qassem ha spiegato: «La Guardia costiera di Roma non ha responsabilità. Le ricerche sono state interrotte perché non ci sono i mezzi e il personale necessari».

29.06.2018

 

Gregor Gysi, Presidente del Partito della Sinistra Europea, ha dichiarato, a proposito del summit del Consiglio Europeo:

 

“L’Europa è unita solo nel tenere i rifugiati il più possibile lontani, incluse persone che scappano dalle guerre e dalla tortura, per metterle in dei “campi” o centri chiusi, e allo stesso tempo continuare a fare patti e alleanze con regimi che violano permanentemente i diritti umani. L’Europa chiude gli occhi davanti alla povertà di cui è corresponsabile. Il diritto di asilo è di fatto sempre più ridotto. Le cause delle partenze valgono solo una piccola nota per i capi di stato e di governo. Ma questo è l’unico modo per ridurre effettivamente il numero dei rifugiati. L’idea di Europa sta degradando ogni giorno di più.

 

Gregor Gysi, President of the European Left declares about the EU summit:

 

Europe is united in to keep refugees as far away as possible, also people who are fleeing from wars and torture, to put them in camps and at the same time, to pact with regimes that permanently violate human rights. Europe closes its eyes to the misery for which it is jointly responsible. The right to asylum is de facto increasingly reduced. Causes of flight are only worth a bit of a note to the heads of state and government. But this is the only way to effectively reduce the numbers of refugees. The European idea is getting more damaged every day.

27.06.2018

COMUNICATO STAMPA

 

«I dati diffusi oggi dall’Istat sulla povertà – dichiara Roberta Fantozzi, responsabile Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – sono micidiali. La povertà raggiunge il livello massimo dal 2005, cioè dall’inizio della serie storica.

L’Istat “pudicamente” evidenzia le percentuali. Se però quelle percentuali diventano numeri assoluti, cioè persone, la situazione emerge ancor più in tutta la sua drammaticità.
La povertà assoluta colpisce nel 2017 316mila persone in più rispetto al 2016 (da  4milioni e 742mila a 5milioni e 58mila), quella relativa quasi un milione di persone in più (903mila, da 8milioni e 465mila a 9milioni e 368mila). La povertà cresce in particolare a Sud ma anche nelle aree metropolitane del Nord.

Colpisce chi è in cerca di lavoro (37% contro il 31% del 2016) ma anche gli occupati: l’incidenza della povertà relativa per gli operai è quasi doppia rispetto a quella degli occupati in generale (19,5% contro il 10,5%). Tanto la povertà assoluta che quella relativa sono massime nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, come per le famiglie di immigrati.

L’incremento della povertà che i dati dell’Istat mostrano è fortissimo, paragonabile solo a quello che si era registrato nel biennio 2012-2013. Le differenze territoriali e sociali si inaspriscono, la precarietà del lavoro come i bassi salari, danno conto della sofferenza più acuta nelle fasce più basse di età e per la condizione operaia.

La sbandierata crescita registrata nel 2017 non ha inciso in nessun modo sulla condizione di sofferenza sociale del paese, che ha anzi raggiunto il livello massimo dagli inizi della crisi, mentre continuano ad aumentare le disuguaglianze, come dimostra l’altro rapporto, uscito qualche mese fa, di Bankitalia, con le dieci famiglie più ricche che nel 2006 avevano una ricchezza pari a quella di 14 milioni di persone e dieci anni dopo ce l’hanno pari a 18 milioni di persone.   

Servirebbe un intervento nettissimo: l’istituzione immediata del reddito minimo, un piano per il lavoro che crei occupazione vera, il contrasto alla precarietà. Servirebbe una riforma fiscale che prenda le risorse da chi ce l’ha e le redistribuisca a chi non ce l’ha.

Ci batteremo per questo, contro la Flat-Tax che non significa altro che un nuovo gigantesco incremento delle disuguaglianze, che rende impossibile l’istituzione del reddito minimo come di ogni altra misura progressiva, che distrugge il welfare, aumentando ancora la povertà».

