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STOP TTIP


"Campagna Stop TTIP"

Il Manifesto

15.01.2018

Giorgio Cremaschi

 

 

Le compagne e i compagni di Bologna e di Napoli mi hanno proposto di candidarmi nei loro collegi territoriali.
A settant’anni faccio una scelta a cui non avevo mai pensato negli oltre cinquantanni di mio impegno militante. 
Chi mi ha convinto? Loro, le meravigliose compagne e i meravigliosi compagni di Je so’ pazzo, che hanno avuto l’intelligenza e la determinazione di promuovere un fatto politico che in Italia non era mai avvenuto: una autoconvocazione popolare e di classe per partecipare alle elezioni.

Con loro mi hanno convinto le compagne e i compagni di Eurostop, che in gran parte si sono buttati con entusiasmo e coraggio nell’impresa, concorrendo a definire un programma che non ha tutte le nostre proposte di rottura, ma che ne ha molte e soprattutto ne ha lo spirito. Rottura con UE e NATO, stop alle privatizzazioni e ai tagli alla spesa pubblica sociale. Basta guerre, bombe e spese militari. Nazionalizzazioni a partire dalle grandi banche e ripudio della servitù usuraia del debito.

Chi lo dice oltre a Potere al Popolo?


Mi hanno convinto le assemblee, tutte senza precedenti e diffuse ovunque. In particolare ricordo da ultime quelle enormi di Bologna e Napoli, cui ho avuto la fortuna di essere invitato. In tutte le assemblee è emerso un popolo sommerso e resistente, che fa attività e lotta sociale tutti i giorni, senza quei riflettori che l’informazione di regime dedica alle dame di San Vincenzo fasciste di Casapound. E quel popolo e quei giovani hanno accolto i, e si sono uniti a, militanti e organizzazioni comuniste e socialiste che hanno, finalmente, deciso di mettere le loro forze a disposizione di un progetto diverso dai soliti, noiosi e dannosi, cartelli delle sinistre più o meno radicali.

 

Certo che abbiamo nel cuore e nelle menti le idee ed i progetti maturati nella lunga marcia della sinistra di popolo e di classe contro il capitalismo. Ma come disse alla Camera Andrea Costa, quando alla fine dell’800 fu eletto primo deputato socialista dai braccianti di Imola: “Io con voi, destra e sinistra qui sedute, non c’entro nulla”.

 

E poi mi hanno convinto le lavoratrici ed i lavoratori che non si arrendono, che da Almaviva a Ilva a Alitalia a tanti altri luoghi lottano contro i licenziamenti concordati tra governo e multinazionali , spesso con il consenso di CgilCislUil. Chi rifiuta l’alternanza scuola-lavoro gratis. Chi denuncia e combatte lo sfruttamento e l’oppressione del lavoro, imposti da leggi e complicità vergognose. Chi vuol togliere ogni fiducia a chi ha fatto o permesso leggi infami come il Jobsact, la Fornero, La Buona Scuola. Chi riesce a ribellarsi alla schiavitù del lavoro è oggi una colonna portante di Potere al Popolo. L’avanguardia di quella ripresa diffusa della lotta di classe, che è uno obiettivi necessari per non lasciare la Costituzione nella carta straccia. 


Mi ha convinto la mia amica e compagna Nicoletta Dosio, una vita con i NOTAV, che ha risposto colpo su colpo a tutte le angherie della repressione e che ad un certo punto mi ha detto: se si condivide un progetto così coraggioso come questo, bisogna metterci la faccia. E si è candidata in Valle. 
Tante cose assieme mi hanno convinto e poi all’assemblea di Napoli ho visto la commozione con cui il capo politico della lista, Viola Carofalo, seguiva i tanti interventi appassionati e le presentazioni di Francesca Fornario. Ho pensato agli altri capi politici delle altre liste e ho misurato tutta la diversità di Potere al Popolo. Ora però, come la stessa Viola ha concluso, basta piangere. Ora sotto con le firme e… Potere al Popolo.

 

 15.01.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ha dichiarato:

«Parlare di razza bianca non può essere liquidato come un lapsus. Non si può neanche definire di centrodestra un candidato che si esprime come questo Fontana.

 

La Lega di Salvini da anni alimenta in maniera criminale razzismo e xenofobia per raccattare voti. Questi camerieri di Berlusconi hanno bisogno di questa demagogia nazista per far dimenticare tutti gli scandali in cui sono coinvolti insieme ai loro alleati.

