Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

Clicca Qui per ricevere Rosso di Sera per e-mail


Ogni mese riceverai Rosso di Sera per posta elettronica, niente carta, niente inchiostro.... Se vuoi inviare le tue riflessioni, suggerimenti, o quanto ritieni utile, a Rifondazione di Santa Fiora,usa questo stesso indirizzo info@rifondazionesantafiora.it

Comune di Santa Fiora

Controlacrisi

Direzione Nazionale

FACEBOOK SI TOSCANA A SINISTRA

Il coro dei Minatori di Santa Fiora Sito ufficiale

Italia - Cuba

Museo delle Miniere


Santa Fiora: la Piazza e la Peschiera online

Rassegna Stampa

Rifondazione su Facebook

STOP TTIP


"Campagna Stop TTIP"

Il Manifesto

In evidenza

Aureliano Paradiso

Verona

 

World Congress of Families . Il ghota globale dell’oscurantismo si scatena al chiuso. Giornalisti confinati in gabbia. Al via il conclave funebre, tra chi dice che l’«aborto è un delitto» e le donne che lo praticano «cannibali»

 

Il figurante vestito da centurione romano, che solitamente si fa immortalare insieme alle turiste giapponesi davanti all’Arena di Verona, è appoggiato al muro di un edifico e si guarda attorno con un’espressione spaesata. Anche se sicuramente abituato, visto che piazza Bra è da sempre il cuore pulsante di una delle città più turistiche d’Italia, forse non si aspettava nemmeno lui tutto questo via vai di gente, fin dal primo giorno. Sono invece già tantissimi gli stranieri (ma non solo) scesi in città per il primo dei tre giorni del World Congress of Families e stiamo parlando di vere e proprie delegazioni che si aggirano a frotte, mischiandosi alle scolaresche in gita, per le vie del centro storico, rigorosamente con il loro badge al collo e una borsa di tela in mano. Borsa che contiene presumibilmente i vari documenti distribuiti all’interno del Palazzo della Gran Guardia, dove si sta svolgendo l’evento.

 

Fra i vari gadget che i partecipanti hanno ricevuto c’è, però, anche un lugubre feto di gomma, offerto da uno degli sponsor, «Notizie Pro Vita»: il gadget rappresenta un embrione spacciato di dieci settimane di vita, accompagnato dalla scritta «L’aborto ferma un cuore che batte!». Un macabro richiamo a quelle che sono le effettive intenzioni di questo Wcf: la lotta alla legge 194. Non a caso, nelle dichiarazioni del mattino, c’è chi come il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, prima di entrare in «conclave», ha dichiarato senza mezzi termini che «l’aborto non solo non è un diritto, è un vero e proprio delitto». E se il buon giorno si vede dal mattino in questa kermesse se ne vedranno davvero delle belle. Nel frattempo, all’esterno del Palazzo, è tutto un brulicare di televisioni che cercano di raccontare anche cosa avviene fuori dalla sede del congresso, visto che i giornalisti accreditati sono stati rinchiusi in una sorta di «gabbia» nel loggiato del Palazzo, allestita con schermi che ribaltano la diretta dei lavori, ma senza la possibilità di accedere direttamente alla sala principale. Un modo come un altro per limitare la libertà di stampa.

 

Nel frattempo, verso le due del pomeriggio, osserviamo l’Arciprete Dmitrij Smirnov, Presidente della Commissione patriarcale per la Famiglia e la Maternità della Chiesa Ortodossa Russa e Membro del Consiglio Supremo della stessa Chiesa (noto per aver paragonato le donne che hanno abortito ai cannibali), uscire dalla Gran Guardia presumibilmente per raggiungere l’albergo o un luogo dove pranzare. Un’attivista del «Movimento SiAmo» ne approfitta per schiaffargli in mano un volantino che punta il dito sui vaccini e le case farmaceutiche, per difendere il diritto alla maternità e all’esonero vaccinale per motivi etico-religiosi. Ognuno tira acqua al suo mulino.

