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POLITICA NAZIONALE |  POLITICA ITALIANA

 

28/09/2022

da Il Fatto Quotiidiano

 

Domina il centrodestra, il record (10) è della Lega di Salvini, poi Fratelli d’Italia

 

A due settimane dal voto il Fatto ha pubblicato il censimento di tutti e 101 i candidati con guai giudiziari alle spalle o in corso . Sovrapponendo ora l'elenco degli eletti si scopre che 34 finiranno in Parlamento, 22 deputati e 11 senatori: 10 li manda la Lega, 8 arrivano da Fratelli d'Italia , 6 sono di Forza Italia, 4 del Pd, 3 da Iv, 1 M5S e due "Moderati". Ecco chi sono

Il partito dei condannati, imputati e indagati ha eletto 34 parlamentari e raccolto oltre 2 milioni di voti. È trasversale, ma molto spostato a destra, visto che ben 23 esponenti appartengono alla coalizione guidata da Giorgia Meloni. Che però almeno in questa sfida non vince: a precederla c’è la Lega di Matteo Salvini.

Attenzione però: si tratta di dati parziali, perché sono stati considerati solo i risultati dell’uninominale. Altri ancora potrebbero entrare per effetto dello “scorrimento” delle liste, quando gli eletti che si erano candidati in più collegi indicheranno il proprio, consento ai primi non eletti di subentrare. In ogni caso una prima fotografia è già possibile. Prima della chiusura della campagna elettorale il Fatto ha pubblicato un censimento dei candidati di tutti i partiti alle prese con problemi giudiziari, fossero indagini a carico, processi in corso o condanne passate in giudicato, dividendoli partito per partito: ne saltarono fuori ben 101, come nella famosa carica.

Le urne si sono chiuse domenica e due giorni dopo è possibile indicare quelli che la carica l’hanno avuta davvero, conquistando un seggio nella XIXesima legislatura. La sovrapposizione dei due elenchi dice che le nuove camere avranno 23 deputati e 11 senatori finiti nelle grane per spese pazze, accuse di falso, corruzione, peculato, riciclaggio e via dicendo. Eccoli.

LA LEGA: 10 (8 deputati e 2 senatori)

Tra i primi spicca il “re delle cliniche romane” Antonio Angelucci, già condannato nel 2017 in primo grado a un anno e 4 mesi per truffa e falso per i contributi pubblici ai suoi giornali e anche imputato per istigazione alla corruzione. La spunta in Lombardia Fabrizio Cecchetti, anche lui è stato condannato a 1 anno e 8 mesi in secondo grado nel processo sulle “spese pazze” della Regione Lombardia, la cosiddetta “Rimborsopoli Lombardia”. Il partito di Salvini riesce ad eleggere anche Antonio Minardo, che conquista il seggio a Ragusa (Sicilia2), con 73mila voti nonostante una condanna definitiva a 8 mesi per abuso d’ufficio per una consulenza affidata da presidente del Consorzio Autostrade Siciliane.

 

In Calabria è eletto con 57mila voti anche Domenico Furgiuele che la Dda di Reggio Calabria chiede di mandare a processo per gli appalti nella Piana di Gioia. E’ rincorso da accuse di peculato Mirco Carloni, ancora a processo in primo grado, insieme ad altri 54, imputato di peculato per i rimborsi in consiglio regionale tra il 2008 e il 2012, circostanza che non gli ha impedito di aggiudicarsi l’uninominale delle Marche con 80.393 voti. Ha invece patteggiato una pena di un anno per il processo “Rimborsopoli” la neo deputata Elena Maccanti, che da Colegno ha preso 77.315 voti. Va a Montecitorio anche Francesco Bruzzone, capolista Liguria, già senatore e già presidente del Consiglio regionale ligure con alle spalle una condanna in primo grado a tre anni e otto mesi nel processo sulle “spese pazze” nel periodo 2008-2010. L’appello è in corso, ma la Corte dei Conti ligure l0 ha condannato a risarcire oltre 33mila euro. Siederà accanto a lui Riccardo Molinari, eletto in Piemonte circoscrizione di Alessandria, con 105mila voti

 

Al Senato un seggio andrà ovviamente a Matteo Salvini che dovrà decidere tra Calabria, Basilicata, Puglia e Lombardia. Salvini è a processo a Palermo per sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio nel caso Open Arms, per non avere fatto sbarcare 147 migranti nell’agosto del 2019 quando era ministro dell’Interno. Il reato di sequestro di persona, con minori coinvolti, è punito con una pena che arriva fino a 15 anni di carcere. In Senato ottiene un seggio Massimiliano Romeo, candidato a Varese nonostante una condannato in appello per peculato per le spese pazze in Regione dove ottiene 255.695 voti.