 

La Lega ormai parla la lingua delle formazioni neonaziste. E purtroppo il più bieco razzismo viene sdoganato e cavalcato un giorno sì e l’altro pure sui media.

 

E’ evidente che parlare di “razza bianca” è segno di ignoranza e della miseria culturale di questi politicanti da quattro soldi ma è estremamente rivelatorio che al fondo della propaganda leghista c’è il razzismo».

13.01.2018

 

RILANCIAMO LA DENUNCIA CHE VIENE DA GENOVA!


Ieri notte un gruppo di compagni sono stati aggrediti, durante un attacchinaggio, da una trentina di neofascisti, probabilmente riconducibili a Casapound.
La foto parla chiaro, una coltellata.
A queste forze si da visibilità sui media nazionali, su questi fascisti del terzo millennio è necessario fare chiarezza e lavorare per costruire un'alternativa forte e convinta!

 

da Il Secolo XI

 

Genova - Un gruppo di antifascisti riferisce di aver subito, la scorsa notte intorno alle 23, un’aggressione da parte di una trentina di militanti di Casapound. Il gruppo di antifascisti stava attaccando manifesti per le elezioni che da due giorni è impegnato a raccogliere firme nella sede di via Montevideo in vista delle elezioni.

 

La denuncia è arrivata dagli antifascisti in un comunicato stampa con una foto che mostra una ferita sulla schiena di un militante. Secondo quanto appreso mentre gli antifascisti attaccavano i manifesti i militanti di Casapound sarebbero usciti dalla sede urlando e correndo verso gli `avversari´ politici e lanciando loro bottiglie di vetro: «Brandivano bottiglie, cinture e coltelli - si legge nella nota sulla pagina Genova antifascista - nel breve scontro un compagno è stato circondato e colpito due volte: il coltello ha causato una ferita alla schiena».

Sull’episodio indaga la Digos, che al momento non conferma l’episodio, ma analizza le telecamere dell’area.

12.01.2018

 

Stamattina ad Agorà un'ottima, come sempre, Francesca Fornario! Giornalista sempre in prima linea per un'informazione vera, completa, senza padrini di sorta. Nemmeno due anni fa RadioRai le chiese di fermare "la satira" su Renzi, di fatto operando una censura indecente...
In 2 minuti ha spiegato alle telecamere cos'è Potere al Popolo, perchè non c'è da fidarsi di chi, fino a qualche giorno fa era nel PD e ha votato i provvedimenti che hanno portato il paese ad avere 10 milioni di persone in condizione di povertà relativa! 


" Sono contenta perchè io che sono un'elettrice di sinistra e ho sempre votato, sarei stata altrimenti in grande difficoltà e non avrei potuto votare..."


Una novità in una televisione spesso e volentieri blindata per i soliti noti, facciamola vedere a tutti!

 

Stamattina ad Agorà un'ottima, come sempre,... - Potere al Popolo

Maurizio Pagliassotti

da Il Manifesto

 

Licenziati. Il gruppo degli elettrodomestici conferma i pesanti tagli a Riva di Chieri, in Piemonte. A nulla sono valsi gli appelli e le manifestazioni

 

Arriva da Chieri, in provincia di Torino, la rappresentazione plastica e insieme tragica dell’involuzione qualitativa, e quantitativa, del lavoro in Italia. La Embraco, gigantesca fabbrica che produce da decenni componenti meccaniche per frigoriferi e lavastoviglie, ha annunciato 497 esuberi.

La decisione è stata presa negli Stati Uniti, la Embraco fa parte del gruppo Whirlpool: con un nota la multinazionale ha avvertito nei giorni scorsi la Securities and Exchange Commission (Commissione per i Titoli e gli Scambi) ovvero l’ente federale preposto alla vigilanza della borsa valori, analogo all’italiana Consob. I dirigenti Usa hanno avallato la decisione riguardante la controllata azienda italiana specializzata nella produzione di compressori il 4 gennaio scorso.

 

L’AZIENDA HA SPIEGATO che la produzione e l’assemblaggio di compressori verranno concentrate in altri centri produttivi di Embraco. La produzione italiana verrà probabilmente spostata in Slovacchia o in Brasile. Nell’ultimo anno Whirlpool ha perso l’8,4% contro un rialzo del 21% dello Standard and Poor’s 500, l’indice borsistico di New York.