 

Le misure di sicurezza all’esterno appaiono imponenti, con un dispiegamento di forze di polizia che qui di solito si vede solo dalle parti del Bentegodi, lo stadio cittadino, quando l’Hellas gioca in casa. In realtà i poliziotti, anche se numerosi, appaiono piuttosto rilassati e non particolarmente sul chi va là, perché in fondo non è venerdì la giornata «calda». Sarà ovviamente quella di oggi, quando la Verona un po’ «sonnacchiosa» di ieri lascerà spazio ad una città più reattiva, con numerose iniziative organizzate per dare una risposta forte e concreta ai contenuti che stanno emergendo dal Palazzo della Gran Guardia.

 

Si comincerà la mattina alle 10 con il Convegno al cinema K2 dal titolo «Libere di scegliere» con la partecipazione, fra le altre, di Livia Turco, Susanna Camusso, Monica Cirinnà e Laura Boldrini. A seguire, dalle 13, sul trecentesco ponte di Castelvecchio si terrà un grande flash mob che coinvolgerà centinaia di persone, mentre alle 14.30 in Piazzale XXV aprile di fronte alla stazione partirà il grande corteo unitario di protesta dal titolo «Verona Città Transfemminista». Si attendono migliaia di persone, da tutta Italia, per una mobilitazione senza precedenti. Ricordiamo, infine, che domenica 31 marzo, a chiusura dei lavori del Wcf, è in programma la «Marcia della Famiglia», organizzata in risposta alle manifestazioni di protesta di sabato.

27/03/2019

da Controlacrisi

 

Duecento euro al mese per lavorare 17 ore al giorno, tutti i giorni. Arriva la sentenza

 

Duecento euro al mese per lavorare 17 ore al giorno, tutti i giorni. Schiavi, a tutti gli effetti. Chi protestava, veniva pestato a sangue o minacciato di licenziamento.

C'è la sentenza di condanna per un imprenditore e il suo braccio destro, arrestati due anni fa in Puglia.


In quei campi, raccoglievano agrumi e ortaggi quasi tutto il giorno e per pochi soldi, senza sosta né ferie. Condizioni disumane per trentacinque persone, tutte romene. Tra loro molte donne. Stando alle testimonianze, restavano a digiuno per giorni e vivevano in un capannone fatiscente, con docce insufficienti -che potevano utilizzare solo per pochi minuti- e senza acqua calda. Solo due i bagni: spesso erano costretti ad espletare i loro bisogni all'aperto.

 

Il caporale li avrebbe reclutati direttamente dalla Romania e privati dei documenti. Per gli investigatori, l'azienda si era fatta carico delle spese di viaggio, salvo poi decurtarle dalla loro paga, già irrisoria. Erano stati carabinieri e ispettorato del lavoro, grazie alla denuncia delle vittime e un'operazione anti-caporalato, a scoprire quello che accadeva nelle campagne di Ginosa, in provincia di Taranto. Nei guai erano finiti il 43enne Francesco Sabato e il 25enne Andrea Paduraru. Vennero arrestati, con accuse a vario titolo di intermediazione illecita di manodopera, sfruttamento del lavoro aggravato, estorsione, lesioni personali, tentata violenza privata in concorso.

 

L'inchiesta era partita da cinque braccianti che avevano trovato il coraggio di chiedere aiuto alla Flai Cgil. La ricerca e la denuncia Disperati, avevano cercato su Google «lotta al caporalato», trovando l'indirizzo del sindacato. Dopo di loro, anche altri. 


I braccianti venivano pagati con assegno, ma poi erano costretti a restituire una parte del denaro. A conti fatti, percepivano un compenso di un euro all'ora. L'unico dipendente assunto regolarmente era proprio l'uomo accusato di sfruttamento dei connazionali. Oltre gli arresti, nell'operazione erano stati sequestrati il casolare dormitorio e i due bus utilizzati per il trasporto e accertata un'evasione contributiva di circa 4 milioni. Infine, elevata una multa da 400mi1a euro per violazione delle norme di prevenzione e sicurezza sul lavoro. Sabato è stato condannato in primo grado a 4 anni e 4 mesi di carcere, Paduraru a 3 anni e 5 mesi.