26.06.2018

 

Il taglio delle “pensioni d’oro” proposto dai 5 Stelle è una truffa per tre motivi:

 

1) Non è vero che il risparmio sarà di 1 miliardo di euro ma se tutto va bene di appena 200 milioni. Ricalcolare l’importo della pensione sulla base dei contributi effettivamente versati porta in media ad una diminuzione del 25% dell’importo dell’assegno. Ma si tratta di una media appunto perché il gap tra pensione calcolata con metodo retributivo e pensione calcolata con metodo contributivo è maggiore per i redditi bassi e minore per quelli alti. Ciò significa che a seguito del ricalcolo i pensionati d’oro vedranno diminuire il proprio assegno appena del 5%! E se andiamo a vedere bene forse anche meno perché diminuendo il reddito pagheranno meno tasse.

 

2) Se il taglio verrà accompagnato dall’introduzione della Flat Tax i pensionati d’oro a fronte di una perdita media di circa 300 euro risparmieranno attorno ai 1.700 euro in tasse e quindi vedranno ulteriormente aumentato il loro reddito.

 

3) I pensionati d’oro sono solo 30.000 per lo più ex-manager, magistrati, politici etc...i ricchi veri ovvero redditieri, speculatori, evasori e azionisti di grandi società non percepiscono pensioni perché non versano contributi.

 

Diminuire le pensioni ad una alcune categorie di parassiti è giusto e sacrosanto, ma dal punto di vista dei numeri questo non incide minimamente rispetto alla redistribuzione della ricchezza. 

È puro fumo negli occhi. 

Puntano il dito contro la “casta” e i suoi privilegi solo per nascondere i veri potenti, quelli che grazie a provvedimenti come la Flat Tax diventeranno ancora più ricchi.

25.06.2018

di Raffaele Tecce

Responsabile nazionale Enti Locali della segreteria nazionale del PRC SE

 

I risultati dei ballottaggi di ieri confermano, sostanzialmente, i dati già emersi al primo turno delle elezioni amministrative del 10 giugno : si conferma, infatti, la vittoria in molti ballottaggi del centro destra a trazione leghista, il M5S vince – nei capoluoghi – solo due ballottaggi contro il PD ad Imola ed Avellino, il PD è travolto dall’ avanzata leghista in Toscana (Pisa, Massa e Siena) ed in tante ex roccaforti storiche (es. Cinisello Balsamo, Ivrea ecc,) ed elegge il Sindaco, fra i capoluoghi, solo ad Ancona, a Teramo ed a Brindisi, dove, peraltro, si afferma un candidato come Riccardo Rossi caratterizzato da anni di battaglie ambientaliste e candidato nel 2015 a presidente alle ultime Regionali in Puglia come L’ Altra Puglia.

 

E’ evidente che il PD, con le politiche liberiste e securitarie degli ultimi anni, ha corroso le basi del suo tradizionale blocco sociale, determinando sfiducia, rabbia e passivizzazione e non riuscendo mai ad essere riferimento sociale dei soggetti più deboli, travolti dalla crisi e dei loro sacrosanti bisogni di lavoro, di lotta alla precarietà, di ambiente e territori vivibili e di inclusione sociale.

 

La sinistra alternativa al PD deve partire da questa situazione drammatica sia contrastando razzismo e xenofobia e sia costruendo un opposizione sociale per riaffermare diritti e servizi pubblici costruendo un quarto polo di sinistra e civico, strategicamente alternativo al PD ed alla socialdemocrazia europea ed a tutti i poli esistenti, capace di rendere nuovamente protagonisti tutti i soggetti più deboli, le loro lotte ed i loro bisogni di una vita dignitosa.

 

Insomma un opposizione al populismo della destra e del governo Conte, Salvini, Di Maio che abbia caratteri di partecipazione popolare e, tendenzialmente, di costuzione di un nuovo blocco sociale fondato sulla unificazione delle lotte, capace di parlare anche alle tante elettrici ed ai tanti elettori delusi dai 5 Stelle.

 

In questo quadro negativo va segnalata positivamente la elezione a Sindaco a Brusciano ( NA), nell’ area pomiglianese nolana, del compagno Peppe Montanile, in passato militante  di Rifondazione Comunista, che si afferma contro la destra con una coalizione civica, orientata a sinistra ed alternativa anche al PD, fortemente orientata sui temi della legalità, del vivere civile, dei diritti esigibili e sulla trasparenza amministrativa. Come pure significativa è stata la tenuta a Quarto di Napoli del candidato Sindaco Davide Secone, attivo sostenitore di Potere al Popolo nelle elezioni politiche del 4 marzo u.s., che con la sua coalizione civica, fortemente alternativa al PD, pur non vincendo, ha aumentato i voti fra il primo e secondo turno a differenza del Sindaco eletto, nonostante il calo dei votanti, passando dal 20 al 38 % dei voti.