 

Scattano quindi da domani settantacinque giorni durante i quali la proprietà dovrà contrattare con i sindacati una via d’uscita più equilibrata. Questo sul piano teorico, perché l’azienda ha espresso la sua volontà di cessare la produzione. Rimarrà solamente una qualche rappresentanza del settore marketing.

 

NON HA FATTO PARTICOLARE impressione la suggestione, che in linea teorica doveva essere minacciosa, del vescovo di Torino Cesare Nosiglia, che solo ieri ha sostenuto di voler coinvolgere nella vertenza papa Francesco. E men che meno hanno avuto effetto gli inviti alla moderazione di tutte le istituzioni locali.

 

 

L’assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero, ha espresso «enorme sconcerto per l’annuncio da parte di Embraco del licenziamento collettivo di 497 lavoratori nello stabilimento di Riva di Chieri, che equivale, nei fatti, a dismettere del tutto l’attività produttiva». Si tratta, secondo l’assessora, di una «decisione inaccettabile, così come inaccettabile è il modo in cui è stata condotta l’intera trattativa, lasciando per mesi i dipendenti e le loro famiglie nella totale incertezza, senza interloquire in modo positivo con le istituzioni».

 

«LO SCENARIO CHE CI VIENE presentato – commenta Federico Bellono, segretario generale della Fiom di Torino – è di gran lunga il peggiore tra quelli che si potevano prefigurare: dalla riduzione dei volumi annunciata nelle scorse settimane si passa al loro azzeramento, e quindi alla chiusura dell’attività produttiva». «La totale assenza di responsabilità sociale da parte della Embraco – prosegue Bellono – è inaccettabile per le istituzioni, oltre che per i lavoratori. Andremo a manifestare sotto la sede di Whirlpool Italia».

 

Bellono commenta il licenziamento collettivo Embraco mettendolo in relazione con i recenti dati sul lavoro che vasto entusiasmo governativo hanno creato: «L’involuzione qualitativa del lavoro è evidente. Ma si deve anche sottolineare che è l’intero monte ore nazionale che diminuisce. Non è quindi un problema di qualità, ma anche di quantità».

 

DARIO BASSO, SEGRETARIO generale della Uilm di Torino aggiunge: «L’Embraco continua sulla linea intransigente. È urgente aprire un tavolo di trattativa e servirà un incontro al ministero dello Sviluppo».

 

Ma il tavolo nascerebbe senza basi solide perché l’idea della proprietà non ha mezze misure, e per far sopravvivere la fabbrica è necessaria la produzione di oltre un milione di pezzi all’anno: condizione che l’azienda esclude. Ed è ancor meno probabile che si possa andare verso una riconversione produttiva, mentre soluzioni di ricollocazione in altre attività potrebbero interessare solo poche persone.

 

LA PROPRIETÀ IN QUESTI mesi di non trattativa ha manifestato scarso interesse per ogni forma di mediazione: ora che la comunicazione ufficiale è stata fatta agli azionisti, e alla Sec statunitense, non si torna indietro.

 

L’azienda ha confermato l’intenzione di avviare la procedura sindacale riguardante la cessazione della produzione dicendosi «pienamente consapevole delle sue responsabilità nei confronti dei propri dipendenti». Infine, sottolinea Embraco, «si lavorerà in stretta collaborazione con i rappresentanti sindacali, le autorità pubbliche e i funzionari locali per cercare soluzioni perseguibili e su misura per il personale coinvolto».

 

CON UN NOTA AMARA e bizzarra, il gruppo degli elettrodomestici ha comunque rassicurato i suoi clienti:  «L’Italia rimane un Paese importante per Embraco che manterrà qui una presenza con un ufficio commerciale al fine di continuare ad assistere la propria clientela».

10 gen 2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

«Se vince la destra non sarà abolita la legge Fornero. Lo dice Berlusconi smentendo Salvini.

 

Se il primo si muove con lo stile dell’imbroglione, il secondo sta facendo la figura del buffone – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – . Berlusconi si diverte a far fare la figura del ciarlatano anche a Renzi annunciando che abolirà jobs act e dichiarando che produce solo contratti precari. Ovviamente il cavaliere, nemico storico dell’articolo18, non combatterà la precarietà che è il prodotto anche della legge 30 e di altri provvedimenti berlusconiani.