24/03/2019

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ha dichiarato:

 

“La grande manifestazione di ieri a Roma ha visto scendere in piazza un ambientalismo vero, quello delle mille lotte territoriali dai No Tap ai No Tav a No Triv.

 

Una bellissima manifestazione piena di colori. Una manifestazione senza bandiere del Pd e del M5S. Non è un caso. Il loro è un ambientalismo finto.

 

È facile complimentarsi con Greta, altra cosa è mettere in discussione i mega appalti. Se il Pd è da anni un avversario delle mobilitazioni – vedi decreto sblocca Italia, favori ai petrolieri, si a Tap e tav – M5S si è dimostrato inaffidabile parassita che esterno alle lotte ha raccolto voti promettendo di rappresentarle.

 

In Italia c’è bisogno di un’alternativa popolare rossoverde”.

22/03/2019

 

Carissime e carissimi,

 

Viviamo in tempi difficili in cui speranza e disperazione si intrecciano. Accanto a mobilitazioni che parlano del futuro – come lo sciopero globale sul clima che ha visto una nuova generazione scendere nelle strade -  assistiamo quotidianamente a guerre, sopraffazione, intolleranza e razzismo.

 

La speranza e l’angoscia convivono in un mondo dove la ricchezza e le capacità scientifiche dell’umanità sono enormi, ma vengono sfruttate da classi dirigenti irresponsabili per gli interessi di pochi, anziché per il bene comune dei popoli. Così il pianeta si avvia verso la catastrofe: devastazione ambientale, razzismo, guerra, fame, povertà, sfruttamento del lavoro, disoccupazione e precarietà.

E' necessario costruire una alternativa a livello globale.

In Europa ci avviciniamo ad una sfida fondamentale, che contribuirà a definire il nostro futuro di cittadine e cittadini.

La posta in gioco è molto alta: c’è il rischio che la lunga stagione dell’austerità e delle politiche neoliberiste favorisca l’aumento della presenza nelle istituzioni comunitarie delle destre nazionaliste e xenofobe.

 

Per questo vogliamo opporci sia al neoliberismo che al nazionalismo, costruendo un terzo spazio politico, un’alternativa che vorremmo progettare insieme, alla pari, e che abbia un forte segno femminista, ecologista, antirazzista.

 

Vogliamo pertanto promuovere una lista alle elezioni europee che sia uno spazio comune a disposizione di tutte le soggettività, politiche, culturali, sociali, civiche e di movimento che:

 

1)       Vogliano costruire un’Europa fondata sulla giustizia sociale, ambientale e fiscale; sulla piena parità di genere; sulla redistribuzione della ricchezza e del lavoro; sulla riconversione ambientale e sociale dell’economia e sulla lotta ai cambiamenti climatici; sul diritto al reddito e sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori; sulla democrazia reale e sull’autodeterminazione di donne e uomini; sulla solidarietà e la buona accoglienza, contro le politiche securitarie e di respingimento delle e dei migranti; sulla pace, il disarmo e la cooperazione internazionale.

2)       Si riconoscono nella necessità di ribaltare gli equilibri politici e di contrastare e superare le politiche che hanno caratterizzato fin qui l’Unione Europea, a partire dalla rottura della gabbia neoliberista definita dai trattati.

3)       Sentono il dovere di opporsi al risorgere dei razzismi e dei nazionalismi.

 

Una lista che riconosca e assuma nella sua costruzione, nella sua composizione e rappresentazione, il protagonismo che il movimento delle donne esprime oggi a livello mondiale in termini di principale soggetto globale di alternativa. Nell’ambito di chi si riconosce in questo progetto, sono molte le battaglie che abbiamo condiviso in questi anni e molte le proposte che condividiamo. Per definire un comune programma elettorale proponiamo che i punti fondamentali si articolino a partire dalla piattaforma del Partito della Sinistra Europea e dal Green New Deal di Primavera europea.