 

In Sicilia , in un quadro di non sfondamento della destra che pure governa la Regione, sono emblematici i risultati di  Messina dove vince un candidato civico populista contro la destra ufficiale (Lega compresa ) e di  Ragusa dove il Sindaco uscente del M5S viene sconfitto da una coalizione civica di destra con dichiarati connotati antipartitici (con la lista“fuori dagli schemi” tranne poi la presenza in coalizione di Fratelli d’ Italia..) e populisti.

 

Torneremo nei prossimi giorni con un analisi più dettagliata su questi risultati dei ballottaggi, verificando nei vari Comuni l’ analisi dei flussi elettorali. Come al primo turno, pur nel quadro negativo generale, si erano affermate maggiormente quelle liste di sinistra e civiche che avevano saputo aprirsi a soggettività politiche e sociali locali, spesso frutto di un consolidato percorso di lotte e di iniziative di opposizione e con candidati credibili, anche dai ballottaggi emerge la necessità di costruire un opposizione sociale  costruita su programmi e lotte capaci di dare sbocco alle esigenze ed ai confitti territoriali più sentiti dalle cittadine e dai cittadini colpiti dalla crisi nell’ottica della costruzione di un quarto polo della sinistra alternativa e civica.

 

Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, la Rete delle Città in Comune e l’ Altra Europa con Tsipras devono rafforzare l’ impegno in questa direzione chiamando a raccolta tutte le forze disponibili alla costruzione di un alternativa nel nostro paese.

22.06.2018

L'indesiderato d.r.

 

Poco più di quattro mesi di attesa, il tempo necessario ad oggi per effettuare presso l'ospedale  di Grosseto o di Castel del Piano una visita cardiologica con ecg.

 

"E meno male che sul sito della Regione Toscana, viene assicurato un tempo massimo di 15 giorni" - questa l'esclamazione infastidita di una cittadina grossetana, che dopo aver trascorso ben 20 minuti di attesa al telefono con il CUP, si è sentito proporre la data di  ottobre 2018 a Grosseto , oppure, in alternativa, quella ad Ottobre , presso l'ospedale di  Siena con altro CUP, oppure ad Abbadia a Marzo 2019 . Un periodo di tempo piuttosto elevato per una visita specialistica di particolare delicatezza, specie per una persona che necessita di controlli cardiaci accurati.

 

Queste alcune delle incongruenze che paiono rendere sempre più complicato il sistema sanitario regionale nel nostro territorio. "Quaranta euro per le due visite presso la asl, e con pochi spiccioli in più, in struttura privata le visite sono immediate. A questo punto opto per il privato, anche perché tra quattro mesi, faccio le corna, potrebbe essere per me troppo tardi per farmi visitare il cuore".

 

Come piccola nota, va comunque precisato che dietro a questa spiacevole situazione, si cela però un rimedio per così dire, accontentante, che ovviamente può andare a consolare per lo meno chi non ha particolari urgenze vitali.

E' infatti in vigore da tempo la delibera regionale n. 143 del 27/02/2006, la quale impone alle strutture asl regionali di far si che all'utenza venga assegnato un appuntamento con tempi di attesa inferiori ai quindici giorni per determinate visite specialistiche, e che in caso contrario, ovvero nel caso in cui la visita venga prescritta con tempi superiori alle due settimane, l'utente ha diritto ad un rimborso economico di ben 25 euro da richiedere direttamente al cup, ma c'è da scommetterci che molti cittadini ignorano questa regola.

Follonica, 20 Giugno 2018.

Partito della Rifondazione Comunista

 

Abbiamo letto con attenzione l’articolo dell’Associazione Ristoratori Castiglionesi che si lamenta perché non riesce a trovare lavoratori giovani alla prima esperienza, ma abbiamo letto anche i commenti all’articolo apparsi sui social online. “Dovete pagarci”, “ vogliamo essere retribuiti il giusto”, “ non vogliamo più essere sfruttati”, “ pagateli !”. Tutti i commenti sono di questo tono e ci trovano d’accordo.