FORZA ITALIA: 6 (due deputati, 4 senatori)

Tra le fila di Forza Italia spicca ovviamente il maestro delle pendenze giudiziarie ignorate, Silvio Berlusconi. Si aggiudica il collegio di Monza con 231.440 voti e rientra così in Senato dove fu espulso nel 2013 per decadenza dopo la condanna definitiva a quattro anni per frode fiscale. Le indagini su di lui sono ancora in corso a Milano, Roma e Firenze come presunto mandante occulto delle stragi del 1993. Gli siederà accanto il patron della Lazio Claudio Lotito, eletto in Molise, prescritto nel processo penale (dove era stato condannato in appello a 18 mesi) e squalificato 4 mesi in quello sportivo per Calciopoli. Condannato in via definitiva a 3 mesi convertiti in pena pecuniaria per omessa alienazione delle partecipazioni della Lazio (nello stesso processo prescritto per agiotaggio). E nuovamente prescritto, in fase di udienza preliminare, nell’inchiesta ribattezzata Multopoli e che riguardava la cancellazione di una serie di contravvenzioni.

Con loro ci sarà Mario Occhiuto, fratello del governatore calabrese, sotto processo per bancarotta fraudolenta per il fallimento la società Ofin. La sorella è stata condannata in primo e secondo grado con rito abbreviato. A luglio scorso gli è stato notificato un atto di chiusura delle indagini. Gli viene contestata sempre la bancarotta ma per il fallimento di altre due società. Torna in Parlamento anche Gianfranco Miccichè: per il presidente dell’Assemblea regionale siciliana a febbraio la procura di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio per finanziamento illecito al partito, nell’ambito dell’inchiesta “Waterloo” della Dia, Guardia di finanza e Carabinieri. L’indagine sostiene come professionisti, politici, istituzioni e forze dell’ordine fossero – secondo l’accusa – asserviti a Girgenti Acque (la società che si occupava della gestione del servizio idrico nell’Agrigentino) in cambio di favori e posti di lavoro per familiari, amici e amanti.

Alla Camera Forza Italia porta Ugo Cappellacci, eletto con 74.236 voti in Sardegna (Cagliari) nonostante sia imputato di corruzione e peculato nell’inchiesta su una presunta tangente da 80mila euro legata all’assegnazione di contributi pubblici quando era presidente della Regione. Condannato in appello dalla Corte dei conti a 220mila euro per il licenziamento del capo ufficio stampa della Regione. Prescritto, invece, nel processo sulla P3. Passando dalla Sicilia (Gela) torna al Senato anche Michela Vittoria Brambilla, che nel 2019 patteggiò , un anno e 4 mesi, con pena sospesa, per il fallimento delle Trafilerie del Lario di Calolziocorte (Lecco).

FRATELLI D’ITALIA: 8 (Sette deputati e un senatore)


Bocciato all’uninominale entra per il proporzionale Giulio Tremonti, neo deputato alla Camera. Patteggiò 4 mesi reclusione, convertiti in pena pecuniaria di 30mila euro e 10mila euro di di multa, per la vicenda dell’alloggio di via Campo Marzio a Roma, pagato da Mauro Milanese. Torna in Parlamento Stefano Maullu, ex europarlamentare di Forza Italia e oggi coordinatore milanese del partito della Meloni, indagato a Bergamo per false comunicazione a pm nell’ambito di una inchiesta relativa al fallimento della Maxwork in cui è indagato anche il senatore Paolo Romani. A fine marzo la Procura di Bergamo indaga per corruzione il senatore Paolo Romani, storico forzista poi passato a “Cambiamo”. Alla “rimborsopoli” piemontese deve una condanna a un anno e sette mesi e tuttavia Augusta Montaruli conquista con 68.367 voti il suo seggio alla Camera. Pesca 93.648 voti Salvatore Caiata, ex presidente del Potenza Calcio candidato in Basilicata nonostante un’indagine per corruzione e riciclaggio azionata dalla Gdf di Siena che hanno chiesto una proroga delle indagini.

In Emilia viene eletto Tommaso Fotiindagato per corruzione e traffico di influenze illecite per lavori pubblici e appalti che incassa lo stesso dalle urne ben 92.699 voti. Ne prende 117.994 l’ex consigliere comunale di Brescia Giangiacomo Calovini, che Fdi ha candidato in Lombardia 3 (Desenzano del Garda), nonostante sia indagato dalla Procura di Milano nell’inchiesta che vede accusato, sempre di corruzione “per atti contrari ai doveri d’ufficio”, anche l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza. In Abruzzo passa Guerino Testa, capogruppo di FdI nel Consiglio regionale: imputato insieme ad altre 17 persone nel procedimento sul fallimento delle società riconducibili all’imprenditore Carmine De Nicola. Testa ha chiesto di patteggiare 1 anno e 6 mesi di reclusione per alcune bancarotte (pena sospesa) ed è stato assolto dall’accusa di associazione a delinquere. In un’inchiesta corollario di questa, però, è finito nuovamente tra gli indagati con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Nel mirino delle indagini la sua attività da commercialista. Al Senato agguanta un seggio Francesco Zaffini, che il partito di Meloni ha candidato in Umbria (Perugia) dove ha ottenuto 199.690 voti, nonostante sia imputato nell’inchiesta sui rimborsi regionali iniziato un anno fa.