 

Le organizzazioni firmatarie di questo appello fanno riferimento al Partito della Sinistra Europea: ne mettiamo a disposizione il simbolo al fine di poter validamente presentare la lista per le elezioni. Vi proponiamo inoltre di scegliere, in tempi rapidissimi visto che mancano due settimane alla presentazione dei simboli,  attraverso una consultazione, il nome della lista. Per quanto ci riguarda abbiamo individuato nel gruppo Gue/Ngl il nostro gruppo parlamentare europeo di riferimento, ma al fine di realizzare il massimo di unità delle forze antiliberiste riteniamo in ogni caso necessario che la lista sia aperta alla partecipazione di organizzazioni che manifestino la volontà di voler entrare con i propri eventuali eletti in altri gruppi che si collocano nel terzo spazio.

 

Per presentare questo progetto politico lunedì 25 marzo alle ore 11,30 si terrà una Conferenza Stampa presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati che, coerentemente con l’impostazione di questa lista sarà tenuta dalle compagne che si riconoscono nel progetto.

 

Paolo Ferrero, Vicepresidente Partito della Sinistra Europea

Partito della Rifondazione Comunista

Altra Europa con Tsipras

Sinistra Italiana

Convergenza Socialista

Partito del Sud

Transform Italia

22/03/2019

 

Sabato 23 Marzo, alle ore 14, a Roma, da Piazza della Repubblica, si terrà la “Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili”. Rifondazione Comunista sarà presente con un proprio spezzone di corteo aperto da un camion con musica e striscione contro le grandi opere inutili.

 

L’appuntamento è di fondamentale importanza, ancora di più perché giunge una settimana dopo il grande Sciopero Globale per il clima, che ci ha visto presenti in tutto il territorio nazionale, accanto a decine di migliaia di manifestanti in specie di giovani.

 

Le grandi opere inutili sono diventate uno dei temi politici più importanti di questo periodo. La polemica scuote sempre più il governo dove i 5 Stelle, che hanno attinto gran parte del loro consenso da movimenti ambientalisti, stanno dando mostra di posizioni altalenanti, contraddittorie subendo l’iniziativa di gruppi industriali e finanziari che dalle grandi opere traggono enormi profitti.

 

Le grandi opere che i vari governi, presenti e passati, nazionali e regionali, auspicano, vanno contro l’interesse della popolazione. Rispondono all’interesse di pochi, alla logica dei potentati economici e finanziari che oggi dettano le regole. Queste opere, dalla TAV al MUOS, dalla Pedemontana al Mose, passando per il Terzo Valico e i mega parcheggi sulle mura storiche delle nostre città, sono inutili e dettate da una sola logica: profitti per pochi, costi e danni per le casse pubbliche e soprattutto per l’ambiente. Le grandi opere consumano suolo prezioso per la produzione agricola e per le fondamentali aree boschive, pregiudicano il paesaggio, le falde e la qualità dell’aria, portano con loro rischi costanti di disastro ambientale: sversamenti, incendi, allagamenti, crolli, frane. La vera emergenza è il dissesto idrogeologico. La vera grande opera necessaria: la messa in sicurezza del territorio. per tutte queste ragioni è importante partecipare numerosi alla manifestazione del 23 marzo.

19/03/2019

 

«Dopo la Diciotti e la Sea Watch III un governo criminale interviene per impedire l’attracco in condizioni metereologiche critiche a richiedenti asilo e all’equipaggio della Mar Jonio – dichiarano Maurizio Acerbo e Stefano Galieni di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea -.

 

L’imbarcazione, della missione Mediterranea, che Rifondazione Comunista considera un esempio di civiltà in un tratto di mare governato dalle piraterie governative libica e italiana, è fatta oggetto di un atto repressivo utile unicamente a far crescere il consenso elettorale di forze politiche incapaci  di risolvere i problemi  del paese.

 

Il Ministro degli Interni Salvini per l’ennesima volta ha abusato del suo ruolo attaccando “la nave dei centri sociali”, un’iniziativa di solidarietà finanziata da cittadine e cittadini che non accettano di essere complici. Rifondazione Comunista ringrazia le attiviste e gli attivisti di Mediterranea, e invita alla mobilitazione al fianco di chi sta salvando vite in mare».