 

Le leggi degli ultimi decenni hanno facilitato lo sfruttamento “legalizzato” dei lavoratori e delle lavoratrici. Voucher, contratti a chiamata, cancellazione dell’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (solo Rifondazione raccolse le firme contro la sua cancellazione, ma il Presidente Napolitano sciolse le Camere dopo la consegna delle firme per nominare il Governo Monti), introduzione del jobs act. Dobbiamo continuare ancora? Ora basta !

 

I lavoratori e le lavoratrici devono aver diritto a un lavoro e a uno stipendio dignitoso, anche nel rispetto di quella Costituzione difesa con il voto del referendum del Dicembre 2016.

 

I giovani sono stufi di essere ricattati e giustamente si ribellano a questo stato di cose.

 

Forse le associazioni padronali dovrebbero capire che ormai è finita l’era del ricatto e che non è vero che il lavoro non c’è: è che non lo volete pagare.

 

Inoltre, il richiamo alle problematiche della “scuola alberghiera” vuole forse essere un’allusione alla possibilità di far lavorare i giovani utilizzando la legge dell’alternanza scuola-lavoro? Quindi farli lavorare gratis? 

 

Se le normative (vedi ad esempio gli studi di settore) danneggiano i piccoli imprenditori, i datori di lavoratori dovrebbero protestare contro di esse e non a far ricadere la colpa sui giovani che cercano un lavoro, magari per mantenersi gli studi o per comprare il loro scooter o per pagarsi la prima vacanza. Oppure per essere semplicemente più indipendenti economicamente dai genitori.

 

Come sempre saremo dalla parte dei lavoratori. Criticando tutte quelle scelte che mirano a ridurre i diritti e i salari dei lavoratori. Lo abbiamo fatto contro i governi Berlusconi, Monti e Renzi.

Lo faremo oggi contro il governo Salvini-Conte, se non rispetterà la premessa di cancellare il Jobs Act.

19.06.2018

di Piero Bernocchi

 

Crolla il bluff “né di destra né di sinistra, né fascisti né antifascisti” dei 5 Stelle: è un governo reazionario, xenofobo, razzista, sessista e omofobo, quello di fatto guidato da Salvini. 

 

Hanno tuonato per anni contro i presidenti del Consiglio non eletti e poi hanno installato un “signor Nessuno” senza alcuna autonomia; avevano strepitato contro gli accordi tra Renzi e Berlusconi e hanno stipulato un “contratto” tra partiti che si sono demonizzati per anni; avevano strillato per gli “inciuci” contro il popolo sovrano, ed hanno incollato al governo due partiti presentatisi agli elettori in schieramenti contrapposti. Ma questo sarebbe solo l’ennesima dimostrazione dell’ultrasecolare trasformismo italico, se poi il tutto non si fondasse sul programma della Lega, forza dominante di un governo che, oltre a storici rappresentanti della “casta” come Savona, Moavero e Tria, propone figure di bassissimo profilo che dovranno eseguire il programma di una formazione reazionaria, in perfetta sintonia con l’ultra-destra di Le Pen, Orban, dei governi polacchi ed austriaci. Si tratta di una versione moderna del nazionalismo reazionario che non abbisogna più di dittature ma che propone in tutta Europa chiusure nazionalistiche, sovranismo velleitario, xenofobia, odio verso i “negher”, sessismo, omofobia, disprezzo della cultura, del sapere, della conoscenza competente, culto delle armi e della sottomissione del debole e del “diverso”; con in più l’ultra-liberismo e il mito della “fabbrichetta”, del “farsi da sé” sulla pelle degli altri e del non pagare le tasse.Sono bastate due settimane di governo e le illusioni di coloro che, da sinistra e per avversione (giustificata) verso il PD e Renzi, avevano preso sul serio le promesse dei 5 Stelle, sono state brutalmente travolte. I leghisti di Salvini, usando spietatamente i migranti dell’Aquarius, già distrutti dalla prigionia in Libia organizzata dal precedente governo PD, e pur partendo da un 17% di voti, stanno divorando quello strano “animale” a 5Stelle, che si presupponeva (Di Battista dixit) “nè di destra nè di sinistra, né antifascista perché il fascismo è morto e sepolto”: che, pur con il doppio di eletti/e, nel giro di dieci giorni ha sottoscritto l’intera piattaforma anti-immigrati di Salvini, con Toninelli che ha controfirmato la chiusura dei porti e Di Maio che ha confermato “l’assoluta identità di vedute nel governo sul tema immigrazione.”