ITALIA VIVA: 3 (1 deputato, 2 senatori)


Matteo Renzi e Maria Elena Boschi rientrano in Parlamento accomunati dal fatto di essere imputati per finanziamento illecito nel processo sulla fondazione Open. Il leader e senatore in quanto “direttore di fatto”, insieme a Lotti, Boschi, Bianchi e Carrai (membri del Consiglio direttivo), perché “riceveva, in violazione della normativa”, 3.567.562 euro che i finanziatori consegnavano alla Fondazione Open; “somme utilizzate per sostenere l’attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana”. La Boschi in quanto membro del Consiglio direttivo andrà alla Camera. Sempre alla Camera passa Giuseppe Castiglione, ex alfaniano appena uscito da Forza Italia, re delle preferenze in Sicilia orientale, imputato per corruzione elettorale e turbativa d’asta nel processo sulla gestione del Cara di Mineo. Quando nel 2015 l’inchiesta è diventata di dominio pubblico, Giuseppe Castiglione era sottosegretario all’Agricoltura del governo Renzi. Ha anche chiesto e ottenuto il giudizio immediato, ma il processo è ancora in corso.

MOVIMENTO CINQUE STELLE: 1 deputato


Nel Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte un solo caso tra 52 deputati eletti. Si tratta di Chiara Appendino che ha subìto condanna in primo grado a 1 anno e 6 mesi per disastro, lesioni e omicidio colposo per la tragedia di piazza San Carlo a Torino, di cui era sindaca, del maggio 2017. Con tutti i componenti della sua vecchia giunta e quelli della giunta Chiamparino è indagata per la vicenda dell’eccesso di morti legati allo smog. Tra gli indagati c’è anche Fassino. La procura ha avanzato richiesta di archiviazione.

PARTITO DEMOCRATICO: 4 deputati


Tra gli 85 deputati eletti col centrosinistra approda a Montecitorio Piero De Luca capolista in Campania 2. Deputato e figlio del governatore della Campania, è imputato per bancarotta per il crac della società immobiliare Ifil C&D, coinvolta nel crac Amato. A De Luca junior, nella fattispecie, viene contestato di aver beneficiato tra il 2009 ed il 2011 del pagamento di viaggi in Lussemburgo, sede lavorativa del rampollo dell’ex sindaco di Salerno: secondo l’accusa, quei voli sono stati pagati con denaro della Ifil dall’imprenditore Mario Del Mese. Vicino a lui siederà l’ex governatore e attuale senatore Luciano D’Alfonso, a processo per falso ideologico: avrebbe contribuito a certificare, nella delibera di indirizzo per la riqualificazione e realizzazione del parco Villa delle Rose di Lanciano (Chieti), redatta il 3 giugno del 2016, la presenza del presidente in giunta, mentre D’Alfonso si trovava altrove. Il Veneto elegge Piero Fassino, a processo per la gestione del Salone del libro. Fassino è processato (insieme ad altri) per due vicende. La prima si riferisce al bando per l’organizzazione delle edizioni 2016-2018, che sarebbe stato confezionato su misura per GL Events. Si procede per turbativa d’asta.

La seconda è legata alle mosse che accompagnarono ricerca di grossi finanziatori per il 2016. La procura è del parere che pur di aprire le porte a Intesa San Paolo, garantendogli la posizione di sponsor esclusivo, siano stati concepiti bandi di gara ad hoc. E’ anche indagato insieme a tutti i componenti della giunta Appendino e Chiamparino per la vicenda dell’eccesso di morti legati allo smog. La procura ha avanzato richiesta di archiviazione. In Puglia passa infine Claudio Stefanazzi, capogabinetto di Emiliano, imputato a Torino, insieme al presidente della Regione per finanziamento illecito ai partiti nella vicenda giudiziaria legata alle primarie per la segreteria nazionale Pd del 2017. Ultimo rinvio a marzo. Nello stesso mese a lui e al dirigente della Regione Puglia Elio Sannicandro, è stato notificato un avviso di conclusione delle indagini. Avrebbe “attestato falsamente” l’idoneità del secondo a ricoprire il ruolo di componente della commissione che ha aggiudicato l’appalto da oltre 160 milioni di euro per la costruzione del nuovo ospedale San Cataldo di Taranto, pur essendo a conoscenza di una serie di motivi che lo rendevano incompatibile.

NOI MODERATI: 2 deputati


Anche “Noi moderati” è della partita, con due nomi come Francesco Saverio Romano e Alessandro Colucci. Il primo è l’ex ministro dell’Agricoltura che conquista un seggio alla Camera in Sicilia (Bagheria) forte di 54.321 voti in Sicilia e candidato nonostante sia indagato dalla Procura di Roma sulla fornitura di mascherine durante la prima emergenza Covid. Attuale deputato, nel 2021 ha Colucci ha patteggiato una pena di un anno, 8 mesi e 20 giorni per lo scandalo “Rimborsopoli” alla Regione Lombardia. In primo grado era stato condannato a 2 anni e 2 mesi. E’ stato candidato a Galatina e avuto 79.977 voti.

POLITICA NAZIONALE |  POLITICA ITALIANA

 

27/09/2022

da Contropiano

di Sergio Cararo

 

Chiuse le urne è tempo di valutazioni, anche su noi stessi. Il risultato elettorale ottenuto da Unione Popolare (1,4) ha sostanzialmente confermato quello previsto da tutti i sondaggi nelle settimane scorse, con risultati migliori in alcune città (Bologna, Napoli, Pisa, Livorno) dove è stata superata la soglia del 3%.

Era difficile immaginare variabili imprevedibili che potessero mutare sostanzialmente quel dato.