13/03/2019

COMUNICATO STAMPA

 

Rifondazione comunista aderisce convintamente alla giornata mondiale del FFF (Friday For Future), il movimento mondiale per il clima lanciato dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg che ha posto ai “grandi”, presenti alla Conferenza sul cambiamento climatico che si è svolta a Katowice in Polonia a dicembre 2018, la questione di fondo: la sopravvivenza del pianeta.

 

Lo “sciopero internazionale    per il clima” di venerdì 15 marzo vuole richiamare l’attenzione di tutti, ma soprattutto di chi ha le leve del potere, a riflettere sull’unica possibilità di salvezza dell’insieme degli organismi viventi. Se le soluzioni all’interno del sistema sono così impossibili, forse dovremo cambiare il sistema stesso. L’appello di Greta non ha trovato risposte dai governanti, per ora e forse anche in seguito, ma ha coagulato tutti i movimenti che da tempo lottano su singoli temi ambientali, richiamandosi tutti agli scienziati che da anni ripetono che ci stiamo avvicinando pericolosamente al punto di non ritorno. Ogni lotta locale di resistenza alle opere distruttrici di elementi naturali che inquinano terra, acqua, aria e cibo, che mettono a forte rischio la salute degli abitanti, rimanda ad una critica al modello produttivo del capitalismo, che incartato su sé stesso, continua in questo sfruttamento inconcepibile di elementi naturali, verso la distruzione della terra e del genere umano. C’è incompatibilità tra capitalismo e vita.

 

Per questo è indispensabile e improcrastinabile la costruzione di un’opposizione politica considerando che i governi degli ultimi decenni, unanimi nel favorire le grandi multinazionali, le lobby del cemento e dei rifiuti, sono tra i responsabili cui andare a chiedere conto dei danni fatti e delle promesse tradite.

Il cambiamento avverrà quando le “grandi” opere saranno quelle della manutenzione di fiumi e torrenti, di boschi e aree verdi, dello sviluppo incentivato di energie rinnovabili diffuse e di incentivi per il miglioramento termico degli edifici, dello sviluppo delle linee ferroviarie dei pendolari e delle strade, e di altre questioni che conosciamo. Queste “grandi” opere dovranno essere gestite in maniera democratica dalle comunità locali, ricche di conoscenza e con la visione di un mondo più giusto.

 

Un’altra tappa di questo cammino sarà la manifestazione nazionale del 23 marzo a Roma dove saranno presenti movimenti di opposizione alle grandi opere inutili, agli inceneritori e allo sfruttamento selvaggio del sottosuolo (idrocarburi, gas e geotermia), per la costruzione di strumenti di lotta comuni, da parte di movimenti, delle forze politiche da sempre schierate su questi temi, da piccole comunità di resistenza e di buone pratiche. Fanno parte di questa lotta le questioni della produzione di cibo, sempre più lontana dal consumo e con il cibo troppo spesso contaminato da sostanze chimiche varie, della salute gratuita e funzionante per tutti, la scuola che deve educare i giovani ai principi della Costituzione, al lavoro che dovrà essere sinonimo di dignità e non di subalternità compressa fino al disumano.

Per tutti questi motivi facciamo appello alle persone sensibili e convinte di questo cammino, a partecipare e a far sentire la propria voce insieme ad un coro sempre più vasto.

                        

PRC - Federazione provinciale: Viale Europa 65- 58100 Grosseto

 

 

10/03/2019

Da Il Manifesto

Roberto Ciccarelli

 

Che cos'è questa crisi. Fondazione Di Vittorio: Italia ferma, crescono le cinque maggiori economie Ue. Retribuzioni stagnanti, aumenta il lavoro povero, calo drammatico degli investimenti. 2,4 milioni di lavoratori precari guadagnano solo 5 mila euro all’anno; 4,3 milioni di lavoratori dipendenti hanno una retribuzione lorda fino a 10 mila euro all’anno.(Ma dove era la CGIL in quegli anni ? A fare la cinghia di trasmissione del PD....Job act, art. 18,ecc)

 