 

Ma certo può divertirsi a far notare che l’allievo Renzi ha superato il maestro Silvio.

 

Vale stessa cosa per legge Fornero che il centrodestra ha votato. Escono con le ossa rotta i due giovani ambiziosi che passano per quelli che sono. Salvini nel 2013 attaccava il condannato Berlusconi, ora si fa le foto di gruppo col condannato che rimane tale. Solo la nostra lista “Potere al popolo” si batte senza se e senza ma per l’abolizione di legge Fornero e Jobs Act. E’ la lista di quelli che quando si approvavano quelle porcherie sono scesi in piazza».

 

09.01.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

 

«In un anno, gli occupati a termine aumentano del 18,3% ma  ’permanenti’ solo lo 0,3%. Su 497 mila dipendenti in più 450 mila, cioè il 91%, è a termine e a breve. Inoltre il tasso di occupazione è al di sotto del livello pre crisi.
Ci vuole la faccia tosta di Renzi e Gentiloni per vantarsene.

Il balzo è di contratti che durano poche ore o giorni. Se lavori un’ora, sei considerato occupato e Gentiloni diffonde la fake news che ci sono più occupati di 40 anni fa.

Chiunque viva in questo Paese purtroppo conosce la situazione drammatica e reale, con milioni di persone, soprattutto giovani, che non hanno alcuna prospettiva, ne’ lavoro ne’ reddito minimo garantito.

Senza contare che il tasso di disoccupazione è il doppio, dal 6% del 2007 all’11% di oggi».

 

 

8.01.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

 

«E’ una vergogna che Salvini chieda l’abolizione della legge Fornero mentre la sedicente lista di “sinistra” di Grasso non inserisce il punto nel programma. Tantomeno lo fa il PD. D’altronde è stato il PD di Bersani insieme a Berlusconi ad approvare la legge Fornero durante il governo Monti. Si tratta di uno spettacolo indecoroso, con le forze che si dicono di sinistra che sono sul piano programmatico più a destra dei vari Salvini, Berlusconi e Meloni.

 

Renzi e Grasso sono i veri sponsor della propaganda leghista con le loro politiche antipopolari. Non sarà il revival del vecchio centrosinistra di Bersani e D’Alema a restituire fiducia ai ceti popolari di questo paese.

 

Noi di Rifondazione Comunista, che parteciperemo alle elezioni con la lista “Potere al popolo”, siamo da sempre contro questa riforma che ha letteralmente massacrato i lavoratori e tolto il futuro ai giovani.

 

Uno dei motivi per cui non abbiamo voluto entrare nella lista dalemiana è proprio la mancata volontà di mettere in discussione legge Fornero e altre porcherie. Per una vera sinistra l’abolizione della legge Fornero è priorità assoluta!».

17 GENNAIO ORE 12 CONFERENZA STAMPA A ROMA!

 

La legge elettorale attuale, il Rosatellum, ci obbliga a indicare un “capo politico” per partecipare alle elezioni del prossimo 4 marzo.

Potere al Popolo non ha capi o leader, per noi fare politica è dare voce e forza a una collettività, alle resistenze, ai bisogni che attraversano il paese.
E allora, il nostro “capo politico” non può che essere un portavoce delle migliaia di storie del nostro popolo, una di noi, che condivide le nostre condizioni di vita, speranze, progetti.


GUARDATE IL VIDEO, A BREVE TUTTE LE INFORMAZIONI PER PARTECIPARE ALLA PRESENTAZIONE DEL 17 A ROMA!

 

https://poterealpopolo.org/chi-e-il-capo-politico-di-potere-al-popolo/

05.01.2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

«La Rai non va privatizzata e il dibattito sul pagamento del canone è strumentale, puramente populista, l’ennesima boutade da campagna elettorale – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – . I problemi della Rai sono altri: bisognerebbe invece che la tv di Stato tornasse a fare buona informazione e a svolgere il suo ruolo di servizio pubblico, considerato che, purtroppo, a parte pochissime eccezioni ed esempi virtuosi, ha abdicato da tempo a compiere questa funzione. Con buona pace di tutti i partiti che si sono succeduti al governo…

Difendiamo la funzione del servizio pubblico, nonostante l’ostracismo che continuiamo a subire da parte della stessa Rai. Il problema non è il carattere pubblico ma gli eccessivi condizionamenti da parte del Palazzo».

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