E’ evidente come questo risultato, che aggiunge solo 30mila voti a quelli ottenuti nel 2018 con Potere al Popolo (erano stati 370.000, adesso sono 401.000), sia pure in presenza di un significativo aumento dell’astensionismo, è ancora insufficiente per l’auspicato avvio di una controtendenza all’altezza della situazione.

Unione Popolare ha raccolto consensi solo nel perimetro sempre più ristretto della “sinistra”, in sostanza un bacino che “non cresce e non crepa” da anni.

Occorre però sottolineare come non abbia funzionato neanche la versione sovranpopopolare tentata da Rizzo in antagonismo alla “sinistra di movimento”. Immolando l’identità e rinunciando al simbolo con la falce e martello non ha intercettato i “voti spuri” del mondo no green pass/no vax e persino settori vicini alla “destra sociale” come modello alternativo di consensi da utilizzare oltre e contro quello della “sinistra”.

Sulla base dei risultati elettorali l’unico ad avere in qualche modo capitalizzato l’opposizione all’agenda Draghi è stato il M5S. Tutte le altre forze “antisistema” ne sono state penalizzate.

L’astensionismo certamente è cresciuto ma deve ancora rivelarsi agli umani colui o coloro in grado di capitalizzarlo politicamente. Semmai l’incentivo a disertare le urne oggi viene più dalle èlites che da una cosciente spinta dal basso.

Il risultato insufficiente di Unione Popolare non toglie rilevanza alla questione di una rappresentanza politica antagonista delle classi subalterne da costruire in questo paese, conferma ancora una volta come lo strumento elettorale, di per sé, non sia la scorciatoia ma solo uno strumento in più, da aggiungere e non da sostituire ad un radicamento sociale ancora oggi a macchia di leopardo, concentrato spesso nelle aree metropolitane ed assai meno sul diffuso territorio dei mille e mille comuni italiani.

Inoltre è bene non dimenticare che quello elettorale è un terreno truccato e sotto pieno controllo da parte dell’avversario di classe, nel quale ci si deve muovere – consapevolmente – come in un territorio ostile.

Unione Popolare ha avuto obiettivamente pochissimo tempo per definirsi e strutturarsi. Ha tenuto la sua assemblea fondativa ai primi di luglio con lo sguardo al 2023 e solo dieci giorni dopo si è trovata buttata dentro la campagna elettorale anticipata e alla necessità di raccogliere le firme in pieno agosto, cosa tra l’altro che l’impegno di centinaia di attivisti ha consentito di realizzare in condizioni decisamente proibitive,

Dunque Unione Popolare si è misurata con le elezioni con quello che aveva a disposizione fino a quel momento, senza la possibilità di pensare a come crescere e radicarsi. I sondaggi prima e i risultati poi hanno confermato quello che era e sarebbe stato il suo perimetro.

Ma Unione Popolare ha anche unito e attivato forze che non vanno disperse, ma messe in condizione di tenere botta e procedere in avanti, aumentando il proprio radicamento sociale e territoriale e la funzione politica per una alternativa di sistema.

La situazione politica, economica e sociale del paese – come del mondo – appare assai più interessante e movimentata che in passato. Guerra, recessione, infarto ecologico ed economia di guerra alimentano un habitat ideale per attivisti e militanti che perseguono obiettivi definiti di trasformazione sociale e dispongono – o si dotano – di strutture minimamente organizzate per misurarcisi.

La continua relazione tra le contraddizioni della situazione reale e la funzione soggettiva dei comunisti sta tutta dentro questo approccio.

E’ questo dunque il tema – o uno dei temi decisivi – con cui le forze che hanno dato vita a Unione Popolare dovranno mettere mano per dare continuità ad un esperimento che ha avuto troppo poco tempo per fare una verifica a tutto campo.

POLITICA NAZIONALE |  POLITICA ITALIANA

 

24/09/2022

da Contropiano

 

 Un voto utile alla vostra felicità

 

Non votate per paura, perché la paura è sempre cattiva consigliera e distrugge la libertà. Nè tantomeno votate per rancore, perché il rancore distrugge la democrazia.

 

Non votate per il male minore, perché scegliereste sempre un male, e di male in male si finisce al peggio.

 

Non votate facendo i calcoli su quale partito abbia più possibilità di successo, come se il vostro voto fosse un investimento in Borsa Affari.

 

Non votate obbedendo al ricatto di chi ha fatto la legge elettorale più truffaldina di sempre, e ora vi chiede il voto perché sfrutta quella legge.

 

Votate invece compiendo il primo atto della coscienza libera: ditevi cosa volete.

 

Certo non è semplice domandarsi : ma io davvero cosa è che voglio? Viviamo in una società che apparentemente esalta l’individuo, e la sua libertà, ma poi impone ad ogni persona di non avere sogni, speranze, desideri, e che costringe a vivere compressi in un eterno presente senza futuro.

 

Se invece volete cambiare questa società violenta, ingiusta, oppressiva , devastante per la natura e la vita.

 

Se a quelli che vi dicono che viviamo nel migliore dei mondi possibili vi viene voglia di rispondere: se è così allora bisogna proprio lottare per un mondo migliore.