La stagnazione italiana trova pochi riscontri nel sistema della deflazione salariale organizzata dell’Eurozona. A confronto con le cinque maggiori economie del continente (Francia, Germania, Olanda, Belgio e Spagna), operata da un’analisi di Lorenzo Birindelli per la Fondazione Di Vittorio su dati Ocse, tra il 2010 e il 2017 le retribuzioni medie reali per il lavoro dipendente a tempo indeterminato sono rimaste inchiodate a quota 29 mila euro lordi annui. In sette anni non sono cresciute, diversamente da quanto accaduto in Germania rispetto al 2010, sia pure in un quadro salariale poco dinamico e aggravato da una crisi che ha prodotto la protesta dei «Gilet gialli» in Francia, ad esempio. Nel confronto sono stati persi circa mille euro. Solo la Spagna ha un livello paragonabile di perdita del potere di acquisto. In un paese dov’è più intesa e spietata «l’epoca dell’anestesia» di massa, così definita nell’omonimo libro scritto dal filosofo belga Laurent De Sutter, al momento non esiste un livello paragonabile di mobilitazione. E tuttavia la crisi è senz’altro più grave di quella francese. L’elaborazione dei dati della Fondazione Di Vittorio, a partire dall’indagine Istat sul mercato del lavoro 2018 (ne abbiamo parlato su Il Manifesto del 26 febbraio scorso) e quelli Inps sul precariato (Il Manifesto del 25 gennaio), descrivono l’anomalia italiana nella sua gravità, esistenziale e politica, apparentemente impotente e politicamente neutralizzata.

 

LA STAGNAZIONE dei salari va inquadrata in uno dei perimetri occupazionali più bassi dell’Eurozona. La crescita registrata nell’ultimo biennio ha unicamente riportato questo tasso al livello di dieci anni fa, prima della crisi (58,5%). Per raggiungere quello medio europeo (67,9%), servirebbero 3,8 milioni di occupati in più. Una chimera, considerate le prime avvisaglie di recessione «tecnica» registrate a dicembre 2018. Siamo in una crescita occupazionale definita «a bassa intensità lavorativa» con più precari occupati, per meno ore, e pagati sempre peggio. Questo aspetto emerge nel report della Fondazione Di Vittorio: il part-time è fortemente cresciuto, soprattutto quello involontario, penalizzando fortemente la retribuzione oraria, in un modo unico in Europa: il 70,1% rispetto al lavoro full-time, contro una media Ue dell’83,6%. Questo significa che 4,3 milioni di lavoratori dipendenti a metà tempo hanno retribuzione lorda fino a 10 mila euro all’anno; 2,4 milioni non arrivano nemmeno a 5 mila euro.

 

È IL PROFILO dei lavoratori poveri (working poors), quelli che lavorano e non arrivano alla fine del mese. E, se possiedono un reddito Isee superiore anche di poco ai 9.360 euro annui, potrebbero essere esclusi persino da quella misura di controllo sociale e incentivazione alle imprese che i Cinque Stelle chiamano truffaldinamente «reddito di cittadinanza».

 

LE SFUMATURE DEL PRECARIATO, da quello più «stabile» a quello più occasionale e selvaggio, è il 32% sul totale degli occupati. Sugli oltre 15 milioni lavoratori dipendenti presenti negli archivi dell’Inps nel 2017 dodici milioni di persone avevano una retribuzione inferiore ai 30 mila euro. Solo 3,2 milioni di dipendenti superavano i 30 mila euro. Le differenze salariali erano enormi: i «fissi» arrivano a 35,480 euro, gli altri partono da 5,5 mila e non superano i 18 mila euro. Queste enormi disparità si sono moltiplicate nel corso della crisi di questi anni, fino a macinare record.(Al governo ricordiamo c'era il PD) Come sempre avviene nelle crisi è cambiata radicalmente la qualità del lavoro, aggravando le costanti italiane. Lo si vede sui part-time, ma è la spia di un processo generalizzato: la composizione professionale, e quindi la qualità del lavoro, è spostata verso il basso. Chi ha una qualifica medio-alta soffre le peggiori penalizzazioni, sia salariali che soggettive legate alla non valorizzazione dei saperi e delle conoscenze. Non sono dunque i salari a fermare una crescita, per di più in drastico rallentamento, ma sono i pochi investimenti pubblici e privati che determinano il ristagno della produzione e dell’occupazione. Gli investimenti fissi a prezzi costanti sono stati nel 2018 pari a solo i quattro/quinti del 2008.