 

Ma l’aspetto reazionario del governo Salvini-Di Maio non riguarda solo la politica sull’immigrazione. C’è l’oscena legge “per la legittima difesa”, che introduce la pena di morte senza processo, autorizzando i “benpensanti” a sparare su chiunque si introduca nelle proprie case; c’è la flat tax, che ridurrebbe sensibilmente le tasse ai ricchi massacrando le già poche risorse per i servizi sociali; c’è una concezione forcaiola delle libertà civili e repressiva dei conflitti, come promette l’ incubo di Salvini al Ministero degli Interni; c’è il blocco della riforma della giustizia e il trionfo della logica manettara alla Davigo “non esistono gli innocenti, sono solo colpevoli non ancora smascherati”, con il dilagare di “agenti provocatori di Stato”, premi ai delatori, costruzione di parecchie nuove carceri; c’è l’omofobia e il sessismo aperto del ministro Fontana per il quale le diversità di orientamenti sessuali vanno semplicemente cancellate; ci sono i legami con l’Internazionale europea, razzista, sessista e xenofoba e fascistoide. C’erano poi le mirabolanti promesse di cancellare la legge Fornero, la “Buona scuola”, il Jobs Act e di dare il mitico “reddito di cittadinanza”, che tanto interesse e attese avevano suscitato in vasti settori popolari e salariati. Ma gli ottimi rapporti stabiliti con le organizzazioni padronali ci fanno prevedere che nulla di serio verrà toccato né sulle pensioni né sulle leggi sul lavoro. E come i 5Stelle vogliano difendere i lavoratori/trici dalla precarietà lo abbiamo già visto nel conflitto, con i COBAS in prima fila, nelle Telecomunicazioni dove, al di là delle chiacchiere sul “reddito di cittadinanza”, circa 30 mila addetti subiranno per l’ennesima volta tagli salariali e precarietà per un accordo esaltato dai 5 Stelle come esempio dei “nuovi rapporti di lavoro”.  In quanto poi alla “buona scuola” qualcuno/a può seriamente credere che Bussetti, dirigente dell’USP di Milano e dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia e già  preside “distaccato”, che in questi anni ha fedelmente applicato la Legge 107, possa buttare per aria i poteri assegnati ai capi di istituto, i bonus, l’Alternanza scuola-lavoro e i quiz Invalsi? Non basta vedere come siano sparite le promesse di rendere giustizia alle maestre diplomate magistrali fatte da Lega e 5Stelle, quando ora Pittoni (responsabile scuola della Lega) dice che “è troppo tardi ora per sanare adeguatamente la situazione, ci doveva pensare prima la Fedeli”?

 

Ci sono poi due vicende altamente indicative dell’attuale clima politico. La prima riguarda la  costruzione dello stadio della Roma. Il “dominus” della corruzione, Lanzalone, fa parte della lunga serie di “tecnici” senza scrupoli che, su mandato di Casaleggio, Di Maio, Bonafede, e Fraccaro, i tre ministri principali 5Stelle del governo, hanno imposto  alla sindaca Raggi.  C’è infine l’intollerabile voto del Consiglio comunale di Roma per intestare una strada al boia Almirante. Qui non si giocava la sopravvivenza del governo e men che meno della giunta Raggi che ha una maggioranza schiacciante al Comune.

 

Semplicemente i consiglieri 5 Stelle hanno condiviso il peana della Meloni per Almirante, l’uomo delle leggi razziali, l’esaltatore del razzismo come segno patriottico, presentato come un “fondatore della patria, uno dei politici italiani più importanti e meritevoli del secolo scorso”. E, in linea col Di Battista dell’”antifascismo non ha senso perché il fascismo è morto” hanno votato per dare gloria ad Almirante. Che poi qualcuno abbia richiamato all’ordine gli sciagurati, avendo percepito l’effetto mediatico, non cambia la sostanza.

 

Insomma, per tutti questi validissimi argomenti i COBAS dichiarano la loro avversità a questo governo e lo combatteranno nei prossimi mesi almeno come abbiamo fatto nei confronti di tutti i governi di centrodestra e centrosinistra degli ultimi anni.

 

*portavoce nazionale COBAS

 

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