 

Se insomma scoprite di aver voglia di fare qualcosa di importante per voi stessi e per gli altri , allora siete finalmente nella dimensione del voto utile. Utile alla vostra coscienza e alla libertà di tutte e tutti.

 

#UnionePopolare è nata per questo, per chi non si rassegna alla guerra , all’ingiustizia sociale e a quella climatica alla distruzione della democrazia e dei diritti, all’oppressione del potere sulla vita.

 

Chi dà il voto a Unione Popolare non lo fa piangendo, mugugnando, turandosi il naso, ma anzi è felice di poter mettere una crocetta su ciò che vuole.

 

Ecco, se vorrete votare con contentezza invece che con angoscia o rassegnazione , unitevi a noi , che domenica andremo alle urne con la soddisfazione e anche l’entusiasmo di fare la cosa giusta. Date un voto utile alla vostra felicità.

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23/09/2022

da Contropiano

 

Giovani nelle piazze contro l’infarto ecologico. Unione Popolare la più convincente sull’ambiente

 

Migliaia di studenti e giovani oggi sono scese nelle piazze di molte città italiane per il Friday For Future (Fff), la giornata di lotta internazionale nata per fermare il piano inclinato che sta portando il pianeta all’infarto ecologico.

 

Nella giornata sull’emergenza ambientale globale c’è stato un interessante confronto diretto tra alcuni esponenti di Unione Popolare – che alcuni giorni fa aveva scritto una lettera aperta ai movimenti ambientalisti – ed esponenti di Friday for Future

“Il programma e le posizioni dei candidati di Unione popolare risultano coerenti con le misure che devono essere adottate per contrastare la crisi climatica e sociale che in parte abbiamo riassunto nella nostra Agenda climatica”: con questo sigillo i giovani di Fridays for Future timbrano il diario nella pagina dell’incontro con Unione popolare” scrive oggi il Fatto Quotidiano che ha resocontato dell’incontro.

 

La lista guidata da Luigi de Magistris ha partecipato all’incontro con Domenico Finiguerra, 51 anni, ambientalista di lungo corso, al terzo mandato da sindaco di Cassinetta di Lugagnano e Giuliano Granato, portavoce di Potere al popolo. A interloquire per Fridays for Future Italia la portavoce nazionale del movimento Laura Vallaro, 20 anni, studentessa di Scienze forestali a Torino, e Giorgio De Girolamo, 20 anni, studente di Giurisprudenza a Pisa.

 

A Milano il corteo dei Fridays for Future si è fermato in piazza Velasca, davanti alla sede di Assolombarda, per ricordare le vittime Giuseppe Lenoci, Lorenzo Parelli, e Giuliano De Seta, l’ultimo morto il 16 settembre scorso in provincia di Venezia.

 

Hanno alzato cartelli rossi con scritte bianche: “Giuliano, Lorenzo, Giuseppe. Per ogni vittima. Contro il sistema colpevole“. Dopo un minuto di raccoglimento uno studente ha detto al megafono: “Sono stati uccisi dall’alternanza scuola lavoro e da Confindustria, che mettono a rischio nostre vite, il nostro pianeta e la nostra formazione: un sistema per cui i profitti sono più importanti delle nostre vite“.

 

Le foto sono di Patrizia Cortellessa

 

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23/09/2022

da Left

Giacomo Pellini

 

I Fridays for future: Basta chiacchiere sul clima

 

I giovani del movimento ambientalista scendono in piazza per lo sciopero globale. E in Italia, a due giorni dalle elezioni, chiedono ai partiti di affrontare non solo a parole la crisi climatica. Le voci degli attivisti

 

Trasporti pubblici gratuiti, comunità energetiche in ogni comune, stop ai jet privati, efficientamento energetico di scuole e case popolari e introduzione del salario minimo.

 

Sono queste le principali rivendicazioni dei Fridays for future, i giovani ambientalisti che oggi, in occasione dello Sciopero globale per il clima, scendono in piazza in tutto il Pianeta, in un momento molto delicato per il mondo intero e per il nostro Paese – mancano infatti solo due giorni alle elezioni politiche.

 

I ragazzi e le ragazze che seguono le orme di Greta Thunberg sfileranno in oltre 70 città italiane, urlando gli slogan “Quale voto senza rappresentanza” e “Basta chiacchiere sul clima”: sullo sfondo, oltre alla crisi energetica innescata dall’escalation del conflitto in Ucraina, c’è l’accelerazione della crisi climatica, come testimoniano gli eventi metereologici, ultimo in ordine di tempo l’alluvione nelle Marche.

 

Ma in tutto questo come si sta comportando la politica nell’affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici? Secondo uno dei portavoce nazionali, Filippo Sotgiu, 21 anni, sardo d’origine e trasferitosi a Roma per studiare al conservatorio, al di là dei numeri, le misure intraprese dall’Italia sono evidentemente insufficienti sotto diversi punti di vista, dagli ostacoli che ancora sussistono all’installazione di energie rinnovabili e le comunità energetiche (che infatti procedono estremamente a rilento) alla mancanza di piani seri per un potenziamento del trasporto pubblico locale (urbano e regionale).