 

«LA SCARSA CRESCITA delle retribuzioni è sia la causa, che l’effetto, dello scarso sviluppo del nostro paese – sostiene Fulvio Fammoni presidente della Fondazione Di Vittorio – provoca gravi disagi alla condizione delle persone e rappresenta una delle cause della permanente situazione emergenziale dei conti pubblici».

Maurizio Pagliassotti

da il Manifesto

09/03/2019

 

Intervista a Sandro Plano. «Non so come finirà. Ma va riconosciuto al M5s di essere stato il primo a mettere in discussione l’opera. Ho appoggiato Zingaretti alle primarie ma poteva risparmiarsi di visitare i cantieri: abbiamo bisogno di lavoro, il tunnel porta solo gente da fuori. Il movimento gode ottima salute, il Pd no»

 

Sandro Plano è il sindaco di Susa. Tesserato del Partito Democratico, ha più volte rischiato l’espulsione dal partito a causa della sua posizione Notav.

 

Nicola Zingaretti è venuto a Torino per il Tav: contento?
Diciamo che poteva farne a meno: non è il problema principale dell’Italia, le questioni importanti non mancano a partire dalla crisi del lavoro che continua e anzi si aggrava. Il nostro territorio, la val Susa, è uno di quelli che ha urgente attenzione proprio di interventi in tal senso: i capannoni sono vuoti, di merci e operai. Il lavoro che porterà il cantiere Tav sarà ben poca cosa, e non inciderà sull’occupazione perché composto prevalentemente da tecnici in arrivo, se va bene, da altre regioni italiane. Detto questo io ovviamente sono contento di come sono andate le primarie del mio partito e spero che in un buon risultato elettorale alle prossime elezioni.

 

Anche in val Susa?
Qui è un’altra storia, e sarà molto difficile. Anche se non sono pochi i valsusini che stanno aprendo gli occhi sull’alternativa di questi anni.
Sul Tav pare che stia per cadere un governo, eppure non è la questione più importante del paese. Sentirlo dire da un Notav doc come lei fa impressione.
Io sono molto perplesso. Sta diventando un caso nazionale che travalica le sue reali dimensioni. Intendiamoci: l’annosa vicenda della Torino – Lione da almeno quindici anni non è più un problema locale. Ma oggi, i toni epici che le sono stati attribuiti sono fuori scala. Forse perché è diventata l’ultimo simbolo di una parte politica che su molto ha dovuto abdicare.

 

Come valuta l’azione di governo sul Tav?
Da subito si poteva vedere un’ambiguità di fondo sul Tav, simbolo di un’ambiguità generale. In fondo siamo in presenza di un’unione tra ideologie contrapposte. Da una parte degli ambientalisti e dall’altra degli iper sviluppisti. No alle grandi opere contro sì a tutte le grandi opere. Reddito di cittadinanza contro tassazione piatta che favorisce i super ricchi, e così via. Questo governo ricorda un Robin Hood con crisi d’identità quotidiane. E sul Tav è stata la stessa cosa, solo che adesso, per forza d’inerzia, si è giunti alla resa dei conti che per altro entrambi eviterebbero volentieri.

 

Però è il primo governo che discute se bloccare l’opera.
Devo darne atto ovviamente. Nemmeno Prodi con Rifondazione e i Verdi si spinse così in là nella trattativa.

 

Lunedì sarà il giorno dei bandi Telt?
Consulto la mia sfera di cristallo e poi mi esprimo: non lo so, davvero. Da questi signori ci si può aspettare qualsiasi cosa, tutto e il contrario di tutto. Il premier ha cambiato idea mille volte: ma non dovevano pronunciarsi entro oggi?

 

Lei è uno dei volti del movimento Notav: come sta questa comunità?
Il mondo Notav sta in salute e guarda tranquillo l’evolversi della situazione: certo nessuno si aspettava una manfrina simile la sera del 4 marzo 2018.

 

Molto tempo è stato speso nell’analisi costi benefici.
Al di là dell’essere favorevoli o contrari agli esiti di questo strumento si tratta di una soluzione criticabile. Perché risulta evidente che in un senso o nell’altro si tenta di piegare la scienza a un risultato preconcetto. Ci vuole una scelta culturale, onestamente esplicitata, d’insieme e di lungo periodo.

 

Senta Plano, a lei non piacerebbe avere meno Tir in val Susa?
In val Susa passano circa 2.000 autotreni al giorno, un totale di settecentomila anno: è un traffico normale. Anzi, è basso, rispetto a Ventimiglia dove corrono un milione e settecentomila. Comunque, pensiamo di toglierli tutti dalla val Susa: ogni giorno sulla tangenziale di Torino circolano quarantamila Tir e seicentomila auto in città. L’inquinamento si genera a Torino e poi, con il vento, si sposta in valle. Se veramente c’è questo nuovo fuoco ambientalista sarebbe opportuno infrastrutturare diversamente la città, non la valle. Ringraziamo i torinesi e soprattutto le torinesi che ci vogliono salvare ma serve altro.

 

Mario Virano è l’uomo giusto al posto giusto, oggi?
Virano è l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. All’origine di questa storia, quando giunse il val Susa nel 2005 per creare un osservatorio, doveva avere un ruolo tecnico, da architetto. Invece ha iniziato a fare il visionario di scenari fanta economici futuribili.

06.03.2019

 

L’8 marzo  convocato lo sciopero femminista globale. 

 

Scioperiamo perché ci ammazzano, nelle case e nelle strade; scioperiamo perché ci pagano di meno, perché ci sfruttano ci discriminano per il colore della pelle o per la nostra origine, ma anche perché molte di noi sono lasciate annegare in mare, dopo essere state torturate in Libiae ancora, scioperiamo perché ci negano di essere cittadine, perché ci tolgono la protezione umanitaria, perché subiamo il razzismo in tutte le sue forme.

 

Invitiamo tutte le realtà antirazziste, i singoli, le associazioni, le ONG, i movimenti che in questi mesi lottano quotidianamente contro la deriva xenofoba e razzista delle nostre città e per ostacolare l’applicazione della diabolica Legge Sicurezzaa SCIOPERARE con noi l’8 marzo, ad unirsi ai momenti pubblici nelle piazze, a facilitare lo sciopero delle donne, prendendo il loro posto nelle case, svolgendo le mansioni a loro attribuite nei luoghi della riproduzione sociale (per continuare a farlo anche dopo l’8 marzo), rendendo visibili e inventando pratiche di sciopero dal razzismo e dai confini. Nei luoghi di lavoro, nelle campagne del sud e del Nord, nelle periferie, nelle scuole, nelle università, nelle case, nei porti. Noi scioperiamo!

 

Riteniamo che la Legge Sicurezza sia un punto di non ritorno che non solo tenderà a chiudere sempre più le frontiere e a infliggere sofferenze sempre più atroci dall’altra parte del Mediterraneo, ma renderà la vita delle persone migranti, anche di quelle già presenti in Italia ma non riconosciute dalla legge come cittadine, un inferno. Controllo, repressione, spersonalizzazione, tentativo di relegare ai margini migliaia di corpi di donne e uomini.

 

Vi invitiamo l’8 marzo nelle piazze di Non una di meno perché il femminismo non può che essere antirazzista, il femminismo o è liberazione di tutt**, o non è. Allo stesso modo crediamo che non vi possa essere antirazzismo quando la violenza contro le donne viene tollerata, taciuta o magari occultata, come troppo spesso accade.

 

Vogliamo costruire una giornata di forte affermazione di diritti e di battaglie femministe, antirazziste, solidali, che si incontrano, si interconnettono, risuonano.

Invadiamo le piazze di tutto il mondo, impariamo a riconoscerci e a stringere alleanze trasversali e senza frontiere. Non una di meno!

 

Pagine