 

«La politica ha di fatto ignorato la crisi climatica, che è rimasta ai margini della campagna elettorale, e molti partiti hanno taciuto sulle misure più efficaci che si sarebbero potute mettere in pratica per ridurre le emissioni e al tempo stesso aiutare le persone in difficoltà a causa della crisi energetica» afferma Filippo, che afferma senza mezzi termini che «la politica non riesce a rappresentarci».

 

Certo, il distinguo tra la sinistra e la destra è abbastanza netto: almeno a grandi linee i programmi della sinistra contengono effettivamente molte delle misure che il movimento ritiene necessarie, e hanno il pregio di prevedere politiche che affrontino le disuguaglianze climatiche. Viceversa, un governo e una maggioranza guidati dalla destra, che si dichiara, a suo dire, avversario del movimento ambientalista «rischia indubbiamente di rendere il nostro lavoro più difficile».

 

Ma il giudizio del giovane ambientalista nei confronti dei progressisti italiani è duro, le loro proposte «poco ambiziose» e prive di coraggio.

 

La principale colpa del Partito democratico e dei suoi alleati, per Filippo, è quello di non riuscire «a trasmettere alla gente il messaggio fondamentale che affrontare la crisi climatica vuol dire anche affrontare i tanti problemi sociali che affliggono il nostro Paese, e che una transizione ecologica giusta non lascia indietro nessuno».

 

Ancora più dura è Laura Vallaro, un’altra portavoce dei Fridays italiani, piemontese, studentessa di Scienze forestali all’Università di Torino: per la giovane, i politici hanno preferito «nascondere la testa sotto la sabbia» nonostante gli scienziati ci avessero messo in guardia per farci cambiare rotta.

 

«Nell’attuale sistema politico non troviamo e non troveremo le risposte alla crisi climatica». Per Laura è impossibile attuare e rispettare l’Accordo di Parigi sul clima siglato nel 2015: per farlo, secondo la giovane attivista «è necessario strappare contratti e bloccare progetti legati ai combustibili fossili, e dentro a questo sistema non è possibile. Ci sono molti modi per fare politica e partecipare alla vita democratica, e in questo momento più che mai è necessario essere persone attive, per difendere il clima e la democrazia. Quindi dato che la politica ha fallito nel dare le risposte noi vogliamo creare un altro tipo di politica che sia davvero democratica».

 

Mancano solo due giorni alle elezioni politiche italiane, e negli ultimi sondaggi rilevati la destra è saldamente in testa. Nel frattempo, la crisi energetica e quella climatica incombono, e nello stesso tempo il conflitto in Ucraina sembra volgere sempre più al peggio.
Ma come potrà incidere su questi scenari lo Sciopero globale per il clima?
I due giovanissimi portavoce mi lasciano con una nota di ottimismo. Qualunque sia l’esito delle elezioni, ragionano Laura e Filippo, il nuovo governo non potrà ignorare il fatto che la crisi climatica rimane una delle principali preoccupazioni dei cittadini. Infatti, se c’è abbastanza pressione pubblica, chiunque vinca le elezioni deve considerare le persone che sono scese in piazza per chiedere protezione del clima.

 

Insomma, se nessuno ci rappresenterà nel prossimo parlamento, chi meglio di questi ragazzi può rappresentarci?

POLITICA NAZIONALE |  POLITICA ITALIANA

 

21/09/2022

 

I giovanissimi e le politiche ambientali. Tornano i Fridays for future in piazza in 70 città italiane

 

Cortei e Manifestazioni in 70 città italiane venerdì in occasione dello sciopero globale per il clima che si svolge in contemporanea in tutto il mondo.

 

In Italia, sottolinea Fridays for future in una nota “lo sciopero costituirà anche il culmine del lavoro svolto da Fridays For Future durante la campagna elettorale per portare al centro del dibattito pubblico i temi e le misure necessarie per risolvere la crisi climatica e per garantire supporto alle persone più colpite dagli effetti della crisi energetica”.

 

Agnese Casadei, portavoce di Fridays for future Italia, ha spiegato il senso della mobilitazione: “Il disastro avvenuto nelle Marche pochi giorni fa ci ricorda quali siano le conseguenze di ignorare la crisi climatica.

 

La possibilità di evitare un aumento catastrofico delle temperature dipende dai prossimi 5 anni, e rischiamo che essi vengano sprecati da un Parlamento che non vede la questione climatica come prioritaria. Non possiamo permetterci che questo accada: la politica deve sapere che ignorare questo problema non è un’opzione se vuole ottenere il consenso da parte dei cittadini. Deve sapere anche che non agire oggi significa essere complici criminali della crisi più grande della storia dell’uomo”.

 

UNIONE POPOLARE SOSTIENE LE LOTTE PER  SOSTENIBILITA' AMBIENTALE , UNO SVILUPPO CHE RISPETTA IL PIANETA                                                   

POLITICA NAZIONALE |  POLITICA ITALIANA

 

20/09/2022

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, coordinamento di Unione Popolare con de Magistris

 

Intimidazione a candidata nella terra di Messina Denaro. Solidarietà a Susanna

 

Solidarietà alla nostra compagna Susanna Caracci, militante di Rifondazione Comunista e candidata di Unione Popolare con de Magistris, che da giorni subisce intimidazioni a Castelvetrano.
Nella terra del boss Matteo Messina Denaro i manifesti di Unione Popolare vengono sistematicamente strappati. Oggi è comparsa anche una scritta.

 

Oggi è comparsa una scritta davanti alla casa della nostra candidata che ha denunciato i fatti alla locale stazione dei Carabinieri.


Domani sarà in Sicilia Luigi de Magistris per un comizio a Marsala alle 19 e a Palermo alle 22.
Unione Popolare è la lista dell’antimafia sociale e nel nostro programma c’è la lotta senza quartiere alla corruzione e alla mafia. Non a caso Salvatore Borsellino ha espresso il suo sostegno a Unione Popolare.

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17/09/2022

Maurizio Acerbo, segretario nazionale, Elena Mazzoni, responsabile ambiente, Partito della Rifondazione Comunista -Sinistra Europea, Paolo Berdini, urbanista, candidati per Unione Popolare con de Magistris

 

Nell’esprimere il nostro cordoglio ai familiari delle vittime e alla popolazione colpita non possiamo tacere la nostra indignazione per la perdurante sottovalutazione delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

 

Non chiamatelo maltempo, è crisi climatica.

 

Definire maltempo il ripetersi sempre più frequente di eventi metereologici estremi è fuorviante.

 

Il combinato disposto di negazionismo e negligenza continua a coglierci impreparati. Come accaduto sulla Costa Toscana anche nelle Marche non c’è stato un allerta rosso ma un assai più rassicurante giallo.

 

Torniamo a chiedere che si chiarisca il perché del mancato allarme.

 

Non si assumono misure radicali per la riduzione delle emissioni climalteranti, anzi si impone il rilancio di rigassificatori e carbone.

Non si fa nulla per imporre lo stop al consumo, alla cementificazione e impermeabilizzazione del suolo.


Invece di dare priorità alla messa in sicurezza del territorio si continua a puntare su grandi opere per arricchire le solite lobby.

 

Non abbiamo ancora nemmeno un piano di adattamento ai cambiamenti climatici per evitare che questi eventi estremi colgano le popolazioni impreparate e contenere i danni e la perdita di vite umane.

 

Dopo i morti sulla costa della Toscana assistiamo a una tragedia nelle Marche che mostra quanto sia obsoleta l’agenda delle forze politiche, dalla destra di Giorgia Meloni che sostiene il negazionismo climatico al Pd che l’ambiente lo difende solo con le chiacchiere.

POLITICA NAZIONALE |  POLITICA ITALIANA

 

13/09/2022

da il Fatto Quotidiano

 

Elezioni politiche 2022, la carica dei 101 candidati “impresentabili”.Condannati, imputati e indagati: chi li candida e in quali circoscrizioni 

 

ESCLUSIVO - Il Parlamento è ridotto? Il numero dei politici in corsa è crollato? I partiti sono riusciti in ogni caso a riempire le loro liste di esponenti alle prese con problemi giudiziari più o meno gravi. Secondo calcoli e verifiche de ilfattoquotidiano.it sono oltre 100 su un totale di circa 5mila nomi. In testa a questa poco lusinghiera classifica c'è la Lega, davanti a Fi, Pd e Fdi. La Lombardia "batte" Sicilia e Campania

 

Tra listini bloccati, assenza di preferenze e impossibilità di voto disgiunto tra uninominale e plurinominale, il Rosatellum concede all’elettore pochi margini di libertà: una X sul candidato del collegio o una X sul partito. L’eventuale elezione avverrà quindi secondo un ordine già più o meno stabilito dai partiti. E quindi chi c’è tra gli oltre 5mila candidati in corsa alle elezioni politiche del 25 settembre? IlFattoQuotidiano.it ha analizzato la quasi totalità di questi nomi per dare agli elettori gli strumenti per scegliere in modo consapevole.

 

In questa lista troverete i nomi dei candidati che attualmente sono sotto inchiestasotto processo, hanno avuto condanne o hanno patteggiato pene nei tribunali penali o dalla Corte dei Conti. Dal campo di ricerca sono state escluse le piccole liste che, stando ai sondaggi, difficilmente potranno ambire al superamento della soglia di sbarramento del 3%. Per quanto riguarda Italexit, infine, la verifica è stata effettuata solo per i capilista, cioè coloro che hanno un’eventuale speranza di essere eletti. Le verifiche dei giornalisti de ilfattoquotidiano.it sono ancora in corso su altri nomi e quindi il numero totale potrebbe aumentare.

 

L’avvertenza è d’obbligo: questa non vuole essere una “lista di proscrizione” e vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza, vale a dire che sono tutti innocenti fino a condanna definitiva. Ma per contro vale anche il diritto del cittadino-elettore di essere informato su chi segnerà la propria X in questa tornata elettorale che si annuncia di particolare rilevanza in tempi complicati come questi: conoscere la classe dirigente aiuta a decidere. Il termine “candidato”, tra l’altro, deriva dal latino candidatus (“vestito della toga candida”), propria di chi aspirava a una carica. In questo elenco potrebbe esserci chi quella toga potrebbe non averla immacolata.

 

Quello che sorprende è che il numero di candidati che hanno questioni aperte con i tribunali raggiunge quota 100, nonostante il fatto che il numero totale di chi si presenta al voto si sia ridotto di parecchio per via della riduzione del Parlamento dopo il taglio dei seggi: dal 26 settembre ci saranno 400 deputati e 200 senatori. Molti di questi 100 si trovano in posizioni molto favorevoli nelle liste, altri sono candidati in più collegi e circoscrizioni regionali quindi con un implicito paracadute per essere ripescati per un seggio. Tra loro non mancano alcuni leader di partito.

 

Alcuni dati “macro”. Tra le coalizioni è il centrodestra a guidare la classifica con il maggior numero di “impresentabili”. Mentre tra i partiti è la Lega a primeggiare, con 27 tra condannati, imputati, indagati e candidati che hanno patteggiato una pena. Segue Forza Italia con 15 tra i quali il condannato e imputato leader Silvio Berlusconi che prova a rientrare in Senato, dopo essere decaduto da Palazzo Madama proprio per una condanna definitiva. Seguono il Partito Democratico (15), Fratelli d’Italia (13) e, a ruota, l’accoppiata Azione-Italia Viva e Noi Moderati (la lista che mette insieme i piccoli partiti del centrodestra), entrambi con 12. Dal punto di vista geografico è la Lombardia la Regione con il numero maggiore di impresentabili in lista: sul podio salgono anche Sicilia e Campania.

POLITICA NAZIONALE |  POLITICA ITALIANA

 

12/09/2022

da Contropiano

 

La classe politica che ha governato l’Italia negli ultimi trent’anni ha portato il Paese sull’orlo del collasso.

 

Un’evidente accelerazione di questa catastrofe lo si è avuta negli ultimi anni con la gestione fallimentare dell’emergenza pandemica (tutt’altro che risolta) in tutto l’Occidente, e più recentemente con le scelte guerrafondaie prese con l’escalation bellica in Ucraina che hanno tra l’altro messo in luce la demenziale politica energetica nel non volere sviluppare per tempo la transizione ecologica.

 

In questa situazione di crisi sociale pesa come un macigno soprattutto la scelta di qualsiasi governo degli ultimi 30 anni di procedere alla dismissione di qualsiasi regia pubblica sull’economia e dell’azzeramento delle garanzie sociali complessive.

 

Queste politiche hanno avuto una doppia matrice a cui si sono conformate tutte le formazioni: l’Unione Europea a trazione franco-tedesca che ha fatto gli interessi delle oligarchie continentali e reso l’Italia un Paese sempre più vulnerabile, la NATO a guida nord-americana che vuole salvaguardare la scricchiolante egemonia statunitense e mina alla radice – per l’Italia – la possibilità di avere una politica indipendente, o semplicemente meno servile nei confronti degli USA.

 

Questo doppio cappio euro-atlantico, a cui tutte le formazioni politiche istituzionali che sostenevano il governo Draghi – insieme all’opposizione di facciata di Fratelli d’Italia – porgono il collo, non potrà che strozzare le legittime aspirazioni di una popolazione che vede ogni giorno peggiorare le proprie condizioni di vita, rendendo molto limitata la sovranità del nostro Paese.

 

Non vi è nessuna ricetta seria per curare questo malessere da parte della trama di poteri che ci ha governato se non navigare a vista affidandosi a qualche “uomo della Provvidenza” che verrà indicato da Bruxelles e Washington: ieri Monti, oggi Draghi, domani un loro clone alfiere del neo-liberismo gradito a Confindustria.

 

Per questo il 25 settembre solo un voto che sanzioni la peggiore classe politica della storia Repubblicana, e lo sviluppo della mobilitazione popolare su obiettivi non più procrastinabili, sono le uniche possibilità per tentare di cambiare e non subire passivamente la crisi che vorrebbero farci ulteriormente pagare.

 

Come Rete dei Comunisti abbiamo contribuito in questi anni alla costruzione di un movimento politico indipendente come Potere al Popolo, forza costitutiva dell’Unione Popolare, che il 25 settembre sarà presente sia alla Camera sia al Senato in tutti i collegi con propri candidati.

 

Il voto all’Unione Popolare è l’unico voto utile, per rompere con questa cappa di rassegnazione e aprire un orizzonte diverso per le classi popolari nel nostro Paese.

 

All’interno della campagna in sostegno all’Unione Popolare ci battiamo in particolare per:

 

  • Una forte opposizione alle guerre che l’Occidente euro-atlantico promuove in varie zone del pianeta attraverso la NATO e l’Unione Europea. Solo la messa in discussione della nostra adesione alla NATO ed uno sganciamento dall’edificio Unione Europea può porre le basi per una politica estera indipendente ed una vera Cultura della Pace
  • La fine dell’uso di fonti inquinanti che rendono l’infarto ecologico del pianeta sempre più vicino e minano la nostra indipendenza energetica, per una transizione ecologica che abbia come perno una pianificazione pubblica in cui il nucleare non sia una opzione praticabile
  • L’applicazione di misure di emergenza sociale come Il blocco dei prezzi al consumo di prima necessità, l’introduzione del salario minimo a 10 euro, un reddito di cittadinanza che permetta a tutti una vita dignitosa, e l’investimento massiccio nei servizi sociali (Sanità, Istruzione, Edilizia Pubblica, tra gli altri) ed in generale una pianificazione economica a regia pubblica.

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